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Giovedì 08 Dicembre 2016

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DIRITTO DI CRITICA - Il Ventaglio

DIRITTO DI CRITICA - Il Ventaglio

Una scena de Il Ventaglio

LAURA CIRONI - Il Ponchielli ha concluso magnificamente la stagione di prosa 2013, mettendo in scena Il ventaglio di Goldoni, a cura di Michieletto. La scena si apre con un giovane Giuseppe Nitti che, leggero come un Cupido, interpreta carnalmente il Ventaglio, oggetto che muove mille peripezie e crea sorprendenti intrecci per la narrazione, affrontando estreme situazioni. I personaggi sono un variegato di forti emozioni: si passa da Giannina (Silvia Paoli) una contadina, forte e energica, a Susanna (Manuela Massimi), donna di città appena giunta alle ‘case nove’; da un illustrissimo conte (Alessandro Albertin), a Coronato (Pierdomenico Simone), uomo furente che spesso ricorre ai propri attrezzi di lavoro, i coltelli, per ottenere rispetto; da un atletico e carismatico signor Evaristo (Daniele Bonaiuti), che esprime i propri sentimenti per una giovane fanciulla con la smania del movimento, a un Barone (Emanuele Fortunati), suo rivale in amore, presentato come un moderno uomo d’affari; da un premuroso fratello che cerca di maritare la sorella, Moracchio (Gianmarco Maffei), a un di lei pretendente, Crispino (Nicola Ciaffoni), che non accetta rifiuti; infine, da Geltruda, (Katiuscia Bonato) una zia dotata di tenera rigidità, a Candida (Giulia Briata) una nipote in preda alla gelosia. Un estrema complessità tematica è portata in scena da Michieletto: dodici attori si muovono su una scena ridotta all’essenziale, dove la voce umana è il vero sfondo delle vicende goldoniane, intesa come forza che esprime le passioni e i risentimenti celati nell’animo umano. Il tutto è magistralmente accompagnato da un sottofondo musicale che rende la rappresentazione quasi un cartoon, un susseguirsi di molte scene brevi che colpiscono in modo incisivo lo spettatore. Le componenti principali de Il Ventaglio sono essenzialmente due: la fisicità e la perfetta complicità tra i personaggi, i quali con concreta gestualità mettono in scena un testo senza tempo, arricchito da pensieri di stampo shakespeariano e autobiografico. Michieletto sembra essersi chiesto fino a che punto l’uomo possa seguire i propri sentimenti, proponendo molteplici risposte, tra cui spicca necessariamente la massima ‘Chi non ha mai commesso la più piccola follia per amore, non ha mai amato’, proprio di Shakespeare, che sintetizza perfettamente l’andamento della vicenda, un vortice di concrete emozioni mosse dal Ventaglio stesso. Goldoni purtroppo non ebbe la fortuna di fruire del suo piccolo canovaccio parigino; sorte diversa è toccata a Michieletto, il quale ha saputo conquistarsi interamente la platea.
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TANCREDI FUMAGALLI — Amore, con questa parola scritta in rosso sullo sfondo della scenografia veniamo accolti appena entrati in teatro. Arriva subito chiaro a tutti quale sarà il tema della commedia di Goldoni, messa in scena da Damiano Micheletto in chiave moderna, ‘Il Ventaglio’. La vicenda mostra una serie di equivoci amorosi, ambientati in un piccolo paesino italiano. Al principio il giovane Evaristo rompe inavvertitamente, prima di recarsi ad una partita di Tennis (battuta di caccia nella versione originale), il ventaglio dell’amata Candida. Per rimediare ne acquisterà uno molto simile da Susanna, la merciaia, consegnandolo poi a Giannina affinché essa possa, lontano dal vigile sguardo della zia Geltruda, consegnarlo in dono a Candida. Lo scambio tra Evaristo e Giannina verrà però frainteso dai suoi due ammiratori Coronato e Crispino e dalla stessa Candida. Nella peripezia si inseriscono anche Il Conte, ammiratore e pretendente alla mano di Candida, e Il Barone, nobile ormai in miseria alla ricerca con ogni mezzo, sfruttando la sua posizione sociale, di accaparrarsi qualche guadagno. I vari intrecci vengono delucidati anche da un altro personaggio, un cupido alato in All star, che schematizza le vicissitudini, grazie ad un pennarello blu, sull’enorme lavagna bianca che fa da sfondo. Ci sono i monologhi di alcuni dei personaggi, piccoli spazietti parzialmente scollegati dalla storia di fondo ma inerenti al tema, nei quali ai personaggi capita anche di interloquire direttamente con il pubblico rendendo la già brillante commedia uno spettacolo ancora più godibile. Amore, ci accompagna per tutta la piéce emergendo da dialoghi frizzanti ed un’ottima interpretazione dei giovani attori. Amore per l’arte del teatro, che riesce ad uscire rafforzata da questa versione moderna nella quale c’è spazio anche per un dialogo, in un’unica scena, in veneziano in grado di rendere omaggio all’autore Goldoni, uno dei più significativi drammaturghi italiani. L’amore, nei suoi più estremi aspetti, dal sentimento incondizionato alla gelosia, anche trattato con leggerezza riesce a renderci consapevoli che quello è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Insieme a del buon teatro.
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CABINI CHIARA — Per tutta la durata de Il Ventaglio, in scena al Ponchielli, l’attenzione del pubblico è rimasta focalizzata sulla lavagna, elemento dominante della scenografia. Vi si leggono le evoluzioni della vicenda, trascritte dai protagonisti e da Cupido, alias Giuseppe Nitti, che è protagonista indiscusso dell’opera, ossia colui che muove gli attori a suo piacimento. Le citazioni di Shakespeare e Antoine de Saint Exupery sull’amore e sul dramma della sofferenza implicita nel concetto di amare, toccano le corde del cuore del pubblico, che si sente coinvolto in prima persona dai fatti interpretati, che è partecipe del dolore dei delusi quanto della gioia sul lieto fine. La ‘commedia degli equivoci’, così definita dai critici settecenteschi, ruota attorno a un semplice ventaglio: ambito da Candida (Briata), erroneamente creduto regalo per Giannina (Paoli), contesa tra i due pretendenti Coronato e Crispino (Simone e Ciaffoni). L’ingenuo Evaristo lotta per svelare l’equivoco così da non consegnare l’amata al Barone (Fortunati), spalleggiato dall’avaro e opportunista Conte (Albertini). Sulla scena si muovono altri personaggi con ruoli minori, quali la zia Geltrude (Bonato), Moracchio (Maffei), l’oste limoncino, un nome parlante tanto caro alle commedie Goldoniane (Fresch) e la merciaia pettegola Susanna (Massimi). Gli interventi a luci abbassate dei personaggi per raccontare stralci di storie d’amore ai giorni nostri, caricano la scena di modernità e brio, alleggerendo la fitta trama dell’opera. Il regista Damiano Michieletto conserva lo spirito originario del testo di Goldoni, basato sull’amore casto tra Candida ed Evaristo per contro a quello passionale di Giannina e Crispino, senza eccedere in drammaticità o pathos. Riesce a creare una commedia allegra e divertente, animata e mai statica, che è stata accolta positivamente da un Ponchielli gremito, con uno scroscio di applausi assolutamente meritati.
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NICCOLÒ SAVARESI — La stagione teatrale 2012-2013 del Ponchielli si è chiusa proprio in bellezza: il palco è stato invaso dalla compagnia del Teatro Stabile del Veneto e dalla sua irresistibile simpatia, per cui il pubblico non è riuscito a rimanere indifferente, come hanno testimoniato i battimani soddisfatti alla fine del Ventaglio. Spettacolo molto classicheggiante nella sua struttura, è stato interpretato da un ottimo cast (anche se qualche volta colpevole di un po’ d’ affettazione), da cui sono emersi Alessandro Albertin (il Conte) e Silvia Paoli (Giannina). La commedia portata in scena ruota tutt’attorno a un ventaglio che invece di essere un pegno d’amore si rivela una specie di pomo della discordia, che scatena gelosie, sospetti, vendette, lotte e duelli, fino ad arrivare ad un lieto fine, in cui ogni equivoco si ricompone. Il risultato non sarebbe stato possibile senza la continua orchestrazione dell’onnipresente deus ex machina Amore, presentato in tutta la sua volubilità e ineluttabilità, di fronte a cui chiunque resta nudo e indifeso, come sottolineato dal finale. La centralità di Amore è segnalata anche dalla scritta che campeggia sulla spartana parete dello sfondo, coperta via via da scritte fatte dai personaggi o da Cupido , che segnano l’evolversi delle vicende inscenate. Ad esse si aggiungono anche altri ‘graffiti’ lasciati dagli attori, in momenti di intima complicità con il pubblico, in cui la Quarta Parete scompare, per raccontare particolari esperienze affettive: bell’idea sulla carta, ma che nei fatti spezza troppo l’andamento della narrazione e disorienta. Ammirevole, poi, la scelta della lingua dei dialoghi: vicina a quella di Goldoni, ma con una patina moderna, che la rende perfetta per questa commedia. Lo spettacolo incarna bene la natura del suo personaggio principale, l’Amore, ingenuo, dolce e spensierato all’apparenza, ma con un impianto nascosto complesso e impegnativo, probabilmente anche per gli interpreti.
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FRANCESCA GALLI — Sfavillante di luci e colori, sulla scia di versi d’amore scespiriani e con il tipico tratto umoristico di ogni commedia di Goldoni, Il Ventaglio è stato omaggiato da un Ponchielli risuonante d’applausi. Il regista Damiano Michieletto ha portato in scena una rilettura moderna della commedia goldoniana, mantenendo quasi completo l’assetto dei personaggi, tutti interpretati da giovani attori gioielli delle più importanti scuole di teatro italiane che hanno donato alla rappresentazione una ventata di freschezza e spontaneità. I costumi non sono abiti e parrucconi settecenteschi ma shorts, canottiere e calzamaglia dal provocante colore fucsia. La vivacità degli attori s’incontra così burlescamente con il linguaggio arcaico del testo di Goldoni creando un mix piacevolmente straniante. La scenografia è composta semplicemente da alcune sedie rosse mentre sullo sfondo del palco si staglia una grande lavagna bianca su cui campeggia la scritta ‘Amore’. E’ infatti ‘Amore’ il vero protagonista della pièce, che Michieletto ha voluto rappresentare in carne ed ossa nella persona di un attore che parla attraverso i sonetti di Shakespeare e muove le fila della trama. Causa scatenante delle peripezie è un semplice ventaglio (qui sostituito da un piccolo ventilatore elettrico) che, grazie agli interventi di Amore, passa di mano in mano, infiammando di dolore e gelosia i cuori di coloro che lo smarriscono e generando intricatissimi intrecci amorosi. La lavagna alle spalle degli attori è importante punto di riferimento per lo spettatore: con pennarelli colorati vengono di volta in volta appuntati nomi, relazioni, pensieri. Vi sono scene in cui gli attori lasciano intravedere sé stessi, spogliandosi momentaneamente dei personaggi e testimoniando le proprie esperienze amorose. Nonostante vi siano alcuni momenti in cui il ritmo risulta un po’ zoppicante, la recitazione è gradevole, vivace, e alimenta piacevolmente la brillante comicità goldoniana. Lo spettacolo è stato apprezzato soprattutto dal pubblico giovane, numeroso in sala, rivelandosi una scelta fresca e felice per il finale della stagione di prosa 2012/2013.
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MARCO VENTURINI — Un muro di piastrelle bianche, alcune sedie in plastica rosse e la scritta ‘Amore…’ che domina tutto, costituiscono la scenografia che rimane inalterata per tutta la rappresentazione de Il ventaglio, messo in scena al teatro Ponchielli di Cremona. Tuttavia il palco spoglio e i costumi contemporanei sono funzionali all’intenzione del regista Damiano Michieletto che non vuole creare un’ ambientazione precisa e sofisticata. Il fondale è utilizzato come una lavagna sulla quale Cupido (Giuseppe Nitti) evidenzia le relazioni tra i personaggi e gli stessi manifestano i loro sentimenti attraverso scritte e disegni. Lo spettacolo è, dunque, simile a un convivio, una tavola rotonda, sull’amore. Infatti questa brillante commedia goldoniana potrebbe essere sottotitolata «La storia di tutte le storie d’amore». Il conte (Alessandro Albertin) che non ama, crede che l’amore sia una fiaba meravigliosa. Per Giannina (Silvia Paoli), contesa dall’oste Coronato (Pierdomenico Simone) e dal calzolaio Crispino (Nicola Ciaffoni), invece, amare comporta sicuramente qualche dolore e qualche ostacolo da rimuovere. Allo scopo di riconquistare la capricciosa e insicura Candida (Giulia Briata), Evaristo (Daniele Bonaiuti) è disposto a grandi sacrifici ed è per questo che riesce nel suo intento, a differenza del Barone (Emanuele Fortunati) che preferisce delegare ad altri il corteggiamento. L’utilitarismo della merciaia Susanna (Manuela Massimi) e la razionalità dell’anziana Geltruda (Katuscia Bonato) non riescono a comprendere la logica amorosa, tuttavia ne sono coinvolte. Utili per approfondire questi temi sono i monologhi creati ad hoc e recitati tra le varie scene. Gli attori riescono a comunicare bene il carattere dei loro personaggi: la superficialità, l’ esuberanza, la sfacciataggine, l’irritabilità. Si sono in particolar modo distinti Silvia Paoli e Alessandro Albertin. Non sono mancati applausi e risate lungo tuuta la rappresentazione, a testimoniare la riuscita dello spettacolo. Al termine la compagnia è stata chiamata sul palco numerose volte dal sonoro battito d mani del pubblico che, oltre a svagarsi, ha potuto imparare un’importante lezione su cosa significhi amare. 
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ANDREA BERGONZI — Sonetto 116, William Shakespeare: «l’amore non è amore se muta al mutare degli eventi […]; è una stella per ogni barca sperduta». Quali più dolci e raffinate parole potrebbero meglio descrivere l’amore come quelle dell’inimitabile e geniale Shakespeare? Proprio per questo il Ventaglio (G.Nitti), tangibile incarnazione dell’amore, vero protagonista dell’omonima commedia, prende vita e si esprime per citazioni del maestro inglese. È Amore come vento furioso a scatenare tempeste contro i personaggi confondendoli, irritandoli, sbeffeggiandoli, fomentando sempre più il fuoco d’amore che arde nei loro cuori e portandoli allo sfinimento mentale e fisico. È quel piccolo, banale, semplice ventaglio, rotto per sbaglio e misteriosamente e frequentemente passato di mano in mano, a soggiogare quasi un intero villaggio a suo piacimento e secondo logiche più o meno irrazionali, spudoratamente rivelate al pubblico attraverso un’enorme lavagna sullo sfondo. Qui si possono seguire gli intrecci amorosi tra i protagonisti tutti dovuti ad una sfortunata serie di equivoci ed incomprensioni, le quali non fanno che generare ulteriori gelosie ed amplificare le preoccupazioni degli innamorati. Domina pertanto sulla scena un confuso attivismo, nel quale non si perdono comunque i particolari. Ad esempio, i curiosi abiti di scena ed gli oggetti caratteristici di ciascun personaggio -unico e vero motivo scenografico, da aggiungere alla lavagna ed alcune sedie- rivelano grande sensibilità ed attenzione registica. La commedia risulta ‘giovane’ e fresca, probabilmente proprio grazie ai giovani in scena, esilaranti, frizzanti, impetuosi, divertenti ma anche sottili e profondi -bella l’idea del meta teatro, per cui finzione teatrale e realtà si raccordano attraverso racconti personali di alcuni attori. Risultano tuttavia particolarmente brillanti le performance di Giannina (S.Paoli) e del Conte (A.Albertin) capaci di monopolizzare l’attenzione del pubblico. Si intuisce dunque uno studio introspettivo-psicologico attento e vincente, evidente nei costumi di scena, essenzialmente moderni e certo non settecenteschi, quale invece il linguaggio fedele al copione originale. Si crea dunque un connubio indissolubile e peculiare tra passato e presente, che conclude in bellezza la stagione teatrale di prosa a Cremona.
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25 Marzo 2013

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