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Lunedì 05 Dicembre 2016

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CREMONA MONDIALE U20

Il mondo del rugby è 'tutto nero'

La Nuova Zelanda ha battuto in finale l'Inghilterra allo stadio Zini, l'Italia supera Samoa e resta nel gruppo d'élite

Il mondo del rugby è 'tutto nero'

La gioia dei giocatori della Nuova Zelanda

CREMONA - Il mondo del rugby è tutto nero. Dopo le seppie giganti di Graham Henry, anche le seppioline di Scott Robertson hanno spruzzato il loro inchiostro color carbone sulla fetta di mondo ovale di loro competenza, quello di chi beato lui non ha ancora vent’anni. L’Inghilterra è uscita per prima dai blocchi, ha seminato sensazioni vincenti per più di metà partita, ma non le ha sapute impastare in un discorso rugbistico compiuto. E nonostante dieci minuti di penitenza per Akira Ioane gli inglesini (si fa ampiamente per dire) non sono più riusciti a fare male. Sono invece stati costretti a inseguire i neri dell’altro emisfero (e a tratti anche dell’altro mondo), uno sforzo che si è via via affievolito fino al trionfale conteggio alla rovescia con cui i non pochi tifosi Kiwi hanno scortato i loro ragazzi oltre il traguardo. E quando il fenomenale Te Toiroa Tahuriorangi (un grillo che intanto che tu gli leggi il nome lui ha già fatto almeno 50 metri palla in mano) ha sparato l’ultimo pallone nei distinti (che bello rivederli pieni di gente) il nero è diventato il colore della festa. Una festa in cui Cremona ha fatto la sua figura. C’è qualcosa che non va se la cornice si fa guardare più del quadro, capita a volte nei musei di sentire ‘guarda che bella la cornice’, vuol dire che il quadro non è granché. Stavolta la cornice, quella della gente, ha fatto semplicemente, ma fino in fondo, la sua parte: non ha rovinato la festa di gioco che gli si svolgeva nel mezzo. Abbastanza numeroso e piacevolmente coinvolto, il pubblico ha partecipato con trasporto e perfino un filo di competenza (magari con la saggezza di adeguarsi a quello che diceva quello seduto di fianco, che si vedeva che ne masticava), senza schierarsi se non per il bel rugby e il grande sport. Clarke ha subito trivellato la difesa nera con una facilità che ha messo non solo ai profani brutte idee su una Nuova Zelanda che rendeva qualcosa agli avversari in aggressività difensiva, taglia fisica e malizia. Insomma, che qualunque divinità pagana la haka avesse evocato, quella fosse fuori servizio. Ma la macchia nera non ha tardato a impregnare lo Zini, Aso appena subentrato è volato in meta con l’aria del predestinato. I tifosi inglesi (compreso quello che aveva stonato il God save the queen al limite del vilipendio alla corona) si sono fatti coraggio con il loro Sweet Chariot, ma Black su punizione ha messo il naso nero davanti prima della pausa. A inizio ripresa Ioane fa e disfà, al 5’ schizza in meta come caricato a molla (Black trasforma, 18-10 e primo break della partita) e tre minuti dopo si becca la contravvenzione dall’arbitro. Saranno dieci lunghi minuti per i cuccioli di All Blacks, scrivo, ma entrativi sul 18-13 se ne riemergerà sul 21-16 - quindi a distanze invariate e candela accorciata - con una meta cancellata dal Tmo all’Inghilterra (fuorigioco) e uno scambio di piazzati tra Jennins e Black. Manca ancora più di un quarto di partita, ma il risultato non cambierà più perchè i neozelandesi sigillano la metà campo e semmai vanno loro vicini a tornare oltre il break. Il che non accade, tenendo vivissima la partita fino alla fine. Giocatori sfiniti, ma non tanto da non fare poi le ore piccole in piazza Stradivari condividendo l’ultima bisboccia con la nostra gente. Già, perché qui abbiamo inventato il quarto tempo.

Gli azzurrini di Alessandro Troncon passano in rimonta contro le Fiji nel play-out dei Mondiali Under 20: finisce 20-19 e Buonfiglio e compagni si confermano tra le prime dodici squadre al mondo di categoria. Decisiva, nella ripresa, la prestazione della mischia italiana – che ha costretto al fallo sistematico il pack isolano – e l’errore dalla piazzola dalla lunga distanza del cecchino di Samoa Falaniko che, allo scadere del secondo tempo, ha fallito il calcio del controsorpasso dopo aver mancato già altri tre piazzati. A fine gara, dopo i festeggiamenti per la salvezza conquistata in extremis con la prima affermazione stagionale dopo l’ultimo posto nel 6 Nazioni, il tecnico degli azzurrini non ha nascosto la propria commozione per il risultato raggiunto: «L’obiettivo di questo Mondiale era confermarci nell’elite internazionale giovanile e lo abbiamo centrato, ma soprattutto la gara è stata per i nostri ragazzi una importante lezione di vita, hanno capito che con la volontà si possono ottenere grandi risultati. La mischia aveva sofferto moltissimo nel 6 Nazioni, in questo Mondiale è cresciuta gara dopo gara sino a divenire risolutiva per il risultato». «E’ stata, soprattutto, una vittoria d’orgoglio – ha detto, emozionatissimo, il capitano Paolo Buonfiglio – perché nessuno di noi voleva finire questo 2015 senza vittorie. Dopo la brutta sconfitta in semifinale contro l’Argentina, nel gruppo è scattato qualcosa, abbiamo cambiato approccio, mentalità. Non è stata forse una partita entusiasmante dal punto di vista tecnico, ma contava vincere e ci siamo riusciti, pur con tanti errori».

21 Giugno 2015

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