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Martedì 22 Maggio 2018

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Il tango? Un linguaggio necessario

Intervista a Luciano Padovani, coreografo e fondatore della compagnia vicentina Naturalis Labor

Il tango? Un linguaggio necessario

Un momento dello spettacolo Romeo Y Julieta della Compagnia Naturalis Labor

CREMONA - 'L’erede di Billy Elliot', 'uno scardinatore di luoghi comuni', 'un ballerino per caso'. Ecco come si definisce Luciano Padovani, coreografo e fondatore della compagnia vicentina Naturalis Labor. Apre l’incontro con le giovani danzatrici cremonesi venerdì 19 febbraio presentando un resoconto della sua carriera iniziata come mimo, cresciuta con il modern jazz e sfociata dopo diversi stili nel tango. Si è inoltre reso disponibile a soddisfare la curiosità delle ballerine presenti rispondendo ad alcune domande.

Come nasce la compagnia Naturalis Labor? Da dove viene il nome?

"La compagnia nasce nel 1988, fondata da me e dalla mia collega Francesca Mosele. Il nostro primo lavoro, Taigà, ottenne il premio come miglior coreografia italiana al concorso internazionale di Coreografia città di Cagliari. Così è iniziato il percorso di Naturalis Labor. Il nome deriva dalla concezione di danza che vogliamo trasmettere, la danza è spontanea, la si sente addosso, ed è un lavoro naturale. Il nome in latino è stato voluto particolarmente dalla co-fondatrice. La compagnia si dedicò esclusivamente alla danza contemporanea fino al 2005, anno in cui mi sono iscritto, quasi per caso, al mio primo corso di tango. Anche se dopo un inizio riluttante, sono bastate sei lezione per fare scaturire in me una passione sfrenata. Mi sono anche reso conto del fatto che il tango e la danza contemporanea abbiano in comune più di quanto sembri. Ho quindi deciso di creare, con l’aiuto dei miei insegnanti tangheri, uno spettacolo che mischiasse entrambi gli stili. Infine, in seguito alla creazione di diversi ‘mix’, ho iniziato a dedicarmi a Romeo y Julieta".

Com’è nata l’idea di fondere Romeo e Giulietta con il Tango?

"In realtà la risposta è molto semplice. Romeo e Giulietta possono essere definiti come la storia d’amore delle storie d’amore. Mi piace pensare a questo racconto come a uno dei più emblematici e significativi. Insomma, chi non ha mai sentito parlare di Romeo e Giulietta? Inoltre, esattamente come nel tango, sono presenti un lui e una lei. Questo ballo è infatti un romanzo d’amore che dura tre minuti, esattamente tanto quanto una canzone ballata dai tangheri. Spesso capita che lo spettatore si innamori della ballerina coinvolta nella coreografia del tango, ma una volta terminato lo spettacolo, l’amore svanisce con lei. Posso anche aggiungere che mi è stato possibile lavorare con questo stile di danza grazie all’invenzione di elementi drammaturgici che mi permettessero di sfruttare nel miglior modo possibile il linguaggio del tango, oltre a quello della danza contemporanea. Ed esempio, ad un certo punto dello spettacolo tutti i danzatori interpretano Romeo e Giulietta, e questo avviene al fine di esprimere il proprio modo di essere Romeo e Giulietta. Ad un certo punto le donne sono i Capuleti e gli uomini fanno la parte dei Montecchi, ciò accade perché il tango è anche scontro, un misto di sensualità e aggressività".

Qual è l’importanza della musica dal vivo?

"A essere sincero, non c’è bisogno che lo spieghi. Se in seguito vi fermerete a vedere una parte delle prove generali, dirò ai musicisti di fermarsi e per un attimo metterò la base. La risposta sarà immediata. Capirete da soli il fascino della musica dal vivo. Inoltre i miei musicisti, i maestri del Tango Spleen, sono considerati il quartetto di tango più acclamato d’Italia del periodo".

Come scegliete i ballerini da inserire nella compagnia?

"Il nostro cast è composto da otto 'tangheri' e quattro danzatori contemporanei, ai quali è stato attribuito il ruolo principale, in quanto più teatrali rispetto ai tangheri. Per scegliere i ballerini di danza contemporanea abbiamo organizzato delle audizioni, per questo spettacolo, ne sono state fatte alcune a Milano, Vicenza e Bologna, dove ho trovato Giulietta; successivamente abbiamo fatto provini personali, in quanto cercavamo caratteristiche specifiche sia fisiche che di età e di capacità. Per quanto riguarda i tangheri, invece, è stato molto più semplice: in Italia ce ne sono pochi, alcuni vengono dall’estero, ma la cerchia è comunque più ristretta. Infatti si è potuto lavorare molto di più sulla scelta di danzatori contemporanei.

08 Marzo 2016