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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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BASKET SERIE A

Vanoli, coach Pancotto: "Salame e cremonesità"

Il tecnico riconfermato per altri due anni fa il bilancio della stagione appena terminata

Vanoli, coach Pancotto: "Salame e cremonesità"

Cesare Pancotto

CREMONA — «Ho imparato ad apprezzare il salame, che sulla tavola di casa mia non manca mai, i marubini e i bolliti ma senza salse. Solo con un po’ di giardiniera». Non siamo a Masterchef e chi parla non è Carlo Cracco, ma un allenatore di basket che ormai di Cremona ha scoperto quasi tutti i segreti, culinari e non. Cesare Pancotto è da un anno e mezzo alla guida della Vanoli e ha appena firmato per le prossime due stagioni. Un cremonese onorario praticamente... «Non esageriamo. Ho imparato a vivere nella vostra città e sono stato contagiato dallo spirito e dalla mentalità del cremonese». In che senso? «Anche questi sono piccoli segreti per poter ottenere grandi risultati. L’entusiasmo della città mi è entrato dentro, anche se un allenatore deve sempre mantenere una certa distanza. Bisogna saper lavorare con passione ma senza farsi travolgere». Coach, partiamo dall’estate scorsa. Dopo aver firmato ha mai avuto qualche ripensamento? «Assolutamente no. Il progetto era chiaro, sapevo di dover lottare per la salvezza e che il nostro budget sarebbe stato molto basso. Sapevo che per poter ottenere un grande traguardo sarebbero serviti idee e lavoro». La squadra è nata subendo il mercato o indirizzandolo? «Avevamo le idee chiare e in questo caso ci siamo posti tre regole. La condivisione con lo staff e la società. La scelta, avevamo una lista di giocatori. E la pazienza, quella che è servita per convincere qualcuno a scegliere il nostro progetto».

 

Coach, dica la verità, l’impresa è stata quella della salvezza al primo anno. «Parliamo di due strade differenti. Diciamo che arrivare in corsa non è mai facile. Bisogna creare dei punti di riferimento cancellandone altri. Per quello il percorso è stato molto accidentato. Quest’anno siamo partiti dall’inizio. Abbiamo stabilito delle regole e anche le scelte dei giocatori sono state fatte in quella direzione. Volevamo una squadra dall’impronta italiana, giovane, rispettando il bilancio». Ha paura che dopo un campionato così brillante la gente sia diventata più esigente? «La paura è un elemento positivo, ti aiuta a lavorare ancora con più maniacalità. Quello che deve essere chiaro è che nulla va dato per scontato. Lo scorso anno è ormai il passato, il futuro sarà determinato dai nuovi giocatori e dalle scelte che faremo». Lei è stato confermato ma il suo staff ancora no. «La continuità è un’arma vincente nel nostro caso. Sarei strafelice di poter lavorare ancora con Paolo Lepore e Jacopo Torresi. Credo che il nostro staff sia di altissimo livello. Comunque cercheremo eventualmente di migliorare la nostra struttura per renderci ancora più competitivi». Il prossimo sarà ancora un campionato ‘per poveri’? «Il lavoro e la professionalità porta fino ad un certo livello, da lì in poi la differenza la fa il budget. Sappiamo che in Italia ci sono poche società che hanno a disposizione tanti soldi e credo che non cambierà la tendenza. Detto questo, la forza delle idee sarà ancora più determinante». Scelga una gara simbolo nel bene e nel male. «Posso indicare due partite che hanno dato un colpo alla nostra stagione. L’avversario è lo stesso: Reggio Emilia. All’andata la vittoria di un punto senza Vitali e Cusin in trasferta ci ha dato la consapevolezza per poter fare uno sprint decisivo. Al ritorno il ko, sempre di un punto, forse ci ha raffreddato un po’. Con quel successo sono convinto che avremmo ottenuto altre vittorie in scia». Una bellissima andata e un ritorno da ultimi posti. Come mai? «L’andata è stata straordinaria, è difficile prenderla da paragone con il ritorno. Nella seconda fase abbiamo fatto otto vittorie, non molte ma in linea per poterci salvare. Detto questo abbiamo pagato la mancanza di esperienza in tante partite punto a punto. Il fatto di non aver avuto Cusin nelle ultime 12 gare ha influito. Senza contare i vari acciacchi di Hayes e Vitali».

 

Ha detto qualche tempo fa che la Vanoli di questa stagione è tra le prime tre che ha allenato in carriera per voglia di crescere. «Lo confermo. Abbiamo sempre lavorato moltissimo e ho sempre trovato la massima disponibilità da parte di tutti. Siamo stati bravi nelle scelte, anche un po’ fortunati. In ogni caso per tutti i giocatori sono stati valutati pregi e difetti sia sul campo che fuori. Il lavoro della società è stato certosino nel raccogliere informazioni. Questi ragazzi sono stati una vera risorsa. Abbiamo fatto 170 allenamenti, 31 partite e 11 amichevoli e nessuno ha mai fatto mancare l’impegno». Chi vince il campionato? «Milano è la favorita, anche per la lunghezza della panchina. In ogni caso non credo ci saranno serie scontate. Venezia, Reggio Emilia e Sassari hanno diminuito il gap con i campioni d’Italia». Il futuro della Vanoli? «Questi ragazzi hanno fatto talmente bene che meriterebbero di essere confermati in blocco. Sappiamo però che non sarà così facile. Dobbiamo capire il budget a disposizione e avere ancora una volta pazienza. L’idea di base è comunque quella di ripartire da un gruppo di italiani». La cultura della vittoria rischia di perdersi cambiato tutto? «Quello è un patrimonio che resta alla società. Chi arriva deve inserirsi in un ingranaggio. Quando lavori in questo modo sedimenti una mentalità che resta negli anni, al di là dei tecnici e dei giocatori».

14 Maggio 2015

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