L'ANALISI
26 Gennaio 2026 - 05:10
CREMONA - Alla vigilia della Giornata della Memoria, celebrata ogni anno per commemorare le vittime dell’Olocausto, una notizia che, anche se solo per un attimo fugace, fa dimenticare guerre, odio, rancori. Dopo lunghe indagini e grazie all’ostinazione di persone diverse tra loro ma accomunate dallo stesso amore per la storia, è stato ritrovato l’antico Aron della Sinagoga di Sabbioneta: un simbolo importantissimo, l’armadio sacro che custodisce il Sefer Torah, i rotoli della legge. A ogni Shabbat, la festa del riposo che va dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato, i rotoli vengono prelevati, srotolati, letti davanti all’assemblea per poi essere riposti all’interno dello scrigno ligneo. Uno dei protagonisti (anche se lui non accetterebbe di essere qualificato così) di questa affascinante scoperta, una specie di caccia al tesoro, quasi un giallo approdato nel cuore di Gerusalemme ma forse non ancora all’ultima puntata, è Giuseppe Minera, il guardiano del cimitero ebraico di Ostiano che collabora nella cura di quelli di Bozzolo, Viadana, Pomponesco e Sabbioneta.
Ed è da Sabbioneta, provincia di Mantova ma diocesi di Cremona, che bisogna partire. L’attuale sinagoga dell’incantevole ‘piccola Atene’ fu edificata nel 1824 ristrutturando un ampio edificio all’interno del quale, già nel XVI secolo, esisteva una sala destinata alla preghiera. Come spiega Alberto Sarzi Madidini, appassionato cultore di cronache sabbionetane, l’Aron cinquecentesco della precedente sinagoga era un mobile piuttosto semplice, sul cui frontale compariva una scritta in ebraico che significa: «Quanto è tremendo questo luogo», una citazione tratta dal libro della Genesi. L’armadio fu custodito a Sabbioneta sino al 1970 circa, quando lo studioso Umberto Nahon decise di trasferirlo in Israele.
«Probabilmente, com’è avvenuto per tanti altri arredi religiosi, con l’obiettivo di portarlo in salvo», aggiunge Sarzi Madidini. «Quando venne inaugurata la nuova sinagoga, i vecchi mobili non sono stati utilizzati e il precedente Aron, sostituito da uno nuovo, è finito in un magazzino — interviene Minera —. Non sappiamo se sia poi stato spostato e restaurato prima a Mantova o a Gerusalemme, la sua destinazione. Ciò di cui siamo certi è che, giunto in Israele, venne collocato in un’aula della sede delle udienze del Tribunale rabbinico superiore, vicino al Muro del pianto. E da lì, non si sa per quali ragioni, ceduto a un’istituzione di ebrei ultraortodossi, che lo portarono all’interno della loro sinagoga, dove non lasciavano entrare nessun altro e che era vietata alle donne».
L’Aron rimase tra quelle mura proibite, a quanto pare, per decenni. Dopodiché se ne persero le tracce. Nel 2024, per festeggiare il bicentenario dell’apertura della nuova sinagoga di Sabbioneta, si pensò di recuperare le foto dell’Aron originario nel frattempo restaurato. Non si sapeva, però, che fine avesse fatto. Ma Sarzi Madidini non si è perso d’animo. Proprio come Minera, anche lui interessato al recupero quel tesoro di civiltà, religione e tradizioni, che in questi anni si è messo pazientemente in contatto con conoscenti e ricercatori, israeliani e italiani. Tante rassicurazioni, qualche depistaggio, ma nessun risultato concreto. La svolta nel settembre del 2024 quando, in occasione della Giornata europea della cultura ebraica, in visita al piccolo camposanto di Ostiano, l’unico in provincia di Cremona, è arrivata una coppia di grandi talenti nati in Israele: Uri Chameides, famoso violinista, insegnante di musica, fondatore della Camerata strumentale di Milano e della Mediterranean Symphonic Orchestra, che dal 1975 si è trasferito nel Cremasco, e Yehoshua Glotman, apprezzato artista multimediale che si occupa anche di fotografia e cinema sperimentale.
«Uri ha rinnovato l’impegno che aveva preso con me in un precedente incontro e che Yehoshua ha condiviso quel pomeriggio di fine estate: non appena fossero tornati in patria, si sarebbero messi sulle tracce dell’Aron». Sono stati di parola, anche se hanno dovuto affrontare mille difficoltà. «In effetti è stato faticoso, ho fatto molte telefonate e mandato decine di mail – conferma il musicista con la doppia cittadinanza italiana e israeliana, la cui madre, Judith, venne deportata ad Auschwitz all’età di 13 anni e come Liliana Segre è stata una delle poche a sopravvivere —. Finalmente un cortese addetto della sinagoga vicino al Muro del pianto mi ha prestato attenzione informandomi che a causa dei lavori di restauro dei locali l’Aron era stato portato giù nello scantinato. Ha detto di richiamarlo qualche tempo dopo. L’ho fatto ricevendo però come risposta che il mobile non si trovava più in quel posto ma fuori dalla città antica, in una scuola di religiosi tradizionalisti vicino alla Stazione centrale di Gerusalemme». Ci sono volute altre autorizzazioni, altri permessi. «Mi sono precipitato, sul telefonino avevo le vecchie immagini dell’Aron sparito: sì, era proprio lui, c’era anche la scritta, nessun dubbio». Prima di rientrare in Italia, Uri ha dato a Yehoshua «contando sul suo entusiasmo» le indicazioni topografiche per ritrovare quel luogo e scattare alcune fotografie dell’Aron che documentassero inoppugnabilmente il ritrovamento. Yehoshua le ha mandate a Uri, che le ha girate a Minera accompagnandole con queste parole: ‘Carissimo Giuseppe, missione compiuta’. «Avevo fatto una promessa a un amico e volevo mantenerla», dice ora il violinista.
Lui, «il carissimo amico», per un istante si lascia andare: «Il recupero dell’Aron è un’impresa che ha dell’incredibile. Sono contento perché è stato salvato un pezzo di storia delle nostre terre. Abbiamo vinto tutti insieme». Il tesoro che ha attraversato i secoli è sostanzialmente in buone condizioni anche se presenta alcune parti mancanti e necessita di un restauro. «Il vero problema, però, è che versa in uno stato di abbandono, non viene utilizzato e il Rabbinato di Gerusalemme, che ne detiene la proprietà, non sembra essere consapevole del suo valore storico e culturale», afferma Sarzi Madidini. «Purtroppo la comunità ebraica di Sabbioneta si è estinta agli inizi del ‘900 e per questo motivo la collocazione migliore dell’arredo dovrebbe essere presso una comunità viva, attiva a Gerusalemme, non però nel luogo in cui è in questo momento, dove l’Aron possa riprendere la sua funzione di custode dei rotoli della legge», sostiene Minera. Il suo collega e compagno d’avventure lancia una provocazione: «E se, attraverso i canali istituzionali e diplomatici, ne chiedessimo la restituzione?». Pareri diversi sospinti però dallo stesso vento, quello che soffia sulla Giornata della Memoria.
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