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Mercoledì 19 Settembre 2018

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QUESTIONE DI STILE

Il museo delle prigioni, un museo unico in Lombardia

Il museo delle prigioni, un museo unico in Lombardia

Il Gruppo Volontari Mura di Pizzighettone, la storica cittadina murata cremonese, ha recentemente finanziato la trasformazione della terza casamatta delle mura adibita a celle di punizione, che fino a due anni fa era inagibile al pubblico, a spazio espositivo in cui, sotto la direzione di Gianfranco Gambarelli e dell’architetto Giacomo Bassi, nelle vetrine sono stati esposti oltre a reperti recuperati sul territorio, anche una serie di armi da guerra utilizzate dalle guardie carcerarie. La parte espositiva è suddivisa in tre sezioni: l'ergastolo nel periodo risorgimentale, il campo di concentramento austro-ungarico, il reclusorio militare della prima e seconda guerra mondiale e il carcere giudiziario del dopoguerra.

Un museo unico nel suo genere in Lombardia, è entrato nel percorso delle visite turistiche.

Un'originalità delle mura di Pizzighettone sono le prigioni, in cui fu aperto il primo vero Ergastolo della Lombardia che passerà attraverso varie trasformazioni (ergastolo, ergastolo militare, reclusorio politico e civile).

Successivamente all'Unità d'Italia l'ex Ergastolo fu trasformato in un Reclusorio Militare, il più duro d’Italia, perché gli ambienti rimasero sempre gli stessi: cameroni umidi, privi di servizi igienici, dove convivevano anche trenta persone: “ti mando a Pizzighettone” era la minaccia più temuta. Tre casematte vennero adibite a celle di isolamento. Lì i detenuti, rinchiusi in celle singole di due metri per uno di dimensioni, dovevano adattarsi alla poca luce che filtrava, alla mancanza di servizi igienici e agli animali

Ciò di sorprendente è che sui muri interni delle celle sono rimaste le scritte incise dai detenuti, come: sono innocente – o tornerò; mentre altre scritte erano volute dal Comando Militare, tipo “l'amore è forza, l'odio è ruggine” All’interno delle celle sono state individuate i graffiti di alcuni prigionieri, fra cui Salvatore Esposito che non fece più ritorno dai campi di concentramento tedeschi.

È sotto la Repubblica sociale che il carcere divenne prigione per i disertori scambiati per tali quando in realtà erano partigiani. Ad esempio Iannacone in un graffito nella cella ha permesso di ricostruirne la vicenda secondo la quale furono fucilati per aver ucciso una guardia nel tentativo di fuggire.

Il carcere militare, una volta chiuso diventa giudiziario come succursale di S. Vittore. Tra i noti detenuti del carcere di Pizzighettone c’è Vincenzo Costa ed i componenti della banda Barbieri, i più pericolosi rapinatori della Lombardia, anch’essi hanno lasciato il loro graffito sulle nostre mura.

Successivamente tra gli anni ’50 e ’70 divenne reclusorio minorile, chiamato Villa dei Gerani, con sistemi rieducativi innovativi che però non ebbero effetto sull’allora sedicenne Renato Vallanzasca.

Tutto questo ed altro è raccontato dagli accompagnatori del Gruppo Volontari Mura all'interno delle tre casematte partendo dalla prigionia di Francesco I.

30 Gennaio 2018