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Lettere al direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

04 Aprile 2015 - 11:56

IL CASO
Non è un finto cieco ma un finto vedente
Caro direttore, sono il cognato del ‘finto cieco totale’ 72enne che secondo la guardia di finanza di Cremona starebbe ingannando il mon- do, col beneplacito di ben due commissio- ni mediche, per ricevere dal 2012 l’as s e- gno di accompagnamento dell’Inps. An- che se nei vostri articoli avete omesso, con apprezzabile tatto, di indicare le generali- tà dell’interessato, firmo per esteso questa lettera perché intendo assumermi aperta- mente la responsabilità di quanto vado a raccontare. Il giorno di Pasqua, mi trove- rò – come a Natale, come in occasione di altre ricorrenze familiari – seduto al tavo- lo accanto al ‘finto cieco’. Siederò come d’abitudine alla sua destra e come ormai da qualche anno gli verserò il vino nel bic- chiere, ne guiderò la mano verso il calice, gli illustrerò quali cibi ha nel piatto e met- terò nella sua mano il grissino, o la fetta di pane, che non sarebbe in grado di prende- re da solo, non vedendoci; e poi porterò la sua mano verso il bicchiere dello spuman- te, gli metterò lo zucchero nel caffè, gli porgerò la tazzina e magari sorriderò – sorrideremo tutti - se alzandosi dal tavolo, a fine pranzo, lo vedremo inciampare, sa- cramentando, nei giocattoli che i nipotini avranno disseminato qua e là sul pavi- mento non essendo abituato a incontrare ostacoli, di norma, nei percorsi obbligati e conosciuti di casa propria. La sola cosa che non avrò fatto sarà aiutarlo a digitare un numero di telefono per un saluto o un augurio a un parente o a un conoscente: ha il cellulare dotato di comando vocale, per comporre un numero gli è sufficiente parlare. Sulla Provincia, la presidente dell’U- nione italiana ciechi di Cremona, Flavia Tozzi, motivando l’indignazione per que- sta inchiesta così profondamente irrispet- tosa, diceva: «Quando si perde il dono del- la vista, non tutte le persone reagiscono al- lo stesso modo. C’è chi non si vergogna di chiedere aiuto e chi invece vuol dimostra- re di essere ancora in grado di cavarsela da solo». Ecco, quella persona ripresa dalle telecamere della guardia di finanza men- tre passeggia, sola, per le stradine che co- nosce a memoria del paese in cui abita da 72 anni, è un uomo che disperatamente sta tentando di provare a se stesso di esse- re ancora in grado di cavarsela da solo. Ed è vero, siamo alla presenza di un inganno. Perché quest’uomo gioca a fare il ‘finto vedente’. Sta ingannando se stesso.
Paolo Ziliani
(Cremona)

Abbiamo già raccolto testimonianze in questo senso, anche se stavolta c’è chi si mette, apprezzabilmente, in gioco con nome e cognome. Speriamo che il prosieguo dell’inchiesta sgomberi definitivamente il campo da dubbi ed equivoci.

 

LA POLEMICA

Sul 'porta a porta' una capillare campagna d'informazione
Egregio direttore,
rispondo volentieri alla signora Nadia Bertoletti (pubblicata nella rubrica ‘Il Ca- so’ del 1 aprile), condividendo la necessità che occorra introdurre quanto prima la metodologia premiante, in una logica di cultura ecologica e sostenibile alla quale tutti i cittadini sono chiamati a concorrere. Voglio rassicurarla. Una casa non si può costruire se non dalle fondamenta, e noi quest’anno vogliamo innanzitutto, con il contributo fattivo di tutti i cittadini, esten- dere su tutto il territorio comunale un me- todo omogeneo, equo e più efficiente, di raccolta differenziata ‘porta a porta’, in- troducendo dei criteri oggettivi e riorga- nizzando tutto il servizio, processo al qua- le, necessariamente, tutti insieme si dovrà concorrere per il bene comune della città. Relativamente alla preoccupazione sull’e- sposizione sul suolo pubblico (comunque nei condomini oltre le 40 famiglie la raccol- ta sarà fatta ancora all’interno), ricordo che già oggi in tante vie del centro storico vengono esposti i sacchi neri, sacchi bandi- ti già da molti anni in tante città italiane. Con impegno e competenza cercheremo di trovare la migliore tra le tante soluzioni che sono già attuate in molte città italiane, ma soprattutto puntando su una cosa: collaborazione tra il gestore e amministratori di condomini e cittadini. Tutte cose che cercheremo di implementare nei prossimi mesi, attuando una campagna capillare di comunicazione, proprio ‘porta a porta’, come il prossimo servizio di raccolta differenziata esteso su tutta la città.
Alessia Manfredini
(assessore al Territorio e alla Salute del Comune di Cremona)


Guerriglia in città/1. Dentro i ‘bravi ragazzi’ cremonesi
Signor direttore,
dopo sei anni, sono riuscito a leggere su ‘La Provincia’ di arresti a carico di elementi della delinquenza politica di sinistra, autori in questi anni di decine e decine di reati restati tutti impuniti. Due gli arrestati per l’assalto alla palazzina della polizia municipale e il fatto che siano due appartenenti al Kavarna, smentisce i difensori di sinistra in doppiopetto che imputavano le azioni di guerriglia contro banche e strutture pubbliche ai black blok assolvendo i ‘bravi ragazzi’ del Dordoni e del Kavarna. Le indagini, è stato detto nella conferenza stampa degli inquirenti, vanno avanti e potranno esserci altri sviluppi. Vanno avanti anche le indagini degli incidenti durante i quali fu ferito uno del Dordoni che dovranno chiarire le dinamiche e le responsabilità personali e politiche e chi ha sbagliato pagherà. Per il momento, i due del Kavarna sono in galera e sono ridicole le proteste dei compagni che in una lenzuolata scrivono «ci chiamano banditi, ci chiamano teppisti, partigiani ieri antifascisti oggi». Intanto i fatti e non le chiacchiere dimostrano che teppisti lo sono e se a questo aggiungiamo che i due arrestati sono conosciuti dalle forze dell’ ordine non solo per i reati politici ma anche per droga, furti e ricettazione, allora ci sta bene anche il banditi e il professarsi partigiani e antifascisti non cancella il teppisti e banditi. Fa piacere leggere anche della condanna per altri tre, sempre del Kavarna, per gli incidenti del 10 febbraio, quando lanciarono bombe carta non in libera vendita contro la polizia e, uno dei tre, anche per aver deturpato le mura di edifici e fa pena leggere che a scrivere vicino ai muri, sono state persone di 32 anni. Alla giunta, il diritto-dovere ma io dico, l’obbligo di richiedere ai rappresentanti legali del Dordoni - organizzatori della manifestazione - il rimborso dei danni materiali subiti dalla città oltre alla costituzione di parte civile nei processi a carico di chi è finito o finirà nella mani della giustizia. Infine, il diretto coinvolgimento di attivisti del Kavarna e del Dordoni impone al Comune la disdetta dei contratti di locazione a prezzi politici degli immobili comunali. I figli di papà mettano mano alla tasca, troveranno tutti i locali che vogliono sul mercato.
vigliottagiuseppe43@gmail.com


Guerriglia in città/2. Black bloc invitati da quelli del Dordoni
Gentile direttore,
la prego di concedermi l’opportunità di rispondere alla lettera del 29/03 del signor Noci che nonostante il suo invito, ha rilanciato un argomento che auspicavamo ormai definitivamente chiuso. Innanzi tutto vorrei precisare che mi sono nauseata, e non stizzita per le argomentazioni trattate con supponenza nella copiosa produzione epistolare del signor Noci, che si permette tra l’altro di definire becere le reazioni di chi adirandosi per le vetrine distrutte avrebbe messo «sullo stesso piano vittime e carnefici in perfetto stile qualunquista». Premesso che la magistratura non ha ancora stabilito quale sia stato il ruolo dell’autonomo ferito (aggredito o aggressore?), è una certezza che quello sfortunato signore sia stato vittima della violenza, pratica notoriamente consueta da parte dei bravi ragazzi del Dordoni. Il signor Noci ritiene inoltre che i black bloc abbiano agito da utili idioti della destra e, nell’assolvere gli autonomi nostrani da ogni responsabilità, li rimprovera di non essersi dissociati dimostrando il loro infantilismo politico. Solo il Noci non ha capito che i delinquenti vestiti di nero sono stati espressamente invitati dagli inquilini del centro del Dordoni (...).
Mimma Moroni
(Cremona)


Gioco in piazza a Pieve Terzagni L’alternativa non obbligatoria
Signor direttore,
ha ragione il sindaco a ricordare che, nella mia funzione di sindaco, ho chiesto ai ragazzi di Pieve Terzagni di spostarsi per i giochi nell’area sportiva. Mi dispiace che dimentichi il contesto nel quale ciò è avvenuto. Il Comune di Pescarolo ed Uniti per la prima volta dopo molti anni di disinteresse dotava Pieve Terzagni di uno spazio che, gestito dal gruppo Il Mosaico, immaginavamo diventasse luogo di aggregazione e di riferimento per la popolazione pievese. E questo è stato vero per molti anni. All’interno di questo processo i ragazzi di Pieve si sono sentiti responsabili e partecipi. Quando hanno deciso che preferivano la piazza, nessuno li ha costretti a restare al Mosaico e ancora meno nessuno ha pensato a un’ordinanza.
M. Stefana Mariotti
(sindaco di Pescarolo ed Uniti)


Assoluzione per B. su Ruby Una sentenza pericolosa
Egregio direttore,
vedo che ogni tanto la sentenza che ha mandato assolto Berlusconi nel processo Ruby torna d’attualità così anch’io desidero dire la mia. Si è detto: assolto perché essendo Ruby una ragazza procace, B. poteva non sapere di avere a che fare con una minorenne. A mio avviso questa è una scusa bella e buona, a dir poco scandalosa perché in questo modo l’adulto, colui che dovrebbe educare, proteggere la/il minore viene liberato da ogni responsabilità. Proviamo a fare un giro in città o ad entrare in una qualsiasi scuola superiore. Immediatamente notiamo che le ragazze , rispetto ai loro coetanei maschi, sembrano donne fatte. (...) B. è padre di tre figlie femmine, è impossibile che non abbia mai notato queste differenze, non è credibile che davanti a Ruby non si sia posto nessuna domanda circa la reale età della ragazza. Tanto più, è stato appurato, intorno a lui erano in molti a conoscere la verità. Con questo certamente non intendo scusare il comportamento di alcune giovani donne; purtroppo il loro unico valore è il denaro e tutto ciò che con esso si può comperare. Ma questo non giustifica e non assolve l’uomo che asseconda e sfrutta il modo di vivere sfrontato di certa gioventù. Erano gli anni in cui la sua ex moglie dichiarava che venivano portate le vergini al drago lasciando chiaramente intendere la predilezione dell’anziano marito per le minorenni. (...) Sentenze come questa lasciano l’amaro in bocca. Mi rammarica constatare come uomini che sono padri e nonni possano ritenere doverose e non pericolose simili sentenze.
Rosa Maria Marchesi
(Cremona)


Si rifletta sulla via italiana alla modernità
Egregio direttore,
gli interventi della professoressa Ada Negri fanno sempre riflettere chi ancora sa pensare al di sopra dei pur importanti problemi quotidiani. (...) A mio parere, il nocciolo dell’intervento si sviluppa intorno alla via italiana alla modernità implicante quella che fu la vera identità degli italiani. Calzante la precisazione che «la parola identità è un singolare che contiene un plurale» - nel caso, gli italiani «tutti». Lasciando perdere Renzi, riterrei interessante analizzare le componenti fondamentali, che definiscono la cultura ed il mondo «moderni», che hanno minato l’essenza di quei «valori assoluti» snaturati nel regno (o meglio nella repubblica) della contingenza e della soggettività.
Claudio Fedeli
(Cremona)


Zucchi e Falcina: prima di parlare Ferrari si informi
Signor direttore,
ritengo doverosa una replica alla lettera del signor Andrea Ferrari, consigliere comunale della Lega Nord di Soresina, comparsa il 12-02. Pur citando l’intervista del 10.02, in cui si scriveva a chiare lettere che il Cda della Fondazione non ha percepito alcun compenso per l’opera prestata (e, aggiungo ora, nemmeno rimborsi spese), il signor Ferrari incomprensibilmente afferma che «... se un cda non è in grado di svolgere il lavoro per cui è pagato, dovrebbe avere la dignità di dimettersi e non occupare le poltrone solo per ricevere gli emolumenti (ritirati o meno) immeritati». Evidentemente non siamo stati abbastanza chiari: il Cda della Fondazione non ha mai deliberato i nostri compensi e, pertanto, non possiamo né ritirarli né lasciarli dove sono per il semplice fatto che non esistono. Punto. Quanto alle accuse di incompetenza, le stesse vengono respinte con fermezza ed il signor Andrea Ferrari è formalmente diffidato dal ricorrere in futuro a simili espressioni. Il Cda, dal suo insediamento, è stato costretto a rivolgere i propri sforzi per sanare variegate problematiche di carattere amministrativo conseguenti alla cessione, evento di cui evidentemente possiamo ringraziare le passate gestioni, tenuto anche conto — come aggravante — che i precedenti amministratori (quelli sì remunerati!) disponevano di un apparato tecnico strutturato che poteva supportarne ed attuarne le decisioni. In questo contesto, ed al solo fine di non ostacolare l’avvio della nuova attività, si è ritenuto opportuno coinvolgere soggetti esterni che già operano nel sociale con l’obiettivo di acquisire indicazioni che poi, in piena autonomia decisionale (e senza le «derive clientelari» fantasticate dal signor Andrea Ferrari), faremo nostre in funzione delle esigenze del territorio. Pertanto, senza pretendere che il signor Andrea Ferrari riesca a capire la reale situazione della Fondazione, mi limito, per il momento, ad invitarlo a documentarsi meglio prima di esprimere ulteriori giudizi lesivi dell’operato e dell’immagine del Cda della Fondazione Zucchi e Falcina, sia come organo collegiale che come singoli amministratori. In caso contrario, ciascuno di noi si riterrà libero di agire a propria tutela nelle opportune sedi.
Massimo Mosconi
(vice presidente Fondazione Zucchi e Falcina, Soresina)


Incidente della Germanwings La macchina tedesca ha crepe
Signor direttore,
desidero replicare alla sua precisazione fatta a seguito della mia lettera del 30 marzo 2015 e, sinceramente, la trovo fuori luogo. Mi rendo perfettamente conto che l’incidente aereo della Germanwings è unico, nel suo genere, altrimenti non avrei scritto la lettera. Mi è sembrato unico fin dal principio, come se si intuisse la terribile verità, ancor prima dello svolgimento delle indagini (ritrovamento della scatola nera, ecc.). Il senso del mio discorso è un altro, e lei lo sa benissimo. È come se si fosse voluto coprire qualcosa o qualcuno. Da qui i miei dubbi. La perfetta macchina tedesca ha mostrato delle crepe, alle quali bisognava fare scudo. Fosse successo ad una compagnia italiana, apriti cielo! Apprezzo sempre e comunque, le sue precisazioni anche se, talvolta, tendono a fare apparire le mie parole con un senso diverso dal concetto che volevo esprimere.
Massimo Pelizzoni
(Gussola)

Evidentemente il concetto che intendeva esprimere non era affatto chiaro.

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