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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

28 Maggio 2015 - 11:12

Lettere al Direttore

IL CASO
Tognazzi dimenticato Dedicargli porta Po
Egregio direttore,
leggo sul giornale i tanti pareri riguardanti l’intitolazione del piazzale di Porta Po (Piazza Cadorna). Io proporrei di intitolare la suddetta piazza ad un personaggio che ha portato il nome di Cremona in tutto il mondo. Mi riferisco al grande Ugo Tognazzi al quale è stato dedicato un parco che è tale solo di nome e un cinema che non esiste più. Sono convinto che in un’altra città un attore come Tognazzi avrebbe avuto ben altro trattamento.
F. G.
(Cremona)

La pagina di Spazio Aperto è una piazza aperta a tutti in cui si discute, si propone, si polemizza. In questi giorni, in concomitanza con la celebrazione dei cento anni dell’ingresso dell’Italia nella prima Guerra mondiale, si è innescato il dibattito sul nome di porta Po, piazza Cadorna. Non entro nel merito della questione ma colgo l’occasione per dare rilievo alla sua lettera che pone una questione, a mio avviso, vera: Cremona sembra aver dimenticato Ugo Tognazzi. Questo tema merita una riflessione.

LE IDEE
A Cremona le tante associazioni sono una risorsa per la cultura
Le chiedo ospitalità per una riflessione sulla gestione del comparto cultura da parte della giunta Galimberti, considerato che, a circa un anno dalle elezioni amministrative, una sia pur sommaria valutazione si può avanzare riguardo ai risultati raggiunti e alle criticità emerse. Premetto che non ho nessun incarico di tipo partitico né aspiro a ricoprire qualche carica di secondo livello, pur avendo il mio orientamento politico, ma parlo solo in qualità di operatore culturale attivo in città in vari settori da circa venti anni.
E’ chiaro che il panorama culturale cremonese si caratterizza per la presenza di grandi realtà a livello internazionale come la musica e la tradizione liutaria con tutti i settori ad esse connessi; quindi, è compito dell’Am mi ni st ra zi one e del sindaco, in quanto intestatario della delega alla Cultura, promuovere, a livello operativo, tali attività.
Ein questo campo, il dinamismo del sindaco è stato notevole. Credo, però, che la vita culturale di una città come Cremona, ricchissima di ‘sens ibil ità’ di ogni genere, non si debba esaurire solo in ambito ‘violinocentrico’ ma, anzi, si possa ravvivare anche attraverso la promozione e il sostegno offerti ai gruppi artistico- culturali che agiscono quotidianamente sul territorio, nei campi più svariati. Faccio presente, del resto, che alcuni di questi gruppi, in quanto delegazioni provinciali di Istituti di rilievo nazionale, come ad esempio l’Istituto Storico del Risorgimento Italiano, l’Associazione Italiana Cultura Classica, o la società Dante Alighieri possono, attraverso le loro iniziative presenti e future, fare di Cremona il nucleo per lo sviluppo di relazioni a livello nazionale e internazionale. Ricordo, inoltre, che a Cremona esistono realtà operative che hanno una storia consolidata, quali quelle afferenti i vari gruppi teatrali e musicali operanti, il cinema d’essai e le associazioni riguardanti le attività sportive, la Fiera del libro, curata da librai indipendenti o le varie scuole di danza, oltre che associazioni artistiche di rilevanza storica come l’Adafa e il circolo Filodrammatici.
Ovviamente, tutti conoscono quale sia l’esiguità del budget comunale per la cultura, come è stato più volte segnalato dal sindaco, ma va rilevato che, spesso, tali gruppi si sono autofinanziati e/o sono riusciti a proporre manifestazioni degne di rilievo sia pure con risorse economiche limitate.
Lo stesso sindaco, d’altronde, sia in varie occasioni della campagna elettorale, (quali ad esempio il confronto tenutosi nel maggio 2014 al cinema Chaplin che tante aspettative aveva suscitato negli operatori del settore), sia nei suoi primi atti di governo, aveva assicurato il suo ‘ascolto’ nei confronti delle associazioni e aveva manifestato il proposito di riunire tali associazioni in appuntamenti collettivi per stilare un programma concordato, per tempi e per aree, di attività almeno a cadenza trimestrale o quadrimestrale, anche al fine di evitare coincidenze e sovrapposizioni di iniziative che si verificano soprattutto nei fine-settimana, come è già spesso accaduto. Questa opportunità è stata dal sottoscritto rappresentata più volte al presidente della Commissione Cultura, il consigliere Luca Burgazzi.
Nonostante ciò, aldilà di una generica dichiarazione di disponibilità, che si è concretizzata nell’accoglimento o meno da parte dell’amministrazione di proposte e progetti in vista di Expo 2015, nulla è stato fatto in questo senso. Anche la vicenda del festival ‘Le Corde dell’Anima’, ormai ‘lost in translation’, per come non è stata gestita, denuncia una mancanza di progettualità. Ciò non significa, sia chiaro, che il Comune doveva riconfermare necessariamente il finanziamento dell’anno precedente, vista la carenza di risorse, ma piuttosto che avrebbe dovuto farsi carico di delineare un proprio progetto, anche con l’aiuto di volontari del settore, di riproporre il festival su nuove basi e su queste basi riaggregare un gruppo di sponsor.
Questo è quanto da venti anni si fa al festival della letteratura di Mantova, il cui successo dimostra che, quando si realizza una sinergia tra le azioni culturali promosse a livello locale e quelle di respiro nazionale, la visibilità del territorio si accresce negli anni; e, quindi, è controproducente ‘gh ettizzar e’ le voci della cultura locale che non è, giocoforza, ‘prov in c i al e ’ o puntare all’evento che ‘fa il botto’ ma lascia il tempo che trova. Ritengo, insomma, che l’efficacia di una promozione culturale dipenda non solo dal lavoro degli uffici a ciò preposti, come forse si crede a ‘pal azzo’, ma soprattutto dalla consultazione e dalla collaborazione tra essi e i gruppi che lavorano concretamente in questo settore. Pur riconoscendo l’importanza di tradizioni consolidate in città, sono convinto, in definitiva, che, accanto ad esse, se ne possano promuovere, altre nuove, per fare di Cremona, nel corso degli anni, una città veramente propositiva.
Vincenzo Montuori

Raccolta differenziata allargata contro l’abbandono dei rifiuti
Egregio direttore,
l’abbandono di rifiuti al di fuori dei cassonetti segnalato nella lettera della signora Maria Pia Superti, pubblicata il 27 maggio, è purtroppo una situazione che si verifica anche in altre zone della città e l’Amministrazione provvede spesso a chiedere l’intervento del gestore per l’asportazione di quanto abbandonato in maniera indiscriminata non appena ne viene a conoscenza grazie alle segnalazioni e ai controlli effettuati periodicamente.
Anche per porre fine a questo malcostume l’Amministrazione comunale ha deciso di estendere a tutta la città il servizio di raccolta differenziata porta a porta: grazie all’introduzione di questo modello infatti, omogeneo ed equo, verranno gradualmente eliminati tutti i cassonetti e le campane, restituendo così decoro a strade e piazze. Contemporaneamente verrà attuata, sempre con il gestore, una campagna informativa per la corretta separazione dei rifiuti utilizzando i kit consegnati alle famiglie. Attraverso i controlli mirati che svolgeranno gli agenti ambientali e le guardie ecologiche volontarie particolare attenzione sarà ricolta al rispetto del decoro urbano. Inoltre, per agevolare quegli utenti che, per vari motivi, si trovassero impossibilitati a rispettare giorni ed orari di esposizione dei rifiuti differenziati, o avessero urgenza di doversene disfare, è previsto un nuovo centro del riutilizzo all’interno dell’ex mercato ortofrutticolo, dove conferire carta, plastica, vetro e lattine. Questo è quanto ci apprestiamo a fare, consapevoli che le buone pratiche hanno bisogno della collaborazione dei cittadini, nella quale confidiamo, oltre che del senso civico e del rispetto reciproco. Un invito infine a seguire sul www.ioamocremona.it le modalità del nuovo sistema porta a porta che partirà il 1° luglio prossimo.
Alessia Manfredini
(assessore al territorio e alla Salute del Comune di Cremona)

Logica spartitoria dei partiti Certi compensi sono da paura
Gentile direttore,
da tempo ci scandalizziamo dei compensi smisurati dei politici e soprattutto quelli relativi dei nostri parlamentari. A quanto pare non sono da meno anche persone che dirigono aziende il cui capitale azionario appartiene agli enti locali, nella fattispecie Autostrade Centro Padane. È proprio notizia del giorno 27 di maggio, apparsa sul vostro quotidiano, della dichiarazione dei redditi dell’ex presidente di Centro Padane, Augusto Galli (114mila euro annui) e dell’ex direttore Francesco Acerbi (349mila euro annui). Non c’è che dire, complimenti, soprattutto un applauso alle logiche spartitorie e clientelari dei partiti che permettono compensi di questa entità mentre il Paese vive situazioni di crisi economica e di disoccupazione. Dire che ci sentiamo offesi e disgustati è un eufemismo anche se ormai a queste notizie ci siamo ampiamente assuefatti.
Giorgio Demicheli
(Cremona)

Riprovo il piacere di quando tornavo a casa
Signor direttore,
si era in questo periodo dell’anno 1959 e mi trovavo alla scuola allievi sottufficiali di Spoleto (voi avete già il bastone di maresciallo, ci ripeteva per rincuorarci il colonnello comandante la scuola), ma io non sognavo questo riconoscimento bensì la licenza premio di quindici giorni che ci spettava a fine corso dopo sei mesi di lontananza da casa. Non me l’ero passata poi tanto male: come trombettiere ero esentato dal servizio di guardia, ma spesso venivo buttato giù dalla branda dal sergente di turno che mi trascinava, mezzo addormentato, in mezzo al cortile della caserma a suonare a tutte le compagnie del corso gli squilli della sveglia in quanto l’impianto elettrico che ripeteva i segnali era guasto (...).
Il mio cuore mi ripeteva: ritornerò da te, mia terra, laggiù, là dove cantano di notte l’amore. Mi batterà forte il cuore vedendo la mia casa, tremerà la mia mano quando la porta schiuderò. Oh, come lento va il treno, laggiù, e non arriva mai col caldo che fa. Io spero solo che lei mi aspetti alla stazione, ma se niente è cambiato, lei che mi ama m’aspetta al fiume che sa tutto di noi.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Palmira devastata da criminali I monumenti vanno riprodotti
Egregio direttore,
che schifo quello che una banda di delinquenti sta facendo a Palmira. Da ex archeologo, con attualmente la stessa passione, mi dichiaro sconvolto. Dovremo far ricostruire i monumenti distrutti (che i media si impegnano a sminuire) pagando molto bene abili artisti contemporanei per copiarli; non saranno sicuramente la stessa cosa di migliaia di anni fa, ma almeno sarebbero una testimonianza logica, filologica e archeologica.
Igor Paulinich
(Cremona)

Nuova legge per il porto d’armi tra certificati e confusione
Signor direttore,
‘carta canta e villan dorme’ recitava la nostra saggezza contadina. In provincia di Cremona pare che ci siano circa diecimilacinquecento ‘insonni’ (privi di una carta cantante di ricezione), secondo quanto dichiaratomi al telefono da un cortese addetto all’Ufficio Armi della questura cremonese perché tanti (10.500) sono coloro che hanno risposto inviando, tramite carabinieri, il certificato medico d’idoneità alla detenzione di armi entro la data del 4 maggio 2015 in ottemperanza a modifiche legislative in materia. Ma il cortese addetto ha pure precisato che la questura non rilascia ricevuta della ricezione di detto certificato perché tale ricevuta va richiesta ai carabinieri i quali però non la rilasciano poiché la loro funzione, in tale circostanza, è solo di ‘passa carte’(termine usato dal maresciallo Cc della stazione di Casalmaggiore).
Il maresciallo riconosce che la ricevuta fiscale del medico (stato di salute) più altra ricevuta di altro medico (condizione della vista) non provano che io abbia effettivamente consegnato il certificato medico richiestomi dalla legge e mi suggerisce di rivolgermi alla questura… Il tutto al costo di 152 euro (bolli compresi) d’insonnia perché senza un riscontro dei Cc oppure della polizia non sono certo di ‘…evitare d’incorrere nelle sanzioni previste dalla legge e di essere così destinatario dei provvedimenti di divieto emessi dal Prefetto…’.
Approfitto del mio stato d’insonnia per rileggermi ‘I promessi sposi’di Alessandro Manzoni e cerco conforto nella sua fine ironia circa le ‘grida’ delle autorità del tempo. Mi consolo perché —almeno —non c’è più la peste.
Il signor prefetto può tranquillizzare i 10.500 cremonesi di cui sopra, compreso il sottoscritto?
R. T.
(Casalmaggiore)

Leggendo Fedeli quasi quasi rimpiango il Ventennio...
Egregio direttore,
più leggo le lettere del signor Claudio Fedeli sull’idilliaco sistema del tanto vituperato ventennio, più mi dispiace non essere nato il quel periodo e non aver potuto godere di uno Stato dove —lui ne è testimone —c’era ampia libertà di pensiero e non come adesso dove gli intellettuali non allineati sono inviati al confino o costretti ad emigrare. Dove uno Stato dava ampia libertà concreta ai cittadini di poterlo criticare anche con manifestazioni e scioperi e non come quello attuale che è basato sul sospetto e l’obbligo di iscriverti al partito unico e alle adunate oceaniche consegnando all’entrata della piazza il cartellino dato in fabbrica se non vuoi finire sul libro nero dei servizi segreti dell’Ovra. Dove il Podestà insediato dal partito unico, come un buon padre di famiglia, faceva partecipare concretamente i cittadini all’attività pubblica e non come i sindaci di oggi eletti democraticamente che decidono d’autorità. Dove i funzionari dello Stato non ti sbattevano in faccia la cimice del partito all’occhiello della giacca per ammonirti in modo occulto: ‘Lei non sa chi sono io’come oggi. Resta inspiegabile come mai un popolo che stava così bene abbia potuto rivoltarsi contro un sistema di governo così ‘ben congegnato’. Ma si sa, egregio signor Fedeli, l'italiano è un popolo ingrato.
P.S.: Per chi non l’ha capita la mia è una lettera ironica.
sergio.noci@tiscali.it
(Soresina)

A Casalbellotto ciclabili in condizioni pietose
Gentile direttore,
voglio documentare il pessimo stato in cui versano alcune delle già poche ciclabili a disposizione di coloro che come me vogliono utilizzare la bici in alternativa all’auto. L’Italia è davvero in fondo alla classifica europea praticamente su tutto! Rimanendo al capitolo due ruote; da alcuni anni le istituzioni nazionali e locali spingono (giustamente) per l’uso della bici; peccato che le strutture per pedalare in sicurezza siano scarse e laddove presenti vengono lasciate all’incuria oltre che al senso di inciviltà di noi italiani.


Nella foto mostro un tratto della ciclabile tra le frazioni di Roncadello e Casalbellotto; avvallamenti, buche, crepe, sporcizia accumulata rendono la percorrenza un pericolo e non un piacere. Sottolineo che la situazione è la stessa ormai da alcuni anni.
Giorgio Zanella
(Gussola)

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