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Giovedì 08 Dicembre 2016

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DIRITTO DI CRITICA

"Le voci di dentro" recensito dagli studenti

Ecco come i ragazzi hanno visto la commedia di Eduardo De Filippo interpretata da Toni Servillo

"Le voci di dentro" recensito dagli studenti
ROBERTA ZAVAGLIO- 3 LICEO SCIENTIFICO VIDA. “Sogno o son desto?”. È questo il dilemma che permea il tessuto de Le voci di dentro,una commedia di Eduardo de Filippo rivisitata da Toni Servillo e andata in scena le sere 8 e 9 aprile al Teatro Amilcare Ponchielli. L’atmosfera sospesa tra realtà e dimensione onirica che viene a crearsi,si fonde col mondo interiore dei personaggi,fatto di fantasmi,angosce ed ombre,al punto da generare un mondo fittizio e immaginario che entra in collisione col vero. La scintilla generatrice della commedia è data da un sogno,quello fatto una notte da Alberto Saporito,interpretato da Toni Servillo,il quale vede i vicini di casa,i Cimmaruta, uccidere un uomo e far sparire il suo corpo. Alberto,convinto che si tratti di realtà, denuncia i vicini facendoli arrestare e da questo momento prende avvio un susseguirsi di eventi che porta i vari personaggi ad accusarsi l’uno con l’altro facendo emergere il loro essere più meschino. L’evolversi della vicenda è accompagnato da un mutamento della scenografia che nel primo atto è scevra ed essenziale, permette di immergersi nella quotidianità familiare,mentre nel secondo grazie al divisorio trasparente e le sedie accatastate verticalmente, assume un velo misterioso. Il filo conduttore dell’opera è l’incomunicabilità,simboleggiata da zi’ Nicola, stereotipo dell’uomo che vuole estraniarsi dalle vicende del mondo e dalle sue ipocrisie al punto da smettere di comunicare. Questa commedia è in grado di far emergere con ironia la complessità dell’animo umano,caotico e al tempo stesso contorto,ipocrita e indifferente. L’ambiguità di rapporto tra sogno e realtà crea una tensione crescente che si smorza solo al termine della rappresentazione, nel momento in cui la disillusione cala su Alberto e sugli spettatori come un sipario. Uno spettacolo divertente e profondo allo stesso tempo, la cui drammaticità è celata sotto il velo dell’ironia. 

ALBERTO CONTINI - 1 LICEO SCIENTIFICO.  Nei giorni 8 e 9 aprile 2014 si è tenuto al Teatro Ponchielli di Cremona, lo spettacolo: Le Voci di Dentro di Eduardo de Filippo. Lo spettacolo diretto da Toni Servillo ha riscosso grande successo nelle due serate. Io riporterò lo spettacolo di martedì 8 aprile a cui ho assistito con piacere. Subito entrano in scena Zia Rosa (Betti Pedrazzi) e la cameriera (Chiara Baffi) che con un perfetto accento napoletano, riscaldano l'atmosfera e la preparano per l'arrivo del protagonista Alberto Saporito (Toni Servillo). La prima scena rappresenta una tipica mattina in famiglia: le cameriere che parlano dei nuovi pettegolezzi del palazzo, i padroni che si alzano per fare colazione e i vicini. Lo spettacolo continua con l'arrivo del portinaio Michele e del fratello di Alberto Saporito, Carlo. Dopo una breve discussione divertente e apprezzata dagli spettatori, Alberto si alza e accusa la famiglia di omicidio. Da quel momento, i familiari visitano Alberto per convincerlo della loro innocenza e della colpevolezza dei parenti, invitandolo a mostrare le prove. In seguito alla comica giustifica del vicino, la famiglia decide di uccidere Alberto ed eliminare definiti-vamente le prove. La cameriera riferisce così il piano al vicino: vogliono portarlo in campagna per una gita e ucciderlo. Al ritrovo con la famiglia, si riuniscono tutti, la polizia per arrestarlo e la famiglia per portarlo via. Alberto parla e sottolinea il fatto che una famiglia si accusi reciprocamente e in quel momento giunge nel palazzo la presunta vittima: Alberto aveva sognato l'omicidio. La scena si chiude con i due fratelli seduti a riflettere. Lo spettacolo mi è piaciuto molto, mi ha coinvolto e mi ha fatto divertire grazie all'accento dei personaggi e alla vicenda comica e inverosimile. Uno spettacolo da vedere, ma da saper apprezzare. 
ALESSANDRO COLOMBARI - 3 LICEO SCIENTIFICO. “Il sogno non esiste? Quello che ho detto è la verità?” – Le voci di dentro-. Nei sogni non percepiamo tutto subito, la storia si deve scrivere pian piano nei nostri pensieri fino a raggiungere un’immagine nitida quasi fosse realtà. Così la serata del 9 aprile del teatro Ponchielli parte con una scenografia semplice, pochi mobili e colori uniformi; nel cambio di ambientazione si mantiene sempre la sobrietà caratterizzante il periodo storico nel quale si svolge la commedia: il dopo guerra, che oltre ad aver bucato le tasche degli italiani ha anche abbattuto i valori che legavano i rapporti interpersonali. Comincia a colorarsi l’immagine della vicenda. La storia è particolare, da un semplice sogno scaturisce una fitta trama di sospetti tra i membri della famiglia Cimmaruta rispetto a un presunto omicidio; è strano perché l’omicidio… non è mai avvenuto, come detto prima sono accuse infondate tratte dall’immaginazione di Alberto Saporito, un conoscente della famiglia; eppure i sospetti sembrano essere così ben radicati da tagliare tutti i rapporti e, con la stessa facilità con cui sono stati separati, ricucirli come se niente fosse avvenuto. Riguardo tale inconsistenza umana Alberto vive il proprio dramma e ritrova una grande verità nell’apparente assurdo comportamento di suo zio; lo zio non parla, non parla perché dopo una vita di rapporti ha capito che non serve a niente parlare, non c’è nulla da dire. Niente da dire nemmeno sull’impeccabile messa in scena da parte della compagnia di Toni Servillo in grado di coinvolgere l’intero teatro; incredibile come i dubbi del protagonista si formulassero prima all’interno delle menti del pubblico e poi uscissero dalle labbra dell’attore come fosse solo il rappresentante della coinvolgente emotività scaturita dalla vicenda. Anche di fronte a imprevedibili difficoltà tecniche dovute alla conformazione del palcoscenico gli attori sono riusciti ad accomodare egregiamente gli errori dovuti a ciò e far spuntare un sorriso sulle labbra degli spettatori. L’ottima riuscita è stata soprattutto attestata dagli incessanti applausi che sembravano non voler smettere mai, una grande storia, una magnifica interpretazione. 
CRISTINA MORRA - 4 LICEO SCIENTIFICO. Poco convincente,ad essere sinceri, lo spettacolo presentato da Toni Servillo la sera dell’ 8 aprile al teatro Ponchielli: da ‘Le voci di dentro’ ci si aspettava, forse, qualcosa in più. Sullo sfondo di una Napoli impoverita di valori e speranze dalla guerra, si svolge la vicenda di Alberto Saporito (interpretato dallo stesso Servillo) il quale, mosso da un sogno incredibilmente realistico, decide di incolpare i suoi vicini di casa dell’omicidio di un amico. A tale accusa, per altro infondata, questi ultimi rispondono con comportamenti di velata disperazione, puntando il dito l’uno contro l’altro senza risentimento né giustificazioni ragionevoli: tutto l’equivoco si basa su sospetti e supposizioni, su una insicurezza di fondo che porta i personaggi prima ancora che a cercare il razionale appoggio del dialogo ad aggrapparsi, sempre fin troppo in fretta, a presunzioni che un momento sembrano consistenti, e il momento dopo sono polvere. Il tema della mancanza di comunicazione, sintomo di diffidenza e disagio, è preponderante ed è messo in luce dal personaggio di Zi’ Nicola (Daghi Rondanini), un vecchio che per scelta non parla più da anni e che tuttavia, pur nei suoi modi rudimentali, riesce a farsi capire senza lasciar spazio a fraintendimenti. L’opera di Eduardo De Filippo, riportata in vita da Servillo e da tante ottime interpretazioni (la sua per prima), è molto sensibile da questo punto di vista verso i suoi protagonisti e verso l’impatto che il contesto storico può aver avuto sulla loro interiorità e sulle loro abitudini. Azzeccata è stata la scelta di mantenere l’uso del dialetto: ha, infatti, conferito alla vicenda una leggera comicità che non ha guastato, considerata l’eccessiva semplicità con cui è stata messa in scena. A questo proposito si fa riferimento prima ancora che alla povertà della scenografia, che anzi risulta piuttosto suggestiva ed evocativa del quadro storico, alla mancanza di una colonna sonora che avrebbe potuto rendere la rappresentazione un po’ più emozionante.
CRISTINA SIVERI - 4 LICEO CLASSICA MANIN. Biglietteria e maschere in fermento, la sera del 9 aprile al teatro Ponchielli si è registrato un tutto esaurito. A ciò ha senza dubbio contribuito la presenza di Toni Servillo, che, fresco di Oscar, non ha deluso le aspettative del pubblico cremonese. La vicenda narrata da Le voci di dentro di Eduardo De Filippo ha il suo fulcro nel rapporto sogno-realtà e menzogna-verità. Sarà infatti a causa di un sogno che Alberto Saporito (Toni Servillo) incolperà un vicino di casa di omicidio; omicidio di un uomo vivo e vegeto. In un labirinto di fraintendimenti, ripensamenti e dubbi, è centrale il rimprovero fatto ad una società che considera ordinaria ed accettabile l’uccisione di un uomo. Ognuno si preoccupa solo di discolpare se stesso, gettando fango sui membri della propria stessa famiglia. In questo clima di mistero e diffidenza, i dialoghi sono ben scritti e fanno riflettere lo spettatore. Tuttavia l’atmosfera non si fa mai eccessivamente pesante, come testimoniano le incessanti risate del pubblico, la cui ilarità è scatenata soprattutto da Peppe Servillo che, privilegiando gli sguardi e i gesti alle parole, fa di ogni istante motivo di risa. La scenografia essenziale e familiare e la bravura degli attori fa si che lo spettatore si immerga fin dal primo istante in un’intima realtà domestica. Così Rosa (Betti Pedrazzi) diventa la mamma/zia di tutti; Maria (Chiara Baffi) l’esuberante e briosa sorella/cugina; Pasquale (Gigio Morra) lo scontroso papà/zio. I dialoghi in dialetto napoletano sono intervallati da frequenti silenzi, che però non sono mai muti, ma che anzi urlano dentro la testa dello spettatore. Ogni pausa sembra rispondere all’esigenza dello spettatore di avere un attimo per riflettere. In questo modo si instaura uno strettissimo rapporto pubblico-attore, sottolineando il fatto che il tema trattato riguarda tutti, in modo indistinto. 
DANIELE CROTTI - 1 LICEO SCIENTIFICO.  Nei giorni scorsi Cremona ha avuto il piacere di ospitare Toni Servillo, vincitore dell’ Oscar col suo film “La grande bellezza”, e suo fratello Peppe al teatro Ponchielli. “Le voci di dentro” è una commedia di Eduardo De Filippo parlata completamente in dialetto napoletano. Il pubblico ha sicuramente apprezzato, infatti la commedia si è spenta in un sonoro applauso che è rimbombato per almeno cinque minuti in tutto il teatro. A caratterizzare questo spettacolo è una scenografia davvero semplice, quasi spoglia, ma valorizzate dalle luci di Cesare Accetta. Una trama semplice, ma che nasconde un significato di grande importanza: insegna l’importanza della fiducia. Insegna che tra amici e parenti non bisogna mai accusarsi a vicenda, ma bisogna cercare di proteggersi e di fidarsi l’uno dell’altro. Gli attori sono stati molto bravi ad interpretare le loro parti, ogni tanto c’è stata qualche interruzione dovuta agli applausi del pubblico che sicuramente ha partecipato in modo attivo per tutta la durata dello spettacolo. La commedia è ambientata in un condominio, nella prima parte nella casa dei Cimmaruta e nella seconda parte nella casa di Alberto, è qui che rischia di essere arrestato per falsa accusa ed è qui che tutti per salvarlo accusano i loro genitori o i loro nipoti, alla fine Alberto non ce la fa più e capisce finalmente che l’umanità è sorda e per questo il suo fidato zio ha rinunciato a parlare e ha iniziato a comunicare con scoppi. Il Ponchielli ha ospitato uno dei più grandi attori attuali di fama mondiale nel suo ultimo spettacolo di questa stagione che si è conclusa proprio con “Le voci di dentro”. Si è notato che il pubblico non capiva tutte le battute, infatti ogni tanto si sentivano delle voci in sottofondo che lo facevano capire, ma se così non fosse stato il tutto avrebbe sicuramente reso meno perché appunto sono questi particolari che distinguono uno spettacolo dagli altri. 
ENRICO GALLI - 3 LICEO SCIENTIFICO. Un piccolo tavolo bianco, tre sedie bianche, una credenza bianca e un pavimento bianco. Oggetti luminosi che spandono la loro luce su un tranquillo dopoguerra a Napoli. Questa è la cucina di una piccola famiglia, i Cimmaruta, che vive in un mondo tranquillo, felice, limpido. La loro vita è segnata dalla quotidianità: la sapiente Matilde sta macinando il caffè quando Michele, il portiere, amabilmente, le consegna la spesa, intanto Maria, la cameriera, fa le sue faccende e poi ci sono i due vecchi amici di famiglia Alberto Saporito e suo fratello Carlo, molto simpatici e sorridenti, una specie di borghesi caduti in ristrettezze economiche. Ma la grande bellezza di questo mondo è minata alle fondamenta: infatti sotto gli incostanti e sparuti sprazzi di bellezza si nasconde un omicidio. Alberto Saporito accusa tutta la famiglia dei Cimmaruta di aver assassinato un uomo, dice infatti di aver assistito all’omicidio e di possederne le prove, così li fa arrestare. Ma con lo svolgersi della vicenda si rende conto che non sa se quello che ha affermato è vero oppure è stato solamente uno scherzo della sua mente e continuamente vacilla tra questi due estremi. Amareggiato e devastato si rinchiude nel suo magazzino e medita sulla veridicità dell’omicidio. Nel frattempo uno dopo l’altro, a turno, lo raggiungono i diversi componenti della famiglia dei Cimmaruta che lo convincono che l’omicidio si è veramente attuato e si accusano a vicenda. Saporito è in balia dei fatti e non comprende più nulla; solo e alla fine si scoprirà che l’omicidio non c’è stato e il presunto defunto per tutto il tempo era stato lontano da casa. Solamente adesso Alberto Saporito, e il pubblico insieme a lui, comprendono la vera realtà dei Cimmaruta che si tramutano in personaggi meschini, oscuri, strani, lunatici e spregevoli che piuttosto di salvarsi arrivano ad accusare una delle cose più importanti al mondo: la famiglia e diventano così gli esempi viventi di una società corrotta, abbietta e meschina in cui le regole morali e civili ormai non sono che un lontano e vago ricordo. A questa durissima invettiva contro la società moderna si lega anche il tema della crisi economica che concorre a rendere particolarmente veritiera e attuale la rappresentazione. Piacevolissima esibizione di Toni Servillo nei panni di Alberto Saporito e di tutti gli altri attori che vengono salutati e ringraziati alla fine dell’opera da calorosissimi applausi. 
ESTER GATTI - 4 LICEO SCIENTIFICO. Il teatro Ponchielli di Cremona ha offerto agli spettatori, la messainscena di Toni Servillo de “Le voci di dentro” di Eduardo De Filippo. L'attore e regista, famoso per aver fatto parte del cast del film premiato con l'Oscar “La grande bellezza”, si propone sul palco nelle vesti del vecchio Alberto Saporito, protagonista della commedia ambientata a Napoli. L'uomo fa arrestare i vicini di casa per aver commesso l'omicidio di un suo amico di famiglia scomparso da qualche giorno, ma dopo l'arresto si rende conto che forse questa sua sicurezza nell'accusa non è così solida e che il sospetto potrebbe fondarsi su un sogno dai tratti molto reali. Questo porta il protagonista, e con lui gli spettatori, a studiare e scoprire la vera indole degli altri personaggi: il fratello Carlo e la famiglia dei vicini di casa. Infatti il possibile arresto di Antonio per falsa accusa porta il fratello ad escogitare un piano per avere i pochi beni di famiglia intestati sul proprio nome per poterli vendere, mentre i componenti della famiglia sono spinti dall'accusa a sospettarsi a vicenda e addirittura ad organizzare di uccidere il vecchio protagonista. La scenografia in cui si svolge la storia è minima: un tavolo, alcune sedie e un telo che suddivide il palco in una parte anteriore e una posteriore. Gli attori collaborano sulla scena in maniera molto naturale rendendo molto realistica ogni azione. È molto difficile la comprensione del testo, in quanto tutto in dialetto napoletano, e di conseguenza anche della storia: una persona non esperta del dialetto potrebbe non capire niente per molto tempo, in quanto l'unico attore a scandire bene le parole nonostante le cadenze napoletane è Toni Servillo. Lo spettacolo si addice dunque più a un pubblico adulto che ha la pazienza di ascoltare e seguire la commedia senza capirla nel suo complesso, caratteristica solitamente non diffusa tra i giovani.
GIANFRANCO GUARDIANI - 3 LICEO SCIENTIFICO.  Mercoledì sera, al teatro Ponchielli di Cremona, è andato in scena la commedia “Le voci di dentro” di Edoardo De Filippo, rappresentata da Toni Servillo, regista e attore. La vicenda narra di due fratelli, Alberto e Carlo Saporito che accusano i vicini, i Cimmaruta, di omicidio dopo che il primo di essi ha fatto un sogno in cui li vedeva uccidere un loro amico e far sparire il corpo. Egli allora li fa arrestare convinto che il suo sogno sia realtà. Tuttavia si rende conto che ciò è solo finzione e tenta di ritirare la denuncia. Non riuscendoci però i familiari accusati iniziano ad accusarsi l’un l’altro del delitto. Dopo una serie di intrighi alla fine della vicenda si scopre che l’amico, creduto morto è vivo e che quindi era davvero un sogno quello fatto da Alberto. Questa è la trama con cui si fonda la commedia, basata interamente sull’idea del sogno: infatti la rappresentazione si apre e si chiude con due personaggi che stanno dormendo, cercando di far capire allo spettatore come l’intera vicenda sia appunto un sogno. L’opera è ambientata all’interno della casa dei Cimmaruta e poi in quella dei fratelli Saporito, ricreate con una pavimentazione inclinata e con un telo semitrasparente sul palcoscenico, in modo tale da rendere l’ambientazione chiara al pubblico. Lo stesso pubblico, al termine della rappresentazione, si è lasciato andare a lunghi applausi, ringraziando il regista di aver reso la commedia comprensibile nonostante il linguaggio (dialettale) e di esser soprattutto stato intrattenuto e reso partecipe della vicenda. Servillo può quindi lasciare Cremona soddisfatto e conscio di avere per l’ennesima volta centrato l’obiettivo.
GLORIA GEROLDI – 3 LICEO SCIENTIFICO.   Quando, la sera del 9 Aprile, il buio è calato nel teatro Ponchielli di Cremona e la rappresentazione de “Le voci di dentro” è iniziata, il pubblico si è trovato spaesato davanti ad uno spettacolo in dialetto napoletano. Ma, guardandolo, anche i cremonesi hanno colto il messaggio che Eduardo De Filippo ha voluto trasmettere attraverso questa sua commedia. Nel mondo del dopoguerra, sogno e realtà si intrecciano, e portano alla luce la fragilità e l’ipocrisia dei rapporti umani. Quando Alberto accusa un membro della famiglia Cimmaruta di omicidio, questi non esitano a incolparsi l’un l’altro, mentre tutto era stato solo un sogno. Anche i rapporti familiari, i più saldi che dovrebbero esistere, secondo De Filippo sono falsi: nessuno pensa che potrebbe trattarsi di un errore, e così il marito accusa la moglie, la sorella il fratello, davanti all’incredulità di Alberto, a cui nessuno crede quando cerca di spiegare che si è trattato solamente di un sogno, talmente è radicata in loro l’idea che qualcuno sia colpevole. Enigmatico e significativo è il personaggio dello zio Nicola che, dopo la morte della moglie, trovandosi in un mondo che non lo capisce più, decide di ritirarsi nel silenzio, comunicando solo attraverso gli scoppi dei petardi. Ed ecco un altro tema ricorrente nel teatro del dopoguerra: l’incapacità dell’uomo di comunicare. Alla fine dello spettacolo, il pubblico ha applaudito con foga il cast di attori, e soprattutto colui che recitava la parte di Alberto: Toni Servillo, protagonista del film premio Oscar “La grande bellezza”. Non possiamo dire che la sala piena fosse dovuta solo al desiderio di assistere allo spettacolo, o anche alla presenza di un attore così citato ultimamente, ma quel che è certo è che chi ha visto la rappresentazione, indipendentemente dal motivo per cui si trovava in sala, non se ne è pentito. 
LORENZO PASETTI - 3 LICEO SCIENTIFICO. La commedia è una delle forme di spettacolo più intriganti: riesce a mettere insieme la comicità con altri mille elementi che nessun’altra opera potrebbe unire. Emblematico è lo spettacolo “Le voci di dentro” andato in scena l’8 e il 9 aprile al Teatro Ponchielli di Cremona, dove l’aspetto comico è fuso al giallo, al mistero, che tiene lo spettatore con il fiato sospeso. L’opera vuole anche essere una denuncia nei confronti del clima di tesione venuto a crearsi nell’immediato dopo guerra, dove nessuno si fida di nessuno e chiunque può essere visto come un potenziale nemico. A spezzare l’equilibrio e la pace che rgnavano nel condominio napoletano dove si svolge la vicenda ci pensa un certo don Alberto Saporito, interpretato da Toni Servillo, il quale, sospettando che la famiglia Cimmaruta si sia macchiata di un delitto, ma non essendo sicuro se ciò che pensa sia vero o se lo abbia solo sognato, decide di accusarli facendosi aiutare dal fratello Carlo. Da qui in poi un dramma interiore colpisce il protagonista (Antonio) che non riesce a trovare le prove della sua accusa e comincia a sospettare di essersi immaginato tutto, temendo quindi per la sua incolumità visto che la famiglia accusata è stata rilasciata ed è tornata nel condominio. Ma la sorpresa è in agguato: nessuno dei Cimmaruta vuole vendicarsi di lui poiché sono tutti impegnati ad accusarsi tra di loro. Antonio capisce quindi che le voci che sente dentro, che noi tutti sentiamo, non hanno alcun senso, così come non ha senso parlare, cosa che suo zio, Zi’ Nicola, aveva già capito da tempo e per questo si esprimeva tramite dei botti. Il dialetto napoleteno, che a Cremona quasi nessuno conosce ma che è risultato comunque ben comprensibile, ha reso le battute ancora più divertenti, suscitando l’ilarità del pubblico. L’unica pecca dello spettacolo era il piano del palco in discesa che, da un lato, rendeva perfetta la visuale della scena anche dalla platea ma, dall’altro, ha “mietuto” una moltitudine di vittime tra gli attori, protagonisti di svariati scivoloni; fortunatamente tutto si è risolto con una battuta che solo un grande attore con tanta esperienza come Toni Servillo può fare. 
MARIA ELENA CRISTIANO - 1 LICEO SCIENTIFICO. “La vita torce le cose e gli uomini! Non ero così don Albè. Il fondo del mio animo è buono: è buona ancora..”. Eduardo De Filippo con un racconto fantastico, sospeso tra sogno e realtà, ha invitato l'uomo ad ascoltare la propria “voce di dentro”. Con la regia di Toni Servillo e con la partecipazione degli attori: Chiara Baffi( nei panni di Maria la cameriera), Betti Pedrazzi (Rosa Cimmaruta), Marcello Romolo (Michele,il portiere), Toni Servillo( Alberto Saporito), Peppe Servillo ( il fratello di Alberto), Gigio Morra (Pasquale Cimmaruta), Lucia Mandarini(Matilde, sua moglie), Vincenzo Nemolato(Luigi, loro figlio), Marianna Robustelli(Elvira, loro figlia) Maria Angela Robustelli( Teresa Amitrano), Francesco Paglino(Aniello Amitano), Antonello Cossia ( un brigantiere), Daghi Rondanini(zi' Nicola) , hanno portato in scena “Le voci di dentro” al teatro Ponchielli lo scorso mercoledì 9 aprile. Ci troviamo nella casa della famiglia Cimmaruta, anche se è mattina presto già sono tutti svegli. La normale routine dei Cimmaruta viene interrotta quando Alberto Saporito, figlio di un pirotecnico, li accusa di aver ucciso Aniello Amitano. Quindi la famiglia inizia ad incolparsi a vicenda e nel frattempo il povero vecchio Alberto teme di aver sognato quello che aveva visto e ha dei dubbi. Alla fine il vecchio si era sognato tutto, mentre tutti si accusavano, arrivano a casa sua Aniello e la moglie che raccontano il motivo della loro scomparsa. La commedia napoletana di Eduardo ha voluto sottolineare il carattere delle persone sempre pronte ad accusarsi a vicenda in base alla regola del sospetto, sulla scena c'era sempre tensione come se una bomba fosse pronta ad esplodere. Gli attori sono stati molto bravi e come diceva Eduardo “Con la tecnica non si fa teatro. Si fa il teatro se si ha fantasia.” questo ce lo hanno dimostrato ad esempio Toni Servillo e Vincenzo Nemolato i quali si sono trovati in difficoltà sul palco a causa di problemi tecnici, ma hanno saputo andare avanti, improvvisare e metterla sul ridere. Anche gli altri attori sono stati in grado di entrare nei panni del loro personaggio ma è piaciuto al pubblico in modo particolare la figura dei due fratelli Servillo. Anche se era in dialetto napoletano il pubblico ha gradito lo stesso lo spettacolo e si è divertito. 
MATILDE PASSAMONTI - 5 LICEO SCIENTIFICO.  Sedie rampicanti innaffiate dalla polvere crescono nel magazzino di un mondo in cui il loro valore è dimenticato. Emblema arrugginito di feste antiche in cui ancora erano considerate fondamentali, le sedie accatastate sono ora inutilizzate e inutili. Non più luogo di punti che invitano al dialogo, al reciproco intendimento e comprensione, le sedie de "Le voci di dentro" diventano l'immagine di una comunicazione mancata: sulle sedie dello spettacolo gli attori ascoltano e parlano, ma il significato rimane nell'aria e nessuno capisce niente di quello che sente e di quello che dice. L'intera vicenda è scatenata di fatto dal solo parlare attorno a un assassinio e non dall'atto in sè, peraltro mai avvenuto, come si scopre alla fine. Così Don Alberto (Toni Servillo) lancia un' accusa di omicidio dichiarando prove certe che poi ha solo sognato, ma tutti gli credono e si accusano a vicenda; inutili sono le spiegazioni di Don Alberto: tutti parlano e nessuno ascolta. Di fronte a questa comunicazione disfunzionale appare esemplare la scelta di Zi' Nicola, vecchietto disilluso che ha deciso di rinunciare alla parola e di farsi intendere a scoppi di petardi; ed è paradossalmente con lui che Don Alberto conduce dialoghi che si possono degnamente definire tali, in cui ciascuno comprende l'altro e risponde con le proprie argomentazioni. Valida ed efficace la scenografia, costituita essenzialmente dalle immancabili sedie e da una pedana inclinata, spazio principe su cui si svolge l'azione, e che pur mettendo alla prova anche l'equilibrio degli attori riesce davvero a eliminare gli spazi superflui e dispersivi e a concentrare bene su di essa attenzione e significato. Favolosi gli attori, capaci da subito di conquistarsi la simpatia e il ridere del pubblico, eccezionali nel dimostrare, di fronte agli imprevisti della pedana, che il copione e la scaletta rigida morirono ieri: "Scusate, ma il teatro è anche questo" dice Toni Servillo dopo che una sedia cade accidentalmente in platea. Iniziato con una donna che si sveglia su una sedia, lo spettacolo ha fine con un uomo che su una sedia si addormenta: si chiude il cerchio dei vivi dormienti, quello che c'è in mezzo è sogno e realtà.

16 Aprile 2014

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