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Giovedì 20 Settembre 2018

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TEATRO PONCHIELLI. PROSA

Paolo Rossi eterno folletto, illumina la scena

L'attore sempre sospeso tra personaggio e persona

Paolo Rossi eterno folletto illumina la scena

Paolo Rossi in 'Molière: la recita di Versailles' al Ponchielli

CREMONA - Dai a un attore la possibilità di parlare di teatro e non ne esci vivo… E Paolo Rossi non si smentisce, ma fa di più: cavalca fino all’eccesso questa debolezza narcisistica e lo fa chiamando come complice il suo amato Molière. È accadutolunedì 20 febbraio al Ponchielli con Molière: la recita di Versailles e accadrà – forse –  perché con Paolo Rossi non si sa mai. Tutto è un pretesto e tutto, in questo Molière alle prese con uno spettacolo richiestogli da un giorno all’altro da Luigi XIV, è un gioco condotto sul limite, su quel confine sottile in cui si muove l’attore sospeso fra personaggio e persona. A proposito e per dovere di cronaca buona parte dell’intervista e delle belle parole regalate sulle colonne del giornale 'La Provincia' erano il testo del prologo: scherzo da prete dell’attore, o la coincidenza fra attore/persona/ personaggio, laica trinità che coincide anagraficamente con Paolo Rossi. Tutto ciò sul palcoscenico è moltiplicato all’ennesima potenza, con riferimenti che vanno dalla commedia dell’arte a Jouvet, dalla corruzione di assessori e politici, al renziano ‘stai sereno’ il tempo e la storia si annullano in Molière: la recita di Versailles in un ‘qui ed ora’ che non è l’eterno presente liquido del nostro oggi, ma l’intensità della vita che solo i grandi attori sanno dare e sanno incarnare. Tempi dilatati, digressioni che fanno della trama in sé una digressione, Paolo Rossi fa divertire il suo pubblico, è imprevedibile non solo alla platea ma ai suoi stessi attori: Lucia Vasini, Fulvio Falzarano, Mario Sala, Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari, Stefano bembi, Bika Blasko, Riccardo Zini, Karoline Comarella, Paolo Grassi che lo assecondano, si fanno guidare e al tempo stesso lo guidano in uno spettacolo che è un viaggio nel teatro, nella sua storia e nel suo presente. Non basta e non serve in tutto ciò raccontare quello che accade in scena – chi c’era in teatro lo sa -, ma ciò che invece vale forse la pena sottolineare è lo stupore divertito che Paolo Rossi regala al suo pubblico. Rossi esalta quel suo essere folletto del palcoscenico, elzeviro recitante di una scrittura attoriale sporca, eccessiva, irrispettosa dei canoni, eppure esemplare del canone dell’attor comico che improvvisa perché sa e per troppo sapere affida la sua vita al palcoscenico come accade a Molière nel suo finale uscir di scena come malato immaginario e attore reale destinato a eternarsi come autore.

In tutto questo c’è il gioco del teatro di Paolo Rossi, c’è il non voler mai chinare la testa, c’è il grande rispetto che Rossi ha nei confronti dell’arte della scena, dell’alchimia che si crea in palcoscenico, c’è la fragilità degli attori, inguaribili imbroglioni, ma anche specchio del nostro vivere, pungolo alla nostra coscienza e dito puntato sulle nostre piccolezze… Alla fine l’applauso alla numerosa compagnia è caloroso e sentito e soprattutto al suo capocomico e alla fiducia sull’inafferrabile bellezza dell’arte del teatro. E per una serata passata a teatro non è poca cosa portarsi a casa tutti questi pensieri, insieme a una buona dose di risate che depurano dalle tossine del nostro rabbioso quotidiano.

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22 Febbraio 2017