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Martedì 25 Settembre 2018

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Omaggio a Beethoven

Intervista a Roberto Zappalà, coreografo e regista catanese protagonista con la sua compagnia del primo spettacolo della rassegna 'Danza' in programma al teatro Ponchielli di Cremona

Omaggio a Beethoven

Un momento dello spettacolo (Foto F. Zovadelli)

CREMONA - La XXVIII edizione della rassegna 'Danza' in programma al teatro Ponchielli di Cremona fino a maggio,  si è aperta venerdì 5 febbraio con lo spettacolo 'La nona' della 'Compagnia Zappalà danza' diretta da Roberto Zappalà, famoso coreografo e regista catanese.

La coreografia messa in scena, 'La Nona' è stata la protagonista di numerose tournée in tutto il mondo e grazie a questo la compagnia è riuscita a vincere il desiderato premio 'Danza & Danza'.

Lo spettacolo è stato rappresentato per la prima volta al teatro Ponchielli la sera di venerdì 5 febbraio grazie alla partecipazione degli affascinanti ballerini.

Il pomeriggio stesso dell’esibizione Roberto Zappalà si è reso disponibile per l’incontro con alcune ragazze delle scuole di danza di Cremona. "La danza è come un'opera darte - ha esordito il coreografo - che quando si stacca dall’autore diventa proprietà degli spettatori". Zappalà ha colto l'occasione per presentare la sua compagnia, rispondendo poi alla domande poste dai presenti.

Come definirebbe il vostro modo di ballare?

"Questa sembra una domanda semplice e scontata ma in realtà non lo è. Noi facciamo danza in generale e la definiamo come modem, ovvero movimento democratico. Questo concetto è molto complicato quindi impiegherei troppo tempo a spiegarvelo, perciò, in breve, la definisco tecnicamente danza contemporanea".

Come le è venuto in mente l’accostamento tra Beethoven da una parte, solidarietà e fratellanza universale dall'altra?

"L’accostamento è immediato per due motivi principali: Beethoven ha scritto la Nona proprio per creare un’ atmosfera di unione e fratellanza tra l’Europa. Dunque, affiancarsi a questa sinfonia è un po’ come farlo con la Musica per eccellenza, che, accompagnata al corpo in movimento, crea un’armonia con tutto ciò che lo circonda. Proprio per fare trasparire questo messaggio, ho creato una versione più intima per la mia compagnia. Il secondo motivo è che la fratellanza e l’uguaglianza mi sembrano problemi estremamente attuali per l’emancipazione del genere umano".

Visto che siamo anche noi ballerine, ci piacerebbe sapere quale criterio utilizza nella selezione del suo corpo di ballo.

"Prima di tutto vorrei precisare che io non ho alcun metodo nella scelta degli artisti. Una caratteristica fondamentale è per me il corpo istintivo e di conseguenza l’istinto. Quest’ultimo concetto è fondamentale perché segue sempre nel momento di creazione. Quando i ragazzi si presentano da me con l’intenzione di entrare a far parte della compagnia, io non richiedo in modo particolare gli standard del classico ballerino. Ciò a cui punto maggiormente è il fascino. Fascino significa avere la capacità di piacere al pubblico al fine di arrivare dritto al cuore delle persone. Se poi gli elementi di base sono presenti, è ovvio che non andranno assolutamente sprecati ma in caso non ci fossero, si può sempre trovare qualcosa di nuovo e alternativo".

Com’ è stato realizzare il sogno di creare una compagnia?

"Realizzato non è il termine adatto poiché il sogno deve essere un’aspettativa del futuro, quindi continuamente alimentato, ma mai terminato".

Il suo spettacolo ha un sottotitolo: dal caos al corpo. Cosa significa?

"Faccio una premessa: si dice che Beethoven abbia composto la Nona quando era completamente sordo. Per questo motivo, lui aveva semplicemente abbozzato numerose note con le quali ha poi creato una melodia meravigliosa. Il mio obbiettivo era proprio questo: costruire una montagna di passi alla rinfusa che avrebbero poi dato vita ad un capolavoro".

16 Febbraio 2016