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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

Email:

bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

17 Aprile 2015 - 11:07

IL CASO
Nuovi orari della Ztl Ho qualche dubbio
Gentile direttore, mi riferisco alla probabile decisione di invertire gli orari per l’accesso alla zona pedonale. Sono alquanto perplesso per la mancanza di area di parcheggio e l’elevato costo di quelli esistenti. Certamente un utilizzo anche di piazza Lodi darebbe maggior comodità agli utenti che si devono recare in centro dal lato di Porta Venezia. Chiudere via Mazzini peraltro può essere una buona soluzione. Vorrei conoscere il suo pensiero in proposito per una decisione percorribile non penalizzante nell’attuale difficile situazione economica del commercio nelle zone centrali.
Ulrico Alliemi
(Cremona)

Ogni volta che si mette mano alla viabilità si scatenano polemiche. Ed è giusto così: è bene che categorie economiche e cittadini facciano sentire la loro voce. Personalmente sono in disaccordo con le novità prospettate, anche se mi rendo conto che possono esserci, legittimamente, opinioni diverse. Per dare voce e a tutti, proprio da ieri è stato pubblicato un sondaggio sul sito del giornale (www.laprovinciacr.it). Più voti avremo, maggiore sarà l’informazione sul pensiero dei cittadini che faremo avere a chi ha l’ultima parola.

L'INTERVENTO
Chiamati ad amare con tutto sè stessi le responsabilità di giovani e adulti
A San Sigismondo, il vescovo Dante ha presieduto un momento di preghiera per chiedere al Signore il dono di nuove vocazioni al ministero sacerdotale, alla vita consacrata e missionaria. Mi chiedo, in un momento culturale e storico come il nostro, che senso abbia ancora pregare per le vocazioni. Mi chiedo se non sarebbe il caso di fare qualcosa in più perché lo Spirito Santo possa ancora toccare i cuori e farli innamorare della Chiesa e del servizio che, con la vita, si può rendere al Signore. Provo a concretizzare due riflessioni. La prima la colgo dalla vita dei ragazzi e dei giovani di oggi. I futuri preti e religiosi, anche i futuri sposi sono loro. Quando entro in classe penso che Marco, Mattia, Giorgio, Manuel potrebbero dire di «sì» al Signore. Ma subito penso anche alla vita in cui siamo immersi, ai rumori, ai dubbi, alle distrazioni, alla velocità che ci sovrastano e che nessuno di noi ha il potere di fermare. PensoaCristina, aLauraeaFederica e levedo come persone impegnate in una vita consacrata, nel mondo o in un monastero. Ma poi non posso dimenticare la forza e l’attra - zione che la vita delle loro amiche esercitano su di loro. Non posso fingere di non sapere che in ogni serata, in ogni gita, in ogni compagnia c’è una forte tentazione a trasgredire. Penso alla debolezza del Vangelo, di un Dio che si è fatto ammazzare pur di amare, rimanendo sulla croce pur di obbedire al Padre e ha chiesto di vendere tutto, anche con il rischio, altissimo, di perdere perfino i suoi discepoli. Gesù è stato estremamente libero, realtà molto faticosa per noi.Enuovamente, con libertà, ci propone ideali alti da vivere. La seconda riflessione mi viene dal coraggio che, ancora, qualche ragazzo e ragazza dimostrano scegliendo di pensare a qualcosa di alternativo: decidere di entrare in seminario, pensare ad un cammino di verifica vocazionale, sperimentarsi in qualche iniziativa di carità e di servizio che tocchi il cuore è un grandissimo passo che merita rispetto e plauso. L’originalità dello Spirito non si è esaurita e la forza del Vangelo è ancora attiva e presente.
Essere a contatto con gli adolescenti e i giovani mi fa molto riflettere. Hanno potenzialità di bene a mille, come, sopite, avrebbero anche potenzialità ingenti di compiere il male. C’è bisogno di comunità adulte, di comunità parrocchiali, di genitori, di educatori, di insegnanti che facciano capire ai ragazzi che vale la pena vivere una vita cristiana bella e che la vita adulta, cioè prendersi le proprie responsabilità, decidere di fare il bene nella Chiesa, nella politica, nella società, nella famiglia, sul lavoro è l’ono re più grande che ci è dato di sperimentare.
Non ci saranno vocazioni, né religiose né laiche, se noi adulti per primi non saremo testimoni. Tutti dovremmo dedicare un momento per fermarci e dire: «Ma io, come adulto, come prete, come credente, come famiglia, come società sto aiutando i più giovani, i miei figli, i miei alunni, i giocatori della mia società a rendersi conto che c’è un futuro da costruire e nel quale io posso essere non spettatore, ma parte importante con la mia esistenza?». Solamente se si ‘esce da se stessi’, avremo speranza di una Chiesa rinnovata, giovane e di una società onesta, pulita, fresca. Gianluca, pur chiudendo la sua vita a vent’anni, non era prete, masapeva il Vangelo meglio di me. Aveva fatto abitare Dio nella sua vita e questo gli dava la possibilità di regalarlo a coloro che lo visitavano e, oggi, lo leggono nel suo libro. Se permettiamo che Dio entri in noi e ci lasciamo chiamare, giovani e adulti, possiamo rispondere. E Dio non chiede mai il male, la violenza, la guerra, l’odio. Ci chiede solamente il bene. Di amare. Con tutto noi stessi.
Don Marco D’Agostino
vice rettore del Seminario di Cremona


Vorrei ritrovare le compagne allieve della professoressa Zani
Caro direttore,
la professoressa Lucia Zani, recentemente scomparsa, ha accompagnato me e le mie 35 compagne di classe della IV D dell’istituto magistrale S. Anguissola nei lontani anni dal 1966 al 1970 ed è qui ritratta insieme ai suoi colleghi nel pranzo di fine corso prima degli esami di maturità (allora noi invitavamo anche i professori!). Voglio sottolineare la sensibilità e la competenza con cui ha saputo svolgere il delicato e complesso compito di insegnante, sempre paziente, comprensiva e curiosa di capire il nostro mondo di ragazze di quei tempi. La ricordo quindi con grande affetto e stima. Approfitto della sua disponibilità per chiedere cortesemente di pubblicare il mio numero di telefono per essere contattata dalle mie vecchie compagne di corso: 3403387092.
Merille Capelli
(Cremona)

A Cremona il problema non è l’opposizione ma la giunta
Egregio direttore,
se mi consente desidero rispondere alla lettera del signor Giorgio Carnevali dal titolo: «L’opposizione a Cremona sta scivolando nel patetico». Risposta. Egregio direttore, noto che il signor Carnevali Giorgio evidenzia anche questa volta nella sua lettera quanto «patetico» sia il suo modo di vedere e vivere la politica locale. Il modo di chi vive la politica sempre e solo «alla finestra», e mai in prima linea, con il solo scopo di gettare discredito nei confronti non solo degli avversari (centro-destra), ma anche dei propri affini (centro-sinistra). (...)
L’opposizione di centro-destra, criticata dal signor Carnevali, è una opposizione, che piaccia o no, formata da liberi professionisti, da tecnici ben preparati anche politicamente e da imprenditori, tutti operanti nel provato che creano posti di lavoro e ricchezza sul territorio. A differenza invece della «modesta parte che governa la città di Cremona» con una giunta ed un consiglio formato solo da dipendenti pubblici, dipendenti statali, dipendenti di cooperative sociali che nulla conoscono di cosa voglia dire: studiare, programmare, lavorare, mettere in pratica il proprio lavoro-politico. Cosa manca a questa giunta? La concretezza. Tante chiacchiere e nessun risultato. (...)
Vitto Bortone
(Cavatigozzi)

Sulla mozione anti Manfredini un consiglio lungo e confuso
Egregio direttore,
(...) ho assistito alla seduta del consiglio comunale di lunedì 13 in cui si è discusso della mozione di sfiducia promossa dall’opposizione nei confronti dell’assessore Alessia Manfredini. (...) devo dire che, raramente, ho assistito a un consiglio così confuso dal punto di vista delle procedure di gestione. E mi riferisco, senza nessun motivo di risentimento personale, al comportamento del presidente del consiglio comunale e a quello del segretario comunale. La prima ha lasciato, infatti, troppo spazio di parola ad alcuni consiglieri senza contingentare i tempi, provocando così inutili lungaggini; il secondo, che dovrebbe essere unicamente il garante delle procedure, è intervenuto più volte nella discussione, quasi come se fosse un consigliere alla pari degli altri.
Purtroppo, i gruppi consiliari non si sono dimostrati meglio organizzati: l’opposizione ha tirato per le lunghe la discussione, con motivazioni a volte oscure, nell’intento di fare ostruzionismo, impedendo al consiglio di discutere altre questioni che pure erano all’ordine del giorno, per poi ritirare alla fine la mozione. La maggioranza, che avrebbe potuto, forte dei suoi numeri, accettare subito di andare in votazione, palese o segreta che fosse, si è invece dilungata nella difesa dell’assessore Manfredini, senza aggiungere niente di nuovo, piuttosto di smascherare il gioco dell’opposizione, come sarebbe stato possibile. E, quindi, nulla di fatto, con l’assessore che non credo possa essere soddisfatta di un tale risultato. (...)
Vincenzo Montuori
(Cremona)

Addetti falsi e veri: gli anziani ‘travolti’ dalla galassia di sigle
Egregio direttore,
(...) giorni fa nel mio quartiere, sono passati per la classica lettura contatori gas gli addetti Aem (o Lgh che dir si voglia o Linea Group o vattellapesca): e qui già le prime difficoltà: ai nostri anziani, abituati a vivere in un mondo che (purtroppo) non c’è più è un po’ difficile fare capire che ora la loro vecchia Aem si è frazionata in una galassia di sigle, dove una si occupa di energia elettrica, una di gas e, dulcis in fundo, ha passato la gestione dell’acqua a Padania Acque che ovviamente interviene con addetti diversi e in tempi diversi.
In proposito sfido qualunque dei vari relatori a fare mettere in pratica da un anziano, talvolta disorientato e quasi sicuramente (come minimo), incerto, nello stato di agitazione del momento, le verifiche suggerite per controllare l’effettiva appartenenza dell’addetto di turno ad una delle varie sigle: controllare la veridicità del tesserino esibito (chi sa come è fatto un vero tesserino?) o telefonare in sede: già ma a chi? Ad un asettico centralino, il cui addetto, ovviamente, non può esserne al corrente, se non addirittura ad un call center se non ancor peggio ad un nastro preregistrato? Anche stavolta, in occasione dell’ultima lettura contatori effettuato presso la mia abitazione, posso dire, tirando un sospiro di sollievo, che le cose sono andate bene, nel senso che chi si è presentato come addetto lo era veramente. Ma questo l’ho scoperto solo il giorno successivo, quando sulla porta della mia vicina di casa, evidentemente assente in tale occasione, è comparso un bigliettino riportante l’intestazione Aem col quale si pregava l’utente di riportare sullo stesso l’autolettura che non aveva potuto essere stata effettuata dagli addetti preposti causa assenza dell’utente. (...)
Lettera firmata
(Cremona)

Le dimissioni di Speranza sono la Caporetto di Renzi
Le dimissioni del capogruppo Roberto Speranza più che la Caporetto dei riformisti è la prima sconfitta di Matteo Renzi. Renzi è nato come il grande rottamatore, come l’uomo politico in grado di cambiare in poco tempo le regole del gioco di questo paese stressato. Per ottenere questo obiettivo ha rileggittimato Berlusconi invitandolo nella sede del Pd e facendo irritare (per non dire incazzare) la base di sinistra del suo partito. Via via ha perso dei pezzi parlamentari. (...) Diciamolo, nonostante l’impegno dei riformisti del Pd, che ha visto in Luciano Pizzetti -per ammissione della stessa Elena Boschi- uno dei mediatori emeriti, queste riforme, dall’impianto costituzionale alle legge elettorale, hanno molti buchi e delineano cambiamenti che molti costituzionalisti considerano senza contrappesi affidando ad un solo partito, ed al suo leader, un peso enorme. Io condivido queste critiche. Bene ha fatto la componente riformista a porre -anche in zona Cesarini- questi temi facendo proposte di merito riequilibratrici ed in modo particolare sui cosidetti ‘nominati’. Renzi ha detto no. Non si è fidato dell’impegno della minoranza di essere leale al Senato.
La stessa Boschi, con la quale ho avuto occasione di parlare alla cena del Pd di Cremona, riteneva fondate le osservazioni di Bersani, «ma non si potevano accogliere in quando al Senato non vi sarebbe stata la maggioranza» (sic!). Nel dire no, Renzi ha ristretto ulteriormente il campo ‘minacciando’la fiducia (posta una volta sola nel lontano 1953-legge truffasu una legge elettorale) e balenando una crisi di governo. Il significato delle dimissioni di Roberto Speranza sta tutto qui: nella impossibilità di non più operare a nome del gruppo del Pd. E questo gli fa onore. (...)
Gian Carlo Storti
(Cremona)

Avere il ritiro dell’umido da noi è un fatto eccezionale
Egregio direttore,
nel condominio dove risiedo, sul viale Po, avere i contenitori dell’umido svuotati il giorno prestabilito è diventato un fatto eccezionale. Stando al calendario, gli addetti dovrebbero passare il lunedì ed il giovedì ma all’inizio della settimana la raccolta troppo spesso non viene eseguita. Vorrei precisare che il problema non è recente, ma esisteva già con la passata amministrazione. Incavolata per il disservizio, ora come allora, ho iniziato con il telefonare alla Nettezza urbana che a sua volta mi dice di aver chiamato il responsabile ma il risultato non si vede. Mi forniscono allora un numero telefonico per contattare direttamente un dirigente Aem che però risulta costantemente fuori ufficio. Ora come ora, sempre a quel numero, nessuno si degna più di rispondere. A questo punto ho interessato Spazio Comune che prontamente, e li ringrazio, ha risolto il problema. Lei, però, capisce che non è possibile ogni volta infastidire le gentili impiegate di questo ufficio per una cosa che credo, non sia di loro competenza. Mentre scrivo è mercoledì, i contenitori sono colmi e, dopo aver interessato l’amministratore, addetti Aem ce ne hanno consegnato un terzo ma vedrà che fra qualche tempo ci ritroveremo non due, bensì tre cassonetti stracolmi. Quando mi sento rispondere che il disservizio può essere stato causato dall’assenza dell’operatore per ferie o per malattia mi irrito ulteriormente. (...) Abbiamo il diritto di avere ciò che ci spetta diritto.
Rosa Maria Marchesi
(Cremona)

Penso a tutte le persone che erano nei negozi ora chiusi
Signor direttore,
(...) mi vengono in mente tutte le persone che lavoravano nei negozi di qualsiasi genere, che hanno chiuso, che hanno abbassato per sempre la serranda. Quante luci si sono spente, quanta incertezza, tristezza, quante ansie e quanta paura del domani abbiamo ingoiato in questi ultimi anni. Per colpa di chi? E’ facile intuirlo. Troppi sprechi, mangerie, corruzioni e soldi pubblici spesi, sperperati per cose inutili, e spese assurde, senza senso. (...)
Andrea Delindati
(Cremona)

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