L'ANALISI
LA MOSTRA
16 Marzo 2026 - 16:01
CREMONA - In occasione della presentazione del palinsesto delle attività 2026 del Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera, in provincia di Brescia, sono state esposte al pubblico tre opere - Torso femminile, Il vento, Claudio Monteverdi - dello scultore cremonese Mario Coppetti provenienti dalla Fondazione Coppetti di Cremona. Hanno presenziato all’inaugurazione la presidente e figlia dell’artista Silvia Coppetti, il genero Bruno Marazzi e la coordinatrice artistica della Fondazione Eleonora Galli.
Sul palco dell’auditorium del Vittoriale, recentemente restaurato, era presente anche l’assessore alla Cultura del Comune di Cremona Rodolfo Bona. In dialogo con il presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, Giordano Bruno Guerri, ha presentato le opere che entrano a far parte temporaneamente (fino a metà settembre) del percorso espositivo del complesso monumentale voluto da Gabriele D'Annunzio. Le tre opere rappresentano una significativa testimonianza della ricerca plastica dell’artista cremonese.
L’iniziativa nasce dal dialogo culturale tra la Fondazione Coppetti e il Vittoriale degli Italiani e intende valorizzare una produzione scultorea profondamente legata alla tradizione classica, ma capace di reinterpretarla con sensibilità moderna. Nel Museo D’Annunzio Segreto è stato esposto un Torso femminile del 2004, un bronzo che esprime uno dei temi centrali della ricerca di Coppetti: il corpo femminile come forma archetipica della scultura. Attraverso torsioni plastiche, contrasti chiaroscurali e una modellazione vibrante della materia, l’artista rilegge la tradizione classica nel solco che dalla scultura antica giunge fino alla lezione di Auguste Rodin, restituendo alla figura un’intensa tensione chiaroscurale. Questo torso, con le sue mutilazioni, assume così il fascino di un reperto archeologico, evocando un ideale di bellezza senza tempo.
Di fronte a questa opera è stato collocato Il vento, bronzo del 1990 in cui il nudo femminile diventa personificazione di una forza naturale. La posa dinamica, la torsione del corpo e le linee compositive oblique suggeriscono un movimento leggero e armonico, quasi una danza, attraverso cui Coppetti traduce in forma plastica l’idea del vento. L’opera testimonia la capacità dell’artista di alternare visioni realistiche e idealizzazioni simboliche, mantenendo sempre il corpo umano come misura centrale della propria ricerca.
Le due opere costituiscono un omaggio alla figura di Gabriele D'Annunzio per la loro capacità di evocare alcuni temi a lui cari, quali l’amore per l’antico e il fascino seducente della figura femminile. Il poeta era anche un cultore della tradizione del canto lirico e ammirava Claudio Monteverdi e la capacità della musica di elevare le emozioni, ricerca che il compositore cremonese aveva iniziato secoli prima ponendo la musica al servizio dell'espressione emotiva e drammatica.
Per tale motivo, proprio nell’Auditorium del Vittoriale è stato esposto il busto in bronzo raffigurante Claudio Monteverdi, realizzato nel 2007, modello della replica collocata nel 2013 nei giardini pubblici di piazza Roma a Cremona. Il ritratto testimonia una delle direttrici più significative della produzione di Coppetti: la ricerca di una profonda verosimiglianza unita alla capacità di cogliere la dimensione psicologica del soggetto. Riprendendo l’iconografia storica del musicista, l’opera rende omaggio a una delle figure che hanno reso Cremona celebre nel mondo e contemporaneamente vuole essere testimone del riconoscimento, da parte del Parlamento italiano, del Monteverdi Festival quale rassegna di valore internazionale e fra le più importanti al mondo nell’ambito della musica classica.
La presenza del ritratto di Monteverdi al Vittoriale crea dunque un suggestivo dialogo ideale con la figura di D’Annunzio: se il compositore seicentesco è infatti considerato l’inventore del melodramma e il rivoluzionario della musica degli affetti, il poeta del Vittoriale è stato tra i più alti interpreti del rapporto tra parola, musica ed emozione. L’esposizione rappresenta così un nuovo momento di collaborazione tra istituzioni culturali impegnate nella valorizzazione del patrimonio artistico italiano e arricchisce ulteriormente il programma culturale del Vittoriale per il 2026.
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