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Domenica 04 Dicembre 2016

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CASALBUTTANO

'La vita è un viaggio', Severgnini fa il pieno al Bellini

Tra ironia e morale, grande successo per il debutto teatrale del giornalista e scrittore cremasco

'La vita è un viaggio', Severgnini fa il pieno al Bellini

Severgnini, Rizi e Spada

CASALBUTTANO - Un centinaio di spettatori in lista d’attesa, un teatro Bellini straesaurito da tempo ha accolto sabato sera il debutto teatrale di Beppe Severgnini, autore e interprete de La vita è un viaggio, liberamente tratto dall’omonimo libro del giornalista e saggista cremasco. A dare conto di questo legame anche l’enorme ‘aereoplanino di carta’, immagine della copertina del volume. In prima fila il padre novantottenne del giornalista e la sorella di Severgnini, in sala erano presenti anche il figlio e la moglie. Questi gli aspetti di cronaca, imprescindibili parlando di Severgnini, cronista ironico e acuto, prestato al teatro.

 

La scena è quella di una sala d’attesa dell’aeroporto di Lisbona in cui un uomo e una giovane donna di ventotto anni, Marta, (Marta Isabella Rizi) sono bloccati per l’intera notte, in attesa di prendere il treno per Boston lui e lei di partire per il Brasile dove ha deciso di trasferirsi seguendo il fidanzato surfista, in fuga dallo stallo esistenziale che la vede attrice inespressa in un’Italia e un’Europa che poco fanno per i giovani. Insieme ai due c’è una terza figura, Elisabetta Spada, in arte Kiss & Drive che è testimone e apre, chiude e puntella con le sue canzoni quell’attesa che per il pubblico del Bellini è racconto di un incontro. Perché questo è il senso de La vita è un viaggio: un dialogo a due sulla vita, sul viaggiare e sulla responsabilità che gli adulti hanno nei confronti delle giovani generazioni. Beppe Severgnini porta a sintesi non solo il volume La vita è un viaggio, ma molte delle sue riflessioni legate al suo essere cittadino del mondo, osservatore delle abitudini ma anche delle diverse sensibilità e occasioni offerte ai giovani. Eh sì, perché di questo parlano l’uomo e la ragazza nella notte lusitana, lo fanno citando film e libri, provocandosi, lui intento a dissuaderla dal lasciare tutto, lei prima riottosa e poi disposta a raccontare il suo disagio esistenziale, la rabbia che i trentenni hanno nei confronti di un mondo che non fa altro che parcheggiarli.

 

Tutto ciò si gioca con l’ironia, la dialettica pungente e acuta di Beppe Severgnini che nel racconto scenico non ha nome perché è di per sé personaggio, è semplicemente Beppe Severgnini. Nello spettacolo Beppe Severgnini cita la sua Crema, la fidanzata di Soresina degli anni Settanta, il suo addio a casa quando a ventidue anni partì per Bruxelles e si concede una ‘tirata’ nei confronti del figlio ventiduenne e del rapporto con lui, del ruolo genitoriale e del suo viaggio col figlio negli States. Tutto nel dialogo fra l’uomo (Beppe?) e Marta scivola via con estrema piacevolezza, ironico e a tratti moralistico — nel senso francese del termine —, La vita è un viaggio assomiglia ad un elzeviro, a quei pezzi scritti in punta di penna ma con densità di analisi dal giornalista cremasco. Ma ciò che piace ed è teatrale è la forza di Beppe Severgnini con i suoi capelli grigio metallizzato di essere se stesso e al tempo stesso personaggio che non ha bisogno di essere nominato dalla sua interlocutrice perché sono le sue parole, il suo aspetto a delinearlo, a renderlo persona nella realtà e personaggio sulla scena, se poi si pensa che il termine persona in latino significa maschera, il gioco è fatto. Lunghi e prolungati applausi al chiudersi del sipario da parte di una platea amica e affettuosa.

 


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24 Novembre 2014

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