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Martedì 22 Maggio 2018

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Intervista a Silvia Azzoni, étoile della danza

Intervista a  Silvia Azzoni,  étoile della danza

Silvia Azzoni e Oleksandr Rybako

CREMONA - Dopo dodici anni torna al Ponchielli l’étoile Silvia Azzoni, una delle più ammirate ballerine del panorama internazionale. Nonostante la grande fama, accresciuta dai numerosi premi, si presenta con modestia e semplicità. La ballerina ha condiviso la propria esperienza artistica e umana con le scuole di danza cremonesi, che hanno avuto l’onore di incontrarla il pomeriggio di domenica 3 aprile, prima dello spettacolo. L’étoile ha in seguito lasciato spazio alle domande dei presenti.

Come si è avvicinata al mondo della danza?

'La prima ad incoraggiarmi è stata mia mamma, che pensava che la danza fosse lo sport giusto per l’impostazione , il miglior modo per essere attiva fisicamente. All’inizio non pensavo che la danza sarebbe diventata la mia passione, ma all’ età di 11-12 anni capii che era la mia strada e iniziai a frequentare scuole più specializzate. Poi a 16 andai ad Amburgo, in quel momento è iniziata la mia carriera, che mi ha portato ad avere ruoli sempre più importanti: dal ballare in gruppo fino a diventare prima solista'.

Come si sente ad aver realizzato il sogno di essere una ballerina internazionale?

'Ci si sente continuamente sorpresi e stimolati perché l’atmosfera è ogni volta diversa, i ballerini che ti affiancano sono diversi, ci sono sempre degli stimoli che ti danno la carica, quest’adrenalina fa si che più balli più ti viene voglia di ballare. Naturalmente ci sentiamo sempre molto privilegiati, perché teatri che le persone possono solo visitare, noi li vediamo da dentro e ci balliamo. C’è gente che a volte dice “eh ma tu ci sei abituata”, non ci si abitua mai ed è per questo che finché il corpo me lo permetterà, continuerò e poi del resto la mente continua sempre'.

Quale tra i vari ruoli che ha interpretato è quello che più le appartiene?

'Mi hanno assegnato ruoli importanti fin da subito, ma il personaggio a cui sono più legata è, senza dubbio, quello de La Sirenetta. Il balletto era già stato portato a Copenhagen da una ballerina con il fisico completamente diverso dal mio, e John Neumier nel 2006 l’ha quasi ricreato, adattandolo per me. E’ un ruolo di cui vado molto fiera, ero stata talmente coinvolgente ed emozionante nell’interpretazione che nel 2008 mi assegnarono il Prix Benois, solitamente conferito ad attori'.

Che consigli da ai giovani talenti italiani che vogliono intraprendere un cammino nell’ambito della danza internazionale?

'Io purtroppo ho lasciato l’Italia all’età di 16 anni; sotto il consiglio della mia insegnante ho cercato di entrare in scuole estere. A quel tempo le compagnie italiane di livello si contavano su una mano e quindi le possibilità erano ristrette. Un giovane talento deve essere determinato e pronto ad allontanarsi da casa molto presto per frequentare le scuole che offrono maggiori possibilità . Nella scuola del nostro teatro, ad Amburgo, è recentemente entrata una giovane ragazza di Palermo che, a 11 anni, ha lasciato casa per trasferirsi sola in un paese di cui non conosceva neanche la lingua. Una futura prima ballerina deve essere disposta anche a sacrifici di questo genere'.

10 Maggio 2016