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Mercoledì 28 Giugno 2017

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CREMONA. RASSEGNA 'LA DANZA'

Ziya Azazi, senza il sacro resta il simulacro

Se il senso dello spettacolo prevale su un ballo che dovrebbe essere viaggio di innalzamento spirituale ogni movimento perde il suo significato più profondo e tutto si riduce a tecnica e virtuosismo

Ziya Azazi, senza il sacro resta il simulacro

CREMONA - Se il senso del sacro si contamina con esigenze mondane — in questo caso legate alla costruzione di uno spettacolo — mantiene intatta la propria forza o, al contrario, si riduce al simulacro di un rito? La domanda è d’obbligo dopo aver assistito, giovedì sera al Ponchielli, alle due coreografie di Ziya Azazi, Azab e Dervish in Progress.

Nella prima parte, in maniera abbastanza didascalica, l’artista turco mostra il percorso di un uomo che, guidato dal pensiero sufista, supera le prime tre delle quattro porte che portano all’illuminazione, mentre la seconda coreografia è quella danza roteante che ha reso famosi i dervisci. Movimenti ripetuti e ripetitivi, l’ondeggiare delle gonne che oltre a essere di grande impatto visivo aumentano l’effetto stordente, e l’assoluto controllo del corpo e dell’equilibrio (fisico, ma anche interiore) costituiscono il fascino di questa danza, figlia del misticismo e della spiritualità, di questa danza che è anche preghiera. E che non dovrebbe svilirsi negli ammiccamenti al pubblico, nel giocare con la gonna a fine spettacolo al punto di lanciarla in platea come un bouquet da sposa, nel trasformarsi da dichiarata celebrazione di un rito alla sua sterile e vuota rappresentazione. La danza dei dervisci — anche quando entra in un teatro e si confronta con un mondo che non le appartiene, anzi soprattutto in questo caso — non può essere soggetta a un giudizio tecnico e tanto meno estetico: è l’applicazione di una filosofia intrisa di misticismo, è il punto d’arrivo di un viaggio che è soprattutto di ascesi spirituale. L’impressione è che però Azazi abbia consumato una sorta di tradimento e abbia trasformato la danza derviscia in qualcosa di virtuosistico, che stupisce, certo, e che forse addirittura incanta, ma che non riesce a essere altro che spettacolo. Bello e applaudito finché si vuole, ma spettacolo. Nota a margine: assolutamente inguardabili la canottiera e la tuta da Superpippo indossati in Azab, vestiti così non ci si mette neppure a imbiancare la cucina.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

17 Febbraio 2017

Commenti all'articolo

  • LUCIO

    2017/05/16 - 21:09

    Abito a Milano e da oltre 10 anni sono abbonato alla stagione di Danza del Ponchielli: il giorno dopo lo spettacolo ero abituato a leggere la gradita recensione di Barbara CAFFI sulla Provincia, ma quest' anno non ne ho mai trovata nessuna! Come mai ? LUX

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  • angelo

    2017/02/17 - 15:03

    Bellissimo intenso spettacolo. e infatti così è stato. Lui è un danzatore ricercatore. L'ho trovato splendido.

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