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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

15 Aprile 2015 - 10:25

IL CASO
Lavori pubblici malfatti Un esempio a Cicognolo
Signor direttore i telegiornali, tutti i quotidiani italiani giornalmente riportano notizie relative a crolli di ponti, crolli di intonaci, addirittura nelle scuole pubbliche eccetera, riferendosi o alla mancata manutenzione o, generalmente, ad opere eseguite male anche se eseguite con costi raddoppiati o triplicati, con la complicità, a volte, di funzionari pubblici che non tutelano i cittadini anzi sono collusi con le varie ditte esecutrici di opere senza mai pagarne, di persona, le reali conseguenze. La Giustizia, per loro non arriva mai! E allora perché ci dovremmo stupire ancora? Il ‘sistema’ ormai è consolidato in Italia, e nessuna coalizione politica che si è succeduta nei vari governi nulla di concreto a fatto per porne un serio rimedio. Segnalo un caso che ho sotto gli occhi quotidianamente, banale ma significativo: a Cicognolo è stato eseguito tra il luglio 2014 e il dicembre 2014, ben in sette mesi, l’adeguamento della rotatoria già esistente. All’apertura della ‘nuova carreggi ata ’, eseguita dove prima c’erano le aiuole spartitraffico, si è subito creata una voragine sistemata con un po’ di cemento. E’ stato eseguito il nuovo asfalto dove prima c’erano le aiuole spartitraffico,ma varie buche si sono subito create (sono visibili da chiunque) e riparate varie volte con piccoli rappezzi di asfalto. Se già ora si sono create varie buche cosa accadrà nel prossimo inverno? Ma il direttore dei lavori, dov’era quando sono state eseguite queste opere ? Nessuno si è accorto che è stato messo l’asfalto direttamente sul terreno o che magari non è stato eseguito l’idoneo sottofondo? Nessun amministratore locale si è posto il problema? Chi pagherà gli eventuali danni causati alle autovetture? Aspettiamo che magari qualcuno cada da una motocicletta per poi porre un serio rimedio? Chi risponderà e chi pagherà in futuro tutte le conseguenze e le manutenzioni? Ma siamo in Italia, tutto andrà a carico dei soliti poveri contribuenti, pazienza.
Fabio
(Cicognolo)

Effettivamente, la ‘nuova’ rotonda è pericolosa. E’ bene che la giusta indignazione per viadotti che crollano e scuole appena ristrutturate che perdono i pezzi venga incanalata anche su quanto di negativo accade in casa nostra.

L'INTERVENTO
Il senso della politica non si trova certamente nei "cerchi magici"
Nel flusso continuo dei talk show televisivi dedicati all’attualità politica un ospite, a ben guardare, brilla da tempo per la sua assenza. Non è il sondaggista, non è il politologo e men che meno l’uomo d’affari di bell’aspetto e incerta sostanza che il giorno prima s’è inventato un partito bonsai da innaffiare in qualche salotto ‘amico’ della filiera Rai o Mediaset. Il desaparecido è lo storico, cultore della più paziente e meno mondana delle discipline e, com’è noto, parente prossimo del giornalista. Entrambi sono funzionari pubblici con delicatissimo incarico: raccontare alla gente quel che accade —o è accaduto — e, facendolo, dargli un senso. Il giornalista, più temerario, lavora sul tempo breve, in pratica sulle 24 ore del quotidiano. E lì eroicamente gioca tutto, compreso il rischio di prendere lucciole per lanterne.
Lo storico, più diffidente e cauto circa i tranelli del tempo breve, preferisce al contrario cavalcare i secoli e osservare l’oceano del tempo da un’altezza sufficiente e scorgerne non solo increspature di superficie ma correnti profonde. Osa insomma cercare di capire, con adeguata attrezzatura, la direzione autentica di quella storia e di quella società di cui le nostre stesse vite sono minuscoli ma non insignificanti frammenti. Dove va il nostro tempo e dove andiamo noi? Ecco il punto. Lo storico forse non è di moda perché non sono più di moda le domande intellettualmente ‘forti’ del suo mestiere. Le domande sul ‘senso’ delle cose. Il discorso pubblico sulla politica, che è poi il modo in cui lei sceglie di raccontarsi al volgo o di civettare con lui, sta producendo una moltiplicazione insopportabile di interrogativi, ma il loro respiro è sempre più corto. Come mai Salvini ha sostituito la felpa con la camicia? Forse la Lega si normalizza per riallacciare definitivamente con Forza Italia? Oppure la sua nuova compagna è allergica ai pelucchi del cotone? Domande titaniche.
Si direbbe che il nuovo secolo, nel nostro Continente blasonato e stanco, sia figlio di un ‘Dio minore’ come se la smisurata attitudine al bene e al male, alla distruzione e alla ricostruzione di cui la storia è capace si fosse completamente esaurita nella cruenta iperbole del ’900: due guerre mondiali in meno di trent’anni nel teatro europeo, ideologie di destra e sinistra impazzite fino a pianificare scientificamente la distruzione fisica degli avversari e, in fine, la lunga e operosa pace armata della guerra fredda. In tutto questo il 1989, con la caduta del Muro di Berlino, segna una cesura epocale. Il socialismo sovietico cade a pezzi, la guerra fredda non ha più ragion d’essere. E le ideologie, vecchia maschera della politica militarizzata dai molteplici conflitti del ’900, la seguono di stretta misura come pelli decrepite che cadono da sole. Ma sotto cosa c’è? Quale strumentazione teorica? Quale capacità di controllo interpretativo e operativo del corso storico? La risposta appare sempre più problematica. E ancor più problematico appare che siano pochi a porsi la domanda. Quel che è certo è che è finito per sempre il lunghissimo trend che ha visto la politica vivere e lavorare in simbiosi coi grandi saperi storico filosofici del ’700 e dell’800. Sul loro tronco i partiti stessi sono germinati: marxisti in debito con Hegel, liberali con Tocqueville, cattolici con Rosmini... tanto per fare qualche nome a caso. I nostri partiti nacquero insomma sotto la migliore delle costellazioni.
Ecco perché il recente e disonorevole esito della loro vicenda,drammaticamente sfociata nella cloaca del malaffare italiano, non giustifica la volgare ‘damnatio memoria e’ con cui semianalfabeti cresciuti in piazza e travestiti da statisti pretendono di sradicare memoria e senso dell’unione originaria fra politica e cultura che è, e resta ai nostri occhi, il prezioso luogo genetico del mondo contemporaneo. L’uomo preistorico che ragionava sulla base delle categorie di destra e sinistra è stato superato e travolto dall’uomo nuovo che twitta? Bene. Con quali risultati? La fine del primo non ha messo, a quanto pare, il secondo nella condizione di fare miracoli né sta consentendo alla politica di procedere più spedita, senza la palla al piede dell’ideologia, verso la costruzione di un progetto dotato di qualche respiro e convincente coerenza interna fra mezzi tecnici e obiettivi qualitativi. Guardandosi attorno alla luce di un onesto realismo che si vede nella politica italiana? Un pasticcio consociativo che sopravvive grazie a due condizioni: l’assenza di alternative e la gigantesca illusione ottica collettiva che, per disperazione o quieto vivere, accetta di scambiare la quantità per qualità. E il Governo cose ne fa. Ma quali? Non c’è una politica industriale, la ripresa economica è più apparente che reale, cioè drogata da elargizioni di Stato, non c’è una politica sull’immigrazione, si manda il ceto medio al massacro, la legge elettorale è brutta, il Senato ‘regalato’ di fatto a chi meno se lo merita, cioè ai consiglieri regionali, massimi responsabili della trasformazione degli enti locali nei centri di spesa fuori controllo che ci affonda, si puniscono in compenso le province con una chiusura dei rubinetti che scarica infiniti contraccolpi negativi sulla vita della gente, dai trasporti alle Università. In tutto questo dov’è il senso dell’azione politica, la sua rotta, la sua direzione di marcia, il modello di società che ha in testa? Queste cose la gente se le chiede e nel suo innato istinto del giusto e dell’ingiusto, del sensato e dell’irragionevole, capisce che occorre uscire da questa enorme bolla d’aria che ci intrappola e anestetizza. Una gigantesca e disattesa domanda di senso spinge milioni di vite verso un disilluso ‘altrove’ che la politica rischia di non poter più riagguantare. E’ tempo che qualcuno intercetti questa legittima domanda di senso e le offra una possibilità. Ma chi? Forse un centro destra degno di questo nome, che — invece di perdersi dietro cerchi magici e beghe di portineria — si metta finalmente al lavoro applicando i suoi attrezzi sul versante serio della vita.
Ada Ferrari

Il Papa è solo contro la Turchia E’ l’Europa dei vigliacchetti
Egregio direttore,
dopo le veementi invettive del governo turco contro il Papa reo di aver ricordato il genocidio degli armeni, c’è ancora qualche folle nei palazzi di Strasburgo e Bruxelles smanioso di allargare quella pattumiera che si chiama Unione Europea per ricomprendere il Paese anatolico? La domanda è retorica, ovviamente, altrimenti non sarebbe un’Europa di folli (e di vigliacchetti, considerato che il pontefice non ha avuto un gran sostegno, per usare un eufemismo, a parte il timidissimo intervento di Gentiloni).
S. M.
(Cremona)

Il dialetto di Gussola è difficile da memorizzare
Egregio direttore,
ho letto con piacere la lettera del dottor Mauro Agarossi concernente il ‘Canton dal casalàsch’ pubblicata domenica 12 aprile scorso e ammetto che il rilievo che mi fa è giusto: la grafia esatta di «tutti» in ‘ghisulèr’ è «tóc». Risiedo a Gussola ormai da trent’anni, ma non sono ancora riuscito a scordare il mio dialetto d’origine, che è il ‘casalasco’, ed ogni tanto, inconsciamente, ci scappa qualche refuso. Bisogna anche però ammettere che Gussola, dal punto di vista del dialetto, è un’isoglossa che non va d’accordo con nessuno degli altri vernacoli limitrofi e che quindi il suo particolare dialetto risulta difficile da memorizzare. Vuol dire che studierò di più… Ringrazio il dottor Agarossi delle parole di stima e posso assicurarlo che qui ‘a la Ghisóla’ lo ricordano ancora con affetto.
Giampietro Tenca
(Gussola)

Quanti danni sta facendo il Richelieu di Castelverde
Egregio signor direttore,
non mi piace usare la retorica dell’«io l’avevo detto», ma siccome mi piace giocare con i titoli dei film, definire le ultime vicende del comune di Castelverde come ‘La Caduta degli Dei’ di viscontiana memoria, mi sembra abbastanza appropriato. Quando un paio di anni fa definii la giunta guidata dal professor Lazzarini come la più scassata degli ultimi trent’anni a Castelverde, fui addirittura minacciato di querele da parte dei vari assessori ma, guarda caso, si vede che la ‘vergine sacrificale’ (dott. Locci) sia sulla mia stessa lunghezza d’onda e, ad ogni cassetto amministrativo che apre, ecco spuntare la magagna di turno. Stavolta tocca agli spogliatoi del campo sportivo comunale di Costa S. Abramo, costati all’epoca 200.000 euro e, se ben ricordo, già magagnati dall’assenza dei servizi per gli spettatori, aggiunti di fretta e furia solo in seguito, perché Richelieu se li era dimenticati. Potrei aggiungere il parco del quartiere Dosso, messo in vista e già titolato, ma usato come specchietto per le allodole che dovevano comprare le villette a schiera, eccetera.
Qualcuno si chiederà dove voglio andare a parare. Siccome, vista la mia mole, tirare il sasso e nascondermi dietro a un dito è abbastanza difficile, io credo che l’aver permesso a Richelieu di fare il sindaco, il vicesindaco, il segretario comunale, l’assessore, eccetera, sia stata una scelta scellerata da parte del professor Lazzarini e della sua giunta, scelta che adesso pagano i cittadini di Castelverde che non possono usufruire dei loro sacrosanti servizi. Che sfiga, professore, avere scelto la vergine sbagliata e poi dichiarare pure ‘la dura minga!’. Io l’avevo detto!
Beppe Franzosi
(Costa S. Abramo)

Fascismo, non sono di sinistra ma non nego la Storia
Signor direttore,
io non sono e non voglio essere considerato di sinistra e questo ci tengo a precisarlo. Però cercare di riscrivere la storia ha dell’incredibile. Ma, probabilmente, certe affermazioni si possono capire perché dette da un ultra novantenne nostalgico! L’età di questo signore (Claudio Fedeli) giustifica esternazioni come quelle apparse il 13 aprile sul quotidiano da lei diretto, ma negare la storia, poi… La guerra civile di cui egli fa riferimento non è iniziata con la Repubblica di Salò, ma con gli squadristi sguinzagliati dal regime prima ancora di prendere il potere. La guerra civile è iniziata con la marcia su Roma nel 1922; è iniziata con l’assassinio di Matteotti avvenuta nel 1924, di cui Mussolini, all’epoca capo dello Stato con la complicità dei Savoia, si assunse la responsabilità. Questa è l’espressione e la concezione della democrazia di questo signore che continua a vendere lucciole per lanterne? Il plagio, probabilmente, lo ha subito lui, cresciuto e dottrinato nel periodo del Ventennio. Questo è il messaggio pericoloso e distorto che viene trasmesso ai nostri figli e nipoti. (...)
Massimo Pelizzoni
(Gussola)

Fermata del pulmino pericolosa Così Pozzaglio sta coi bambini?
Egregio direttore,
se le capiterà di transitare lungo la via principale di Pozzaglio, precisamente nel punto in cui i bambini frequentanti la scuola primaria e secondaria di Brazzuoli attendono lo scuolabus, potrà riscontrare che l’amministrazione comunale si è prodigata per garantire l’incolumità ai piccoli utenti: oltre allo scontato cartello che indica la sosta del pulmino (posta in un luogo di estrema sicurezza), troverà una persona scelta che vigila sul traffico ed una comoda pensilina che li protegge dalle intemperie...
Ora apra gli occhi, perché ciò che pensava di aver visto era solo un sogno. La sosta è stata ubicata in prossimità di un dosso davanti al municipio, dove molto spesso le auto in transito non si prendono neanche la briga di fermarsi quando i bambini attraversano la strada (anche se accompagnati dai genitori); d’altronde, non esiste né un cartello di sosta né un vigile o un volontario presenti sul posto come succede in tanti altri piccoli Comuni. In caso di pioggia, poi, non c’è un luogo in cui ripararsi. Da una amministrazione comunale che tempo fa firmò una dichiarazione d’intenti per l’applicazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia (documento affisso su una delle pareti interne al municipio) e che alla voce ‘attività sociale e servizi’ del suo programma elettorale promette(va?) di «prestare un particolare impegno verso i bambini e di dare attenzione ai bisogni e di risolvere i problemi della collettività», ci aspettavamo che le garanzie primarie di sicurezza nei confronti di coloro i quali saranno futuri contribuenti con diritto di voto, fosse al primo posto. (...)
Per noi genitori, che più volte abbiamo segnalato il problema prodigandoci nel proporre soluzioni alternative, questo lassismo è fonte di grande amarezza. Eppure, per risolvere la situazione basterebbe usare solo un po’ di buon senso, ma forse è stato smarrito tra le scartoffie che quotidianamente hanno la priorità su tutto il resto.
Alcuni genitori indignati
(Pozzaglio)

Siamo ammalati di egoismo E’ ora di cambiare le regole
Egregio direttore,
in mezzo a tutto quanto sta venendo alla luce scandali vari, dissesto del territorio, bustarelle, voltagabbana che in politica saltellano come dei grilli da una poltrona all’altra, una Regione autonoma come la Sicilia, sul baratro del fallimento e politici che si permettono, nonostante tutto, di spendere migliaia di euro per viaggi all’estero, un vaso di fiori, una scopa o un innaffiatoio rubato al cimitero di Pescarolo sono certamente ben poca cosa, però a mio parere, sono piccole cose che evidenziano come la pianta sia ammalata alla radice, di egoismo e interessi personali, che di fronte al disinteresse generale, hanno preso il sopravvento. Allora come stanno facendo con quelle piante secolari di ulivo in Sicilia, bisogna toglierla e sostituirla con piante nuove, certamente per quelle persone, non solo politici ma anche funzionari, che da decenni stanno su quelle poltrone, sarebbe ora di cambiare le regole, per i politici 2 o 3 mandati massimo e i funzionari dovrebbero andare a rotazione nei vari settori. Cose semplici ma difficilissime da mettere in pratica e Renzi, attuale presidente del Consiglio ne sa qualcosa, purtroppo i politici o meglio, i mestieranti, non capiscono che stanno scherzando con il fuoco. Relativamente ai vasi di fiori che spariscono dal cimitero di Pescarolo, ne approfitto per informare la gente che l’interessato/a sembra prediliga vasetti piccoli, chissà se a questo punto capisce la battuta e non si vergogna un po’ delle sue prodezze.
Giampietro Masseroni
(Pescarolo)
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