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Sabato 03 Dicembre 2016

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TEATRO

Nel Teatro Povero di Monticchiello le paure del nostro presente

Il Teatro Povero di Monticchiello: quando gli abitanti diventano attori

MONTICCHIELLO – Un gatto passeggia per la scena, poco prima dell’inizio dello spettacolo, guarda il pubblico nella piazzetta del borgo toscano che da cinquant’anni si racconta e nel suo raccontarsi riflette sulla condizione del Paese Italia. Quel gatto sembra voler definire il suo territorio, un territorio che esplode e si apre al mondo, uno spazio intimo che sa farsi universale, un luogo magico nella notte toscana. Fino al 14 agosto a Monticchiello, gli abitanti del paese vivranno la loro Notte di attesa, questo è il titolo della messinscena del cinquantesimo del Teatro Povero.

Lenzuoli coprono la scena e pian piano gli attori: uomini e donne di tutte le età cominciano a svelare quella che è una cinta muraria. Si parla, si racconta la paura di una piccola comunità che si sente assediata, che non capisce questo mondo che va a rotoli e che vorrebbe difendersi, nascondersi, vivere di una intimità che sembra l’unica via possibile alla globalizzazione, alla mancanza di lavoro, agli inganni dell’economia, all’implosione delle relazioni. Notte di attesa è una condizione, è uno stato d’animo, è la nostra condizione presente che i non-attori e uomini e donne vere raccontano cercando una via d’uscita, recuperando il passato delle lotte contadine, ma anche la violenza seduttiva dell’urbanizzazione e dell’industrializzazione: in poco più di un’ora si condensa mezzo secolo di vita sociale italiana e di Monticchiello oltre che il nostro inquieto presente. L’erigere mura turrite contro l’invasione di uomini/bestie, di strane visioni che si stagliano all’orizzonte non porta da nessuna parte, alla fine sono gli stessi cittadini/attori di Monticchiello ad abbattere quelle barriere e a svelare il segreto di una volontà di incontro con l’altro e non difesa dall’altro attraverso il teatro… E fa venire le lacrime agli occhi la battuta in costume da priore di un anziano signore che confessa: questa battuta cinquant’anni fa la pronuncia così e così e stasera… meglio?: chiede al pubblico.

L’applauso scoppia caloroso sia da parte degli altri ovvero gli spettatori forestieri che da cinquant’anni non si perdono il Teatro Povero di Monticchiello sia da parte di amici e concittadini che commentano l’azione, citando per nome e cognome gli attori. Ciò che accade in scena è magico. Notte di attesa condensa con straordinaria efficacia non solo la storia del Teatro Povero, ma soprattutto il ruolo di questa esperienza di teatro comunitario: un appuntamento con la capacità del piccolo di riflettere l’universale, l’avamposto di un sentire insieme che ci interroga e ci mette in discussione.

Gli attori del Teatro Povero vivono di una loro credibilità e verità che sono tutte nei volti, nel loro modo di muoversi in scena, sono negli sguardi che si scambiano, nei volti dei bimbi che si affacciano dalle quinte e perché no, sono anche in quel gatto che passeggia per la scena, poco prima dell’inizio dello spettacolo, un segno di realtà e di verità che si amplifica con poesia nella Notte di Attesa del Teatro Povero di Monticchiello, un’esperienza di intesa anima teatrale che vive e combatte da mezzo secolo.

01 Agosto 2016

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