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Sabato 10 Dicembre 2016

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STASERA ALLE 20.45

Bortolussi e Patrucco al Caffè Letterario di Crema

La tesi provocatoria del segretario della Cgia di Mestre: 'Scontrini e fatture in regola non salveranno il Paese'

Bortolussi e Patrucco al Caffè Letterario di Crema

Giuseppe Bortolussi e Alberto Patrucco

CREMA - Scontrini e fatture in regola non salveranno il Paese. E' la provocatoria tesi che Giuseppe Bortolussi, notissimo segretario della Cgia di Mestre, sosterrà a Crema la sera di lunedì 18 novembre: è il protagonista del prossimo incontro del Caffè Letterario, dove presenterà il suo libro "Evasori d'Italia" pubblicato da Sperling & Kupfer e divenuto un caso editoriale e politico. L'intervista è a cura di Stefano Righi, giornalista economico del Corriere della Sera e, a sua volta, scrittore. L'appuntamento è per le 20,45 al teatro San Domenico, l'ingresso è libero e a tutti i presenti verranno offerti, come da tradizione, caffè e pasticcini.

Eccezionale l'ospite, eccezionale l'accompagnamento: durante la serata sono previste incursioni musical satiriche di Alberto Patrucco, attore comico di spicco, ben conosciuto dalle platee dei cabaret di tutt'Italia. Sarà accompagnato da due ottimi musicisti: Daniele Caldarini, al pianoforte, e Francesco Gaffuri, al contrabbasso.

La serata, organizzata in collaborazione con la Fondazione San Domenico, è resa possibile grazie al contributo degli sponsors che da sempre sostengono il Caffè Letterario di Crema: Formazienda, il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua, Fondazione Popolare di Crema per il territorio, Banca Cremasca, Fapes di Sergnano, Comitato Soci della Coop di Crema, libreria Il Viaggiatore curioso di Crema e Icas di Crema.

La lotta all'evasione fiscale è uno dei temi caldi di cui il nostro governo si sta occupando, anche attraverso clamorosi controlli e sanzioni. Nel frattempo si alzano, con sempre maggior forza, le voci dei fautori di una "soluzione miracolosa", ovvero la creazione di un sistema - definito "contrasto di interessi" - che ponga in competizione chi, non emettendo fattura, evita il pagamento delle imposte (il fornitore) con chi potrebbe ricavare da quella stessa fattura una diminuzione del proprio carico fiscale (il cliente). Ma attenzione alle "bufale", ammonisce il segretario della Cgia di Mestre: in realtà dove questo sistema è stato introdotto non ci sono stati risultati positivi e, al contrario, l'evasione fiscale non è diminuita, mentre sono aumentati i costi amministrativi per Stato.

Bortolussi, con rigore e dati concreti, mette in guardia dai rimedi apparentemente semplici e illustra i vari fallimenti delle misure antievasione, spiegando che, contrariamente a quanto di solito affermato dai sostenitori di questo e altri espedienti-panacea, il sistema fiscale in Francia, Germania e negli Usa non è molto diverso da quello italiano. Il problema non risiede nella ricevuta fiscale o nello scontrino non emessi, e un'equa tassazione non si ottiene demonizzando piccolo artigiano, il commerciante o il professionista. Così facendo si rischia una sola cosa: distogliere l'attenzione dalla vera evasione e dalla vera elusione. Secondo i calcoli della Cgia resi noti in questi giorni, in cinque anni e mezzo di crisi, dal 2008 al giugno del 2013, le partite iva si sono ridotte di 400 mila unità (-6,7%); inoltre, ogni 100 lavoratori autonomi, ben 7,2 hanno cessato l'attività; e al 30 giugno di quest'anno il cosiddetto popolo delle partite Iva ammontava a 5.559.000 lavoratori. «In proporzione la crisi ha colpito in maniera più evidente il mondo delle partite Iva rispetto a quello del lavoro dipendente», evidenzia il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi, spiegando che «a differenza dei lavoratori dipendenti, quando un autonomo chiude l'attività non dispone di nessuna misura di sostegno al reddito. Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare».

Bortolussi, protagonista di un recentissimo scontro con il vice ministro dell'Economia Stefano Fassina, non è tenero con il governo. A seguito delle disposizioni fiscali introdotte dal disegno di legge (ddl) di Stabilità approvato nelle settimane scorse dal Governo Letta, nel 2014 gli italiani pagheranno 1,1 miliardi di euro di tasse in più. A dirlo è l'Ufficio studi della CGIA che ha calcolato l'impatto economico riconducibile agli effetti di tutte le nuove voci fiscali introdotte dal ddl di Stabilità. In buona sostanza, questo bilancio direttamente tributario è dato dalla differenza tra le nuove entrate fiscali e le minori imposte e contributi che interesseranno l'anno prossimo gli italiani. A fronte di poco più di 6 miliardi di euro di nuove entrate tributarie a cui si aggiungono 65 milioni di entrate extra tributarie e altri 135 milioni di riduzione dei crediti di imposta, nel 2014 gli italiani saranno chiamati a versare allo Stato complessivamente 6,227 miliardi di euro di nuove imposte. Per contro, «godranno» di una riduzione delle tasse e dei contributi da versare all'Erario per un importo pari a 5,119 miliardi di euro. Pertanto, la differenza tra i 6,227 miliardi di nuove imposte e i 5,119 miliardi di minori tasse dà come risultato 1,108 miliardi di euro. «A nostro avviso - dichiara il segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi - il risultato è sottostimato. Corriamo il pericolo che il saldo sia più pesante. Secondo i tecnici del Governo, la Trise, vale a dire il nuovo tributo sui servizi, dovrebbe farci risparmiare un miliardo di euro rispetto a quanto pagavamo di Tares e di Imu. Un vantaggio economico che, purtroppo, rischia di essere eroso dall'azione dei Sindaci. I Comuni, infatti, avranno un'ampia discrezionalità nell'applicazione della Trise ed è molto probabile che ne inaspriranno il prelievo per lenire le difficoltà economiche in cui versano, con evidenti ripercussioni negative per i bilanci delle famiglie e delle imprese».

18 Novembre 2013

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