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Sabato 17 Novembre 2018

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CREMONA

Stagione di prosa: Nessi di Alessandro Bergonzoni

Stagione di prosa: Nessi di Alessandro Bergonzoni

Alessandro Bergonzoni al Ponchielli

Dopo quasi due ore dello spettacolo “Nessie”, verrebbe quasi da porsi una domanda “ Ci sei, sei connesso?”. Ebbene sì, perché l’autore–attore Bergonzi, ancora una volta, non ha deluso il numeroso pubblico presente al teatro Ponchielli con il suo monologo fatto di giochi di parole tra nessi e connessi, legami esistenti e non, in un fiume di parole, pensieri, modi di dire, senza spesso una vera sequenzialità del discorso. È proprio la sua capacità e padronanza linguistica che diverte ma nello stesso tempo inquieta e spiazza in un continuo rincorrersi di pensieri spogliandoli di ogni logica possibile. Si inizia al buio con Bergonzi che, a voci alterne, aiuta un uomo rimasto senza luce a ritrovare il tasto di accensione sul quadro elettrico, in un susseguirsi di parole a doppio senso e senza senso. Buio- luce, morte- vita o nascita come ci vuole suggerire quando si apre il sipario e appare tra il fumo trascinando un’incubatrice con le mani infilate dentro. È a questo punto che le parole di Bergonzi cominciano a scandirsi incessantemente tra le risate del pubblico che attento coglie anche le più minime sfumature del discorso. Dalla possibilità di fare il funerale da vivi si arriva alle cose che si potrebbero così dire e che altrimenti sarebbero senza una voce, dall’amore filiale(perché è una banca) tra padre e figlio al padre non contento per la “custodia” della figlia perché dentro lei non c’è, fino alla considerazione che ogni dieci minuti in Honduras un cane viene investito ed è sempre lo stesso perché non fa in tempo a rialzarsi … Ancora una volta, però, Bergonzi stupisce quando “ tira la trama” del suo discorso su impegni sociali e civili che ciascuno di noi dovrebbe avere, prendendo posizioni certe e diventare Borsellino o Falcone. Così si cambia musica, il Do diventa dare e il Fa diventa fare, il Sol sorgere … è solo questione di sentirlo, di sentire l’Umanità perché la emaniamo. Una metafora dei nostri tempi che apre le porte ad un’altra considerazione “ La terra trema perché le abbiamo fatto paura noi o perché balla?”Così si chiude il cerchio della vita, sospeso con un filo sul palcoscenico, tra esistenza e morte e la necessità di essere con-nessi agli altri, un velo pietoso che ci unisce all’universo per dare ragione del nostro stare al mondo, perché del resto “Davanti a Gesù siamo tutti uguali..ma di fianco?”

03 Giugno 2017