il network

Sabato 10 Dicembre 2016

Altre notizie da questa sezione

Blog


Cremona - Dal 1 marzo al 17 aprile

La mostra fotografica internazionale "Scarsità-Spreco – Syngenta Photography Award" al Museo civico

La mostra fotografica internazionale

dal 01/03/2016

al 17/04/2016

genere mostre

Museo Civico Ala Ponzone
Via Ugolani Dati
Cremona
sito: http://scarcitywaste.syngentaphoto.com/ 

Aggiungi al calendario http://www.laprovinciacr.it/scheda/arte/136055/La-mostra-fotografica-internazionale--Scarsita.html 10/12/2016 07:58:29 10/12/2016 07:58:29 40 La mostra fotografica internazionale "Scarsità-Spreco – Syngenta Photography Award" al Museo civico Museo Civico Ala PonzoneVia Ugolani DatiCremonasito: http://scarcitywaste.syngentaphoto.com/  Via Dati Ugolani, 26100 Cremona CR, Italia false DD/MM/YYYY

Grazie alla collaborazione tra Syngenta, azienda internazionale interamente dedicata all’agricoltura, e il Comune di Cremona, le opere vincitrici dell’edizione 2015, che esplora il tema “Scarsità-Spreco” (Scarcity-Waste), saranno allestite in una location d’eccezione: la Sala delle Colonne, che introduce al celebre quadro “reversibile” di Giuseppe Arcimboldo, Ortaggi in Ciotola, meglio noto come L’Ortolano, che ha ispirato la mascotte di EXPO Milano 2015.

Il fil rouge che unisce la cinquecentesca opera dell’Arcimboldo e le immagini selezionate per la mostra “Scarsità-Spreco” (Scarcity-Waste) - Syngenta Photography Award” risiede proprio nelle tematiche che hanno animato l’Esposizione Universale.

Sembra un girotondo, un gioco di donne drappeggiate di rosa e turchese o una danza rituale: è invece la fatica — immane, quotidiana —di chi l’acqua non ha la fortuna di vederla scorrere pulita e abbondante dal rubinetto di casa, ma come in questo caso se la deve procurare estraendola salmastra da un pozzo, nella campagna del Pakistan. E’ una della foto di Mustafah Abdulaziz, fotografo statunitense con base a Berlino, vincitore dell’ultima edizione del Sygenta Photography Award.

Stili diversi, soggetti di ffe rent i , scatti singoli o estratti da un portfolio corposo. A fare da comune den omin atore tra le fotografie è un pervasivo senso di desolazione, di assurdità, di voglia di dire: ‘basta’, pensando a uno stile di vita ricco e cieco che cannibalizza una parte di mondo e lascia poche risorse, poche speranze. Ci sono le donne pakistane che raccolgono l’acqua, certo. Ma anche un nuovo insediamento residenziale strappato al deserto negli Emirati Arabi Uniti. E, sempre lì, ciò che resta di un insediamento fallito, una sfilata di piloni abbandonati, simili a totem a braccia alzate in segno di resa. L’oc ch io corre alla Cina, alle cinquanta sfumature di un grigio che è veleno, che è aria irrespirabile.

Lo sguardo si perde a Iztapalapa, il quartiere più popoloso di Città del Messico: punto di fuga verso l’infinito, una miriade di abitazioni sorte senza seguire niente che assomigliasse a un piano in un’area agricola fino agli anni Settanta. E ancora, fiumi prosciugati, discariche, persone che tra i rifiuti sono costrette a vivere e che dai rifiuti traggono sostentamento, spazidesertificati da una corsa a uno sviluppo sciaguratamente autodistruttivo, donne kenyote — è alle donne e ai bambini che nei Paesi poveri sono in genere riservati i compiti più duri — che nei periodi di siccità scavano fino a venti metri di profondità per procurarsi l’acqua, in una lotta per la sopravvivenza che coinvolge anche gli animali. Non sono molte le immagini esposte, ma costringono a riflettere. Di questi tempi, non è poco.
© RIPRODUZIONE RISERVAT

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 1000