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Martedì 06 Dicembre 2016

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CREMONA

Caldonazzo, l’ingegnere del remo

Dopo i due ori nella Coupe de la Jeunesse di canottaggio a Szeged in Ungheria, un’altra sfida: conciliare studio e sport

Caldonazzo, l’ingegnere del remo

Marcello Caldonazzo

CREMONA - A guardarli affiancati sul podio di Szeged, diresti che sono due studenti finiti dal preside, l’uno perchè ha messo una lucertola nel cassetto della cattedra, l’altro perchè mentre cercava di toglierla di lì è stato beccato dalla prof di fisica, e adesso vai a spiegare che lui non c’entra. Ma in effetti Emanuele Giarri e Marcello Caldonazzo l’hanno fatta grossa, e ciascuno ci ha messo del suo: ma invece di far spaventare la prof hanno affondato la concorrenza che ha avuto l’ardire di mettersi fra loro e quelle medaglie che non saranno proprio d’oro altrimenti dovrebbero girare sotto scorta armata tanto sono vistose, ma in senso sportivo sono a diciotto carati.
Quando ci sono il ‘buono’ e il ‘cattivo’ tocca scegliere per chi fare il tifo, e stavolta è facile tenere per il ‘buono’, dato che è quello dei paesi nostri: Caldonazzo Marcello, cremonese della Baldesio, che col ‘cattivo’ Giarri Emanuele toscanaccio di Pisa ha condiviso per lunghe e non proprio idilliache settimane allenamenti gare e battibecchi, e alla fine per fortuna ne è valsa la pena essendo arrivate due vittorie nel giro di 24 ore. Doppio oro nel doppio alla Coppa della Giovinezza, un lieto fine quasi da film.
Ma sul rapporto fra i due torniamo più avanti. Prima Marcello sbriga l’ordinaria amministrazione di qualsiasi intervista post-vittoria. «Eravamo fiduciosi sulla possibilità di fare risultato, ma certo la prima vittoria ci ha dato una convinzione incredibile, il secondo giorno siamo scesi in barca più cattivi, più sicuri, per andare a vincere. Il tempo della seconda gara è stato più alto per il vento contrario, ma è stata la vittoria più bella».
Notato en passant che il pizzetto dei giorni di gara è sparito (il cronista ha dimenticato di chiedere se la rasatura era prevista nel quadro dei festeggiamenti, o è stata eseguita perchè ormai non c’era più bisogno di fare la faccia da duro), perchè due gare in due giorni? «La Coupe de la Jeunesse è una competizione a punti per squadre nazionali, non assegna titoli individuali, così si gareggia due volte per dare la possibilità agli atleti di cimentarsi eventualmente in due specialità».
Voi invece avete doppiato la stessa gara. «Siamo un equipaggio costruito nel tempo, ci siamo allenati per lunghe settimane prima alla Baldesio sotto la guida del mio tecnico Luca Manzoli, poi - dopo essere stati selezionati - alla Canottieri Arno di Pisa a casa di Emanuele».
Con quali ambizioni siete andati in Ungheria? «In preparazione avevamo capito di essere un equipaggio con delle potenzialità, anche se magari non fra i più veloci in assoluto. L’arma vincente è esserci presentati fra i più allenati e i più in forma, grazie al grande lavoro dei nostri tecnici. L’ottima batteria ci ha convinto di poterci battere per qualcosa di importante. Poi la prima vittoria ha spazzato via qualunque dubbio, nella seconda gara eravamo tranquilli e carichi, siamo partiti per spaccare i remi».
Ehilà, chi ti conosce direbbe che qualche settimana fa un ragazzo tranquillo come te un’espressione del genere non l’avrebbe usata. Qui emerge l’influenza di Giarri... «Io sono sempre più titubante, lui è più guascone, così lui mi ha dato sicurezza, e io l’ho tenuto un po’ calmo...».
Ci torniamo. Adesso che programmi hai? «Pochi giorni di vacanza, poi mi attendono due settimane all’Imperial College di Londra dove seguirò un corso sulla fisica delle oscillazioni e spero anche di potermi allenare».
Dato che le uniche oscillazioni oltremanica che gli vengono in mente sono quelle di chi esce dal pub dopo qualche pinta di troppo, il cronista chiede chiarimenti. «Faccio il classico al Manin, sto per frequentare il quarto anno, e intendo poi iscrivermi a ingegneria meccanica. Così ho cercato di iscrivermi a un corso di ingegneria, ma i posti erano esauriti, ce n’era uno di fisica e l’ho preso al volo». Ovvio, ragazzi, chi di noi non passerebbe l’estate a studiare fisica delle oscillazioni?
Insomma il tipo è tosto. Ma torniamo al canottaggio. Hai iniziato nel 2011, sei al primo anno junior: quando ti è balenata l’idea di poter entrare nel giro azzurro? «A fine marzo, al primo meeting nazionale. Ho centrato un risultato insperato e allora mi sono detto che questo era l’anno giusto per fare qualcosa di grande. Sono maturato sul piano fisico e soprattutto tecnico, grazie al lavoro con Luca e a quello fatto a Pisa». Non per niente al primo anno junior è andato a due decimi dal podio nei tricolori Under 23.
Se fra un paio d’anni dovessi essere obbligato a scegliere fra lo studio e il canottaggio, che cosa sacrificheresti? «Il canottaggio è un grosso impegno che svolgo con piacere. Se mi iscriverò a ingegneria forse dovrò ridurre l’impegno sportivo, ma senza lasciare del tutto. Intanto penso ad arrivare al livello più alto possibile».
E adesso ci siamo: tu e Giarri. «Siamo il giorno e la notte - ridacchia Marcello - Discussioni ne abbiamo avute, ma nessuna che abbia messo in pericolo la barca... L’obiettivo comune ci ha unito».
Detto fra noi: che cosa non sopporti di lui? «E’ troppo sicuro di sè, per lui si vince sempre di certo... Anche se alla fine ha avuto ragione lui, mi ha contagiato un sacco, mi ha fatto bene togliendomi certe insicurezze».
E che cosa lui non sopporta di te? «Il mio perfezionismo, il senso critico che non mi fa mai essere sicuro che sia tutto a posto. Ma sto migliorando...».
In settembre a Ravenna ci saranno i campionati italiani ed entrambi siete iscritti al singolo: se vi trovate da avversari, chi vince? «Credo di batterlo, perchè lui da parecchio non si cimenta nel singolo. E poi se c’è qualche onda non c’è storia, lui con la minima onda va in crisi...».
Non c’è dubbio, la cura Giarri ha dato a Marcello una bella dose di sicurezza nei suoi mezzi. Che sono in buona parte ancora da scoprire.

05 Agosto 2015

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