Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

30 aprile

Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

Email:

bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

30 Aprile 2015 - 10:40

IL CASO
I disoccupati over 40 chiedono attenzione
Signor direttore,
una delegazione del Cda dell’Associazione disoccupati di Cremona over 40 ‘Icaro’, guidata dal presidente Vigliotta, ha incontrato il vice-sindaco Manfredini e l’assessore Viola. L’incontro fa seguito a uno precedente, con il quale fu espressa all’amministrazione comunale la volontà da parte di un gruppo di disoccupati, tutti della fascia over40, a costituire un’associazione che desse loro voce e conseguentemente una speranza di riacquistare la dignità persa con la disoccupazione e lo spettro di restare per sempre fuori dalla società fino all’emarginazione, alla disperazione. La proposta fu accolta favorevolmente e in poco tempo è nata ‘Icaro’, un’associazione pronta a spiccare il volo per ridare personalità, speranza, dignità a uomini e donne che, spesso, leggiamo su ‘La Provincia’ quando, arrivati al limite della sopportazione, espongono pubblicamente le loro miserie, le loro angosce, il loro isolamento e abbandono.
L’associazione ha chiesto un’adeguata sede all’amministrazione comunale e l’utilizzo di tutti gli strumenti tesi a inserire nelle gare di appalto negli affidamenti di lavoro una clausola per l’utilizzo di una parte di personale tra i disoccupati di Cremona e tra quelli più svantaggiati. L’associazione si attiverà per una serie d’incontri con le istituzioni, Regione, Provincia ma anche Unione Industriali, associazioni di categoria di commercio, artigianato coltivatori, grandi e medie aziende, grande distribuzione, senza escludere proposte concrete per creare possibilità di lavoro per i propri soci. I disoccupati over40 di Cremona che sono interessati al progetto possono chiamare i numeri 338.7011800 - 338.8715639 o inviare mail a icaro.cremona@gmail.com.
Associazione Icaro
(Cremona)

La vostra associazione tenta di dare risposte concrete a bisogni reali. Vi auguro successo e confido che potrete avere la necessaria collaborazione dalle istituzioni.

L'INTERVENTO
Col partito della Nazione tramonta l'idea della politica come servizio
Su una cosa Renzi ha ragione: la democrazia parlamentare definita dai nostri Padri costituenti è un complicato e lentissimo meccanismo di pesi e contrappesi efficace per prevenire svolte autoritarie ma, per le stesse ragioni, destinato a condannare la politica italiana allo stallo di una permanente paralisi decisionale. In Italia chi vince non dispone di quanto occorre per governare. Si capì prestissimo, tant’è che De Gasperi stesso tentò a suo tempo di far scattare il famoso premio di maggioranza, ricevendo però semaforo rosso, accusa di ‘legge truffa’ e mortale sconfitta.
Il tutto benché fosse forte di un vastissimo consenso elettorale guadagnato sul campo e fosse l’artefice, internazionalmente riconosciuto, dio sul campo e fosse coraggioso eri e ricchi sempre più ricchi, forti sempre più forti, deboli sempre più deboli. quell’interesse italiano, sacri egoismi inclusi, che salvò il Paese nel difficilissimo dopoguerra. Il perdente De Gasperi disponeva cioè dei due decisivi titoli di legittimazione di cui il vincente Renzi è invece, con ogni evidenza, privo. Follie della storia.
Seconda considerazione: la nuova legge elettorale, combinata alle altre modifiche in cantiere, regala al capo dell’esecutivo enormi poteri. E non essendo all’orizzonte alcun credibile rivale di Renzi, se ne conclude che questi poteri entreranno quanto prima nella sua disponibilità. Altro che ‘legge ad personam’ di berlusconiana memoria….Terza considerazione: la prova muscolare nuovamente superata dall’ex sindaco fiorentino è a sua volta utile per accreditare l’ipotesi che il centro dello schieramento politico, da lui pugnacemente occupato, lieviti nella consistenza numerica ma soprattutto nella psicologia collettiva degli italiani sino a diventare il famoso ‘partito della nazione’.
Cosa sia resta oscuro ma il messaggio subliminale è efficace: suggerisce infatti che un sistema Italia tuttora in sofferenza conosca quel miracoloso ‘colpo di reni’ che riscatta la politica da divisioni potenzialmente letali, riannoda in un comune sentire storie, fazioni e anime sparse e converte un malandato presente in un radioso futuro.
Già. Ma cos’è, alla luce di precedenti esperienze storiche, un ‘partito della nazione’? Tanto per cominciare è qualcosa che non sta in piedi se non coniugandosi all’unica condizione che gli dà senso e presentabilità. Cioè al fatto che sia in grado di realizzare un autentico interesse nazionale i cui vantaggi siano concretamente e direttamente sperimentabili dalla collettività. E’ quella l’unica leva che può indurre milioni di uomini e donne a un investimento fiduciario tale da generare lo stato di complicità collettiva di cui ha bisogno il timoniere non di un qualsiasi esecutivo ma di un partito della nazione. E’ umoristico che nei dintorni del 25 aprile, ragionando di questo ‘oscuro oggetto del desiderio’, ci si ritrovi a evocare l’unico esperimento del genere storicamente conosciuto. Vale e dire quello inventato dal cavalier Benito Mussolini col Partito Nazionale Fascista.
Quali gli ingredienti dell’interesse nazionale allora individuato? Protezionismo, cioè difesa a spada tratta del prodotto nazionale dalla concorrenza commerciale straniera. E, ancora: produttivismo, cioè eccezionale incentivazione dello sforzo produttivo nazionale in tutti i settori, dall’industria all’agricoltura. Insomma, politiche ispirate al famoso ‘sacro egoismo nazionale’: parola che gli italiani qualche volta gradirebbero ma non sentono mai da questo governo di accaniti filantropi più interessati a salvare veri o presunti profughi dai flutti del ‘mare nostrum’ che non milioni di pensionati e disoccupati dai perigliosi gorghi di malnutrizione e denutrizione. Già, perché un partito della nazione tutto può permettersi ma a una condizione: ricambiare i sacrifici richiesti con sicurezze sociali tangibili. Mussolini, prima di avventurarsi nella stagione dei ‘fatali errori’, costruì di sana pianta lo stato sociale, cioè una robustissima rete di assistenza, previdenza ecc che mise in modesta ma oggettiva sicurezza i ceti più deboli.
Renzi cosa fa dello stato sociale? Lo smantella. Ci pare insomma che per ora il ‘partito della nazione’ sia solo una specie di ‘vuoto’ ben confezionato che circola con discreto successo grazie a un altro vuoto: quello conseguente alla fine della corretta dialettica fra governo e opposizione. Un fenomeno, questo, che vede come massimo responsabile un centro destra insipiente, miope, dilaniato da modestissimi giochi di fazione. Circola a destra una pozione tossica che molti non disdegnano: cioè il sospetto che il vero erede di Berlusconi si sia reincarnato nel campo avversario e si chiami Matteo Renzi. Potrebbe essere la premessa perché parecchi scelgano un silenzioso e progressivo cambio di gioco e casacca. Da oppositori inefficaci e quasi sempre a bocca asciutta a spregiudicati azionisti di un governo a cui garantire di volta in volta preziosi pacchetti di consenso parlamentare esigendone in cambio adeguati dividendi. Operazione che liquiderebbe il classico schema bipolare della democrazia dell’alternanza portando alle estreme conseguenze la vittoria del ‘partito della nazione’, cioè di un grande centro consociativo in cui chi è dentro s’abbuffa a tempo indeterminato e chi è fuori tira la cinghia a tempo indeterminato.
Chi ci guadagna è chiaro. Chi ci perde lo è altrettanto: gli eterni poveracci che non hanno potere contrattuale, santi in paradiso e lobby in parlamento, cioè la stragrande maggioranza di popolo che tira la carretta, paga le tasse e s’ingegna per sopravvivere. Definitivo tramonto della politica intesa come servizio al bene comune. La maschera cade e resta lo strumento di potere fine a se stesso. Se la sente il centro destra di sottoscrivere tutto questo? Crediamo di no. E in una prossima riflessione spiegheremo perché.
Ada Ferrari

Saluto romano/1. E’ancora penalmente perseguibile
Egregio signor direttore,
anche quest’anno la nostra città, in particolare il civico cimitero di Cremona, è stata teatro di un reato che, ancora una volta, forse, resterà impunito. Ci riferiamo ai ‘saluti romani’esibiti durante la commemorazione di Mussolini il giorno 26 aprile, nonostante un esplicito divieto da parte del sindaco. Ci rivolgiamo di nuovo alla magistratura, come abbiamo fatto lo scorso settembre con un esposto per ora senza esito, per segnalare una recentissima sentenza della Corte di Cassazione, la N.37577 del 12 settembre 2014, secondo la quale il saluto romano, soprattutto quando posto in essere durante pubbliche manifestazioni, è ancora un gesto perseguibile. Nella sentenza si rileva che «nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall’entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista...». Ci chiediamo se quest’ultima sentenza, unita alle precedenti, potrà essere utile ai magistrati cremonesi, nel 70esimo anniversario della sconfitta del fascismo, per stabilire una volta per tutte che l’esecuzione e l’esibizione di inni, saluti, bandiere, simboli dello sconfitto regime fascista costituiscono reato. Nel frattempo l’Anpi provvederà a segnalare al ministro della Giustizia ed al presidente Mattarella, l’episodio che qui da noi si ripete ogni anno.
La presidenza Anpi
(Cremona)

Saluto romano/2. Denunciato da Bordo che sta coi devastatori
Egregio signor direttore, un breve commento in merito all’assurda denuncia che vorrebbe presentare l’onorevole Bordo: dunque mettere a ferro e fuoco un’intera città per una manifestazione organizzata dai cosiddetti centri A-sociali, che, va ricordato, il suddetto onorevole era lì a guidare in prima fila, non è reato. I ‘poveri’ ragazzi arrestati e sbattuti, giustamente, in galera per aver distrutto vetrine, negozi, stazione dei vigili ecc... sono un errore della magistratura. Assalire i gazebo di altri movimenti politici è una semplice bravata. Quaranta persone di una certa età immortalate da un fotografo mentre, in occasione di una celebrazione regolarmente autorizzata dall’amministrazione comunale, hanno voluto commemorare con il saluto romano i loro caduti fascisti, sono considerati pericolosi delinquenti da denunciare alla procura della Repubblica!
P. M.
(Cremona)

Genova, Napoli... nel 1945 i partigiani combatterono
Signor direttore,
ritengo doveroso puntualizzare i vari temi trattati dal signor Gianfranco Mortoni nella sua lettera dal titolo «Teniamo presenti le parole di Montanelli», dove riporta un riassunto di un suo articolo dove fa riferimento alla data del 25/4/1945 il quale va a sostenere: «nessuno aveva intenzione di sollevarsi tutti aspettavano di essere sollevati». Allora mi tornano alla mente come esempio emblematico le città di Napoli e Genova, i partigiani che hanno combattuto, dove purtroppo alcuni sono morti, e la popolazione che di soppiatto appoggiava i partigiani. Non è forse questa una sollevazione? (...)Consideri poi che per Mussolini e la Petacci, piazzale Loreto, è stata una concausa, per l’ignominia perpetrata dai repubblichini di Salò, nei confronti dei partigiani appesi a piazzale Loreto alcuni giorni prima del 25 Aprile. Ecco signor direttore perché. (...)
Renato Azzoni
(Cremona solidale)

Bolletta del Navarolo: nessuno sa cosa sono ‘le commissioni’
Gentile direttore,
sarebbe bello se tutto quel che paghiamo fosse sempre chiaro, ma devo constatare che così non è. A me è capitato questo: sono andato a pagare in posta un bollettino del Consorzio di Bonifica Navarolo, per un totale di 17,32 euro. Quello che mi ha incuriosito, nella ricevuta di versamento, è la voce ‘commissioni’, pari a 0,13 euro. Ho chiesto allora all’addetto delle Poste a che cosa si riferisse quella voce, ottenendo come risposta un «non lo so». Stessa cosa ho fatto al Navarolo, e medesima è stata la risposta. Possibile che nessuno sappia a che cosa si riferisce quella voce?
Gianfranco Pinardi
(Casalmaggiore)

La casta è coperta di denaro Le associazioni elemosinano...
Egregio direttore,
spese pazze in Lombardia e non solo Lombardia, spese per gli Enti inutili, doppie pensioni, pensioni d’oro, vitalizi a non finire: soldi vengono sempre trovati. Di fronte a questa schifezza, le sembra logico e giusto che le associazioni per la ricerca contro il cancro, tutte le altre associazioni impegnate nella ricerca per salvare vite umane, debbono elemosinare mendicando attraverso i media per poter continuare a togliere sofferenze fisiche a noi tutti? Grazie caste.
Cesare Forte
(Oradea Romania)

Sconcertato da Forza Italia sulla legge elettorale
Egregio direttore,
alla Camera dei deputati è all’esame il testo per l’approvazione della nuova legge elettorale, a mio parere nodo principale per la gestione del Paese e sono sconcertato per l’atteggiamento tenuto in particolare da Forza Italia. I responsabili di questo partito ritengono - ma questo dopo la vicenda dell’elezione del presidente della Repubblica Mattarella - che il testo sia antidemocratico, peccato che abbiano contribuito anche loro alla relativa stesura. Le chiedo, gentile direttore, qual è il passaggio che mi sono perso per la comprensione della condotta? Lor signori non si rendono conto che con tali comportamenti - cioè linee politiche mutevoli in relazione a convenienze che emergono nel divenire dello scenario nazionale - non fanno altro che rendere incomprensibile la politica agli elettori, provocandone il continuo, progressivo distacco? Concludo con un’osservazione ed una speranza. L’osservazione è che Forza Italia dovrebbe impegnarsi nell’opera di ricostruzione di quel partito che solo qualche anno fa godeva di ben più alte percentuali dell’elettorato, cosa che gli consentirebbe di non avere timore del notevole premio di maggioranza previsto dalla nuova legge in discussione. La speranza è che il disegno di legge diventi legge dello Stato, al fine di attribuire con il potere anche la massima responsabilità a chi governa, senza il timore - almeno da parte mia - di consegnare la democrazia in mano ad alcuno.
Luciano Losi
(Cremona)

La Pomì in tv: una partita da ‘tutti in piedi sul divano’
Signor direttore,

volevo complimentarmi con le ragazze della Pomì, per la prestazione da ‘tutti in piedi sul divano’che ci hanno offerto in occasione di gara 4 semifinali play-off scudetto volley 14/15. Ora sarebbe auspicabile (quindi faccio pubblico appello) che mercoledì 29/5/2015 in occasione di gara 5, il PalaRadi si trasformasse in una bolgia senza precedenti. Per spingere le ormai anche «nostre ragazze» a una storica finale scudetto. Quindi: ‘Batti le mani PalaRadi’. E se quelle dell’Imoco sono pantere, vorrei ricordare a loro che in fatto di ‘tigri’a Cremona abbiamo precedenti ben più illustri.
Matteo Villa
(Cremona)

Abbiamo ricevuto solo ieri questa lettera, tanto appassionata da meritare comunque la pubblicazione. L’auspicio del lettore è stato esaudito: il PalaRadi ieri sera era effettivamente una bolgia e le giocatrici in rosa non hanno fallito l’impresa. Il sogno scudetto continua.

Problemi alla canoa Bissolati Come genitori comprendiamo
Egregio direttore,
per dovere di cronaca rispondiamo brevemente alla lettera pubblicata il 29 aprile, del signor Riccardo Miglioli (sempre inerenti problemi intercorsi tra un allenatore della Bissolati del settore canoa con la propria figlia), il quale cita «…non capisco come mai vi sentite chiamati in causa, non ho citato alcun nome, alcuna famiglia». Forse al signor Miglioli è sfuggito che sulla precedente lettera del 24, ha riportato il verificarsi di una presunta situazione avvenuta alla presenza «… di altri adulti (genitori accompagnatori)» ritenuti responsabili per non essere intervenuti. Ecco, essendo noi i genitori presenti a quella trasferta, è lei che ci ha chiamato in causa senza interpellarci prima. Inoltre, «i consigli», era sottinteso che non riguardavano come gestire la situazione, ma solo «…ad informarsi prima di esternare responsabilità a carico di altri…» e di farlo con le persone appropriate, senza quindi coinvolgere genitori estranei alla vicenda. Noi non mettiamo assolutamente in dubbio quanto da lei rappresentato ma è altrettanto comprensibile che nella nostra lettera «non vi è stata una parola in merito», perché proprio come dice lei «non sappiamo nulla, rispetto a sua figlia», quindi la ringraziamo per l’onestà di quanto dichiarato che palesa chiaramente l’equivoco generato dalle sue prime affermazioni. Le assicuriamo di «non sentirci offesi» per essere stati chiamati in causa senza motivo e, come genitori, le siamo particolarmente vicini; comprendiamo le sue preoccupazioni e cordialmente la salutiamo, interrompendo qui il nostro ‘colloquio’sul giornale, perché riteniamo di aver già impegnato troppo lo spazio dei lettori, destinato a più nobili fini.
Famiglie Pandolfi, Ziglioli, Rota
(Cremona)

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

Mediagallery

Prossimi EventiScopri tutti gli eventi