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Sabato 18 Agosto 2018

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Diritto di critica, le recensioni degli studenti di Pinocchio

Diritto di critica, le recensioni degli studenti di Pinocchio

CREMONA - Pinocchio al Ponchielli. Ecco le recensioni dei ragazzi che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci e VOTA il sondaggio: resta aperto fino a giovedì 8 febbraio.

ALESSANDRO BONAZZOLI - 3 LICEO LINGUISTICO DANIELE MANIN - Il 25 gennaio 2018, al teatro Amilcare Ponchielli di Cremona, il gruppo teatrale diretto da Antonio Latella ha recitato per un totale di circa 145 minuti, il tutto condito da una pioggia di legno
La storia e la scenografia. Di certo questa versione del racconto di Carlo Collodi non è quello che ci si aspettava, ma ciò non significa che lo spettacolo è scadente, anzi, tutt’altro. La narrazione è eseguita prima in maniera molto bizzarra e infantile, poi assume un’aria quasi grottesca, dura, profonda, ricca di significato. L’ambientazione e la disposizione degli oggetti sul palco sono perfette: il tavolo rappresenta non solo il centro fisico della scena ma anche quello psicologico poiché quasi tutte le azioni sono svolte vicino ad esso, la porta di metallo che oscilla quando si muove è posta in modo che il suo suono rimbombi in tutto il teatro, l’enorme naso di Pinocchio sotto forma di tronco è posto centralmente in fondo al sipario su un sostegno che si muove su un binario in modo che tutti lo vedano. Durante gran parte della recita piovono trucioli di legno su tutto il palcoscenico.
I temi e le scene 'inedite'. Gli argomenti trattati nel libro e nella storia per bambini (come ad esempio il fatto che non andando a scuola si resta ignoranti, che le bugie non devono essere raccontate…) sono rappresentati in modo chiaro dagli attori, ma Antonio Latella sottolinea alcuni aspetti di cui Collodi tratta quasi superficialmente o addirittura di cui non parla. Durante la prima parte dello spettacolo, l’attore che interpreta Geppetto (Massimiliano Speziani) blocca tutti gli altri personaggi, che nel frattempo stanno immobili, per dedicare un momento al tema dei ricordi. Dice che i ricordi danneggiano la memoria, che sono il suo lato patetico. Inoltre il regista decide di citare in più casi Dante («per me si va…»). Per di più viene inserito un momento stile rock in cui tutti ballano all’impazzata quando Pinocchio afferma di avere la “febbre del sabato sera”. Ma il tema più sottolineato da Latella e i suoi attori è quello del rapporto padre figlio, che viene rovinato totalmente dalle continue bugie e dai tradimenti del burattino nei confronti di Geppetto che nel momento finale dello spettacolo, inaspettatamente, muore. In quel momento, Pinocchio implora il naso del padre «cresci, ti prego, cresci», sperando che la sua morte sia una bugia.

BRAGADINI MATTEO - 3 LICEO DEL MANIN - La sera del 25 gennaio piovevano trucioli sul palco del Teatro Ponchielli, abbondanti e continui: era una caduta che si infittiva, prendeva varie traiettorie, si accumulava al suolo, e sfiorava dolcemente i volti dei protagonisti. Si tratta dello spettacolo “Pinocchio”, targato Antonio Latella. Il regista rivisitando la storia di Carlo Collodi, ha dato quasi vita ad una storia diversa, che può insegnare molto ad un orecchio attento. Questo è aiutato dal fatto che i personaggi della vicenda sono ben caratterizzati, con varie qualità, vari comportamenti e atteggiamenti. In alcuni tratti sembra che l’insieme punti forzatamente a far ridere (in molti frangenti sul palco si sentono da parte degli attori solo versi), dettaglio che potrebbe infastidire molti. Tolto questo, se si entra nell’ottica del protagonista, e ci si immedesima in lui, ci si può sentire rappresentati. Nella prima parte si assiste alla nascita di un bambino da un tronco di legno, frutto del lavoro di Geppetto. Ci sono tutti i personaggi della storia originale: Geppetto e Mastro Antonio, la Fata Turchina, il Grillo Parlante, i burattini di Mangiafuoco. Gli oggetti scenici sono vari e numerosi: una porta di metallo, una fisarmonica (muta), un enorme tronco di legno (che viene spesso mosso dagli attori durante lo svolgimento dello spettacolo). La storia procede avvolta in un’atmosfera cupa, a causa dei temi trattati dal regista, che affiorano costantemente e colpiscono a fondo lo spettatore. Uno di quelli che balza più all’occhio è la fame insensata e insaziabile di Pinocchio, che sta a rappresentare l’angoscia e l’ansia. Questi temi vengono ovviamente ripresi anche nella seconda parte, che diventa ancora più cupa all’aumentare di citazioni criptiche; il Poeta è spesso citato (“per me si va…”), come Shakespeare, d’altronde (“dormire, sognare”). Pinocchio, ora, è morto e i personaggi, o meglio le ombre degli altri personaggi, intorno a lui, si chiedono se devono svegliarlo, dato che la morte nel loro mondo non esiste. Pinocchio si sveglia e prende coscienza di sé all’interno di un mondo sbagliato, in cui si premiano i malfattori e si imprigionano gli onesti, un mondo che lo respinge: altro che bugie, le sue sono bugie leggere, sono gli altri che lo hanno sempre ingannato con menzogne ben più grandi.

CAMBIATI REBECCA - 2 ANGUISSOLA - Mercoledì 24 gennaio, il Teatro Ponchielli ha ospitato lo spettacolo teatrale «Pinocchio» da Carlo Collodi, con la regia di Antonio Latella, interpretato dalla compagnia del Piccolo Teatro di Milano. La storia narra di Geppetto, un uomo povero ma abile a scolpire il legno, che si rivolge alla Fata Turchina per avere un pezzo di legno in cui scolpire il suo burattino. L'uomo crea così Pinocchio, che si mostra da subito un «bambino» disubbidiente e testardo, che però ha bisogno dell'aiuto del padre. Successivamente Pinocchio comincia la scuola, su cui investe molto per poter comprare una casacca nuova al suo «babbo», venduta per comprargli un abecedario. 11 suo intento ha però vita breve; infatti la sua coscienza, da lui chiamata Romeo o Lucignolo lo spinge a marinare la scuola per andare a vedere lo spettacolo di burattini di Mangiafuoco. Non mancano il Gatto e la Volpe, che riescono a trarre in inganno il piccolo Pinocchio, che chiede aiuto alla Fata Turchina presentata come una donna perfida e cattiva. Lucignolo riesce a convincerlo ad andare al Paese dei Balocchi, dove diventa un ciuco. Durante l'arco delle sue disavventure il burattino è seguito dal Grillo Parlante che gli rammenta la giusta via che viene da lui ucciso, perché infastidito dalla sua presenza. Particolarità del Pinocchio a noi presentato è che il naso gli si allunga quando dice delle bugie e anche durante tutto l'arco della sua vita da burattino e il padre Geppetto, più gli resta lontano più s'ammala. Così quando Pinocchio, ormai bambino «vero vero», si ritrova nella pancia della balena, il padre gli annuncia la sua imminente morte. Lo spettacolo termina con una straziante scena in cui Pinocchio si rivolge al naso del padre morto, chiedendogli di crescere, segno del fatto che la sua morte fosse un'amara bugia. Interessanti il forte suono più volte ripetuto del gong e la pioggia di trucioli durante quasi tutto lo spettacolo. Singolare anche l'estraniarsi momentaneamente dallo spettacolo di Massimiliano Speziani per parlare direttamente al pubblico. Bella l'idea di base, perfettamente riuscita l'interpretazione da parte degli attori molto capaci; peccato l'atmosfera in certi punti un po' angosciante, per via dalle lunghe antenne del Grillo, degli allocchi impagliati e di certe voci ricreate perfettamente dai personaggi.

COZZI VALENTINA – IV LIUTERIA A. STRADIVARI - “Siamo tutti legni, nasciamo sempre come oggetti nelle mani dell’Altro, siamo fabbricati dal suo desiderio”, così Massimo Recalcati riassume in una frase “Pinocchio”, nel programma di sala pubblicato dal Piccolo Teatro di Milano. A Cremona lo spettacolo di Antonio Latella (drammaturgo e regista) è arrivato il 24 e il 25 gennaio al Teatro A. Ponchielli, inserito nella stagione di Prosa. Uno spettacolo molto complesso che può risultare di difficile comprensione a chi è abituato a un teatro più leggero ma che con più impegno da parte degli spettatori riesce a risultare molto interessante, pieno di spunti di riflessione e coinvolgente. Latella in questo spettacolo fa una rivisitazione della storia di Pinocchio, burattino nato da un pezzo di legno che vuole essere un bambino vero, impostando lo spettacolo su una chiave inquietante anche nella scenografia, senza però stravolgere la storia di Collodi, che resta molto presente nella trama e nei personaggi. La scenografia è caratterizzata da un tavolo da lavoro, un grosso tronco d’albero, una lastra metallica con la quale vengono fatti dei rumori durante le varie scene e per quasi tutta la durata dello spettacolo “piovono” trucioli di legno che ricoprono il palco e gli attori. I costumi sono molto semplici, tutti tranne Pinocchio indossano una tuta bianca sulla quale mettono le varie parti dei costumi nel momento in cui cambiano il personaggio. Pinocchio al contrario indossa vestiti neri e un pezzo di tronco sul busto. Interessante anche il richiamo alla commedia dell'arte. I dialoghi dello spettacolo sono molto particolari: gli attori tendono a ripetere più volte la stessa parola in forme sempre diverse (ad esempio buffo diventa buffi, buffa, sbruffo e sbruffone) nel giro di pochi secondi e questo serve a dare molta dinamicità a tutto lo spettacolo. Dinamicità aiutata anche dal continuo movimento degli attori sul palco che continuano a lanciarsi a terra, saltare, correre senza posa. Questo contribuisce però a rendere il tutto molto frenetico creando allo spettatore difficoltà nel seguire la trama. In questi giorni nel ridotto del teatro è anche presente una mostra realizzata dall’istituto A. Stradivari dagli indirizzi di moda, arredo e liceo artistico dal titolo “Piccole storie dal naso lungo” che contribuisce a rendere l’esperienza dello spettacolo ancora più completa e interessante.

DANZI ANITA - 3B LICEO LINGUISTICO D. MANIN - Giovedì 25 gennaio 2018 presso il Teatro Ponchielli è stata messa in scena la rappresentazione dello spettacolo “Pinocchio” di Antonio Latella. Durante lo spettacolo scendono trucioli sul palco. I trucioli cadono come pioggia, a volte s’infittiscono, a volte cessano, per poi smettere definitivamente di cadere quando Pinocchio diventa un bambino. In scena è presente una porta di metallo, il cui rumore viene amplificato negli istanti più significativi, come quando il burattino decide di scappare di casa. In scena c’è anche una fisarmonica muta ed un enorme tronco di legno pendente e perpendicolare. Nella prima parte si assiste alla fase di crescita del burattino, interpretato da Christian La Rosa. Viene evidenziato il suo carattere decisamente infantile nei confronti della vita e si denota la sua “insaziabile” fame, come un’incapacità di gestire consapevolmente i propri bisogni primari. Il burattino è spinto costantemente dal desiderio di scappare dal padre, che pretende dal figlio maturità e consapevolezza. Geppetto, interpretato da Massimiliano Speziani, è disperato di fronte agli atteggiamenti ribelli di Pinocchio. Falliscono i tentativi del grillo parlante, rappresentazione della coscienza del burattino. Egli è come una voce sempre presente nella sua mente che tenta invano di educarlo a fare la cosa giusta. Pinocchio si rifiuta di ascoltare la sua coscienza e viene condizionato dalle marionette di Mangiafuoco. È proprio attraverso un dialogo con quest’ultimo che Pinocchio si rende conto della profonda nostalgia che prova nei confronti di Geppetto, che raggiunge nella seconda parte dello spettacolo. I personaggi restano in scena durante tutta la durata dell’opera; quando non recitano sono intrattenuti a fare qualcosa, come per esempio Geppetto, che spesso prende i trucioli con le mani per poi farli ricadere a terra. Come segno dell’attesa del figlio, che non è mai stato in grado di amare, perché lo stesso Pinocchio non glielo ha permesso. Ammirevole la naturalezza con cui ha recitato Christian La Rosa, che si è calato perfettamente nel bambino,insoddisfatto della propria vita e inconsapevole del proprio destino.

DAUPAJ EUGENIA - La sera di giovedì 25 gennaio, la fiaba del burattino di legno è stata rappresentata al teatro Ponchielli di Cremona per la regia di Antonio Latella. Uno spettacolo complesso, a cui bisogna prestare una profonda attenzione per capirlo a pieno, ricco di significati da cogliere e riflessioni sulla vita. La storia si basa sul libro di Carlo Collodi e molte battute del copione sono frasi direttamente tratte dal libro. Viene anche usata la parlata toscana così che si riconosce dove è ambientata la vicenda, ed è piacevole per gli amanti di Pinocchio notare queste somiglianze. Un grande applauso va agli attori per l’ottima recitazione e per il notevole sforzo fisico. Infatti, in particolare per Christian La Rosa, l’attore che interpreta Pinocchio, che deve anche portare un tronco di legno sul petto, è molto impegnativo dover sostenere il susseguirsi di movimenti rapidi e di parole dette con ritmo incalzante che caratterizzano lo spettacolo. Sorprendente è il momento in cui Pinocchio comincia a esprimersi con un linguaggio volgare, usando espressioni anche davvero pesanti. Può sembrare eccessivo per l’ambiente del teatro, ma tutto è studiato alla perfezione. Questo spettacolo è la rappresentazione di quanto a volte la vita sia insopportabile, e Pinocchio, che non ha di certo la più fortunata delle vite, ha bisogno di sfogarsi come farebbe una persona qualunque. Altro tema di questo spettacolo è il rapporto padre-figlio. Pinocchio chiede a Geppetto perché lo ha messo al mondo, a che cosa è servito se la vita è orribile e soprattutto che senso ha vivere se suo padre non vuole prendersi cura di lui. Geppetto, consapevole di essere povero e di non sapere come trattare un figlio come Pinocchio, gli dice di non amarlo, di aver commesso un errore facendolo nascere, ma dentro di sé sa di amarlo con tutto se stesso. Lo spettacolo verso la fine non segue la trama originale e non termina nel migliore dei modi, perché la vita non è una fiaba, non tutto finisce sempre bene. Ma, anche con le opportune modifiche, la grande storia di Pinocchio rimane sempre la stessa e riesce a commuovere tutti. Infatti, come dice Antonio Latella: “Penso che Pinocchio appartenga a tutti, grandi e piccini, come ognuno di noi ha la sua idea di Pinocchio, in quanto egli risponde a ciò che noi stessi siamo o siamo stati, o a ciò che avremmo voluto essere”.

FIAMENI VIRGINIA – 4 ASELLI Nevica legno sul palco del Teatro Ponchielli, trucioli leggiadri aleggiano nell’aria per coprire ogni cosa e poi depositarsi, diventando veri e propri interpreti di mutevoli ruoli: ora vita, ora cibo, ora flutti. In questo continuo gioco di metamorfosi gli straordinari otto attori vestono le ‘pelli’ dei più di venti personaggi del racconto Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi, a cui si attiene fedelmente lo spettacolo per la quasi totalità della prima parte. Un inizio energico ed esuberante rappresenta a pieno la potenza dell’atto della nascita, con quella smaniosa necessità di indagare e scoprire che Christian La Rosa interpreta con una frenetica naturalezza da togliere il fiato. Ma gli spettatori, memori della stordente ma pregnante regia di Ti regalo la mia morte Veronika, sono consci che tutto ciò per Latella sia solo l’inizio. Si apre infatti un intenso squarcio metateatrale che espone uno dei temi cardine di questa rappresentazione, quello della verità: il dramma dell’immedesimazione, dell’entrare nella pelle di un personaggio e del valore del teatro come schermo di verità assoluta. Sulle orme di questo concetto il Pinocchio di Latella diviene simbolo di autenticità, la bocca della verità che ingenuamente sottolinea i difetti della mondanità, uno specchio per la società moderna che è costretta a riconoscere nel riflesso di sè stessa tutti quei difetti che è solita mascherare mentendo. Ma è proprio quel burattino che non si riconosce a pieno nell’umanità, tanto da sperare che il suo naso continui ad allungarsi nonostante sia consapevole della sua imminente metamorfosi, che mostra all’uomo ciò che realmente è: un burattino, involontario partecipe del gioco della vita, dove il persistere pesa più del desistere e dove ciascuno si ritrova vittima di un mondo ipocrita e fittizio. Questa visione cupa trova continuità nella seconda parte dello spettacolo dove, camminando per la città dolente dantesca, Pinocchio si ritrova ad affrontare molte questioni riguardanti la sua esistenza . La Fata Turchina si rivela essere una vecchia che, nel desiderare un figlio, dona vita ad un ceppo di legno in un vero e proprio atto di egoismo; ma la questione più importante è il complicato rapporto tra parde-creatore e figlio dove Pinocchio, sentendosi abbandonato, rivendica l’amore che il padre non gli ha mai concesso e Geppetto, prima di esalare l’ultimo respiro, risponde che fare un figlio, non vuol dire amarlo. Si chiude così lo spettacolo con Pinocchio che implora il naso inerte del padre di cominciare a crescere.

GALLETTI LORENZO - Prosegue la stagione di prosa di quest’anno e il 25 gennaio, al teatro Ponchielli, è andato in scena una rivisitazione di Pinocchio, ad opera di Antonio Latella. Della storia originale si può osservare solo la sequenza logica degli avvenimenti, descritti però in modo molto diverso, più caotico, angosciante e pieni di strazio. Ciò che catturava di più l’attenzione sul palco erano: un imponente tronco di legno, sospeso a mezz’aria, che rappresentava il prorompente naso di Pinocchio (interpretato da Christian La Rosa) e una pioggia di trucioli di legno, per lo più costante, che può essere interpretata come neve che scende e attutisce i rumori, insonorizzando le urla e le sofferenze dei personaggi. Gli abiti di scena erano costituiti da tute beige, simili a pigiami per bambini. I diversi ruoli erano differenziati attraverso capigliature stravaganti e trucco scenografico. Sul palco gli attori sono continuamente in movimento, il protagonista è sempre impegnato in qualcosa, sempre a contorcersi su sé stesso e tra le sue stesse parole; spesso si lamenta della sua fame insaziabile, forse dovuta all’insoddisfazione che lo affligge, causata ad esempio dal suo non essere mai realmente amato da chi lo circonda, fatto di cui si rende conto inconsciamente. Il regista Latella, in questo spettacolo, sembra in cerca di emozioni forti, contrastanti, in modo, però, esagerato a tal punto da rendere la narrazione una sorta di groviglio intricato e senza fine di avvenimenti negativi. Non si riesce a spiegare il perché di troppe cose che accadono in scena, tutto sembrava poter avere un significato profondo, a volte inesistente, che può distrarre lo spettatore dal filo del racconto. Sconsiglierei questo spettacolo ai più giovani, in quanto può essere troppo pesante e facile da fraintendere. Per apprezzarlo in pieno bisogna presentarsi a teatro totalmente privi di aspettative, stereotipi e ricordi del Pinocchio di Collodi, che ha poco a che fare con questa rivisitazione.

GAMBARI ADELE - 4° TORRIANI - Non bisogna farsi ingannare dal nome, il Pinocchio andato in scena le sere del 24 e 25 gennaio al teatro Ponchielli è un po’ diverso dal Pinocchio cui siamo abituati. La scenografia è composta principalmente dagli attori, con il grillo attento ad analizzare ogni cosa e una pioggia di trucioli che scende sul palco per quasi tutto lo spettacolo. Il tema principale della rappresentazione del regista Antonio Latella, prodotto dal Piccolo Teatro, non sono le bugie, ma è aperto a più interpretazioni. Infatti, lo spettacolo fa’ parte del percorso diversaMente, ci invita quindi a riflettere sui temi della quotidianità e ciò lo rende uno spettacolo più adatto agli adulti che ai bambini. Geppetto si crea un figlio; Pinocchio, però, non sta alle regole e alle preoccupazioni del padre, scappando in cerca di libertà simboleggiata dai trucioli che lo nutrono; Geppetto da buon genitore soffre insieme al figlio di legno anche a distanza, ma Pinocchio ha voglia di vivere e va’ alla scoperta del mondo, dove impara a mentire solo dopo diversi brutti incontri che lo peggiorano di volta in volta. Christian La Rosa si è meritato il premio come miglior attore dall’associazione Nazionale Critici di Teatro e l’Ubu come miglior attore under 35 per questa parte in cui è stato capace di trasmettere la voglia di vivere di Pinocchio fin dai primi secondi dello spettacolo. Fino ad arrivare alla seconda parte, dove la fiaba si interrompe totalmente e il burattino ormai adolescente si leva le protezioni da ginocchia e gomiti e inizia ad inveire, non vuole più essere un pupazzo e si libera infine della parte di legno denunciando l’essere marionetta di tutti i componenti della società e la moralità fittizia seguita dagli uomini del nostro tempo. Il finale lascia col groppo in gola e mandando un ovvio messaggio di critica ai padri assenti che non essendo mai cresciuti non sono stati in grado di crescere un figlio.

GILBILMANNO GRAZIA - 2 LICEO ANGUISSOLA - Dal romanzo di Carlo Collodi, drammaturgia Antonio Latella, Federico Bellini, Linda Dalisi pubblicato dal Piccolo Teatro di Milano.
La sera del 24 gennaio al Teatro Ponchielli è andato in scena lo spettacolo di Pinocchio (replicato anche la sera successiva) ovvero una rivisitazione del romanzo di Carlo Collodi, con la regia di Antonio Latella e interpretato da un cast eccezionale, il quale sul palco ha dimostrato grande talento e forza fisica. La storia di Pinocchio è riuscita a far incontrare la realtà con l'immaginazione, ad esempio l'allungarsi e l'accorciarsi del naso del burattino ha avuto un significato profondo e non solo l'aspetto fiabesco al quale lo si associa solitamente, anzi, questa volta si è potuto percepire il valore della vita nel movimento di quest'ultimo. Nel pubblico si è potuto scorgere un'aria di incertezza in varie scene, poiché ritenute confuse, ma nonostante ciò è stato possibile riallacciarsi alla storia pochi istanti dopo. Questa rivisitazione di Pinocchio aveva un linguaggio, per certi aspetti, forte ma divertente e inoltre ha saputo celare significati profondi sulla vita e sulla propria crescita interiore. Molte persone hanno ritenuto che varie scene siano state un po' angoscianti per le voci ricreate dagli attori o addirittura dall'aspetto di quest'ultimi, anche se bisogna capire che la rappresentazione di una fiaba è molto diversa da ciò che si può evincere dalla lettura del libro o alla visione di una rappresentazione televisiva, in confronto alla partecipazione attiva vissuta accanto al palcoscenico, perciò non ritengo sia corretto giudicare un intero spettacolo in un modo solo per una considerazione sulle voci degli attori, basata su stereotipi dell'immaginazione, irrealizzabili nella realtà. In conclusione si può dire per certo che il lavoro degli attori sia stato fenomenale, i dialoghi pieni di enfasi fra i personaggi che hanno saputo intrattenere il pubblico con vivacità e suspense, inoltre si è notato particolarmente il trasporto fisico e la forza fisica che hanno saputo concretizzare in maniera attiva ed energica sul palco, facendo trasparire la passione e l'amore degli attori verso il proprio lavoro.

GIOVANELLI ALESSANDRO- 5 LICEO SCIENTIFICO VIDA -Mercoledì 24 e Giovedì 25 gennaio al Teatro Ponchielli è andato in scena “Pinocchio” per la regia di Antonio Latella. Tra coriandoli di segatura prende vita la favola di Pinocchio, che procede nel suo costante desiderio di diventare un bambino vero, a volte offuscato da ricadute in marionetta. Geppetto (interpretato da Massimiliano Speziani) è in completa sinergia con Pinocchio, tanto che, restando sempre in scena, ne imita spesso i gesti e le azioni, vive in continuità con lui. Ciò si manifesta da subito, dalla creazione del pezzo di legno, visto immediatamente dagli occhi del “padre” con amore e tenerezza tanto da portarlo a perdere tutto, persino l’unica giacca, persino la vita nel mare. Christian La Rosa (Pinocchio) salta e si muove in continuazione sul palco con l’unico pezzo di legno che è rimasto nel suo personaggio, che acquista sempre più consapevolezza di quanto il mondo, fuori dalla porta di casa sia crudele, ingrato e violento. Quella rappresentata da Collodi, e ancor di più quella di Latella, è un’esistenza dove crescere richiede grandi sacrifici, dove è difficile non rimanere materia inerte trasportata dalle tentazioni, dalle mode, dal divertimento, dai sabati sera. Anche chi dovrebbe sostenerci nelle difficoltà viene meno, diventa anziano, come la Fata dai capelli turchini, più neri e grigi che turchini. Tra le lacrime per la fame, per la mancata istruzione, per le troppe falsità nascoste riecheggiano forti rumori prodotti da una lastra di metallo, che diventa strumento delineante della drammaticità e della sofferenza della vita. In un’umanità su cui piovono vanità (che spesso sommergono) sembra che Latella annunci una sconfitta, anche dei valori, anche dei sentimenti di un padre, che rimane bloccato, vinto, con una spina di legno inferta forse da un figlio che rincasa ancora una volta a tarda notte. Anche la coscienza (il grillo, Fabio Pasquini) rimane schiacciata sotto i trucioli, viene spogliata della sua importanza, viene azzittita dalla musica assordante. Tutti gli attori rimangono sempre sul palco con una costante qualità di recitazione, interpretando i molti personaggi che Collodi ha inserito, non rinunciando ad un’attualizzazione che porta a un’intensa quanto drammatica riflessione.

GRASSELLI TOMMASO - La sera del 24 gennaio al Teatro Ponchielli è andata in scena Pinocchio, realizzato da Antonio Latella. Il titolo potrebbe trarre in inganno lo spettatore, convinto di assistere ad uno spettacolo che narri il classico Pinocchio di Collodi, magari con alcune modifiche apportate dal drammaturgo. Quello che invece ci è stato presentato è una sceneggiatura totalmente modificata; insomma potremmo dire con una metafora che il grande contenitore è rimasto lo stesso, ma diverso era il contenuto. I personaggi hanno assunto comportamenti differenti, più moderni e complicati. Già dalla prima scena capiamo il “mood” dello spettacolo, composto da esagerazioni significative, svolte soprattutto da Pinocchio (Christian La Rosa) che più di una volta si comporta come un bambino capriccioso che urla, strilla e corre in giro per il palco. Un’altra figura significativa, anch’essa nota per le sue esclamazioni e per i suoi momenti di pazzia, è la fata che durante il corso della vicenda tratta Pinocchio come il figlio che non potrà mai avere, entrando nel ruolo della sua mamma. Questo spettacolo ci spinge ad appassionarci più che della trama, un po’ confusa e sotto certi aspetti difficile, al significato delle scene, a ciò che ci vuole comunicare il drammaturgo con le azioni dei personaggi. In primis appassionante è il rapporto tra padre e figlio, tra Pinocchio e Geppetto, che soprattutto con l’ultima scena, triste, ma realista, in cui il falegname si pente di aver creato Pinocchio perché è “incapace di amarlo”, ci stupisce; secondo i suoi piani doveva essere un semplice burattino con cui andare in giro per il mondo ad esibirsi, una macchina da soldi in pratica. Inoltre il figlio è stato definito da Geppetto un incidente, cosa che spesso capita al giorno d’oggi: di norma i figli servirebbero a unire le coppie, a rafforzarle invece adesso possono provocare l’effetto contrario, posso interrompere una relazione perché è stato un incidente e un incidente che comporta troppe responsabilità che le coppie si rifiutano di prendere. Un altro aspetto trattato in particolare dalla fata e dal grillo parlante è la tematica della vita che ci sfugge di mano; tutti noi desidereremmo vivere per sempre, non invecchiare mai, non separarci dalle persone che amiamo, ma come ci dice la fata: “Senza la morte cosa sarebbe la vita”, cosa avrebbe di speciale vivere? In queste tre ore si è riflettuto molto sul significato della vita e sul ruolo dei genitori che sono evidenziati in questo spettacolo.

GUERRA NORA – 4 LICEO ARTISTICO - Pinocchio: fame, abbandono e vita. Un ceppo di legno cade, sul palco del Teatro Ponchielli di Cremona, e inizia una nuova interpretazione di Pinocchio, realizzata da Antonio Latella. La storia si discosta molto da quella solita, che ci viene raccontata fin da quando siamo piccoli, in cui la narrazione ha un lieto fine, mentre la sera del 24 gennaio, tutto viene ribaltato. Latella, infatti, presenta un Pinocchio triste, lamentoso, quasi inquietante che dal pubblico non viene capito fino in fondo e non sembra soddisfare troppo. La scenografia di Giuseppe Stellato è dominata dalla grande struttura del tronco che si allunga o accorcia come il naso di Pinocchio e non ci colloca esattamente in un posto, ma in molti… nella bottega di Geppetto? All’aperto? Al chiuso? È invece chiaro che la lastra di metallo che produce i suoni dei tuoni sia il più grande timore di Geppetto perché “fuori ci sono gli altri e gli altri fanno bla bla bla”. La fitta pioggia di trucioli di legno durante gran parte del primo atto sembra quasi fastidiosa - come la pioggia del VI canto dell’Inferno di Dante - e si lega al recupero dell’Arte dell’improvvisazione, che troviamo, non solo nel recitato, ma anche nei cambi a vista che avvengono sul palco. Il Pinocchio di Christian La Rosa è iperattivo, parla di continuo, senza respiro, gioca come i bambini a cambiare la posizione delle lettere delle parole per crearne di nuove e ha una costante fame: fame di sapere? fame di avventura? Il burattino è stato voluto dal Geppetto di Massimiliano Speziani che si pente di averlo creato, che muore nella bocca del grande pesce che lo ha inghiottito e che abbandona. Al contrario, Pinocchio, ha abbandonato la Fata Turchina, interpretata da Anna Coppola, che lo vuole tutto per sé, ribadendo più volte il fatto che lei gli abbia dato la vita. Il Grillo parlante di Fabio Pasquini risulta invece molto rigido e severo nei suoi confronti e assume sembianze di un comune insetto da schiacciare quando, insieme a Pinocchio, si trasforma nell’inquietante Paese dei Balocchi. L’opera presenta moltissime interpretazioni come il dualismo tra vita e morte - in continuo rapporto con il tema della menzogna - che acquista maggior significato alla fine, quando Geppetto muore e un Pinocchio, ormai adulto, resta finché non si chiude il sipario a cercare di far crescere il naso del padre, come faceva con il suo quando era un burattino.

LANFRANCHI LAURA – 4 GHISLERI - Il 24 e il 25 gennaio sul palco del Ponchielli è stata proposta la versione di Pinocchio secondo Antonio Latella, per la prima volta regista di uno spettacolo prodotto dal Piccolo Teatro di Milano. Forse Pinocchio è una delle prime fiabe che i genitori raccontano ai propri figli, forse è una delle poche storie che non si dimenticano mai per la morale che insegna e per quella frase che perennemente ci viene ripetuta:” NON DIRE LE BUGIE CHE TI SI ALLUNGA IL NASO!”. Ma sarà proprio vero che è per le bugie che il naso si allunga? Pinocchio viene creato da Geppetto perché desidera un figlio con il quale poter girare il mondo e fare successo, ma lui comincia subito a ribellarsi, dal momento in cui sente uno stomaco che inizia ad urlare per la fame e dal momento in cui esce dalla porta di casa; constaterà la brutalità dei comportamenti degli adulti con i quali sarà costretto a scontrarsi anche attraverso rapporti crudeli e l’impossibilità di intrecciare relazioni sincere. Questa sarà la sua rovina. Più conoscerà il mondo e più non rispetterà le regole che questo impone; un personaggio che rappresenta un po’ tutti noi, grandi e piccini e che fa pentire Geppetto di averlo creato, un errore al quale non può rimediare. La compagnia teatrale ha saputo rendere l’agitazione di questo burattino dimostrando un grande dinamismo attoriale, dimostrando una perfetta agilità per quasi tre ore di rappresentazione. Originale l’idea di un Pinocchio con un pezzo di tronco attaccato al petto, interpretato da Christian La Rosa, che ha ben saputo rendere l’instancabilità del personaggio con una recitazione super eccitata. La scenografia suggestiva; dall’alto scendeva una continua pioggia di trucioli sul palco, dove era sempre presente, a simboleggiare il naso di Pinocchio, un enorme tronco che, al termine dello spettacolo, è sbucato dal sipario quasi a voler mantenere un contatto con il pubblico. Un personaggio che ha colpito per la sua singolarità è stato il Grillo, interpretato da Fabio Pasquini, che, con due lunghissime antenne sulla testa, attirava inevitabilmente l’attenzione su di lui. Una rappresentazione non semplice da capire, lunga e complessa e a tratti apparentemente caotica.

LUCINI FOSCO - Forti emozioni, tanta energia e continue precipitazioni di trucioli. Questi sono gli apparati che danno vita al potente e cinetico organismo che è “Pinocchio”. Spettacolo di Antonio Latella andato in scena al Teatro Ponchielli di Cremona il 24 e 25 gennaio 2018 per la stagione di Prosa. La rappresentazione si rifà al classico di Collodi, con tratti comici ed una persistente atmosfera cupa, quasi “dark”, che suscita nel pubblico un costante senso di soggezione. La dinamicità degli attori perennemente in scena e i dialoghi frizzanti lasciano spazio ad una recitazione molto corporea e coinvolgente che fa vivere allo spettatore un incessante subbuglio di emozioni, accompagnate dagli intermezzi musicali di Franco Visioli e le scenografie sorprendenti di Giuseppe Stellato, caratterizzate da un forte senso simbolico, che vede ad esempio in primo piano il grande tronco sospeso per aria che simboleggia l’allungarsi e l’accorciarsi del naso. Il celebre burattino è interpretato dal bravissimo Christian la Rosa, che nonostante l’adulta età, riesce ad emanare giocosità e una freschezza infantile in grado di catturare costantemente l’attenzione del pubblico. Geppetto invece è interpretato dall’emozionante Massimiliano Speziani, ma agli occhi dello spettatore non sono passate inosservate anche l’“inquietante” fata turchina (Anna Coppola) e la simpatica colombina (Marta Pizzigallo), apprezzata tanto dal pubblico per la propria comicità. La vicenda si chiude con una scena commovente e drammatica che offre un grande spunto di riflessione sulla paternità e il rapporto padre-figlio. Il pubblico presente in sala ha apprezzato molto lo spettacolo reggendo fino alla fine con attenzione, nonostante la non indifferente durata dello spettacolo. L’esibizione è poi stata omaggiata ed acclamata con calorosi applausi.

MEDOLLA MARIAGRAZIA- 3 LICEO LINGUISTICO DANIELE MANIN - Nei giorni mercoledì 24 e giovedì 25 gennaio, al Teatro Ponchielli si è tenuto lo spettacolo in prosa di Pinocchio, ideato dal regista Antonio Latella. Questa è la storia collodiana che ha fatto innamorare adulti e bambini. Tratta temi importanti come l’amore nei confronti dei figli da parte dei genitori e viceversa. È la storia di un burattino di nome Pinocchio (Christian La Rosa) reso vivo grazie alla magia della fata turchina (Anna Coppola). È mastro Geppetto (Massimiliano Speziani) che però gli permette di avere delle sembianze umane ed è per questo che Pinocchio lo considera suo padre. Il bambino di legno, inizialmente irrispettoso nei confronti del padre e disobbediente, vivrà delle esperienze, non sempre felici, che gli daranno delle vere e proprie lezioni di vita. Sarà sorvegliato dal grillo (Fabio Pasquini) che incarna la sua coscienza. Pinocchio però non lo ascolta mai. Infatti il burattino si troverà spesso in situazioni sgradevoli per colpa sua, senza perdere però mai l’occasione di scaricarla sugli altri. Christian La Rosa, a mio parere, è riuscito perfettamente a parlare con errori grammaticali e balbettii, proprio come avrebbe fatto Pinocchio. Quest’ultimo infatti non aveva assolutamente voglia di andare a scuola e di conseguenza non sapeva parlare in modo corretto. Anche Massimiliano Speziani non è stato da meno: si è notata la sua esperienza teatrale e sono stati apprezzati interventi di riflessione da parte sua. Interventi che prendevano spunto dagli aspetti più significativi di alcune scene. Lo spettacolo è cominciato in modo divertente e coinvolgente, ma a mano a mano che proseguiva diventava più complesso e intricato, tanto che era facile perdere l’attenzione. Penso che la costante presenza dei personaggi sul palcoscenico sia stata un’ottima idea, in quanto era possibile vedere come procedevano le loro vite in ogni momento. Nonostante questo spettacolo sia stato una rivisitazione della favola in chiave più drammatica, Pinocchio rimarrà sempre “Il” burattino che diventa un bambino vero.

GIORGIA PACHE JAVIER - 4LIC.ASELLI - Il Teatro spesso diviene specchio del nostro mondo complesso ed imprevedibile e ne mostra luci ed ombre. Questo è ciò che la produzione del teatro Piccolo di Milano propone nello spettacolo “Pinocchio” con la regia di Antonio Latella, andato in scena il 25 gennaio al Teatro Ponchielli: una fiaba collodiana onirica e drammatica che contiene molto di più di quello che ci appare. Si tratta della storia di Pinocchio, “un bambino così vero che vero non è”, interpretato in modo inimitabile da Christian La Rosa il quale ci trascina con l’energia pura di un bambino in un mondo confuso e vorticoso. Tra scene eccessivamente caotiche il burattino affamato, spinto tra la “gente che mente”, rincorre una vita che non lo soddisfa compiendo un viaggio di trasformazione che lo porta a diventare un ragazzo grande in grado di affrontare ostacoli, perdite e paure. I rimbombi della lastra metallica, la perenne caduta dei trucioli di legno e i movimenti del tronco sospeso nel aria scandiscono dunque le sue corse alla ricerca di un padre, di affetti e di verità. La menzogna, l’ipocrisia, la paternità e la fame diventano allora protagoniste dell’enigmatica storia dipanata tra battute acute e grida senza logica in un palco ricco di vitalità scenica in cui gli attori si muovono apparentemente senza schemi e regole. Lo spettatore in questo modo è trascinato in una realtà inquietante talvolta può restarne infastidito e poco coinvolto nonostante la recitazione e la potenza del racconto scenico siano inappuntabili cosi come l’intervento metateatrale. Massimiliano Speziani, sorprendente ed inusuale Geppetto, trasmette infatti il desiderio forte e illusorio di avere un figlio e ciò lo porta a mentirsi costruendosi un burattino. Lo spettacolo offre allora la possibilità di capire come la menzogna non sia nelle semplici bugie di Pinocchio ma nella realtà. Gli alleati dell’ipocrisia sono anche i personaggi come il Gatto e la Volpe, i Burattini, Mangiafuoco e la stessa Fata Turchina che richiama la figura materna. Solamente la coscienza, interpretata dal Grillo Parlante, orienta Pinocchio verso la verità e conta ogni istante della sua corsa. A lasciare ancora più perplesso il pubblico è l’atmosfera finale stravolta da Latella che offre il confronto tra padre e figlio in un legame quasi assente spezzato dalla morte. Unico e forte Pinocchio resta sempre una parabola del nostro vivere.

PEGOIANI LORENZO - 2B DEL LICEO ARTISTICO STRADIVARI - Una Pioggia di trucioli ricopre il palco del teatro Ponchielli di Cremona dove nelle sere precedenti è andato in scena Pinocchio di Antonio Latella, spettacolo basato sul celebre romanzo di Collodi del quale non solo racconta la storia ma tratta le più profonde tematiche, prima fra tutte la complessità del rapporto padre figlio. Nel primo atto la rappresentazione riporta in maniera estremamente fedele gli avvenimenti della storia originale, in modo scherzoso e vivace: Pinocchio non dà retta ai consigli del padre che cerca invano di metterlo in guardia da pericoli e insidie della vita; poi tutto crolla, il clima fiabesco che si era andato a creare si perde ed ha inizio l’incubo. Attori e spettatori vengono proiettati nell’ Ade luogo di agonia ed eterna sofferenza, la Fata Turchina rivela il suo vero io e Pinocchio è preda di un attacco di rabbia nel quale volta le spalle all’ uomo che l’ha messo al mondo, l’unica variazione apportata da Latella sul testo originale è l’incontro col padre, nel finale. I temi affrontati nel corso della storia sono diversi, il naso che si allunga e la fame morbosa di Pinocchio sono metafore di vita, la stessa segatura che cade per gran parte dello spettacolo segna lo scorrere della vita, un consumarsi fino a ridursi al nulla. Latella dice di non aver idea di come verrà raccontato il personaggio di Pinocchio, ma che ognuno ci si possa rispecchiare in base a ciò che siamo o siamo stati creando quasi un legame, un senso di appartenenza. Nota particolare va fatta per gli attori estremamente capaci e molto presenti sulla scena con continui e frenetici cambi di costume. Importante l’interpretazione di Christian La Rosa, che ha saputo vestire in modo eccellente il ruolo di pinocchio con una fisicità in scena degna di nota, a seguire Michele Andrei, Anna Coppola, Stefano Laguni, Fabio Pasquini, Marta Pizzigallo, Massimiliano Speziani e Matteo Pennese.

PICCIONI MARTA - 2 ELSA LICEO SCIENTIFICO G. ASELLI - Chi non conosce la celebre favola di Pinocchio? Chi ricorda Mangiafuoco, la Fata Turchina e il Grillo Parlante? Questa è la favola, messa in scena per la 65° volta, prodotta da Antonio Latella. Tutti ricordano di Pinocchio il suo naso che si allunga, ma in questo caso per dimostrarlo è bastato l’immaginazione e un tronco che si allungava e muoveva nel palco, non solo per le bugie del protagonista, ma anche dei suoi comportamenti nelle varie scene. Pinocchio, interpretato da Christian La Rosa, è un ragazzo ribelle che non ascolta il padre e vuole scoprire il mondo umano. Essendo un bambino Pronuncia molte parole prima di dire la parola giusta, utilizzando a volte anche il dialetto. Nel corso della trama Pinocchio incontra gli altri personaggi della storia: il Grillo Parlante, che cerca di aiutarlo invano; la Fata Turchina, che non vuole lasciarlo andare via perché si considera la sua madre; il Gatto e la Volpe che lo ingannano rubandogli i soldi;... Seppur la storia è tratta dalla favola di Pinocchio, lo spettacolo vuole mettere a fuoco la vita di un adolescente: la ribellione, le prese in giro e le continue parolacce, la depressione, la voglia di non tornare più a scuola, la testardaggine di voler rimaner bambino. Esso vuole mostrare come gli adolescenti possono cadere vittima di droga, fumo e di come gli spacciatori si approfittano di loro. Un modo per esprimere queste emozioni è stato l’interpretazione dei sentimenti di pinocchio: il grillo parlante che diventa la responsabilità adulta, cerca di far distogliere lo sguardo di Pinocchio dai pericoli, fino a ridicolizzarsi e a morire nel paese dei balocchi. Geppetto che diventa i sentimenti di Pinocchio, quando lui era felice saltellava e si divertiva, quando lui era triste si impicca. Il finale è inaspettato, nella favola finisce che Pinocchio diventa bambino e vive con il padre, al contrario, nello spettacolo finisce con la morte di Geppetto e la solitudine di Pinocchio. La musica, gli attori, effetti di scena rendono più semplice e avvincente lo spettacolo. Una scena molto entusiasmante penso che sia la creazione di Pinocchio, perché oltre a sentire il legno parlare con Geppetto, si vedeva che dall’alto scendevano pezzi di paglia che andavano a ricoprire tutto il palco. Uno spettacolo molto interessante, umoristico e complicato. Adatto agli adolescenti e agli adulti.

POLLASTRI ANDREA - Il 25 gennaio, al teatro Ponchielli, si è potuto assistere alla cinquantaseiesima, nonchè ultima, replica di Pinocchio sotto la regia di Antonio Latella. Ad prima visione superficiale lo spettacolo può sembrare privo di senso: vi sono presenti scene comiche seguite da scene complicate e sostenute in certi punti quasi disturbanti, nelle quali gli attori recitano episodi senza una logica precisa. Eppure prestando più attenzione ad ogni singolo attore si denota come il susseguirsi di questi eventi, apparentemente scoordinati tra loro, siano in realtà un unica scena perfettamente amalgamata e descritta dalla perfezione e dalla competenza degli attori stessi. Da un punto di vista scenico le scelte della regia appaiono perfettamente azzeccate, anche da un punto di vista sonoro. Un' altra idea interessante è stata quella di far uscire un attore dal suo personaggio, facendolo interagire direttamente con il pubblico. La cosa più stimolante è stato sicuramente il tema che i dramaturgi hanno voluto affrontare e in qualche modo celare nella loro rappresentazione. Infatti l'intero spettacolo è una metafora della vita di un adolescente e in particolare del suo rifiuto nel passare all'età adulta. Pinocchio, interpretato da Christan La Rosa, rappresenta il ragazzo che non vuole crescere, mentre ogni scena racconta una fase di quest' adolescenza così distruttiva e ogni personaggio impersona una o più caratteristiche di un adolescente. Il finale riesce a suscitare profonde emozioni, soprattutto vista la competenza e la professionalità degli attori che sono stati in grado di trasmettere il vero significato dell'interpretazione. Questo spettacolo voleva svelare, attraverso il suo raffinato mentire, la verità, narrare la storia di un personaggio inesistente per raccontare la realtà di molti.

RAMA TEA - Il Teatro Ponchielli ha accolto per un doppio appuntamento, il 24 e 25 gennaio, l'adattamento di Antonio Latella della favola di Carlo Collodi, Pinocchio. I personaggi si muovono sotto una pioggia di trucioli che s'infittisce sempre più ricoprendo il burattino, che insieme agli altri attori si muove freneticamente sul palco, sovrastato da un enorme tronco. Qui compare per la prima volta quella catasta di legno a cui la Fata turchina donerà la vita e che Geppetto trasformerà in un burattino, Pinocchio, che possiamo definire un robot primitivo “telecomandato” da figure più furbe. In realtà è solo una cosa che presenta gli stessi comportamenti di un bambino iperattivo, che fin da subito si ribella alle regole fuggendo di casa nonostante l'ammonizione del padre “Pinocchio non andare là fuori, c'è la gente, la gente non ci sente”. Espressione che esprime il terrore nei confronti del mondo esterno, dove regna una realtà intessuta di falsità incarnata dal Gatto e dalla Volpe che spingono Pinocchio a sotterrare quattro monete, donategli da Mangiafuoco, promettendogli che l'indomani davanti ai suoi occhi sarebbe comparso un albero colmo di monete d'oro. Scopre così l’esistenza delle menzogne. I due fuggono infatti insieme alle monete. L'interpretazione di Latella assume un carattere quasi onirico, la favola si evolve lentamente in un incubo. In questo clima Pinocchio scopre che il suo è un mondo in cui “Il problema è vivere, non morire”. Pinocchio continua a dare ascolto alla sua catasta di legno, che lo guida nel Paese dei balocchi. In sottofondo risuona la risata del Grillo che lo aveva ammonito più volte al guardarsi dal diventare cittadino di quel Paese e schiavo di “acchiappa citrulli” che lo avrebbero venduto al mercato. Fondamentale è l'incontro con il padre, che avviene all'interno di una balena, dove Pinocchio cerca di creare un dialogo, di riallacciare il rapporto. Il padre è però amareggiato e deluso. Regna così il silenzio tra Geppetto e Pinocchio, accerchiati dai corpi morti dei personaggi. Termina con questo scenario grottesco una rappresentazione teatrale intricata, di grande effetto, interpretata in modo più che originale, anche se a tratti confusa.

ROSSI TOMMASO -1 LICEO “G. ASELLI” CONCORSO DIRITTO DI CRITICA - Spettacolo molto intenso quello andato in scena giovedì sera, al Teatro Ponchielli. Sto parlando di Pinocchio, fiaba di Carlo Collodi che tutti noi siamo abituati a sentire fin dalla nostra infanzia, ma che non abbiamo mai capito fino in fondo. Pinocchio, inteso come burattino, è la metafora della vita, è colui che incarna i nostri comportamenti, corretti e non: la trasgressione delle regole, il troppo desiderio di libertà, la voglia di fuggire e allontanarci da chi ci vuole bene, la verità e la menzogna. Questo spettacolo, che porta la firma di Antonio Latella, può essere percepito in due diversi modi: o in maniera troppo intensa e con una difficoltà nel seguire le diverse scene, oppure come un capolavoro con un profondissimo e veritiero significato più nascosto. Voglio ora analizzare queste due situazioni. Molta gente, durante l’intervallo ha deciso di abbandonare la sala e non terminare la visione dell’opera; a mio parere, questo può essere accaduto a causa di un modo di recitazione molto particolare, forse anche troppo, con il quale gli attori non hanno saputo coinvolgere il pubblico, non si è instaurato un rapporto tra palcoscenico e spettatori. Le persone che hanno assistito alla visione della messinscena fino alla fine, invece, come dicevo prima, hanno colto il vero significato, ciò che la compagnia Teatrale voleva trasmetterci, con un recitato che può essere considerato anche, a differenza di ciò che qualcuno ha pensato, molto raffinato e ricercato. A fare da cornice a questa storia c’è la scenografia, dotata di una porta molto semplice, simbolo di abbandono e al contempo rinascita. Durante tutte le scene, sullo sfondo, tutti i personaggi svolgevano sempre delle azioni, creando una piacevole armonia e “alleggerendo” il peso delle parole. Un altro fatto degno di nota, sempre riguardante la scenografia, è l’ininterrotta pioggia di trucioli di legno, probabilmente per ricordare a Pinocchio, ma, in fondo, anche a noi, che tutti saremo sempre un po’ burattini.

TESTA MATTEO – 3 LICEO LINGUISTICO MANIN Giovedì 25 gennaio presso il Teatro Ponchielli in occasione della Stagione di Prosa è andata in scena la cinquantaseiesima replica dello spettacolo tratto dal celeberrimo romanzo di Carlo Collodi “Pinocchio”, a cura di Antonio Latella. Una rappresentazione a dir poco bizzarra interpretata in modo impeccabile dagli attori che hanno saputo trasmettere al pubblico tematiche importanti quali i pericoli del mondo esterno e la figura metaforica della marionetta nelle grinfie del burattinaio. L’ambientazione è per la maggior parte dello spettacolo caratterizzata da una pioggia di trucioli di legno che assumono svariati utilizzi come vera e propria attrezzatura scenografica, inoltre una porta di metallo aggiunge allo spettacolo un tocco sonoro e scenografico in più che contribuisce lo scorrere a tratti incasinato della trama. Il sipario si apre, il palco è avvolto da un’atmosfera misteriosa e nella scena iniziale una giovane fata turchina, dall’aspetto quasi malefico infonde l’energia vitale nel ceppo di legno che in seguito diventerà il famoso burattino. Pinocchio, dopo essere stato ultimato dalle abili mani di Geppetto, si ribella al suo creatore e corre alla scoperta del mondo esterno affrontando fame, truffe, menzogne e pericoli che gli insegneranno che il mondo non è fatto solo di cose belle. Nel districarsi della trama Pinocchio assume sempre più consapevolezza di sé stesso attraverso le prediche del grillo parlante e l’abbandono del suo ceppo Lucignolo. Il finale, atrocemente studiato, tratta l’assoluto rinnego da parte di Geppetto della sua paternità, egli infatti con la frase “Fare un figlio non vuol dire amarlo” lascia il pubblico senza parole. Citazioni shakespeariane e dantesche, insieme a momenti travolgenti di puro sfogo dei personaggi hanno reso la rappresentazione singolarmente gradevole.

VEDOVATI RICCARDO - Il 25 Gennaio un tappeto di trucioli e applausi ha ricoperto il palco del Teatro Ponchielli di Cremona, durante la rappresentazione della celeberrima fiaba di Collodi “Pinocchio” sulla quale Antonio Latella lascia una firma indelebile. Il palcoscenico ha assistito ad una rivisitazione della classica storia del burattino che vuole diventare un bambino vero, resa molto intensa e particolare dall’interpretazione di Christian La Rosa nei panni di Pinocchio e Massimiliano Speziani che riveste vari ruoli all’interno del racconto, tra cui Geppetto ovvero il “creatore” di Pinocchio. La narrazione viene accompagnata da una scenografia decisamente soggettiva, che vede in particolare un’incessante pioggia di trucioli e, sul pavimento, delle rotaie il cui scopo è quello di muovere il naso di pinocchio, che in questo caso viene rappresentato da un enorme tronco puntato verso la platea. All’interno di questa ambientazione assistiamo alle svariate peripezie del burattino, che tutti noi conosciamo, ovviamente reinterpretate e riprodotte attraverso una narrazione lineare, a tratti interrotta da interazioni tra attori e pubblico, tra cui un discorso di Massimiliano Speziani che fa riflettere gli spettatori riguardo al silenzio; inoltre Christian La Rosa, sempre interagendo con i presenti, riesce a mostrare lo stato d’animo turbato e infuriato di Pinocchio in seguito a varie disgrazie, attraverso un monologo nel quale impreca con un linguaggio scurrile, provocando la risata del pubblico ma allo stesso tempo trasmettendo a pieno le sensazioni provate dal suo personaggio. La recitazione dei vari attori e la rivisitazione di Latella permette di assistere ad una storia ricca di significato che tocca diversi argomenti, dai più semplici come l’importanza della scuola fino ai più delicati come la morte, con varie chiavi di lettura. Il tutto all’interno di uno scenario che si fa mano a mano più cupo, sempre accompagnato da una pioggia di trucioli che si infittisce insieme alla trama fino a diventare tempesta.

VOLPI MARTA - 4 LICEO ARTISTICO A. STRADIVARI - Dal Piccolo Teatro di Milano arriva al Teatro Ponchielli di Cremona, il 24 e 25 gennaio, Pinocchio, diretto da Antonio Latella. Il sipario si apre sulla fatina, che infonde la vita in un pezzo di legno, mentre a Geppetto viene l’idea di costruire un burattino con cui girare il mondo per guadagnare. Invece si troverà a dover allevare un figlio che non ha voluto, Pinocchio. Come ogni bambino, il burattino non ha nessuna intenzione di seguire le indicazioni del padre, tantomeno del grillo, finendo così per affrontare una serie di disavventure, accompagnato da un’incessante pioggia di trucioli di legno, che si interromperà al termine del suo percorso di burattino, quando diverrà un “bambino vero”. Nella prima parte ripercorriamo fedelmente la storia di Collodi fino alla scena dell’impiccagione di Pinocchio, vera conclusione secondo l’autore. Ma nella seconda parte molte di queste si perdono per dare più importanza alle esperienze che segnano per davvero la vita di Pinocchio: la morte della fatina, il viaggio nel Paese dei Balocchi, la trasformazione in asino e il ritrovamento di Geppetto all’interno del pescecane, ultimo incontro che concluderà l’evoluzione del protagonista, divenuto adulto e il rapporto con suo padre. Il teatro, nella sua finzione, è la forma ideale per trasporre la fiaba di Pinocchio, che è a tutti gli effetti una bugia, la storia di un pezzo di legno vivo, ma che risulta più vera della realtà, quando si comprende cosa stia realmente cercando di comunicare. Imparando a parlare, il burattino impara a dire le bugie: quelle con le gambe corte e quelle dal naso lungo, rappresentato in scena da un tronco d’albero che sovrasta i personaggi, tutti sempre presenti sul palco, e che si allunga e accorcia al posto del naso dell’attore. Alcuni attori interpretano più ruoli (Anna Coppola, Massimiliano Speziani, Michele Andrei, Stefano Laguni, Marta Pizzigallo) altri solo uno (Christian La Rosa, Fabio Pasquini) ma tutti riescono a rendere straordinariamente i propri personaggi, già caratterizzati da una perfetta scrittura ad opera di Antonio Latella, Federico Bellini e Linda Dalisi. I suoni sono per la maggior parte prodotti dal musico (Matteo Pennese) in scena, tramite gli elementi della scenografia, come la “porta” che, attraversata, porterà Pinocchio nel pericoloso mondo esterno, dando inizio alla sue avventure.

ZENDRI EMMA - Prosegue la stagione di prosa di quest’anno e il 25 gennaio, al teatro Ponchielli, è stata inscenata una rivisitazione di Pinocchio, ad opera di Antonio Latella. Della storia originale si può osservare solo la sequenza logica degli avvenimenti, descritti però in modo molto diverso, più caotico, angosciante e pieno di strazio. Ciò che catturava di più l’attenzione sul palco erano: un imponente tronco di legno, sospeso a mezz’aria, che rappresentava il prorompente naso di Pinocchio e una pioggia di trucioli di legno, per lo più costante, che può essere interpretata come neve che scende e attutisce i rumori, insonorizzando le urla e le sofferenze dei personaggi. Gli abiti di scena erano costituiti da tute beige, simili a pigiami per bambini. I diversi ruoli erano differenziati attraverso capigliature stravaganti e trucco scenografico. Sul palco gli attori sono continuamente in movimento, il protagonista è sempre impegnato in qualcosa, sempre a contorcersi su sé stesso e tra le sue stesse parole; spesso si lamenta della sua fame insaziabile, forse dovuta all’insoddisfazione che lo affligge, causata ad esempio dal suo non essere mai realmente amato da chi lo circonda, fatto di cui si rende conto inconsciamente. Il regista Latella, in questo spettacolo, sembra in cerca di emozioni forti, contrastanti, in modo, però, esagerato a tal punto da rendere la narrazione una sorta di groviglio intricato e senza fine di avvenimenti negativi. Non si riesce a spiegare il perché di troppe cose che accadono in scena, tutto sembrava poter avere un significato profondo, a volte inesistente, che può distrarre lo spettatore dal filo del racconto. Sconsiglierei questo spettacolo ai più giovani, in quanto può essere troppo pesante e facile da fraintendere. Per apprezzarlo in pieno bisogna presentarsi a teatro totalmente privi di aspettative, stereotipi e ricordi del Pinocchio di Collodi, che ha poco a che fare con questa rivisitazione.

10 Febbraio 2018