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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

20 Maggio 2015 - 10:44

IL CASO
Non si va in gita per trasgredire
Egregio direttore,
memore delle gite a cui ho partecipato durante il mio percorso scolastico, non mi capacito di come possa finire in tragedia una bella parentesi vissuta al di fuori delle aule. Da alunni, le gite le organizzava la parrocchia per visitare i santuari. Per gli studenti delle medie inferiori era d’obbligo visitare i luoghi delle battaglie delle Guerre d’Indipendenza, il Museo Egizio e Risorgimentale. Gli studenti maturi dovevano transitare in qualche realtà operativa nel settore della loro specializzazione.
Si partiva con lo zainetto pieno di panini imbottiti e gli animi stracolmi di gioia. Si cercava di unire l’utile al dilettevole, concedendo la giusta misura a ciò che sarebbe servito per la verifica in classe del giorno dopo e la ‘conquista’ della ragazza che non avevamo mai avuto il coraggio di avvicinare. Probabilmente i tempi sono cambiati e con essi, i parametri delle soddisfazioni. Trasgredire e strafare, che non ci si possono permettere tra le strette pareti di un’aula, diventano un passaggio obbligato non appena si acquisisce maggiore libertà e i rischi, nel contempo, diventano sproporzionati e si possono pagare a caro prezzo.
Bruno Tanturli
(Crema)

Qualcuno mette in discussione le gite scolastiche, altri le abolirebbero. Molti insegnanti non vogliono accompagnare i ragazzi, troppo grande la responsabilità. Credo che abolirle sarebbe una sconfitta per la scuola intesa come istituzione e presidio educativo.

L’INTERVENTO
Il Pd che non teme il cambiamento, argine al dilagare dei populismi
Signor direttore,
è chiara la lezione che viene dal voto inglese, dove gli elettori, nonostante la gravità della crisi economica, anni di impoverimento, prevista la fine del capitalismo, si sono rivolti non alla sinistra ma alla destra liberale e conservatrice. E ancor prima in Francia, rilanciando Sarkozy, per non parlare della Germania dove la Merkel non ha competitori.
La socialdemocrazia, nutrita di diritti individuali, promesse neokeynesiane, difesa del Welfare, sembra destinata ad un irreversibile declino. Basta lo specchio dell’identità a salvare l’anima? Basta la compiaciuta purità ideologica ai limiti dell’estetismo? Basta l’aristocrazia della sconfitta? Direi di no! Ai partiti eredi della sinistra riformatrice, in Europa e in Italia, s’impone la necessità di un radicale cambiamento, di processo, di prodotto politico, di linguaggio, di visioni, di ideali. E’ quanto sta facendo, non senza fatica, il Pd a guida Renzi. Al netto di intemperanze caratteriali e di un decisionismo talvolta insofferente e poco incline al galateo, l’im - pegno è di quelli che fanno tremare le vene e i polsi. (...)
Di fronte alla realtà globalizzata, alla vertigine del cambiamento secondo direzioni del tutto nuove, i partiti si sono posti in difensiva, trasformandosi progressivamente in corporazioni più interessate alla propria tutela anziché interpretare in modo nuovo il loro ruolo di particolarissimo corpo intermedio tra le istanze dei cittadini e le istituzioni. In questo contesto problematico aperto si colloca l’originalità del Pd. Un soggetto politico unico, un partito unico, dove le istanze riformatrici diverse, con una gloriosa storia alle spalle, potessero ritrovarsi per fondare una proposta di governo per un futuro possibile.Unpartito per un tempo nuovo. Sapendo bene che la realtà presente richiede risposte che non possono più riferirsi al passato; risposte efficaci di fronte alla progressiva crisi dei corpi intermedi nelle quali le forme della partecipazione alla politica da parte dei cittadini sono molteplici e non più limitate alla sola adesione ad un partito.
In questo contesto il Pd è chiamato a svolgere la sua funzione a partire dal coinvolgimento, attraverso le elezioni primarie, strumento delicatissimo da maneggiare con cura, di tutti coloro che intendono lasciare un’impronta nella vita della comunità politica democratica e per la selezione della sua classe dirigente. Un partito che si intende permeabile alla società, che non erige steccati ideologici, che si allarga al contributo di tutti coloro che desiderano partecipare alla sua missione riformatrice in Italia e in Europa. Non un partito annacquato o, come è stato detto, «pigliatutto »mache, forte dei suoi valori e della sua visione, della sua chiara collocazione programmatica tra le famiglie europee, sa che la posta in gioco è il governo della complessità per tutti i cittadini. (...)
Un partito per, a servizio del governo, il luogo dove i cittadini concorrono alla politica nazionale. Su questo filo di riflessione la fortunata formula individuata da Alfredo Reichlin di «partito della Nazione» in riferimento al Pd è definizione adeguata se la si intende non solo come descrittiva del fatto che il Pd ha sostenuto il sistema democratico, ha fatto da argine al dilagare possibile dei populismi che cavalcano la crisi con demagogia. Quel populismo becero e bue che critica la Caritas dal lunedì al sabato, mentre la domenica critica la Boldrini perché non ha visitato la Casa dell’Accoglienza. Altra questione, per ora solo accennata, è l’impresentabilità di un Centrodestra che sia di governo.
Certo la partita, oggi, si deve giocare intorno alla capacità dei sistemi socioeconomici di integrare la crescita con un nuovo sviluppo sociale e umano e tutto ciò chiama al compito di costruire «un partito società, un luogo dove si forma una nuova classe dirigente e dove si possa elaborare un disegno etico e ideale», ma insieme, e ancor più, un partito della nazione è chiamato alla responsabilità di rilanciare la capacità della democrazia italiana di essere adeguata a rispondere alle sfide della contemporaneità. Fare il Partito della Nazione, afferma ancora Reichlin, non significa affatto mettere acqua nel vino del cambiamento, ma significa avere il coraggio di riforme nette, profonde e incisive. (...)
Franco Verdi
(assemblea provinciale Pd Cremona)

Caso Scodinzolandia I fatti sono andati così
Egregio direttore,
le chiedo uno spazio per tornare sulla vicenda ‘Scodinzolandia’. Nei mesi scorsi sono apparsi sul quotidiano da lei diretto vari articoli e diverse lettere dalle quali è uscita un’immagine dell’Amministrazione Comunale di Castelverde non corretta. Desiderosa di dare alla vicenda la massima trasparenza e con l’obiettivo di ridisegnare i giusti contorni, riassumo brevemente i fatti: il 16 agosto 2014, il Comune di Castelverde emette ordinanza di revoca dell’autorizzazione al funzionamento della struttura adibita al ricovero di animali d’affezione dopo un accertamento che la stessa non possiede più i requisiti per lo svolgimento dell’attività.
L’Associazione ‘La casa di Luca Scodinzolandia’nel mese di novembre presenta ricorso al Tar chiedendo l’annullamento previa sospensione dell’efficacia dell’ordinanza di revoca. Il 18 dicembre 2014 il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione di Brescia emette ordinanza di accoglimento della domanda di sospensiva e fissa, per la trattazione del merito, l’udienza pubblica del 14 ottobre 2015. Il Comune di Castelverde ritenendo il giudizio erroneo, ricorre in appello al Consiglio di Stato che con sentenza del 14.4.2015 riconosce le motivazioni rappresentate dal Comune riguardo le modalità di gestione della struttura e respinge l’istanza cautelare. L’effetto dell’ordinanza è l’efficacia dell’ordinanza comunale di revoca. Questi nella sostanza i fatti a cui attenersi in attesa del pronunciamento che il Tar emetterà nel prossimo ottobre.
Graziella Locci
(Sindaco di Castelverde)

Per denaro, potere e successo c’è gente disposta a tutto
Signor direttore,
torniamo al tema della criminalità (...). Molti chiedono la pena di morte o magari il linciaggio pubblico. Eppure quando gli ideali tramontano, quando i valori morali lasciano il posta a disvalori, quando i modelli scelti di vita sono quelli del denaro, del potere, del successo, del godimento più intenso possibile dei beni e del corpo, quando lo stesso agone politico diventa mezzo di sopraffazione a qualunque costo, quando importa di sè assai più che degli altri, allora come pretendiamo che per questo falso ideale non vi sia gente disposta a tutto, anche alla violenza estrema. Ma vorrei dire di più, pur sapendo di provocare, quanti piangiamo le vittime della criminalità per se stesse e non perché pensiamo che potrebbe essere toccato anche a noi.
olivosudati@libero.it

Disabili, i vigili la multa l’hanno data per davvero
Egregio direttore,
in merito alla lettera del signor Fausto Rebeccani pubblicata lunedì 18 maggio, va detto che il ‘Giro in carrozzina’è un’iniziativa di Agropolis, con la quale il Comune di Cremona da diversi anni collabora, inserita nel ricchissimo contesto della manifestazione ‘Diversamente Uguali’. La Giunta, davvero quasi tutta la Giunta, ha voluto partecipare con entusiasmo perché è fortemente impegnata sul tema della disabilità e della vivibilità per tutti. Si citano solo due delle azioni messe in campo. Innanzitutto il progetto ExSportAbile, arrivato primo ad un bando regionale, che nasce dalla volontà del Comune di Cremona di coinvolgere le realtà del territorio cremonese e mantovano impegnate nel campo dell’integrazione sociale delle persone disabili e della promozione sportiva, quale primo passo per una collaborazione sempre e una sinergia sempre più stretta.
Poi la figura del disability manager, istituita da questa Giunta, e finalizzata alla tutela e promozione dei diritti e delle pari opportunità per tutti, per una piena inclusione sociale e la costruzione di una società per tutti, attraverso la rimozione delle cause che impediscono o limitano l’accessibilità ai diversi ambiti della vita delle persone.
Con Agropolis e con altre associazioni è in corso un lavoro di analisi e di programmazione per l’abbattimento delle barriere architettoniche in città. Ecco i dati del 2014, forniti anche in occasione del ‘Giro in carrozzina’tenutasi venerdì scorso: le barriere architettoniche sui marciapiedi eseguiti nel corso del precedente anno sono stati in largo Pagliari, via Cadore, piazzale delle ex tramvie, via Boschetto, di fronte alla farmacia e piazza Fiume. In ogni caso il ‘Giro in carrozzina’è sempre accompagnato dagli agenti della polizia locale che, nel caso del veicolo citato nella lettera, hanno fatto l’apposita contravvenzione.
Ufficio Stampa
(Comune di Cremona)

Tifosi Vanoli/1. I maleducati non hanno residenza specifica
Egregio direttore,
ero sugli spalti del palazzetto a seguire tutte le partite della Pomì, insieme a tanti tifosi casalaschi e a tantissimi tifosi cremonesi. Tutti (cremonesi, casalaschi e novaresi) hanno cantato l’inno e tutti hanno tifato per la loro squadra (Pomì o Igor) senza offendere (clamoroso!) le avversarie. Come lei ha scritto, la maleducazione è di pochi e (aggiungo io) non ha nè nazionalità nè cittadinanza, ma è (purtroppo) ben distribuita sia territorialmente che socialmente. Ecco perchè ritengo stucchevole, al limite dell’offensivo, fare confronti sulla maleducazione o sull’educazione dei casalaschi, dei cremonesi, dei cremaschi, dei novaresi e dei baresi. Vanoli e Pomì sono state accolte da Cremona e dal suo pubblico (a parte qualche caso isolato) con affetto e sostegno, sono diventate l’orgoglio anche di Cremona (pur non essendo ‘nate’qui) e credo che in molti ci si sta augurando di poterlo fare anche nei prossimi anni.
Dante Tessaroli
(Cremona)

Tifosi Vanoli/2. Subìto torti ma non diamo ‘patenti’
Egregio direttore,
premesso che sono un’abbonata Vanoli basket, premesso che sono una dei tanti che canta a squarciagola e con orgoglio l’inno di Mameli, premesso che non faccio parte di quei pochi ‘imbecilli’che, portando ad un ingiustificabile eccesso il loro tifo, hanno reagito agli innumerevoli torti ed errori arbitrali subìti dalla Vanoli, torti ed errori che, anche se solo in piccola parte, hanno contribuito ad allontanare il sogno dei playoff, detto ciò voglio unirmi ai complimenti alla Pomì per lo straordinario e forse impensabile risultato ottenuto. Avendo potuto seguire la Pomì solo televisivamente e nelle ultime gare, non so se i suoi splendidi tifosi l’hanno sempre seguita così numerosi (me lo auguro) o se il fatto di essere giunta fino in fondo ha spinto le loro fila ad ingrossarsi, aiutati in questo dal forzato trasferimento a Cremona e dai tifosi cittadini. Certo anch’io, abitante a Castelvetro ma col cuore a Cremona, vorrei tanto vedere sempre il PalaRadi strapieno per la Vanoli. Mi permetto solo di rispondere al signor Amato dicendogli che non credo proprio che l’essere casalaschi o cremonesi comporti l’essere corretti o scorretti. Chissà quanti cremonesi e forse casalaschi seguono la Pomì e quanti non cremonesi e forse casalaschi seguono la Vanoli. Per finire: forse le critiche a ‘tutto e a tutti’ in certe partite della Vanoli sono solo figlie di un tifo che è partito sperando di salvarsi e si è meravigliosamente trovato a lottare per i primi posti. Da tifosa: per sempre grazie e forza Vanoli. Da sportiva cremonese: grazie e forza Pomì.
Giovanni Visioli
(Cremona)

Festa, Cremo al gran completo Il cuore grigiorosso batte forte
Egregio direttore,
vorrei ringraziare chi si occupa dei rapporti con la tifoseria per aver permesso la buona riuscita della festa di venerdì al bar di via Platani garantendo la presenza praticamente di tutti i tesserati della Cremonese alla bicchierata a cui ho partecipato insieme a tanti ex giovani. Lì si è visto il vero spirito di Cremona: il vecchio cuore grigiorosso che ancora batte nel torace degli ‘Old red grey’ e che gioisce della compagnia dei propri beniamini. C’erano proprio tutti: dalla coppia Simoni-Berago ai giocatori, compresi quelli che, ingiustamente, sono stati criticati se non contestati da una parte della tifoseria; ovviamente mi riferisco a Jadid e Palermo, ragazzi brillanti e intelligenti, come peraltro tutti gli altri. Questa è la Cremonese che vogliamo: sembrava di essere tornati agli anni ‘80, quando la squadra e i dirigenti frequentavano i campi di periferia e i vari club per portare con il sorriso i colori grigiorossi in mezzo alla gente comune. Credo che la società sia sulla strada buona; ho notato una grande intesa, una estrema sinergia tra dirigenti, allenatore e calciatori. (...)
Leonardo Benedusi
(Monticelli)

Potenziare il trasmettitore vicino al campeggio al Po
Gentile direttore,
sono un appassionato di campeggi e mi sono accorto, strano a dirsi, che nella nostra città esiste un campeggio, ma i campeggiatori ospiti per collegarsi con il proprio portatile, devono andare alla piscina comunale. Non sarebbe più logico far godere di codesto servizio pubblico i suddetti ospiti? Credo sia più importante un campeggio organizzato che un piazzale di parcheggio. Se è proprio importante, allora potenziare il trasmettitore affinché tutti ne possono usufruire, non soltanto i giostrai per un mese e chi nuota per il resto dell'anno.
Franco Camozzi
(Cremona)

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