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Lunedì 20 Maggio 2019

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Diritto di critica, le recensioni degli studenti di 'Falstaff'

Diritto di critica, le recensioni degli studenti di 'Falstaff'

'Falstaff' al Ponchielli. Ecco le recensioni dei ragazzi che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: resta aperto fino a martedì 18 dicembre.

BERTOGLIO SARA - 4 ^ C COMUNICAZIONE LICEO S. ANGUISSOLA

Buffo e leggero, come l'opera “Falstaff” dovrebbe essere se ben recitata come scritta. L'ultima fatica di Verdi è stata messa in scena al teatro Ponchielli di Cremona il 30 Novembre. La trama è stata rivisitata dalla regia dello spettacolo, inserendo varie metafore durante la rappresentazione, tra le più particolari, l'inserimento di un trenino che per ben 3 volte ha calcato la scena rappresentando lo scorrere della vita dello stesso protagonista. La rappresentazione è durata ben 3 ore, tra i 3 atti e le pause, ma la sua leggerezza, nonostante la notevole durata, è dovuta non solo dalla trama comica ma anche dal colpo di scena (e che colpo) che ha fatto molto parlare la platea nel mezzo dello spettacolo; stiamo parlando della scena dove Falstaff va in visita ad Alice per la prima volta da solo; ma l'attore protagonista, forse a causa della mole del costume, ha urtato la pianta che era stata messa come oggetto di scena. Ma come ogni attore ben sa 'lo spettacolo deve continuare', però il vaso non d'accordo ha deciso di rotolare fino alla buca dell'orchestra per poi rompersi, fortunatamente, tra due musicisti senza colpire nessuno. Dopo questo momento accidentale, fortunatamente lo spettacolo ha ripreso senza ulteriori problematiche ed è risultato molto bello. Particolarmente favorita il personaggio di Nannetta che con la sua voce melodiosa è riuscita a catturare l’attenzione su di se, dopotutto ha ricevuto un clamoroso affetto da parte del pubblico nel momento del saluto finale. Alberto Gazale, detto anche Falstaff, ha dimostrato il suo gran talento come baritono ma soprattutto la sua professionalità nel gestire la situazione dopo lo sfortunato incidente di percorso. L’unica critica, l'accompagnamento musicale che sovrastava a sprazzi le voci impedendone la comprensione. Nel complesso una nuova produzione diversa dalle precedenti grazie a una scenografia in cui si è notato, ed apprezzato, il voler del regista d’immergere un opera tradizionale all’interno di un contesto molto più vicino ai nostri giorni, lasciando il pubblico a bocca aperta.

FAVINI ARCHIMEDE - 4 LICEO MANIN 

Inventore di una vera e propria macchina del tempo teatrale, Catalano ha teletrasportato con successo l'ultimo capolavoro verdiano negli anni d'oro del rock; e sarà stato per la scenografia suggestiva, per la rocambolesca vicenda del vaso, oppure per il talento degli interpreti, ma anche i melomani più conservatori sembravano soddisfatti. Va immediatamente sottolineata la figura di Falstaff (Gazale), trasformato dalla regia in un rocker trasandato, invecchiato ma mai cresciuto e che vive costantemente nell'ombra di ciò che era; un parallelismo un po' azzardato, ma sicuramente suggestivo e vicino ai giovani lettori vede la figura di Falstaff perfettamente sovrapponibile con quella di BoJack Horseman, dall'omonima serie tv. In una Hollywood in cui animali antropomorfi e umani convivono, BoJack raggiunge l'apice del successo che non riuscirà poi a mantenere; BoJack perciò, proprio come Falstaff, vive perennemente nell'ombra del suo passato e nonostante cerchi di soffocare i dispiaceri nell'alcool, in un eterno nunc est bibendum e di negare a se stesso come stanno realmente le cose, la dura verità è che la sua esistenza è venata da una tristezza intrinseca. Allo stesso modo anche tutti i tentativi di Falstaff di tornare all'antico splendore sono vani: lo scenografico treno che rincorrerà per tutta l'opera si fa sempre più lontano, come a riprendere la parabola zenonica di Achille con la tartaruga. Alla fine dell'opera però, Falstaff, recitando il suo ultimo atto nella tragedia della vita, lascia ai posteri la sua più estrema eredità dichiarando che “tutto al mondo è burla”, a quel punto, in un suggestivo turbine di piume tutto finisce ciclicamente così come era iniziato: il treno sfreccia facendosi carico dell'ormai conclusa vita di John Falstaff. Dal punto di vista musicale gli interpreti sembrano più che convincenti, soprattutto le comari: Piva, Innamorati, Iacobellis e Tisba. Alberto Gazale invece spadroneggia anche nel canto, oltre che nella recitazione, peccato solo per quella battuta dimenticata nel primo atto! Molto apprezzata anche la performance di Ingrasciotta, nelle vesti di Ford. Impeccabile infine l'orchestra guidata magistralmente dal direttore Mottadelli. La scenografia rivela invece una completezza assoluta poiché capace di conciliare ambientazioni pirotecniche ad altre cupe e ad altre più attinenti al periodo storico.

FIAMENGHI BEATRICE - LICEO SOFONISBA ANGUISSOLA

Il teatro Ponchielli di Cremona, venerdì 30 novembre 2018 “ha messo in scena” una delle opere più belle che Verdi abbia mai composto nella sua vita: Falstaff, l’ultimo omaggio che il compositore ha fatto a Shakespeare. Falstaff è un’opera difficile da interpretare, ma la compagnia di attori che l’ha rappresentata, ha saputo esternare tutta l’energia inserita nel copione, facendo risaltare la straordinaria evoluzione artistica e creativa del compositore. Vanità, passione, gelosia e amore, un intreccio drammaturgico rappresentato in tre ore di spettacolo; ore intense, coinvolgenti che hanno saputo catturare anche lo spettatore più inesperto. L’opera ha particolarmente colpito il pubblico perché è stata drammatizzata in chiave moderna e di conseguenza ha invogliato lo spettatore a comprendere le molteplici sfumature create e messe in risalto dagli artisti; l’atmosfera ottocentesca è stata catapultata nel 2018 coinvolgendo sia i costumi sia le azioni del tutto estranee per quell’epoca. L’ottimo cast di attori ha debuttato con una delle scenografie più belle che si siano mai viste a Teatro; anche questa progettata in chiave moderna e l’utilizzo, poi, di effetti speciali l’hanno resa ancora più reale e spettacolare: interessante l’arredo della casa curato nei minimi dettagli. I costumi degli attori sono stati realizzati con particolare accuratezza; gli stilisti hanno saputo rendere l’idea del cambiamento di secolo, si è passati dagli abiti pomposi ottocenteschi ai semplici tubini in seta dei giorni nostri, per non parlare dei meravigliosi costumi delle fate, gnomi e elfi progettati con tessuti morbidi e leggeri che trasmettevano al pubblico l’idea del movimento etereo prodotto da queste creature surreali. Il tempo musicale degli attori era in perfetta sincronia con l’orchestra e questo ha reso unico tutto lo spettacolo. Complimenti anche al personale che ha lavorato dietro le quinte poiché, grazie ai cambi di scena molto veloci, non ha fatto perdere allo spettatore il filo conduttore della storia. La cosa più interessante e commovente è stata caratterizzata dal passaggio, in più battute, di un treno che metaforicamente rappresentava la vita delle persone che scorre e che, con il tempo, cambia e si trasforma. Il regista Roberto Catalano insieme al Direttore dell’orchestra “I pomeriggi musicali”, ha saputo redigere un’opera che ha unito tradizione e rinnovamento. Questo spettacolo è da consigliare a tutti coloro che amano la lirica, ma anche ad un pubblico che conosce poco questo mondo musicale perché l’ottima interpretazione, l’accuratezza delle scenografie e dei costumi e le musiche saprebbero coinvolgere qualsiasi tipo di spettatore. Valutazione ottima ed esaustiva in tutti i campi.

PEDRONI BARBARA – 5 LICEO MANIN

Silenzio. Una luce fioca illumina la scena. Ecco Falstaff, il baldanzoso e gaudente Sir John Falstaff, che ora è disteso lì su un misero letto disfatto, gli occhi spenti e inanimati fissi nel vuoto, più vicino che mai alla morte. Ma ecco un treno. Un piccolo treno giocattolo che gli scorre davanti e magicamente lo riavvicina alla vita: un’Osteria della Giarrettiera versione anni '80 dalle tinte color pastello, un tavolo da biliardo attorno al quale la vita riprende forma, forza, vigore. E Falstaff la vita non ha alcuna intenzione di lasciarla: atteggiamento da Don Giovanni, abbigliamento da nostalgico metallaro, un poster che lo ritrae nei suoi tempi d'oro, non "Quand'era paggio" ma stella del rock, lo tengono flebilmente attaccato alla giovinezza. Antitetica la figura di Ford, che nel suo smoking rosa confetto e nella sua ossessiva mania per l'igiene, fedele al galateo borghese, vendica l'oltraggio subito da Falstaff con uno scherzo. In fondo “Tutto è burla”. È burla la messinscena organizzata dagli abitanti di Windsor, falsi elfi, folletti, ninfe e sirene, che con il loro canto ammaliante costringono Falstaff alla confessione delle sue colpe. È burla la grande Quercia di Herne, fulcro della "tregenda", che in realtà non è altro che l'immenso lenzuolo di un gigantesco letto. Lo stesso letto di morte su cui la storia era cominciata adesso si riempie di vita, e il sipario si chiude sulla pioggia di piume di una frenetica lotta di cuscini. Catalano traspone il capolavoro verdiano in un microcosmo borghese popolato da accaniti frequentatori di pub, tennisti amatoriali e salutiste convinte. I personaggi sono ben caratterizzati nelle loro peculiarità: dal borioso Falstaff (Alberto Gazale) al nevrotico Ford (Paolo Ingrasciotta), dalle maliziose Alice e Meg (Sarah Tisba e Caterina Piva) alla sentimentalità adolescenziale di Nannetta e Fenton (Maria Laura Iacobellis e Oreste Cosimo), dagli squattrinati Pistola e Bardolfo (Pietro Toscano e Cristiano Olivieri) alla manipolatrice Mrs Quickly (Daniela Innamorati), al distinto Dottor Cajus (Ugo Tarquini). Il focus è posto su alcuni simboli, il letto e il treno giocattolo, che ricorrono come un leitmotiv trasmettendo efficacemente il senso dell'opera: la vita non è che un gioco e il sipario si chiude tra risate generali e applausi meritati.

PINI MARTINA CHIARA – 2 LICEO MANIN

Venerdì 30 novembre, nell’ambito del circuito OperaLombardia, è andata in scena la prima del Falstaff al Teatro Ponchielli di Cremona, per la direzione di Marcello Mottadelli e la regia di Roberto Catalano. Nonostante un piccolo incidente di percorso, un albero facente parte della scenografia è precipitato nella buca dell’orchestra anche se fortunatamente senza danni, lo spettacolo è stato un successo: interpreti, direttore e regista sono stati tutti molto applauditi ed acclamati dal numeroso pubblico presente. All’apertura del sipario, Falstaff è un vecchio allettato che, improvvisamente rinvigorito, allo sfrecciare di un treno sulla scena si alza: intorno a lui prende forma il bar in cui egli si incontra con Bardolfo e Pistola. Il protagonista appare già dall’inizio come un vecchio che non è mai cresciuto e che è sempre assetato di emozioni, anche se non sempre le sue bravate vanno a buon fine. Il cerchio si chiude quando nel finale la quercia di Herne altro non è che un grande letto e Falstaff riappare in camicia da notte come già nella prima scena. Essenziali ma efficaci le scene di Emanuele Sinisi, come pure le luci, piuttosto fredde, di Fiammetta Baldiserri; di particolare effetto i costumi a cura di Ilaria Ariemme, soprattutto per quanto concerne i travestimenti da folletti e fate. Il Maestro Mottadelli si dimostra essenziale nel gesto e molto sicuro alla direzione dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, anch’essa in splendida forma. Molto bene anche il Coro OperaLombardia. Ottimi anche i cantanti: Alberto Gazale (Falstaff), convincente nel suo ruolo, Paolo Ingrasciotta (Ford) che dà una buonissima prova di sé nella sua parte solistica del secondo atto; Oreste Cosimo (Fenton), in perfetta armonia con Maria Laura Iacobellis (Nannetta), splendida negli acuti; Ugo Tarquini (dottor Cajus), calorosamente salutato dal pubblico, Cristiano Olivieri (Bardolfo), adeguato nel suo ruolo; Pietro Toscano (Pistola), dalla voce potente; Sarah Tisba (Alice Ford), padrona della scena; Daniela Innamorati (Mrs Quickly), perfettamente a suo agio nel registro di contralto pur essendo un mezzosoprano; Caterina Piva (Meg Page), brava nelle sue apparizioni sul palco. Inoltre, le quattro voci femminili si fondono molto bene nei momenti d’insieme. Domenica 2 dicembre la replica.

POLI BEATRICE – 2 LICEO MANIN

Grande divertimento venerdì sera al Ponchielli grazie al regista Roberto Catalano che ha rivisitato Falstaff, la grande opera buffa di Giuseppe Verdi. Durante la rappresentazione del secondo atto, ci sono stati degli attimi di ansia per il pubblico, ma soprattutto grande spavento a causa di un incidente avvenuto sul palcoscenico: nella foga della rappresentazione Falstaff (Alberto Gazale) ha urtato un vaso di fiori che ha iniziato a rotolare seguendo l’inclinazione del palco per finire nel golfo mistico e colpire una violoncellista. Dopo pochi minuti di pausa, il direttore d’orchestra, ha rassicurato il pubblico. Ad apertura di sipario Falstaff ci appare come un uomo anziano panciuto in un letto d’ospedale. Tutto d’un tratto un trenino attraversa il palco, ed ecco che la realtà cambia e che si susseguono luoghi diversi: un centro benessere, la casa dei Ford, la dimora di Falstaff ed infine il mondo dei sogni del protagonista con un nuovo passaggio del trenino che rappresenta le cattive abitudini di Sir John. Nell’ultima scena, il palco diviene un enorme letto in cui alcuni protagonisti prima, e tutto il coro poi intraprendono una battaglia con i cuscini: come terminare la rappresentazione in un modo migliore? I costumi utilizzati sono vari: Falstaff in stile rockettaro con soprabito in pelle, scarpe da hip hop e fascia in testa; i Ford molto eleganti e sofisticati con abiti dai colori delicati; Mrs Quickly e Meg in stile casual. La prova di Gazale è stata ampiamente superata sia dal punto di vista vocale sia interpretativo, nonostante il piccolo incidente del secondo atto; il baritono Paolo Ingrasciotta ha esplicitato ottimamente, con voce leggera e sciolta, le caratteristiche sostanziali di Ford, uomo pignolo e ordinato; anche il tenore Oreste Cosimo (Fenton) ha dimostrato di possedere un bel timbro. Applaudita anche la giovane Nannetta, interpretata da Maria Laura Iacobellis, che ha esibito una voce morbida e un grande controllo del fiato; Daniela Innamorati, Mrs Quickly, disinvolta sulla scena; prova ben riuscita anche per Caterina Piva. Marcello Mottadelli ha diretto con puntualità e precisione l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. Buona complessivamente la prova del Coro di Opera Lombardia preparato dal maestro Massimo Fiocchi Malaspina. Caloroso l’apprezzamento del pubblico.

ROZZI LORENZO - 2 LICEO MANIN

Primo atto. Un uomo in un letto di ospedale alla fioca luce di una lampadina vede un trenino giocattolo, che fa il giro della scena e scompare. Questo l’inizio del Falstaff rappresentato venerdì sera al Teatro Ponchielli; un Sir John Falstaff trasgressivo e comicamente dissoluto quello pensato dal regista Roberto Catalano ed interpretato dal baritono Alberto Gazale. Infatti durante lo spettacolo viene presentato più volte il contrasto tra gli atteggiamenti e l’esteriorità di Falstaff contro la raffinatezza delle donne a lui soggette (Sarah Tisba come Alice Ford e Caterina Piva come Meg Page). Purtroppo durante una scena in cui Falstaff doveva volutamente mettere un po’ di scompiglio in casa Ford, un vaso che era caduto, rotolando è piombato nel golfo mistico colpendo alla schiena una violoncellista, che fortunatamente non si è fatta male. A seguito di questo piccolo incidente, il maestro Marcello Mottadelli ha sospeso lo spettacolo per cinque minuti, per poi ricominciare ringraziando gli spettatori cremonesi per la pazienza e la comprensione, definendoli “un pubblico fantastico”. Sia le scene di Emanuele Sinisi che i costumi di Ilaria Ariemme riescono a ricontestualizzare il Falstaff seguendo i contrasti tra i personaggi, come per esempio la “discarica” nella camera di Falstaff all’osteria della Giarrettiera e un circolo di tennis stile anni ‘20 per le dame, o il look quasi da Slash dei Guns N' Roses per Falstaff e dei completi dalle tinte pastello per Ford, interpretato da Paolo Ingrasciotta, e per il Dottor Cajus, alias Ugo Tarquini. Notevoli i monologhi “L'onore? Ladri!” e “È sogno? o realtà…”, rispettivamente interpretati da Gazale e Ingrasciotta, come anche la professionalità dell’orchestra I Pomeriggi Musicali, la quale ha subito saputo reagire dopo l’incidente del secondo atto. La nuova lettura di quest’opera e la musica del compositore bussetano (ricordiamo in particolare l’abilità dei fiati, sempre “allo scoperto” e centrali nelle opere di Verdi) riescono a ricordarci di non prendere tutto troppo sul serio e che, alla fine, “tutto nel mondo è burla”.

SOLZI GIULIO – 4 LICEO MANIN

Un' ottima recita di Falstaff è andata in scena al Teatro Ponchielli di Cremona il 30 novembre. La caduta di un vaso dal palcoscenico nel golfo mistico, causata dal posticcio ventre di Falstaff, interrompe per qualche minuto l'opera. Il direttore rassicura il pubblico che nessuno si è fatto male e la recita prosegue. Lo spettacolo è stato comunque molto apprezzato dal pubblico, composto, tra l'altro, da molti giovani. L'ultima opera di Verdi, considerata il suo testamento artistico (culminante con la spiccata ironia del coro finale “Tutto nel mondo è burla”) possiede una partitura colorita e il libretto di Arrigo Boito è ispirato soprattutto alle Allegre comari di Windsor di Shakespeare. Originale la scelta registica di Roberto Catalano, che ha riletto l'opera in chiave moderna, immaginando Falstaff come un rockettaro dimenticato, alcolizzato e spavaldo, che insegue perennemente il ricordo della sua giovinezza, un treno giocattolo che taglia le scene per tre volte durante l'opera. Catalano individua due mondi ben distinti: quello di Falstaff segnato da un crudo realismo, l'altro dalla spensieratezza di Windsor. Accentuano questa divisione le scene di Emanuele Sinisi, i costumi di Ilaria Ariemme e le suggestive luci di Fiammetta Baldisserri. La scena è costituita da un impianto fisso di finestrature, dove vengono allestiti diversi ambienti: l'osteria The Garter è la lercia dimora di Falstaff, Windsor è un Wellness Center. I trasandati cenci di Falstaff e dei suoi sgherri si contrappongono agli abiti chic, ma dai colori spenti di Windsor. L'orchestra I pomeriggi musicali è guidata da Marcello Mottadelli, la cui direzione precisa e vigorosa non sempre è in sintonia con il palco. Alberto Gazale interpreta Falstaff con ottima presenza scenica e bravura in tutti i registri. Paolo Ingrasciotta è un Ford dalla voce chiara e piacevole. Sarah Tisba dipinge una discreta Alice Ford. Ottima la Mrs Quickly di Daniela Innamorati e convincente la Mrs Meg di Caterina Piva. Funzionali Cristiano Olivieri (Bardolfo), Pietro Toscano (Pistola) e Ugo Tarquini (Dott.Cajus). Tra i migliori del cast i giovani di AsLiCo: Maria Laura Iacobellis e Oreste Cosimo (Nannetta e Fenton). Bene il Coro OperaLombardia di Massimo Fiocchi Malaspina. Simpatici i mimi Franco Arrigoni e Adelio Varini. Uno spettacolo da non perdere. Si replica il 2 dicembre alle 15:30.

TURLA NICOLETTA (DIPARTIMENTO DI MUSICOLOGIA E BENI CULTURALI)

Sogno di una notte di Falstaff. Grazie all’iniziativa di OperaLombardia, il 9 novembre è nata a Como una nuova produzione di Falstaff, ultima opera di Giuseppe Verdi tratta da Le allegre comari di Windsor di Shakespeare. L’opera è approdata al Teatro Amilcare Ponchielli di Cremona il 30 dello stesso mese. Il regista Roberto Catalano, aiutato dalle oniriche scene di Emanuele Sinisi e dalle morbide luci di Fiammetta Baldiserri, ha voluto rappresentare lo spazio vitale che circonda il personaggio di Falstaff ripercorrendo, come in sella a un trenino giocattolo, la sua esuberante vita. I deliziosi abiti di Ilaria Ariemme hanno ben distinto i due mondi in cui la vicenda si svolge: quello puerile di Falstaff e quello distaccato di Windsor. Lo spettacolo si è svolto sotto i migliori auspici, anche se durante il secondo atto, un vaso dal palco è caduto nella buca d’orchestra. Fortunatamente non ci sono stati danni e l’opera, dopo una breve pausa, ha potuto riprendere. Chapeau al direttore Marcello Mottadelli che ha saputo gestire una difficile situazione anche se, per quanto riguarda la direzione dell’Orchestra i pomeriggi musicali non ha brillato per precisione. Ottima l’esecuzione del Coro OperaLombardia e la direzione di Massimo Fiocchi Malaspina. La vera sorpresa però è stato Alberto Gazale (Falstaff), che al suo debutto nel ruolo, ha esibito un’eccellente eleganza musicale e un’abile recitazione. Ottimo anche il Ford di Paolo Ingrasciotta che ha mostrato un buon fraseggio e una convincente presenza scenica. Gradevole il Fenton di Oreste Cosimo, anche se perfettibile nei legati. Poco convincente invece il Dr. Cajus di Ugo Tarquini. Ben calati nei propri personaggi anche Cristiano Olivieri e Pietro Toscano (Bardolfo e Pistola) che con la loro vivace interpretazione ben accompagnano Falstaff. Tra le allegre comari spicca Maria Lura Iacobellis (Nannetta) che, con il suo dolcissimo timbro e la sua bella presenza, dà nuova finezza al personaggio. Frizzante e giovanile l’Alice di Sarah Tisba. Caterina Piva, con un ottimo controllo delle dinamiche ha conferito giusta ironia al personaggio di Meg. Adorabile la Mrs Quickly di Daniela Innamorati la quale, truccata alla Diane Keaton, ha strappato moltissimi consensi dal pubblico. L’atmosfera sognante che ha pervaso lo spettacolo ha rapito gli spettatori e forse è riuscita ad accompagnarli verso quella leggerezza che i troppo cresciuti ricordano con nostalgia.

ZANOTTI BENEDETTA- 4 LICEO ANGUISSOLA

Leggero, buffo, coinvolgente: la rivisitazione in chiave moderna dell’estremo capolavoro verdiano non sembra aver disturbato gli spettatori. Presentata la sera del 30 novembre, la rappresentazione ha portato al teatro Ponchielli molti appassionati dell’opera e non. Falstaff e i vecchi amici si trovano al bar, dove si beve, si gioca e ci si allontana dalla realtà, per non lasciar scappare quella giovinezza che credono ancora di possedere. “L’umanità al di fuori di quel bar è diversa” ci dice il regista Roberto Catalano nelle note del libretto di sala “loro siamo noi, organizzati secondo rigidi schemi morali”. Il regista, coadiuvato da Emanuele Sinisi (scenografo), ha scelto di presentare il Falstaff con un nuovo allestimento piuttosto semplice: pochi elementi essenziali che aiutano a capire dove ci si trova. E’ comunque comprensibile questa decisione: avendo già privato l’opera del suo contesto originale, è bene non eccedere in dettagli che potrebbero snaturarla maggiormente. Certe forzature nel moderno di opere tradizionali non sempre vengono apprezzate dagli spettatori, soprattutto dagli appassionati. La stessa scelta sembra essere stata condivisa dalla costumista Ilaria Ariemme, che ha valorizzato le figure degli interpreti senza esagerare, e dalla light designer Fiammetta Baldiserri. L’orchestra “I pomeriggi musicali”, diretta da Marcello Mottadelli, è riuscita a rendere egregiamente un’opera complicata da suonare, restituendo emozioni sorprendenti: l’insieme degli strumenti che sarebbe potuto apparire fastidioso in alcuni momenti poiché le voci risultavano coperte, ha invece trasmesso perfettamente l’energia di tali passaggi. Il coro “Operalombardia”, sotto la guida del maestro Massimo F. Malaspina, ha sostenuto le splendide voci e l’ottima recitazione degli interpreti; citiamo il baritono Alberto Gazale (Falstaff), e Paolo Ingrasciotta (Ford), il tenore Oreste Cosimo (Fenton), le soprano Sarah Tisba (Mrs Alice Ford) e Maria Laura Iacobellis (Nannetta) e le mezzosoprano Daniela Innamorati (Mrs Quickly) e Caterina Piva (Mrs Meg Page). Il treno che passa all’inizio dei tre atti scandisce in modo astratto quello che è il cerchio della vita. Ecco quindi la celebre frase “tutto nel mondo è burla”: “la consapevolezza che al cospetto della fine tutte le fatiche di una vita si relativizzano” dice Catalano “ecco la burla”. In replica domenica pomeriggio.

13 Dicembre 2018