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Martedì 23 Ottobre 2018

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Diritto di critica, le recensioni degli studenti di La bottega del caffè

Diritto di critica, le recensioni degli studenti di La bottega del caffè

'La bottega del caffè' al Ponchielli. Ecco le recensioni dei ragazzi che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci e VOTA il sondaggio: resta aperto fino a venerdì 30 marzo.

BRIANZI LARA – 3 LICEO MANIN - Gente che si rovina al gioco, pettegolezzi, maldicenze, donne gelose, uomini traditori, denaro che prima si vince e poi si perde, gioielli che si impegnano per pagare debiti. Questo è tutto ciò di cui si parla ne “La bottega del Caffè”, opera scritta da Carlo Goldoni nel 1750, andata in scena il 14 e 15 marzo al teatro Ponchielli di Cremona, su adattamento di Valeria Cavalli e con la regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido. Nella commedia originale l’azione si svolge in un campiello veneziano, qui invece è trasportata in una specie di Las Vegas decadente in cui si respira un’aria di degrado, dove il caffettiere Ridolfo, con il suo aiutante Trappola, prende a cuore la sorte del giovane Eugenio, mercante di stoffe, che frequenta ormai assiduamente la casa di gioco di Pandolfo, la bisca, luogo nel quale i personaggi si giocano la loro vita, sedotti dalla fortuna che, se anche si posa un istante, li lascia subito dopo, dove anche lo stesso Eugenio ha subito molte perdite giocando a carte con Flaminio. Vittoria, la moglie di Eugenio, cerca invano di far ravvedere il marito, così come fa Placida, la moglie di Flaminio, giunta a Venezia da Torino. Tutti i personaggi sono esposti ai pettegolezzi e alle dicerie di don Marzio, un nobile napoletano chiacchierone, che cerca di frapporre ostacoli al desiderio delle due mogli di salvare i propri mariti. Il cast è formato da Gaetano Callegaro, Pietro De Pascalis, Jacopo Fracasso, Cristina Liparoto, Andrea Robbiano, Roberta Rovelli, Simone Severgnini, Marco Rigamonti e Debora Virello. Tutte le vicende dei protagonisti si snodano in un’atmosfera fumosa e torbida, nella quale gli attori danno agilità e freschezza alla bella commedia goldoniana, indossando sfavillanti abiti di paillettes. La scenografia è fiabesca e variopinta, lo spettacolo è inoltre adatto a tutti, sia grandi che piccoli, essendo una tematica ancora molto attuale.

COLLA ANDREA, 5^A RIM IIS GHISLERI - Quanto l’uomo è pronto a rischiare contro l’infinita e beffarda ruota che la fortuna pone davanti ai suoi occhi? Questa una delle innumerevoli tematiche proposte da “La bottega del caffè” di Goldoni, spettacolo messo in scena martedì 14 e mercoledì 15 marzo al teatro Ponchielli di Cremona dalla compagnia “Manifatture teatrali milanesi”. Una storia, una commedia goldoniana, diversa dalle solite commedie: un uomo prigioniero del vizio del gioco, un saggio bottegaio e un paio di donne coraggiose sono solo alcuni dei personaggi che accompagnano lo spettatore a passo lesto in una scena che quasi ricorda una Las Vegas dai tratti decadenti e squallidi. A darci il benvenuto troviamo Pandolfo, proprietario della bisca e astuto uomo d’affari: come un serpente tutti adula con ritornelli e dolci canzoncine ad entrare nel suo gioco mortale. Tra le sue prede preferite vi è Eugenio, protagonista della storia raccontata, comico antieroe, che perde, oltre agli affetti, tutto i suoi beni al gioco d’azzardo. Ed è proprio il gioco d’azzardo la vera stella di questa interpretazione: tanto antica quanto tragicamente attuale la ludopatia la fa da padrona in tutto lo spettacolo. Altro tema su cui soffermarsi è quello della figura femminile, tanto cara all’autore veneziano. Le due interpreti, Placida e Vittoria, sono la luce in fondo al tunnel e riescono con la loro astuta semplicità a salvare la vita ai propri mariti. Cento minuti di puro divertimento, con quella punta di amarezza che ha condito egregiamente l’intera pièce. Un fantastico duo conduce il tutto: un forte applauso e ringraziamento va fatto quindi ai registi Valeria Cavalli e Claudio Intropido. Ma veniamo agli interpreti: la capacità attoriale non era eccezionale, anche se certamente non riprovevole; la “Bottega del caffè” adattata da Valeria Cavalli, inoltre, presenta un registro linguistico moderno, più vicino al pubblico attuale. Tra gli attori, un complimento particolare va fatto a Pietro de Pascalis nel ruolo di Don Marzio, spocchioso e pettegolo signorotto dall’accento meridionale, e Jacopo Fracasso nel ruolo di Trappola, simpatico cameriere di bottega dalla parlata est-europea. E poi le scene, le luci, le musiche, le canzoni che hanno rallegrato l’intera pièce. La scenografia era particolarmente originale, mobile e moderna. Un buon spettacolo, che ha saputo strappare al pubblico più di una risata.

COPPIARDI PIETRO – 2 LICEO ASELLI - Il 14 e il 15 marzo La Bottega del Caffè di Goldoni va in scena al Teatro Ponchielli nel “meraviglioso” adattamento di Valeria Cavalli e Claudio Intropido. In realtà è del tutto fuori luogo scherzare su uno spettacolo che ha sepolto l’ironia originale segnando il trionfo della volgarità. La commedia è, almeno in origine, ambientata in una piazzetta veneziana su cui affacciano la bottega da cui trae il titolo e una bisca per il gioco e si snoda attorno alle storie dei pochi protagonisti, intrecciate tra loro in maniera contorta a causa della passione morbosa di Eugenio e Flaminio per il gioco d’azzardo. Qui Venezia lascia il posto a una “Las Vegas decadente” in cui il degrado si esprime in forma di ludopatia e quindi usura. I personaggi sono caricaturali, estremizzati nelle loro caratteristiche al punto da renderli prevedibili o stucchevoli. Nulla rimane della comicità originaria, soppiantata da una recitazione impostata e inequivocabilmente volgare da parte degli attori che, per dirlo in modo elegante, lasciavano a desiderare. Lo stupore all’apertura del sipario, lo sgomento nelle prime fasi della rappresentazione e quindi la noia per uno spettacolo monotono hanno animato il pubblico della prima. Quindi lo sconforto e l’imbarazzo anche dei più esperti negli ambienti del teatro al termine dello spettacolo. Forse però qualcosa si salva nell’adattamento; è infatti interessante la riflessione che ne emerge su come la dipendenza per il gioco d’azzardo abbia pervaso la nostra società portando alla rovina molte persone. In alcuni tratti l’ironia risulta azzeccata seppure palese e non sottile ma comunque in grado di far ridere il pubblico. Questi momenti erano però rari, sicuramente troppo pochi per un testo che voglia chiamarsi una commedia. Nel complesso l’idea di reinterpretare un testo classico per evidenziare un problema moderno ha portato a uno spettacolo volgare e tutt’altro che genuino salvato solo da qualche facile battuta all’interno della serata.

DAUPAJ EUGENIA - Il 15 marzo al Teatro Ponchielli di Cremona è andato in scena "La bottega del caffè" con la regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido. Uno spettacolo veloce e leggero, che racconta della dipendenza dal gioco d'azzardo in toni scherzosi. La storia si svolge nella bottega del caffè di Ridolfo, luogo dove tutti vanno a bere una tazzina di caffè tra un impegno e l'altro. É il posto sicuro dove andare a confidarsi sorseggiando quella calda bevanda. Il cameriere della bottega è Trappola, un ragazzo divertente e ingenuo con il sogno di giocare alla bisca. Il proprietario della bisca è Pandolfo, un uomo astuto e innamorato dei soldi. Eugenio e Flaminio sono due uomini con la dipendenza dal gioco d'azzardo, che passano giorno e notte alla bisca, perdendo tutti i loro soldi. Vittoria e Placida sono le loro mogli, due donne disperate alla ricerca dei mariti che per andare alla bisca stanno fuori casa anche molti giorni. Lo spettacolo fa capire come il gioco d'azzardo rovini la vita. Eugenio si ritrova senza un soldo, pieno di debiti, costretto a impegnare molti oggetti di valore tra i quali anche gli orecchini della moglie. Per giocare Eugenio e Flaminio si allontanano dalle proprie case, non si rendono conto che quello che fanno è sbagliato, che stanno trascurando i loro doveri e la famiglia. La dipendenza dal gioco d'azzardo si può considerare una patologia, e può davvero rovinare la vita. Ne sa qualcosa Ridolfo, che dopo esserne uscito è diventato una persona saggia e generosa, che cerca di aiutare gli altri in tutti i modi possibili. Lo spettacolo è tratto dall'opera di Carlo Goldoni e si capisce come la dipendenza dal gioco d'azzardo non sia un problema nato ai giorni nostri, ma che esiste da secoli. Nuova rispetto al testo di Goldoni è l'idea di far cantare i personaggi e davvero originali i costumi. Infine, complimenti agli attori della compagnia teatrale "Manifatture Teatrali Milanesi", che al termine della rappresentazione sono stati acclamati da un lungo applauso.

FERRARI CHIARA - 4^B LIC, LICEO SCIENTIFICO ASELLI - Valeria Cavalli e Claudio Intropido hanno reinterpretato la commedia goldoniana “La bottega del caffè” in chiave moderna, proponendo un forte tema di attualità: il gioco d’azzardo, passione che porta alla rovina materiale e psicologica della persona. È un peccato che tale questione sia stata affrontata solo superficialmente. Sebbene il talento degli attori fosse impeccabile, bisogna tuttavia cogliere una loro lacunosità nell’esprimere determinati sentimenti. Poco profondi sono i momenti in cui si nota la disperazione di un uomo che, pur sapendo di star perdendo tutto, sia sul piano affettivo sia su quello materiale, non riesce a smettere di giocare. Limitante è stato inoltre l’intervento di Vittoria e Placida, mogli di Eugenio e di Flaminio, eterni sfidanti nella bisca di Pandolfo, che cercano di ricondurre i mariti sulla giusta strada e di dare loro una lezione sulla loro tendenza a lasciarsi sedurre dalla “ballerina” Lisaura. Ad apparire efficace per la condanna del gioco è il contributo dato dal saggio Ridolfo, proprietario della bottega del caffè, che, lasciatosi da poco alle spalle un passato di dissolutezza, tenta, con il supporto del garzone Trappola, di aiutare Eugenio a sfuggire dalla “trappola” della bisca, affinché non perda tutto il suo denaro. Tuttavia, com’è possibile cogliere sul finire della commedia, è tutto inutile, soprattutto se il “diavolo” non abbandona mai il suo progetto. Non è un caso che Pandolfo, proprietario della bisca, per avidità, ostacoli continuamente Eugenio nel suo percorso di “purificazione” dal gioco. Si è disposti a fare ogni cosa per vedere trionfare il “Dio denaro”. A complicare la situazione è anche il chiacchierone Don Marzio a cui piace insinuarsi nelle vite degli altri. Tramite tale figura, con una sottile ironia, viene egregiamente sottolineato il tema del pettegolezzo. Senza di lui sarebbe tutto più facile, ma anche meno “interessante”. La scenografia era composta da un telone che delimitava lo spazio della bisca e da tavoli e i sacchi a riprodurre la bottega del caffè. Il pubblico del Teatro Ponchielli, il 14 e il 15 marzo, è stato trasportato non in un campiello veneziano, dove era ambientata la commedia originale di Carlo Goldoni, ma in una degradata Las Vegas, patria dei casinò. Interessante l’accompagnamento musicale, che ha reso meno monotono lo spettacolo.

FRUGONI MARTA – 2 LICEO STRADIVARI - Cala il buio e un unico occhio di bue illumina un misterioso uomo vestito completamente d’oro che introduce attraverso un interessante monologo, quello che sarà l’argomento principale dello spettacolo: il gioco d’azzardo e in particolare l’effetto disastroso che ha sulla vita quotidiana. Così è iniziata la commedia “La bottega del caffè” andata in scena il 14 e il 15 marzo al Teatro Ponchielli per la regia di Valeria cavalli e Claudio Intropido. La rappresentazione racconta la storia di Eugenio, che a causa del suo vizio per il gioco, sta per finire sul lastrico e della sua disperata ricerca di denaro per pagare i numerosi debiti. Le storie dei personaggi si mischiano al tema della ludopatia, trattato in modo molto contemporaneo, pur essendo lo stesso spettacolo un riadattamento dell’opera di Carlo Goldoni del 1750; così come si mischiano nella scenografia la luminosa bottega del laborioso Ridolfo, che nasconde un passato da giocatore, e la buia bisca di Pandolfo, antagonista dell’opera, simbolo di come il gioco d’azzardo entri a far parte della vita di tutti i giorni. Fondamentale anche il personaggio di Don Marzio, il pettegolo che intralcerà spesso le vicende dei protagonisti, creando guai ed incomprensioni, proprio come farà con Eugenio e la moglie Vittoria, ormai stanca del vizio del marito. Alti personaggi forse meno presenti ma comunque importanti per la trama sono la loquace Placida e suo marito Flaminio Ardenti, che si finge conte ed è molto fortunato nel gioco. Il tutto è reso più leggero e godibile dalle canzoni che accompagnano la vicenda e cantate dai personaggi stessi, composte da Gipo Gurrado e dalle simpatiche battute dell’ingenua ballerina Lisaura e dell’aiutante di Ridolfo, Trappola. Lo spettacolo articolato e ben costruito, anche dal punto di vista tecnico, ha saputo far riflettere gli spettatori sull’importanza della ludopatia sottolineando la serietà di questa malattia, come possa passare inosservata ma soprattutto che ci sono partite più importanti nella vita su cui scommettere di quelle che si giocano ad un tavolo.

GALETTI LORENZO 1A LIC. ASELLI - Un fascio di luce da fondo sala fa risplendere il suo abito sfavillante di paillettes e luccichini. Benvenuti a bordo, dice con voce suadente e melliflua muovendosi sicuro tra il pubblico, tra Mangiafuoco e vecchio saggio; qui il denaro scivola di mano, tutti aspettano solo la fortuna, la bella donna che ha tanti pretendenti. Benvenuti nella mia bisca, un porto disperato per gente disperata che, come le falene, va verso la luce e si brucia le ali. E con un riso grottesco e un salto, arriva sul palco, occupato per la quasi interezza, dalla bisca! Qui, quando i tendoni in fondo al palco si aprono, si viene inghiottiti dalla bisca, dove i personaggi si giocano la loro vita, sedotti dalla fortuna che, se anche si posa un istante, li lascia subito dopo. L'umanità che vi ruota è variopinta e finta: il conte Leandro, che poi conte non è, il giovane Eugenio, ingenuo, l'astuto proprietario Pandolfo. Tutti persi nel gioco d'azzardo! La storia è mantenuta, pur con piccole variazioni: Ridolfo resta sì l'equilibrato e protettivo proprietario della bottega del caffè, grazie al quale Eugenio non si rovina e ritorna con la giovane moglie abbandonata per il gioco. Ma è anche un folgorato sulla via di Damasco, uno che da giovane si stava perdendo per il gioco e che un benefattore, il padre del giovane Eugenio, ha salvato! Il messaggio di Goldoni si arricchisce di toni concreti: Ridolfo parla del gioco, non come un saggio che lo ha studiato da lontano, ma come una persona che lo ha conosciuto veramente: ne è rimasta dapprima rapita, ha creduto per un momento di essere invincibile e poi si è trovata impigliata nelle sue maglie. Quando parla con Eugenio, non è un pedante maestro, ma sente ancora le vertigini degli abissi su cui aveva, con arroganza, camminato. Nutre gratitudine per aver capito che ci sono partite che valgono più di quelle giocate sul tappeto verde. E la sua bottega è sull'angolo sinistro più esterno del palco. Bellissimo spettacolo, andato in scena al Teatro Ponchielli il 14 e 15 marzo per la regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido, e adatto a tutti, grandi e piccoli; una favola, più che una commedia. Bella la scenografia fiabesca, fumosa e variopinta, con scale a destra e a sinistra del palco e che i personaggi salgono e scendono per arrivare ad un loro equilibrio; i costumi creati da Anna Bertolotti e la musica composta da Gipo Gurrado la completano.

GNISCI ELISA IIIBL LICEO MANIN - “Gatto, volpe e malvasia, la fortuna è dalla mia!”. Non si può certo dire che questa formuletta abbia funzionato né per Eugenio, uno dei personaggi, né per l’intero spettacolo, “La bottega del caffè”, che, al contrario di molti altri spettacoli della stagione di prosa, non ha entusiasmato il pubblico. La commedia, adattata da Valeria Cavalli che si occupa anche della regia insieme a Claudio Intropido, è stata messa in scena nelle serate di mercoledì 14 e giovedì 15 marzo ma, in entrambe le occasioni, la resa non è stata soddisfacente. La storia, tratta dall’omonima opera di Goldoni, riguarda il gioco d’azzardo ed è ambientata a Venezia, più precisamente nella bottega del caffè di Ridolfo che viene vista quasi come un punto di riferimento: tutti vi si riuniscono per parlare e cercare di risolvere i loro problemi. Eugenio, giovane mercante con il vizio del gioco, non è da meno. Sta perdendo tutti i suoi soldi giocando contro Flaminio (o meglio conte Leandro) nella bisca diretta da Pandolfo accanto alla bottega. Ridolfo, con l’aiuto del suo garzone Trappola, cerca più volte di indirizzarlo verso la buona strada e verso la moglie, Vittoria, che stufa del marito ha deciso di lasciarlo. Per tutta la durata dello spettacolo, però, è come se mancasse qualcosa, quel punto di svolta che è arrivato solo alla fine. Probabilmente questa sensazione è data anche dalla recitazione esasperata, troppo innaturale di alcuni attori che protraggono certe scene per troppo tempo. Ad esempio molte delle scene di Don Marzio sono molto lunghe e ripetitive, risultano sicuramente simpatiche ma con il tempo diventano pesanti. La scenografia non era delle migliori, non si capiva davvero l’ambientazione, sembrava quasi che la bisca fosse all’interno della bottega e ciò creava confusione. Solo i dialoghi facevano capire che in realtà si trattava di due edifici separati da una strada. Sommariamente lo spettacolo incarna molto bene la dipendenza dal gioco d’azzardo grazie soprattutto al testo ben scritto ma anche ai costumi: tutte le persone più coinvolte (volenti o nolenti) avevano i semi delle carte da gioco dipinti sui vestiti. Essendo un tema così attuale è lodevole che uno spettacolo del genere sia compreso nella stagione di prosa ma nonostante ciò non bisogna tralasciare la recitazione che, a tratti, è stata deludente.

GUALTIERI JACOPO - 2° E L.S.A. (LIC. ASELLI) - Il gioco d'azzardo, un tema che non invecchia mai e che probabilmente mai morirà, che si presenta in molte forme, ma la quale sostanza rimane immutata. La Bottega del caffè di Goldoni sull'argomento non è da meno, ne esistono innumerevoli versioni e rivisitazioni e ad essere sincero questo adattamento di Valeria Cavalli e Claudio Intropido, andato in scena il 15 marzo al Teatro Ponchielli, mostra davvero ben poco di originale. Le battute sono spesso scontate e chiunque, che abbia letto la commedia originale o meno, sarebbe riuscito a prevedere la scena successiva a quella in atto. Per quanto riguarda la sezione musicale gli stacchi canori in sé non presentano troppe pecche, la maggior parte degli attori riesce a tenere il ritmo (a volte fin troppo variabile) delle canzoni che sono tenuti a eseguire, i testi risultano interessanti e comunque in linea con l'argomento trattato nella scena. Da segnalare però è la casualità con cui certi stacchi vengono inseriti nella rappresentazione, a volte iniziano nel bel mezzo di una frase, altre volte a metà di una parola, cosa che potrebbe essere interessante se eseguita nel modo giusto, ma in questo caso risultano spesso fuori posto o talvolta talmente improvvisi da far sussultare lo spettatore, non vorrei dubitare delle abilità dello sceneggiatore, ma non mi sembra che per “colpo di scena” s'intenda questo. Parlando della scenografia trovo poco da ridire, a tratti un po' caotica ma comunque in sintonia con quanto avviene sul palcoscenico, riuscendo a far immergere lo spettatore nel contesto trattato. Per finire gli attori (Gaetano Callegaro, Pietro Pascalis, Jacopo Fracasso, Cristina Liparoto, Marco Rigamonti, Andrea Robbiano, Roberta Rovelli, Simone Severnigni, Daniele Turconi e Debora Virello) sono probabilmente il maggior punto di forza di questa rappresentazione, riuscendo efficacemente a trasmettere al pubblico aspetti della personalità del loro personaggio interpretato che verrebbero, stando al solo copione, lasciati trascurati o poco elaborati.

LANFRANCHI LAURA 4^ GHISLERI - “Il mattino avrà l’oro in bocca, soprattutto con i soldi in tasca”. Questa è la frase con la quale inizia la rappresentazione de La Bottega del caffè, divertente commedia scritta da Goldoni nel 1750 e riproposta al Teatro Ponchielli di Cremona il 14 marzo. Trattando un tema ancora molto attuale, la passione per il gioco d’azzardo e le conseguenze che ne derivano, l’evento è stato inserito nel progetto coordinato dal Comune di Cremona “GIOCO SAPIENS”, volto alla prevenzione e contrasto al gioco d’azzardo patologico. La storia ruota intorno ad alcuni personaggi principali: Pandolfo, proprietario di una bisca, Eugenio, mercante di stoffe affascinato dal gioco e disposto a vendere il suo patrimonio per racimolare il denaro necessario alle scommesse, Flaminio, un giovane torinese che si spaccia per nobile e che gioca in continuazione, don Marzio, un ricco napoletano che trascorre il suo tempo in pettegolezzi e malignità nei confronti del prossimo e il caffettiere Ridolfo che cerca di aiutare Eugenio ad abbandonare il vizio del gioco e salvare il suo matrimonio. Non meno importanti sono l’astuto garzone di Ridolfo e le mogli di Flaminio e di Eugenio, disposte a cercare i loro mariti per ricondurli sulla retta via. Anche la figura di Lisaura, ballerina a cui molti fan la corte si intreccia nella storia dei diversi protagonisti. La vicenda si svolge in una sola giornata che, secondo la regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido, si realizza non più in un campiello veneziano, ma in un angolo di una specie di Las Vegas decadente, metafora del gioco d’azzardo di tutti i tempi. Il palco risulta diviso in due zone; sacchi di caffè da tostare e tavolini del bar in primo piano e drappi rossi sullo sfondo ad indicare l’ingresso nella bisca. La scena è sempre costruita intorno ai tavolini della bottega del caffè, luogo di incontri dove i personaggi raccontano di sé e vengono a conoscenza delle vicende che riguardano gli altri. Alla recitazione si alternano parti cantate sulle musiche di Gipo Gurrado eseguite da Khora Quartet. Purtroppo queste non sono sempre ben rese dalla compagnia che meglio si esprime nelle parti solo recitate. Il tutto porta sempre ad evidenziare il contrasto tra il desiderio di tentare la fortuna e la consapevolezza che il gioco possa portare alla rovina, perché “la fortuna ti seduce e poi ti lascia come un mattino senza luce”.

MAGNANI ELISA 3B LICEO LINGUISTICO MANIN - La sera di giovedì 15 è stata messa in scena al Teatro Ponchielli una delle commedie più importanti di Carlo Goldoni: “La Bottega del Caffè”. Lo spettacolo è stato adattato da Valeria Cavalli che ha curato anche la regia insieme a Claudio Intropido mentre gli attori hanno recitato e cantato: sono Gaetano Callegaro, Pietro De Pascalis, Jacopo Fracasso, Cristina Liparoto, Marco Rigamonti, Andrea Robbiano, Roberta Rovelli, Simone Svergnini, Daniele Turconi e Debora Virello. La scenografia, molto ricca e particolare, è composta da tavoli, sedie e sacchi di caffè in primo piano, un’altalena e sullo sfondo una tenda da circo rossa. Le musiche che accompagnano la pièce sono molto coinvolgenti e le canzoni orecchiabili. La storia vede come protagonisti un giovane con il vizio del gioco, Eugenio, e Ridolfo, il proprietario della bottega che è riuscito a pagare tutti i suoi debiti, superare questa cattiva abitudine e che ora si guadagna da vivere in modo rispettoso. Nonostante le molte occasioni per redimere e smettere di frequentare la bisca che vengono offerte ad Eugenio da conoscenti e dallo stesso Ridolfo, lui cede sempre alla tentazione rovinandosi e perdendo ogni giorno sempre più denaro e arrivando perfino ad impegnare gli orecchini della moglie Vittoria, perdutamente innamorata e sempre disposta a concedergli il perdono. Le vite di questi tre personaggi sono intrecciate con quelle di Don Marzio, pettegolo del paese, Flaminio, compagno di giochi di Eugenio e sua moglie Placida, che lo rincorre di città in città, Pandolfo, il ricco proprietario della bisca, fino ad arrivare alla bella Lisaura e a Trappola, unico dipendente di Ridolfo. Tutti i personaggi in un modo o nell’altro vengono a contatto con la realtà del gioco d’azzardo e alla maggior parte questo incontro cambia la vita in peggio, è quindi facile scorgere la morale della storia: i giusti vengono premiati e i malvagi puniti mentre coloro che hanno sbagliato capiscono i loro errori. Lo spettacolo si conclude con un lieto fine e una volta terminato gli attori si godono gli applausi meritati, il pubblico infatti ha apprezzato la storia, la performance, le musiche e la scenografia di questa commedia che ci può insegnare molto.

MEDOLLA MARIAGRAZIA - 3 Liceo MANIN - I registi Valeria Cavalli e Claudio Intropido hanno riportato uno spettacolo concepito da Carlo Goldoni che tratta una tematica importante e attuale. Gli spettatori hanno assistito allo spettacolo “La Bottega Del Caffè” i giorni 14 e 15 marzo al teatro Amilcare Ponchielli di Cremona. La vicenda si svolge a Venezia, dove il signor Ridolfo con tanta fatica ha aperto il suo caffè da otto mesi. Difronte al negozia vi è una bisca, sede di vizi. Eugenio, giovane uomo sposato, frequenta questo luogo ed è infatti caduto nelle perfide braccia del gioco d’azzardo. Battuto dal conte Aleandro, perde i suoi soldi e si indebita con lui. A far in modo che tutto si sappia è don Marzio, uomo di molte parole a cui piace interessarsi dei segreti altrui. Il fatto arriva al signor Ridolfo che, oltre ad anticipare i soldi per pagare il debito di Eugenio, gli consiglia vivamente di lasciar perdere il gioco. Ma il giocatore, come molti altri viziosi, si pente in un primo momento per poi cedere ancora alle tentazioni. Pandolfo, proprietario della bisca, si finge suo amico proponendogli degli accordi ambigui che gli permetterebbero di ottenere dei soldi. Queste menzogne sono alternate dai sinceri consigli di Ridolfo. Il bottegaio è evidentemente coinvolto nella vicenda: anch’egli era un giocatore ma fu aiutato dal padre di Eugenio, permettendogli inoltre di aprire il suo caffè. Tra una scena e l’altra sul palco subentrano due donne parecchio vivaci. Sono le mogli del conte Aleandro, che si chiama in realtà Flaminio, e di Eugenio: Placida e Vittoria. Entrambe hanno dei mariti che le abbandonano costantemente a causa del gioco e sono determinate a farsi valere. Nonostante lo spettacolo abbia sempre mantenuto un’atmosfera comica e non drammatica come la situazione, non ha avuto un lieto fine. Lo scopo era infatti portare la realtà, nella quale i finali felici sono improbabili. Eugenio infatti era pronto a rinunciare ma la sua voglia di vincere ha trionfato. Si ringraziano gli attori: Gaetano Callegaro, Pietro De Pascalis, Jacopo Fracasso, Cristina Liparoto, Marco Rigamonti, Andrea Robbiano, Roberta Rovelli, Simone Severgnini, Daniele Turconi, Debora Virello.

MORANDI SILVIA - 2 Liceo SOFONISBA ANGUISSOLA - Tutto esaurito giovedì 15 marzo, al Teatro Ponchielli. In scena una rilettura de “La Bottega del Caffè” di Carlo Goldoni che, con questa commedia di carattere, dedica un’amorevole attenzione alla poliedrica realtà sociale del Settecento, in cui il vizio e il gioco d’azzardo, che spesso portano alla rovina e al degrado morale, sono i protagonisti. Valeria Cavalli regista della pièce con Claudio Intropido non fa altro che proiettare tutto il mondo della commedia goldoniana in un contesto diverso, mantenendo il filo conduttore che porta lo spettatore di oggi a fare le stesse considerazioni dello spettatore del Settecento. La piazzetta veneziana diventa simile ad un quartiere malfamato di Las Vegas, dove l’atmosfera poco serena accoglie i pettegolezzi di Don Marzio che rischia di spezzare i rapporti sentimentali e la reputazione delle persone. Di contro, tuttavia, c’è la presenza di alcuni personaggi postivi, come Ridolfo, proprietario di una Bottega del Caffè, ex dipendente dal gioco d’azzardo che cerca di aiutare il mercante di stoffe, Eugenio, che si sta rovinando la vita per colpa dello stesso vizio. Eugenio sta perdendo tutto ciò che ha nella bisca di Pandolfo per mano dell’imbroglione Flaminio. Questi ultimi si illudono di poter risolvere i loro problemi tentando la sorte, non rendendosi conto che ciò porta solo alla disperazione. Parallelamente sono presentate le mogli dei due: Placida e Vittoria che vogliono ripristinare un equilibrio familiare, perché il vizio disorienta e distoglie l’uomo da ciò che è importante. Cambiano quindi i luoghi, i tempi, le facce, ma i problemi dell’uomo rimangono sempre gli stessi così come il suo cuore. Come gli stessi rimangono la vivacità del movimento, il brio del dialogo, il ritmo dell’azione, la fantasia dell’intreccio tipici di Goldoni, che Valeria Cavalli ha saputo mantenere nell’attualizzazione dell’opera.

RAMA TEA 3BL LICEO LINGUISTICO DANIELE MANIN - “Il mattino avrà l'oro in bocca…” È sulle note di questa canzone, che riecheggia più volte durante lo spettacolo, che si apre il sipario e compare sul palco, succube della bisca di Pandolfo, Eugenio. Il gioco d'azzardo, che non gli lascia un solo momento di tregua, l'ha portato alla miseria spingendolo a impegnare tutti i suoi averi, perfino gli orecchini della moglie. Egli trascorre le giornate tra questa strana microsocietà, lontana dalla vita reale, fatta di vizi e tentazioni, e la Bottega del Caffè, gestita da Ridolfo. Quest'ultimo cercherà di non far annegare Eugenio nel mare di debito in cui è sprofondato e che ha contratto con il ricco Don Marzio. Lo aiuta vendendo alcuni suoi oggetti e cerca di allontanare il protagonista dal gioco d'azzardo, essendo stato egli stesso prigioniero della “Sala dei sogni” e avendo sperimentato sulla propria pelle i rischi di questa malattia. Le parole di Ridolfo vengono però coperte dalle voci di Flaminio, che gli domanda una partita a carte, del persuasivo Trappola, della bella Lisaura e di Pandolfo che lo spingerà a firmare un accordo a interessi illimitati, la sua rovina. Nemmeno le parole della moglie Vittoria riescono a smuovere qualcosa in lui. La donna, disperata, stanca, delusa dal marito, condivide la triste sorte con Placida, anche lei alla ricerca del marito, Flaminio. Le due donne continuano ad amare i propri mariti nonostante tutto, sperando che smettano di giocarsi ogni sera la propria vita e inizino a scommettere su se stessi e sulle proprie potenzialità, perché ci sono partite più importanti di quelle giocate sul tavolo verde. Valeria Cavalli e Claudio Intropido registi della pièce, andata in scena al Teatro Ponchielli il 14 e 15 marzo, hanno saputo reinventare in maniera molto originale la goldoniana Bottega del Caffè, introducendo canzoni e melodie che alleggeriscono la sceneggiatura. La messa in scena insieme alla grande espressività degli attori è riuscita non solo a suscitare l'applauso del pubblico e qualche risata, ma anche a far riflettere su un tema attuale come la dipendenza dal gioco d'azzardo.

ROSSI REBECCA 3BL MANIN - “Alla bisca si vince sempre!” così grida Pandolfo, uno dei protagonisti, che a sipario ancora chiuso tra qualche risatina dà una breve introduzione all’atmosfera cabarettista dello spettacolo. Diretto da Valeria Cavalli e Claudio Intropido La Bottega del Caffè in doppia data il 14 e il 15 marzo porta al Ponchielli una delle leggere commedie goldoniane del 1750 in cui il gioco d’azzardo e gli imbrogli sono protagonisti. Si viaggia nelle vite del caffettiere Ridolfo, ex socio della bisca, Pandolfo il biscazziere, Trappola il garzone amante del gioco, e ballerini o giocatori della bisca che attratti dal rischio della sorte mettevano in gioco somme sempre più sostanziose da indebitarsi così tanto da chiedere prestiti o impegnare i gioielli. L’altruista della situazione è il caffettiere mentre il tonto e vittima di Pandolfo è Trappola. Avendo perso tutte le scommesse ai dadi, quindi indebitato fino al collo, firma un contratto con il miglior giocatore, il conte Leandro, in cui gli sono permessi crediti infiniti a condizione che frequenti la bisca. Il tranello stava nell’anticipo dovuto al conte e negli interessi altrettanto infiniti che riesce a risolvere grazie all’aiuto di Ridolfo. La scenografia creata è molto sfarzosa ed egocentrica ma anche essenziale per l’ambientazione dei dialoghi. La vicenda si svolge ai piedi del grande tendone rosso della bisca calato al centro del palco mentre ai lati tavolini e sedie della Bottega simboleggiano la tranquilla e stabile vita di Ridolfo. Nello stesso spazio i due ambienti principali si oppongono: da una parte roulette e dadi, rischio e fortuna della bisca che prima o dopo coinvolge tutti e dall’altra la quotidianità e semplicità del caffè. Nonostante i costumi sfavillanti con piume, parrucche e i tailleur a fantasie per le donne, e giacca, camicia e panciotto per gli uomini, molto vicini alla moda settecentesca ma piuttosto datati, la morale eterna di goldoni non se ne va ma crea un raccordo con il vizio del gioco del giorno d’oggi. "Il lupo cambia il pelo ma non il vizio”, così Goldoni e la Cavalli hanno messo in scena.

SOLDI ALESSANDRO - Giovedì 15 marzo al Teatro Ponchielli è andato in scena “La bottega del caffè”, adattamento dell’opera omonima di Carlo Goldoni a cura di Valeria Cavalli e Claudio Intropido. Protagonista dell’azione è Eugenio, un uomo dipendente dal gioco d’azzardo che tenta invano di uscire dal circolo vizioso in cui è intrappolato. Per tutto lo svolgimento della vicenda, Eugenio è accompagnato da altri personaggi, che fanno per lui da amici o da antagonisti. Fondamentali tra loro sono Ridolfo, che, reduce da una vita di gioco d’azzardo, cerca di far tornare Eugenio sulla retta via, e Pandolfo, proprietario della bisca frequentata dal protagonista. Il ruolo di Pandolfo è quello di portare continuamente Eugenio sulla strada del gioco attraverso il tormentone: «Si vince sempre nella mia bisca». La narrazione è arricchita da altri personaggi come il pettegolo Don Marzio, che, oltre a fornire un elemento comico all’opera, spiffera a tutti i problemi di Eugenio, peggiorando la sua situazione. La recitazione è intervallata da canzoni originali, che accompagnano e rappresentano i turbamenti e le ambizioni dei personaggi. Tra di esse, la più rappresentativa è “Il mattino avrà l’oro in bocca” perché attraverso le sue parole esprime l’essenza del gioco d’azzardo e con il suo ritmo ne fornisce una visione cupa. Gli attori recitano in uno scenario molto ricco che rappresenta un bar, la cui funzione varia al variare delle luci: quando queste sono gialle, la scenografia rappresenta la bottega del caffè di Ridolfo, quando sono rosse ci troviamo nella bisca di Pandolfo e quando sono azzurre nella via che separa la bottega dalla bisca. Sebbene caratterizzata da momenti di comicità, la regia di Cavalli e Intropido mette in luce i problemi derivanti dal gioco d’azzardo e se la scelta di ambientare la vicenda ai giorni nostri, in una moderna Las Vegas, invece che nelle piazzette di Venezia di goldoniana memoria, possa suscitare in alcuni spettatori perplessità e possa sembrare azzardata, io ho trovato eccelsa la bravura degli sceneggiatori e degli attori, che è riuscita a mantenere sempre viva l’attenzione del pubblico e mi ha permesso di apprezzare la rappresentazione senza annoiarmi.

STERPILLA LISA – 3 LICEO MANIN -  La sera del 14 marzo il Teatro Ponchielli ha ospitato lo spettacolo di Carlo Goldoni “La bottega del caffè” per la regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido, nel quale viene trattato un tema molto attuale: il gioco d’azzardo, il gioco che divora la mente, che porta alla rovina. Le vicende si svolgono nella bottega del caffè gestita da un ex giocatore, Ridolfo, dove lavora anche Trappola, amante degli zecchini facili. La bottega costituisce anche l’osservatorio del pettegolo Don Marzio, che si interessa degli affari dei suoi concittadini, e in particolar modo di quelli del signor Eugenio, giocatore abituale della bisca di Pandolfo, il quale, dopo aver perso tutti i suoi zecchini contro Flaminio, giocatore altrettanto incallito, impegna gli orecchini della moglie Vittoria in cambio di dieci zecchini. Il buon Ridolfo aiuta Eugenio nella vendita dei suoi oggetti per poter ricavare alcuni zecchini, ma nel frattempo quest’ultimo non perde il vizio del gioco nonostante continui a perdere denaro, ma vive nella speranza che prima o poi la fortuna sarà dalla sua parte. Vittoria e Placida, le mogli di Eugenio e Flaminio, vagano per la città con i loro bagagli alla ricerca dei propri mariti, che le hanno abbandonate da giorni, mentre essi sono sempre impegnati alla bisca. Flaminio, fra l’altro si fa chiamare “conte” e promette alla ballerina Lisaura che prima o poi la sposerà. Quando le mogli vengono a conoscenza dei vari inganni, grazie alle parole di Don Marzio e di Trappola, si alleano per dar loro una lezione. Il lieto fine fa intuire però che di lì a poco ricomincerà a prendere piede il circolo vizioso del gioco, dal quale è difficile scappare. Tutti i personaggi maschili presentano dei difetti (a parte Ridolfo): sono cinici, pettegoli, adulatori, dissipatori, e allo stesso modo le donne, furbe e succubi dei loro uomini. La scenografia è molto ben allestita, il tema del gioco d’azzardo affrontato coerentemente, ma le canzoni un po’ troppo ripetitive.

VENTURA CATERINA – 2 LICEO ASELLI - Tutto esaurito il 14 marzo al Teatro Ponchielli per lo spettacolo:” La bottega del Caffè”, scritta da Carlo Goldoni per la regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido. Per la durata di quasi due ore, si sono alternati sulla scena gli attori: Gaetano Callegano, Pietro de Pascalis, Jacopo Fracasso, Cristina Liparoto, Marco Rigamonti, Andrea Robbiano, Roberta Rovelli, Simone Severgnini, Daniele Turconi, Debora Virello. Con questa commedia l’autore ha voluto sottoporre all’attenzione del pubblico il problema sociale della Ludo mania, ossia la dipendenza dal gioco d’azzardo. Lo spettacolo è risultato diverso dagli altri già visionati precedentemente, perché in esso l’autore ha inserito un tema di grande attualità, che potrebbe colpire chiunque e che, quindi, permette qualche riflessione in più da parte dello spettatore rispetto, ad esempio, alla Locandiera. Lo spazio scenico si presenta suddiviso in due luoghi: la semplice bottega del caffè e la bisca. I personaggi principali sono: il proprietario della bottega del caffè, Ridolfo, il proprietario della bisca, Pandolfo, i due giocatori d’azzardo più accaniti, Eugenio e Flaminio, le loro mogli, Vittoria e Placida, la ballerina della bisca ed infine il pettegolo Don Marzio. Questo spettacolo è stato molto incisivo, molto interessante l’opposizione fra Ridolfo e Pandolfo, nei ruoli rispettivamente dell’onesto e del disonesto. Struggente la confessione di Ridolfo di essere stato vittima della ludomania. Inoltre, le due mogli sono state una presenza molto comica, ma anche reale; infatti a loro modo volevano aiutare i rispettivi mariti, ma nello stesso tempo volevano aiutare anche se stesse. Infine, Trappola ha rappresentato il perfetto personaggio che potrebbe fare da intermediario fra la Ludo mania e i “soldi puliti”. Nel complesso sono rimasta colpita molto positivamente da questa rappresentazione teatrale.

VIADANA CHIARA - 1°E LICEO ASELLI - Circondato da un'atmosfera cupa che rispecchia in pieno il tema centrale della rappresentazione, la ludopatia, si svolge lo spettacolo “La Bottega del Caffè” di Goldoni al Teatro Ponchielli il 14 e 15 marzo, con la regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido. Ci troviamo in un campiello veneziano degradato, un po' inquietante, dove giorno e notte la bisca clandestina del signor Pandolfo svuota e riempie le tasche di coloro che tentano la fortuna, la quale sembra accompagnare e sedurre inizialmente i giocatori per poi lasciarli e dimenticarli. Eugenio, un povero perdente, è ormai senta speranze: si è indebitato con il fasullo conte Leandro e ha chiesto un prestito impegnando gli orecchini della moglie a don Marzio, un ricco napoletano povero di sensibilità, e conosciuto da tutti come maestro del pettegolezzo. A completare il quadro, la ballerina Lisaura, con cui Eugenio ha una tresca amorosa, lo rifiuta pesantemente facendolo sentire ancor peggio. Per fortuna troviamo Ridolfo, proprietario della Bottega del Caffè, che decide di compiere un gesto gentile e prova ad aiutare Eugenio a sdebitarsi e tornare sulla retta via, offrendogli la sua testimonianza di ex giocatore d'azzardo; ma ormai è troppo tardi per tornare indietro perché è scattato il meccanismo della dipendenza. La vicenda è alleggerita dalla figura di Trappola, il commesso di Rinaldo, che con la sua semplicità fa spuntare a tutti un sorriso, nonostante neanche lui sia proprio “uno stinco di santo”, come si suol dire. Gli attori superano la barriera del palcoscenico sia fisicamente, entrano dalla platea, che con la voce, dato che sembra urlino nei microfoni tutto il tempo. Nonostante sia un'opera classica si presta facilmente ad un adattamento moderno per il tema trattato, il vizio del gioco d'azzardo infatti continua a logorare persone da molti secoli. Il pubblico assiste in religioso silenzio alla rappresentazione, e solo alla fine scatena un lungo e meritato applauso agli interpreti, che se lo godono fino in fondo. In particolare, a spettacolo finito, i giovani fuori dal teatro convergono che probabilmente quella a cui hanno appena assistito, sia stata la proposta del teatro che hanno gradito di più, dato che è riuscita a mantenere il loro livello di attenzione alto per tutta la durata della performance.

ZENDRI EMMA – LICEO ASELLI - Giovedì 15 marzo si sono accesi i riflettori del Teatro Ponchielli per dare inizio alla “Bottega del caffè”, nota commedia di Carlo Goldoni. I registi, Valeria Cavalli e Claudio Intropido, hanno utilizzato numerose parti cantate, per narrare episodi, oppure per introdurre i personaggi. In quest’opera si narra della bisca di Pandolfo, noto truffatore, in cui due uomini perseguitati dalla sfortuna, chiamati Eugenio e Flaminio, rischiano di perdere tutto, anche le loro mogli, Vittoria e Placida. Il caffettiere Ridolfo cerca di aiutare il povero Eugenio, perché vi si riconosce: anche lui è stato vittima dell’ossessione per il gioco. Adesso Ridolfo si è ripreso, ha aperto la sua bottega del caffè, simbolo della completa guarigione dal suo pericoloso vizio, in cui lavora con l’aiuto di Trappola, un giovane eccentrico e pieno di energie. Ogni giorno la caffetteria è palcoscenico di discussioni, incontri e chiacchiere di ogni tipo, in cui spesso è coinvolto Don Marzio, uomo placido e annoiato da tutto fuorché dai pettegolezzi. La scenografia era costituita principalmente da una tenda di velluto rosso, tipico simbolo di lussuria, che rappresentava la famigerata bisca del meschino Pandolfo; vi era inoltre un tavolo con alcune sedie, di colori semplici e puliti, proprio come Ridolfo, che è infatti titolare della caffetteria rappresentata da questi oggetti. Sul palco era anche presente un’altalena, metafora dell’innocenza ormai perduta, sulla quale si dondolavano i personaggi, soprattutto la ballerina Lisaura, donna sognante a tratti svampita, sempre in preda alle più svariate emozioni. Gli abiti di scena erano a dir poco appariscenti, niente che cadesse nell’eccessivo, evocavano al meglio la personalità del soggetto. Gli attori, tramite la loro interpretazione, sono riusciti a raggiungere pienamente il pubblico, mettendo in mostra svariate sfaccettature di ogni personaggio, permettendo di riconoscersi in alcuni e di disprezzare altri.

VECCIA LUCIA 2BLSU LICEO ANGUISSOLA - La commedia di Carlo Goldoni La Bottega del caffè, andata in scena al Teatro Ponchielli il 14 e 15 marzo, è ambientata a Venezia e, come si può intuire dal titolo, nella bottega del caffè di Ridolfo. Ridolfo è un uomo gentile, affidabile e onesto, ma con un passato difficile alle spalle, dipendente dal gioco d’azzardo, tematica principale dello spettacolo. Ridolfo non potrebbe fare a meno del suo amato garzone Trappola, ragazzo molto allegro e divertente, purtroppo risulta spesso inaffidabile, ma il proprietario della bottega lo accetta in tutti i suoi difetti proprio come farebbe un padre con il proprio figlio.Eugenio e Flaminio sono due vittime del gioco e per loro sarà quasi impossibile uscirne, arrivando per fino ad allontanarsi dalle loro dolci mogli Vittoria e Placida, che, stanche, si trovano costrette ad andare sempre in cerca dei loro rispettivi mariti. Don Marzio, un gentiluomo napoletano con il vizio di parlare sempre e troppo, soprattutto delle disgrazie altrui, guarda il mondo attraverso il suo orologio da taschino di cui va molto fiero ed è sempre uno dei primi ad entrare nella bottega del caffè. Lisaura è una bellissima ballerina di Venezia, di cui risulta difficile non innamorarsi, anche per Eugenio e Flaminio che accecati dalla sua bellezza si scordano dei loro doveri coniugali. Il proprietario della bisca è Pandolfo, uomo furbo e disonesto, sempre pronto ad approfittare del prossimo, come Eugenio, che in preda alla disperazione, dopo aver perso tutti i suoi soldi durante l’ennesima partita, firma un contratto senza neanche leggere il contenuto. Ridolfo lo aiuterà ad uscire da questa vera e propria malattia, raccontandogli la sua esperienza con il gioco e incoraggiandolo a prendere in mano la sua vita pensando al futuro e, soprattutto, a sua moglie. La commedia si conclude al meglio sottolineando due concetti principali: dal primo emerge che il gioco d’azzardo è una delle trappole più efficaci per obbligare i giocatori a perdere la concezione del denaro. Il secondo concetto valorizza, attraverso la bontà e la disponibilità di Ridolfo, la bellezza di aiutarsi e fare del bene. Gli attori Gaetano Callegaro, Pietro De Pescalis, Jacopo Fracasso, Cristina Liparoto, Marco Rigamonti, Andrea Robbiano, Roberta Rovelli, Simone Severgnini, Daniele Turconi e Debora Virello, guidati dalla regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido trasmettono al pubblico presente emozioni forti e vere.

26 Marzo 2018