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Giovedì 08 Dicembre 2016

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LA REUNION 50 ANNI DOPO

Campioni del mondo e amici per sempre

Il cremonese Giuseppe Soldi, il soncinese Mino Denti e i veronesi Luciano Dalla Bona e Pietro Guerra si sono ritrovati per rivivere il trionfo nella 100 km a squadre di ciclismo in Spagna il 2 settembre 1965

Campioni del mondo e amici per sempre

Guerra, Dalla Bona, Soldi e Denti

CREMONA — Il 2 settembre a S. Sebastian, in Spagna, sono diventati campioni del mondo di ciclismo, in Azzurro, nella 100 chilometri a squadre.Mercoledì 2 settembre, 50 anni dopo, come promesso, si sono ritrovati per una rimpatriata. A sentirli raccontare la loro storia si capisce quanto quel 2 settembre del 1965 li abbia uniti per sempre. Miracoli dello sport e del ciclismo di quegli anni ‘60: Giuseppe Soldi, cremonese, Mino Denti (soncinese), Luciano Dalla Bona e Pietro Guerra (entrambi veronesi). Tutti in forma smagliante, hanno fatto visita al Museo del Violino e poi cena al Relais Convento di Persico, per una giornata a suo modo speciale, come — in redazione — hanno raccontato. «E’ stato un grande momento — ha detto Pietro Guerra, che nel suo palmares vanta anche due Mondiali, una tappa al Tour, una alla Vuelta e al Giro di Sardegna — I ricordi sono tanti. Io avevo la camera d’aria che non è scoppiata per puro miracolo, sarebbe stata la fine. Abbiamo avuto un po’ di fortuna, ma quel giorno eravamo davvero i più forti. In seguito ho corso anche diverse volta al Giro d’Italia. Chi vinceva? Sempre quello, Merckx. Poi, a 31 anni, ho smesso. Ho fatto il piastrellista. Ho posato mattonelle anche in Africa, in Guinea, come volontario». Imprenditore, Luciano Dalla Bona ha ricordato così quel 2 settembre: «Una giornataccia, freddo e pioggia, con tuoni e fulmini. Io col freddo non andavo e a 6 chilometri mi sono staccato, per fortuna il tempo si prendeva sul terzo arrivato. Ma fino a quel momento ho dato tutto e credo anche un buon contributo. Il ct Rimedio mi ha convocato anche l’anno successivo e questo mi ha dato molta soddisfazione. Eravamo un gruppo affiatato. Alle Olimpiadi avevamo come riserva un certo Felice Gimondi che, per inciso, l’anno dopo ha vinto il Tour. E’ stata la somma delle nostre forze che ci ha portato a quel risultato». Mino Denti, di Soncino (ma da tanti anni vive a Travagliato dove vende bici) ricorda così l’arrivo al traguardo: «Il vento aveva portato via la tribuna, non c’era più nessuno ad aspettarci. C’è stato anche un attimo di panico: prima ci hanno detto che avevamo vinto, uno di noi, mi sembra Guerra, aveva già indossato la maglia iridata. All’improvviso è arrivato lo stop: ci hanno comunicato che eravamo secondi, dietro la Spagna. Il ct Rimedio si è fatto sentire dalla giuria: ‘Di solito vince chi fa il tempo più basso’, ha spiegato. C’era stato un disguido e in pochi minuti tutto si è risolto per il meglio. Abbiamo corso ai 42 di media». «Finché si è giovani — ha aggiunto poi Dalla Bona — non si pensa al passato e ai ricordi. Poi, passano gli anni e si guarda anche un po’ indietro. Quella fatica ci ha unito per sempre e ci fa sentire, oggi come allora, vicini. E forse anche più giovani. Con Giuseppe Soldi ci siamo trovati benissimo, lui era il motore, la nostra locomotiva. Una persona speciale, come atleta e come uomo». Infine, Giuseppe Soldi (emozionato), ideatore e promotore della rimpatriata: «Quando li sento parlare, non riesco a credere di aver corso con loro. In camera, l’ho già raccontato, ero con Denti. Ho messo la maglia iridata ai piedi del letto perché non ci credevo. Li ho visti vincere anche in seguito. Io correvo a S. Ambrogio o al Migliaro. Dai, dicevamo, ce l’abbiamo fatta e questo ci aiuterà anche nella nostra vita. E’ stata dura, ma è stato bellissimo».

03 Settembre 2015

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