Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

CREMONA

Rapina. Studente condannato: al liceo Manin il processo è simulato

Progetto della Camera Penale di Cremona e Crema 'Sandro Bocchi'. Lezione teorica e pratica. Gli studenti diventano pm, avvocati e giudici

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

12 Marzo 2026 - 19:09

CREMONA - Nella notte tra il 5 e il 6 giugno del 2025, venerdì, ultimo giorno di scuola, Andrea, 19 anni, studente al Manin, incensurato, spacca il vetro della porta di ingresso del liceo, ruba un mixer elettronico e una tastiera. Gli servono per la festa di fine anno scolastico che sta organizzando. In via Felice Cavallotti, lo studente è arrivato in bicicletta. Non è solo. Mentre esce dal liceo con la refurtiva, viene beccato da Franco, 68 anni, il bidello-custode con abitazione adiacente al Manin. I rumori lo hanno svegliato. Il bidello cerca di bloccare Andrea, che per assicurasi la fuga, gli dà uno spintone. Franco finisce a terra, picchia la spalla, rimedia una botta. Mentre si rialza, scorge un’altra figura maschile vicino alla bicicletta di Andrea. È buio. Gli sembra Matteo, 20 anni, compagno di classe di Andrea. Matteo ha un precedente per furto.

Il bidello fa denuncia ai carabinieri. I due studenti vanno a processo per rapina aggravata, in concorso. Andrea viene condannato - all’unanimità - a 5 anni di reclusione: il pm ne ha chiesti 3. Matteo viene assolto.

Undici del mattino. Al liceo Manin va in scena un processo simulato. L’aula magna diventa l’aula penale, il corridoio è la camera di consiglio dei giudici seduti a terra, in cerchio. È il progetto che da anni porta avanti nelle scuole la Camera Penale di Cremona e Crema ‘Sandro Bocchi’, spiega l’avvocato Marilena Gigliotti, al Manin con i colleghi Caterina Pacifici e Alessandro Zontini. «Un progetto studiato dall’Unione delle Camere penali italiane», ma «un unicum sul territorio nazionale è la nostra premiazione con le borse di studio», spiega Gigliotti.

Nemmeno la prof Francesca Di Vita si aspettava una tale partecipazione di studenti all’orientamento con la finalità di «avvicinare i ragazzi agli studi giuridici», di calarsi nella realtà, «di immedesimarsi per capire veramente come funzionano le cose. La partecipazione è andata ben al di là delle aspettative, hanno partecipato anche i ragazzini di seconda, abbiamo riempito l’Aula magna».

Prima la teoria, poi la pratica: il processo, appunto. Si chiama Romina il giudice che legge il dispositivo della sentenza decisa dal gruppo di studenti-giudici guidati dall’avvocato Pacifici. La sentenza: «In nome del popolo italiano, il Tribunale di Cremona… considerate le circostanze attenuanti generiche in regime di equivalenza sulla contestata aggravante, condanna Andrea a 5 anni di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali. Assolve Matteo». Per i giudici Bianca Barbieri, Camilla Grazioli e Maria Giulia Alquati, studentesse all’ultimo anno del liceo classico, sezione A, «è una esperienza molto interessante». Bianca, papà nella Polizia locale, e Camilla, papà avvocato, pensano di iscriversi a Giurisprudenza. Maria Giulia, papà avvocato anche lei, a Economia e commercio.

Si chiama Valentina il pubblico ministero. Fa parte del gruppo di studenti-pm capeggiati dall’avvocato Zontini. Il pm chiede di assolvere Matteo “per la sua totale estraneità ai fatti” e di condannare Andrea a 3 anni.

Gli avvocati della difesa si chiamano Awa e Francesco, seconda classe del linguistico. Fanno parte del gruppo di studenti-avvocati guidati da Gigliotti. Per Matteo chiedono l’assoluzione «per non aver commesso il fatto, perché dall’istruttoria dibattimentale è emersa la sua estraneità ai fatti contestati; le prove emerse in giudizio hanno evidenziato che Matteo non fosse presente sul luogo del fatto (la sua fidanzata gli ha fornito l’alibi: ‘È stato con me tutta la notte’)». Per Andrea chiedono «il minimo della pena», tenuto conto della «sua condotta responsabile e collaborativa». Andrea ha ammesso le proprie responsabilità, ha risarcito il danno al bidello. E gli ha scritto una lettera di scuse. Non solo. «Sino al giorno del processo ha attuato una condotta riparatoria, aiutando il bidello, con l’autorizzazione del preside, a riordinare e pulire le classi dopo le lezioni».

Giudici severi. Andrea si prende 5 anni, l’udienza è tolta, tutti in classe.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400