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Venerdì 21 Settembre 2018

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CREMONA

AMORE e ALZHEIMER

AMORE e ALZHEIMER

Una coppia di anziani

Lui, nonno Emilio, 73 anni;

Lei, nonna Fioretta, 74 anni. … “ Ti prometto di essere fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia via”. Ci è capitato sicuramente di assistere ad un matrimonio e di aver sentito pronunciare queste parole, ma adesso come mai ne capisco l’importanza. Ormai da quasi 10 anni la nonna è stata colpita da Alzheimer, una malattia degenerativa del cervello che cancella pian piano tutto ciò che la vita ti ha donato: persone, cose, emozioni. Per chi vive con un malato affetto da questo disturbo è forse più complicato che per il malato stesso in quanto si assiste ad un lento e progressivo peggioramento delle condizioni mentali di persone che spesso, come mia nonna, hanno una salute di ferro; la cosa diventa ancor più tragica trattandosi di una malattia cronica quindi incurabile. È una condizione drammatica ed imprevedibile, è come un ladro maldestro ma misericordioso che fa sparire un po’ alla volta tutto ciò che circonda la persona, fino ad accaparrarsi il suo cervello, il suo cassetto dei ricordi, la scatola di parole, immagini, sentimenti ed emozioni. Sembra quasi di vivere in una dimensione nuova dove il viaggio della vita sia fatto a ritroso nel tempo; una nuova stagione di vita dove tutto è possibile, basta entrarci in punta di piedi e cercare di vivere sulla stessa “ frequenza d’onda” del malato perché l’ Alzheimer si cura con l’infinita passione per la vita, con l’amore incondizionato dove la rassegnazione non trova posto. Ma cos’è l’amore? È il mio nonno Emilio che onora questo sentimento per la sua Fioretta che se ne sta andando sempre più ma che riesce ogni giorno a dargli piccole soddisfazioni che gli riempiono il cuore: un bacio, un ‘ciao’ balbettato, un momento di lucidità che dura un secondo e una sgranata di occhi quasi volesse dirgli ‘grazie’ per tutto quello che fa. Non c’è stato un giorno in questi 10 anni in cui sia stato lontano da lei. Sin dall’inizio, quando ancora si riusciva a gestire la situazione, era difficile capire perché volesse indossare il cappello di lana con il cappotto in una giornata estiva di sole, difficile era accettare che la “Fiore”, compagna di vita da più di 50 anni, potesse essere un’altra persona. Spinto dall’incapacità di trovare in tutto una rassegnazione capitava a volte che si arrabbiasse con lei che interagiva con l’immagine trasmessa dalla televisione perché convinta che la stessa facesse con lei. Il confronto con la vita normale sfociava spesso in “tempeste famigliari” dove il sacrificio e la tenacia venivano messi a dura prova ma mai l’amore incondizionato, benzina indispensabile per andare avanti nella macchina del tempo. Il nonno è diventato il suo interprete, pronto in ogni istante a cercare di capire se stava bene, se aveva fame, male. Non è facile soprattutto per la persona che ti sta accanto da una vita intera e con cui hai creato una famiglia, non essere riconosciuti; è peggio di sentirsi morire e la voglia di aggrapparsi alla vita e a quello che la “Fiore” è sempre stata, è così tanta che si mette da parte il problema e si fa finta che niente stia accadendo. Il nonno col tempo è arrivato a crearsi un suo mondo dove la nonna comunque dipendeva da lui anche con un semplice sguardo. Non hanno mai smesso di fare comunque la vita di prima: ogni giorno il giretto all’Iper per il rituale caffè con gli amici sotto la guida attenta del nonno che era pronto a sdrammatizzare e a capire atteggiamenti o troppe parole dette dalla nonna e fortunatamente gli amici hanno sempre saputo capire la situazione come se fossero in grado di usare un obbiettivo fotografico con un’ angolazione diversa. Fioretta in tutto questo è stata una grande; è tragico rendersi conto che dimentichi tutto, anche quanto hai fatto cinque minuti prima, ma in tutto questo la voglia di aggrapparti alla vita fa si che crei da sola dei “flash” che giustificano i vuoti anche se gli occhi esprimono il disagio e il caos interiore e la richiesta d’aiuto in un continuo alternarsi tra l’essere e il non essere che non da tregua tra il limite della normalità e della malattia. In tutta questa confusione i nonni si capivano anche se non sono mancati momenti difficili anche di incomprensione reciproca. Per tutto c’era il nonno dalla mattina alla sera e anche se aiutato da figli e nipoti la Fiore era sua. Tutti i giorni un pranzo coi “fiocchi” perché la Fiore doveva avere tutto, tutti i giorni le solite abitudini di sempre e non poteva mancare il tradizionale viaggio a Sharm El Sheik nello stesso villaggio e nella stessa camera . Poi un giorno, dopo tanta sofferenza, il nonno ha detto “ Non ce la faccio più”: non c’era un attimo di tregua, nonna dormiva un’ora al giorno e poi sempre in piedi di giorno e di notte senza però perdere la dolcezza e la tenerezza che l’hanno sempre contraddistinta. A malincuore nonna è ospite in una struttura sanitaria da ormai quattro anni; sta bene ma non parla più, è su una sedia a rotelle ma Emilio è sempre lo stesso. Non c’è giorno che manchi dalle due del pomeriggio al momento del bacio della buonanotte, lui è sempre vicino alla nonna. La sua preoccupazione è di prepararle tutti giorni la merenda , dalla frutta frullata, al gelato col caffè, al tiramisù, al cucchiaino di cioccolato grattugiato dopo la cena. Dal pasto con la siringa è riuscito a ritornare ad imboccarla con il cucchiaio e a farla ingrassare di oltre 10 kg che aveva precedentemente perso. Lei lo ringrazia rispondendo al bacio che il nonno le chiede sempre come un ragazzino. Se questo non è amore!! Uniti da una vita in un modo nuovo ma sempre intenso dove la tragicità diventa la miccia che accende l’infinita voglia di amare incondizionatamente. Il nonno è un eroe che non molla mai, anzi è onorato di poter essere d’aiuto alla sua Fiore con rinunce, nostalgie e sacrifici che non sono più tali se paragonati a quanto significa avere comunque accanto lei, il suo amore di una vita che ti fa andare avanti fino all’ultimo respiro.

03 Giugno 2017