il network

Giovedì 18 Ottobre 2018

Altre notizie da questa sezione

Blog


INIZIATIVE

Diritto di critica, le recensioni degli studenti di Edipo

Diritto di critica, le recensioni degli studenti di Edipo

'Edipo' al Ponchielli. Ecco le recensioni dei ragazzi che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci e VOTA il sondaggio: resta aperto fino a lunedì 19 marzo.

BRAGADINI MATTEO (3 LICEO MANIN) - Il 26 febbraio, al Teatro Amilcare Ponchielli è andato in scena “Edipo”, rispettivamente i: “Edipo Re” di Andrea Baracco ed “Edipo a Colono” di Glauco Mauri. La scenografia è semplice in entrambe le rappresentazioni. La prima è caratterizzata da una sedia, una grande parete, una “buca” creata appositamente per contenere l’acqua fatta piovere a inizio spettacolo, e una passerella che attraversa quest’ultima. Nella seconda parte invece gli oggetti sul palco sono meno vari, un grande trono sul quale è seduto Edipo e un libro aperto verso l’esterno del palco. Come da titolo i due spettacoli, narrano della triste vita di Edipo. Egli era re di Tebe, fino a quando non si venne a sapere che Giocasta, sua moglie, era anche sua madre. Il fatto che Edipo si fosse unito con sua madre aveva scatenato l’ira degli dei; i tebani furono infatti colpiti dalla peste e dalla morte per un’inconsapevolezza di Edipo. Era infatti un’inconsapevolezza quella di Edipo, che fu l’ultimo tra i suoi più cari a sapere ciò che aveva fatto. Tutto questo, viene sottolineato durante buona parte dello spettacolo, con il re che specifica che tutto questo non era stato assolutamente voluto da lui. Edipo infonde compassione, pietà verso gli spettatori, che vedendo un uomo distrutto dalla vita e dal Fato, che usa le sue figlie-sorelle come bastoni della sua vecchiaia, non possono fare a meno di perdonarlo per ciò che ha fatto. Alla fine dello spettacolo, gli spettatori entusiasti hanno applaudito per ben 4 minuti. Lo spettacolo è stato gradito da tutti gli spettatori. Questo spettacolo fa riflettere sulla capacità della gente a giudicare senza prima riflettere, senza prima guardare sé stessi e dire “Chi sono io per giudicare?”.

CONIZZOLI SUSANNA (3BLIG LICEO LINGUISTICO MANIN) - "Qual è l'animale che la mattina ha 4 zampe, a mezzogiorno 2 e alla sera 3?" Con la risoluzione di questo enigma Edipo, il protagonista delle opere Edipo Re ed Edipo a Colono, decreta l'inizio della sua sciagurata fine. Nelle serate di lunedì 26 e martedì 27 febbraio, il teatro Ponchielli di Cremona ha ospitato il celebre dramma di Edipo. La prima parte è stata diretta da Andrea Baracco, mentre la seconda da Clauco Mauri. La chiave di tutto è la risposta all'indovinello precedentemente citato: l'uomo. La favola racchiude la storia di un uomo che, pur di arrivare alla verità di tutto, è pronto ad annientare addirittura sé stesso. Gli oracoli degli Dei avevano segnato il dramma della sua vita ancor prima che egli fosse nato, predicendo che egli avrebbe prima ucciso il padre, per poi procreare con la sua stessa madre e avere figli che al contempo sarebbero stati suoi fratelli. E così è stato. Anche scappando, cercando di evitare in tutti i modi il proprio destino, Edipo cade inconsapevole nella sua trappola. Perché, se un Dio vuole far emergere una cosa, lo farà a tutti i costi e con ogni mezzo. Quella di Edipo è una sciagura che si trascinerà fino al giorno della sua morte, quando finalmente comprende il male e il bene che hanno abitato in lui. Edipo a Colono, ovvero la seconda parte, è rimasto di stampo classico rispetto alla prima parte, Edipo Re, maggiormente dinamica e riadattata con un carattere più moderno. In Edipo Re l’acqua, la pioggia e lo stagno al centro del palco sono elementi che dominano la scena. Molto importante anche l'uso delle luci con ombre e figure di sfondo. Il tutto ha fatto si che uno spettacolo classico come l'Edipo Re risultasse innovativo e originale. La scenografia di Edipo a Colono si presentava molto statica: parallelepipedi bianchi di varie misure accoglievano i personaggi, velati anch'essi di bianco, in uno spazio essenziale e casto. Grande forza per l’intero cast che ha resto lo spettacolo riuscito magnificamente. Un plauso particolare al grande Glauco Mauri interprete di Edipo a Colono. Un classico come Edipo, ancora una volta, ha ribadito la sua immortalità riuscendo a conquistare l'intero pubblico, dai più giovani ai più anziani.

COPPIARDI PIETRO (1 LICEO ASELLI) - Il 26 e il 27 febbraio il fascino immortale della tragedia greca conquista il pubblico del Teatro Ponchielli. Ad andare in scena è Edipo, spettacolo unitario e dipartito al tempo stesso. La messinscena è infatti costituita dall’unione di due opere di Sofocle: Edipo Re (regia di Andrea Baracco) e Edipo a Colono (regia di Glauco Mauri); che si integrano completando la storia del personaggio. La prima è proposta in una versione brillantemente rivisitata, più “giovanile” ma comunque attinente all’originale, la seconda più tradizionale e decisamente più impegnativa. L’Edipo Re viene visto come un viaggio alla ricerca della verità che porta il protagonista a scoprire la sua identità e i misfatti che inconsapevolmente ha compiuto. Edipo vuole sapere la verità sul suo passato e sul suo presente ma quando l’indovino Tiresia gliela svela si ostina a non volervi credere. Il personaggio, articolato e contorto, è stato eccellentemente studiato e interpretato rendendo accattivante la rappresentazione. Molto meno soddisfacente è stato l’Edipo a Colono. Con ciò non voglio dire che sia stato un brutto spettacolo ma non regge decisamente il confronto. Benché i costumi e la scenografia tradizionali siano decisamente più adatti alla rappresentazione, lo spettacolo è povero di innovazione nella sostanza e la resa, comunque gradevole, è impostata e monotona. Due registi, due generazioni a confronto che hanno saputo dare un’interpretazione diversa del mito di Edipo prendendo poi parte alla rappresentazione. Bravi anche gli attori che hanno saputo interpretare personaggi più o meno complessi (Giocasta, Antigone, Ismene, Creonte). Uno spettacolo interessante e “complesso” che non ha certo deluso le aspettative del pubblico senza però eccellere, regalando le emozioni sempre attuali della tragedia.

D’ALTERIO ARIANNA (2 LICEO ARTISTICO STRADIVARI) - Due testi, due regie e due diverse visioni andate in scena il 26 febbraio al teatro Ponchielli. Due testi accostati per raccontare la storia di Edipo alla ricerca della verità, la storia di un uomo che, come ognuno noi, si interroga per sapere, per conoscere, per essere libero. Dopo vent’anni la Compagnia Mauri Sturno porta nuovamente in scena i due capolavori, sempre attuali, di Sofocle. Nell’ Edipo Re il protagonista non rinuncia alla conoscenza, vuole vederci chiaro, facendo luce sui suoi lati oscuri: “Tutto quello che deve accadere accada pure e mi distrugga, ma sia fatta luce. Io voglio sapere chi sono.” La scenografia cupa fa percepire il buio del suo passato che viene illuminato man mano che si avvicina la tragica scoperta. Ma quando tutto si fa chiaro lui non vuole vedere, così come prima era cieco nella mente non sapendo chi era né chi lo circondava; ora si acceca perché non sopporta il peso della realtà: “Molti uomini nascono ciechi e se ne accorgono solo quando una bella verità li salta agli occhi.”, così si chiude la prima parte. La messinscena del secondo testo si apre con una scenografia minimalista d’un bianco candido che manifesta un Edipo cresciuto e più maturo, non più impotente e sottomesso ad un destino scritto ancor prima della sua nascita; ma inizia ad essere consapevole del fatto che forse non è responsabile di qualcosa che non ha voluto. Arrivando così alla conclusione: “Finalmente, senza fatica, senza il dolore del male se n’è andato Edipo, un mistero accaduto tra gli uomini…” Grandi interpretazioni di tutta la compagnia, in particolare Roberto Sturno e Glauco Mauri che ci propongono due versioni di Edipo che fanno emergere aspetti differenti, ma entrambe di grande spessore. Scenografie molto efficaci ed evocative. Interessante confronto tre due regie che coesistono all’ interno della stessa rappresentazione. Riscoprire due grandi classici del passato per comprendere il nostro presente. Edipo colpevole o innocente? Sta a noi interrogarci e riflettere.

DONNINI REBECCA (4^B LICEO SCIENTIFICO ASELLI) - È stato accolto con molti applausi il duplice spettacolo che si è tenuto martedì sera al Ponchielli, “Edipo re” e “Edipo a Colono”, il primo messo in scena da Andrea Baracco, il secondo da Glauco Mauri. Per quanto riguarda “Edipo re”, il regista ha scelto di utilizzare costumi moderni, come gli impermeabili e lo smoking, e una scenografia che comprendeva una vasca d’acqua, riempita con la pioggia che scendeva del soffitto all’inizio dello spettacolo, e un muro con una porta e una finestra. Tra gli oggetti sulla scena era inoltre presente una carrozzina, in cui erano posti i bambolotti che rappresentavano i figli di Edipo e della madre Giocasta. Nonostante la differente ambientazione, lo spettacolo è stato piuttosto fedele all’originale di Sofocle e sia per la notorietà della trama, sia per la dinamicità delle scene, è stato facile da seguire e non ha fatto pesare la sua durata. Non è stato altrettanto scorrevole lo spettacolo di “Edipo a Colono”, probabilmente perché era più statico, il contenuto era meno conosciuto e il pubblico era più stanco rispetto alla rappresentazione precedente. Pur non avendo ottenuto tutta l’attenzione che meritava, è stato comunque molto apprezzato, e in particolare è stata interessante la scelta di tenere sempre sul palco i personaggi nascondendoli sotto mantelli bianchi in modo da non farli riconoscere, anche se questo ha reso le scene meno dinamiche. A differenza di Andrea Baracco, Glauco Mauri ha deciso di utilizzare abiti che potevano ricordare quelli dell’epoca, ambientando però la rappresentazione in una scenografia dominata dal bianco dei mantelli e dei cubi su cui siede, in posizione elevata, il vecchio Edipo, separato dagli altri personaggi, con cui le figlie fanno da tramite salendo e scendendo dai cubi. Entrambi gli spettacoli rappresentano con grande efficacia i sentimenti umani nel personaggio di Edipo: a Tebe vengono messi in luce la ferma convinzione iniziale che tutti siano invidiosi della sua posizione e desiderino sottrargli il regno, il dubbio, a cui non vuole credere, di poter essere colpevole, la speranza di sbagliarsi, e infine lo sconforto, la disperazione, e il rimorso per ciò che ha fatto nel momento in cui scopre la verità; a Colono l’attenzione si concentra sul desiderio di essere accolto e ascoltato e sulla volontà di vendetta nei confronti dei figli che l’hanno cacciato dalla sua terra.

FELLONI CHIARA - Il 27 febbraio è andato in scena per “Edipo” composto da “Edipo Re” ed “Edipo a Colono”: due regie diverse per un’unica storia. La prima parte, diretta da Andrea Baracco, narra la drammatica storia di Edipo che cerca di far luce sull’omicidio del suo predecessore: Laio, re di Tebe. Pieno di ira, incomprensioni ed enigmi, tra pianti e urla, Edipo arriva alla conclusione di essere l’assassino. Straziato dal dolore si acceca e va in esilio. La scenografia suggerisce un clima teso, dai colori scuri, che trasmette allo spettatore curiosità e agitazione. La seconda parte, diretta da Glauco Mauri, arriva come la quiete dopo la tempesta, dopo anni, calmo con le figlie al proprio fianco, Edipo giunge ad Atene dove pensa al conflitto tra i suoi figli ed infine muore. Qui la scenografia rispecchia la tranquillità dell’animo di Edipo alla fine della sua vita. I bianchi cubi spigolosi, che ricordano il suo giovanile spirito irrequieto, suggeriscono la forma di un trono e sono in contrasto con i mantelli morbidi e leggeri degli attori che danno un’aria quasi statuaria alle figure. Tutto ciò trasmette tranquillità allo spettatore. É evidente il contrasto delle due regie forse troppo sostenuto: dopo tanta agitazione e colpi di scena la seconda parte risulta assai statica e monotona. Della regia di Baracco è stata molto apprezzata l’entrata di alcuni personaggi dalla platea che hanno saputo catturare l’attenzione del pubblico così come la scena della morte di Giocasta: quando muore conduce Edipo ceco dai piani superiori a quelli più inferiori del castello. Della regia di Mauri il pubblico ha gradito l’interpretazione del re di Atene, Teseo: la sua pacatezza compensa e copre l’atteggiamento vendicativo e rabbioso del figlio di Edipo, Polinice. Lo spettacolo nel complesso risulta molto tradizionale seppure la prima parte si presenti molto bella e intrigante rispetto alla seconda troppo statica.

GIOVANNELLI ALESSANDRO (5 LICEO VIDA) - Lunedì 26 e martedì 27 febbraio al Teatro Ponchielli è andato in scena “Edipo”, uno spettacolo che unisce “Edipo Re” (per la regia di Andrea Baracco) ed “Edipo a Colono” (per la regia di Glauco Mauri). Le due tragedie di Sofocle si incontrano narrando squarci di vita del re di Tebe Edipo. Il protagonista, nella prima messa in scena, si trova nella disperazione di chi scopre che inconsapevolmente ha ucciso suo padre e sposato sua madre, che i suoi fratelli sono anche i suoi figli. Nell’incredulità di tutti i personaggi, prende sempre più piede la profezia confessatagli dall’oracolo, fino alla confessione di un servo di suo padre che sconvolge il re e lo getta in disgrazia. La scenografia si presenta complessa ed originale: all’inizio cade della pioggia sul palco e per tutta la durata dello spettacolo i personaggi continuano ad entrare ed uscire da un impluvium, che evoca la classicità dell’opera trattata; sullo sfondo le mura di una casa sono luogo di protezione, di rifugio ma anche di morte e di segreti nascosti. Ad un’interpretazione che ha la volontà di rimanere fedele alla tragedia originale, si accosta una grande dinamicità degli attori in scena, soprattutto di Edipo. Questa instancabilità viene meno, invece, in “Edipo a Colono”, dove il re tebano ormai privato del suo potere è vecchio e stanco, non si alza dal suo finto trono se non con il sostegno delle sue due figlie. La diffidenza che il resto degli uomini hanno nei suoi confronti è grande, riesce a trovare però asilo presso Teseo che lo tratterà come un padre. Edipo è abbandonato e tradito anche dai suoi due figli che si contendono il potere. Uno di loro, Polinice, tenta di ingraziarsi il padre ma viene cacciato dallo stesso. Fino all’ultimo momento Edipo vuole sapere la verità, per conoscersi meglio, per diventare più consapevole delle sue colpe, delle sue responsabilità, mosso da un coraggio che dovrebbe animare ogni coscienza sincera. Nelle due messe in scena, seppur diverse, rimane la volontà di lasciare al pubblico il messaggio di non sottrarsi mai alle proprie responsabilità ma, anzi, di ammettere le proprie colpe e assumerne responsabilmente le conseguenze.

LANFRANCHI LAURA (4 GHISLERI) - Il mito immortale di Edipo è stato messo in scena sul palco del Teatro Ponchielli il 26 e il 27 febbraio dalla Compagnia Mauri Saturno che, per raccontare la storia dei due capolavori, Edipo Re ed Edipo a Colono, si è avvalsa di due registi, rispettivamente Andrea Baracco e Glauco Mauri, che offrono una lettura classica e una moderna delle due vicende riguardanti la storia di Edipo. Il sipario si apre con Edipo re, mostrando una scenografia moderna, composta da una parete metallica sullo sfondo dominata da tinte scure. Su di essa vengono proiettate immagini con giochi di luce piuttosto cupa, che si alterna a sprazzi più luminosi solo riservati alla recitazione dei protagonisti. Nel centro del palco c’è una pozza formata dall’acqua che scende dall’alto e che si ferma poco dopo l’inizio della rappresentazione. In questa acqua gli attori entrano, camminano, escono, si bagnano il capo, quasi a simboleggiare la natura della vicenda che li riguarda, li tocca e li avvolge. Gli abiti indossati sono attuali, come attuale è il tema centrale della narrazione, la ricerca della verità; Edipo, un po’ alla volta, con le sue indagini, scopre le sue origini e attribuisce un significato funesto alle sue azioni in relazione alle predizioni degli oracoli; in modo inconsapevole ha ucciso il padre, ha sposato la madre e con lei ha generato figli dei quali è contemporaneamente padre e fratello. Sconvolto dalla scelta della moglie-madre di suicidarsi dopo aver scoperto queste verità, si ferisce gli occhi diventando cieco, quasi non volesse più vedere quella verità che aveva tanto cercato e che comunque ormai gli appartiene. Nell’Edipo a Colono dominano i colori chiari, gli abiti ricordano le antiche tuniche, e tutto ruota intorno ad una semplice scenografia composta da alcuni cubi bianchi sovrapposti a formare quasi un trono centrale dal quale Edipo, ormai vecchio, cieco e accompagnato da una figlia, ripercorre la sua vicenda, cercando di capire le luci e le ombre che gli appartengono e affermando il diritto alla libera responsabilità del suo agire. Gli attori sono gli stessi in entrambe le rappresentazioni, quasi a sottolineare la continuità della vicenda, ma i ruoli sono diversi. Nella seconda tragedia spicca l’interpretazione di Edipo da parte di Glauco Mauri che, oltre alla regia, si è calato nei panni del protagonista recitando magistralmente.

LUCINI FOSCO (2^A ARTISTICO) - “Qual è quell’animale che il mattino cammina con quattro gambe, il pomeriggio due e la sera tre?”. Questo è l’indovinello che fa da esordio a “Edipo”, spettacolo andato in scena al Teatro Ponchielli di Cremona le sere del 26 e 27 febbraio 2018 per la stagione di prosa. La rappresentazione non è che il riadattamento dei classici di Sofocle “Edipo Re” e “Edipo a Colono”, che vedono la regia di Andrea Baracco per il primo e quella di Glauco Mauri per il secondo. Interessante e ben riuscita è appunto questa divisione nella regia che mette a confronto due generazioni e due modi di fare teatro molto diversi. L’Edipo Re è caratterizzato da un’atmosfera cupa e misteriosa, con una scenografia semplice ed efficace: un muro metallico, che funge da palazzo reale del re Edipo, e uno stagno dove i personaggi vestiti tutti in giacche di pelle e cerate nere si bagnano. La vicenda si apre con una pioggia artificiale che da un senso di uggiosità ed accentua la cupezza della messa in scena. In tutt’altra chiave, come per creare una sorta di contrasto con la prima, è la seconda parte, con una scenografia altrettanto semplice, composta da cubi bianchi e costumi dai colori chiari, più legati rispetto alla prima rappresentazione al mondo greco antico. Nuovo e vecchio, nero e bianco, una sorta di partita a scacchi magistralmente giocata dai due registi che hanno saputo regalarci una rappresentazione tragica, ricca ed emozionante che riesce a rendere il tema della lotta per il potere molto attuale, il tutto interpretato in modo scattante e pieno di phatos. Subito è stata apprezzata l’interpretazione di Glauco Mauri nei panni del saggio profeta nell’Edipo Re e di un Edipo invecchiato ormai accecato dal disgusto per le proprie azioni nell’Edipo a Colono. Al pubblico è piaciuta molto anche Barbara Giordano, che ha saputo regalarci una Giocasta appassionante e tragica nella prima parte e un’Antigone pura e innocente nella seconda. Anche il resto degli attori Mauro Mandolini, Laurence Mazzoni, Mauro Conte, Laura Garofali, Woody Neri e Paolo Benvenuto Vezzoso sono stati particolarmente apprezzati dal numeroso pubblico che li ha acclamati con calorosissimi applausi.

MARCHI REBECCA (LICEO MANIN) - Magnifica la rappresentazione di Edipo andata in scena il 27 febbraio presso il teatro Ponchielli di Cremona, che ha trattato due testi sofoclei riunendoli in un unico progetto teatrale, un intreccio tra Edipo Re e Edipo a Colono, episodi disegnati da due regie differenti, rispettivamente da Andrea Baracco e da Glauco Mauri, i quali nonostante avessero una concezione teatrale diversa sono stati in grado di regalare continuità alla storia. La netta differenza è evidente innanzitutto nell’opposta atmosfera che si crea durante i due atti: la scenografia del primo si concentra sull’illustrazione di una Tebe immersa in un’atmosfera cupa e macabra, interessata a fornire sensazioni di angoscia dovute alla peste ed alla morte. A fare da sfondo agli attori è una parete scura; al centro, una vasca battuta da pioggia vera che talvolta funge da elemento di transizione per essere, forse, purificati. Ad assumere il ruolo di Edipo è Roberto Sturno, che intenzionato ad indagare per scoprire il colpevole della morte del Re Laio, convoca dapprima Tiresia, interpretato da Glauco Mauri, poi Creonte, interpretato da Mauro conte. I movimenti del protagonista sono tesi e nervosi, sarà la sposa e madre Giocasta (Barbara Giordano) a tentare di rassicurarlo invano; significativo il tragico momento in cui la donna, conosciuta la verità, scende verso l’Ade con una lunga sciarpa al collo, che Edipo stesso utilizzerà come punto di riferimento una volta cieco. L’atmosfera viene stravolta all’inizio del secondo atto, in cui gli unici elementi presenti sono dei cubi bianchi in tono con la luminosità del Sacro Bosco delle Eumenidi, dove i personaggi sono incappucciati da ampie tuniche bianche che permette loro di assumere duplice personalità: generalmente rappresentano la collettività, in determinati momenti assumono invece i caratteri di un singolo personaggio. Edipo, ora interpretato da Glauco Mauri, esprime sofferenza e rabbia, non più solo nelle vesti di parricida, bensì anche in quelle di padre-fratello. Nella tragedia sono ricorrenti i temi divini, gli oracoli, ma il vero obbiettivo del dramma è quello di porre un interrogativo sull’esistenza umana e sul proprio essere: ad annunciare la morte del protagonista è infatti Sturno, il giovane Edipo, capace di chiude il sipario ma aprire un’infinità di interrogativi agli spettatori, che applaudono calorosamente.

PICCIONI BIACAMARIA (LICEO ANGUISSOLA) - Successo assicurato per l’abile coppia di regia Baracco-Mauri, che lunedi 26 e martedì 27 febbraio approda al Ponchielli con lo spettacolo sofocleo “Edipo Re (Baracco) - Edipo a Colono (Mauri)”. All’apertura del sipario è stata rappresentata un’oscura e angosciata Tebe, logorata dalla maledizione causata dall’omicidio del precedente re Laio. Un velo di mistero, di paura e impotenza avvolge Roberto Sturno, (nei panni di Edipo) che insieme al resto del cast indossa, per la prima parte della sceneggiatura, abiti moderni, mostrandosi più vicino al nostro vivere quotidiano. La forza e la bravura dei diversi attori, è stata resa esplicita dalla capacità di trasmettere forti emozioni, anche grazie ad un movimento fisico. Ciò è riscontrabile nel momento in cui Tiresia (interpretato dal regista Glauco Mauri), è accompagnato da una giovane, la quale durante il dialogo tra Edipo e Tiresia, si muove quasi incessantemente sul palco senza parlare (gira intorno alla “piscina”, si siede e rialza più volte e talvolta fissa il pubblico…). Apprezzabile anche l’allestimento del scenico, che trasmette inquietudine grazie alla presenza di elementi come una carrozzina abbandonata ed a una pozza d’acqua sporca di fanghiglia, da cui emergono bambole prive di vita. Tale scenario sarà poi totalmente stravolto nel secondo atto dell’opera, a cura di Glauco Mauri: infatti all’oscurità della Tebe della prima parte si sostituirà un luogo bianco e luminoso. Questa seconda parte, a tratti meno coinvolgente della prima, vede protagonista un vecchio Edipo in cerca di ottenere il perdono dagli dei e, soprattutto, da se stesso; ciò sicuramente attraverso la conquista di una tomba, in grado di restituire quel minimo di dignità, toltagli dal fato, al vecchio re in esilio. Dunque, esito complessivamente più che positivo per la “Compagnia Mauri Sturno – Fondazione Teatro della Toscana”.

ROSSI REBECCA (3BL LICEO MANIN) - “Dovevate indagare!” esordisce così il protagonista Edipo, interpretato da Roberto Sturno, nella prima parte della tragedia di Edipo re di Sofocle messo in scena in doppia data 27 e 28 febbraio a teatro. Un grande classico presentato dalla compagnia Mauri Sturno è stato riproposto sotto la regia di Baracco per Edipo re e Clauco Mauri per Edipo a Colono. L’immortalità della morale della tragedia è stata mantenuta con il registro linguistico comprensibile ma anche aderente all’originale, l’assenza dei microfoni valorizzava la bravura degli attori e dava armonia all’ambientazione evitando quegli elementi di disturbo. La scenografia nonostante fosse piuttosto elaborata e tecnica, con proiezioni, scale, elevamenti e piogge artificiali creava un’atmosfera semplice e contemporanea al V se-colo. Riguardo ai costumi tutti i protagonisti indossavano abito o camicia che non erano particolar-mente caratteristici ma neanche stonavano all’interno della scena; l’eleganza degli outfit definiva i ruoli. Edipo in due versioni e in due testi. Nella prima parte oracoli, politica e parentele sono protagonisti. Lui presentandosi come nuovo re di Tebe, caduta in crisi, deve trovare una soluzione all’oracolo che farà rinascere la città esiliando l’assassino dell’ultimo re. Con l’interrogazione di altri personaggi e indagini arriva alla conclusione dell’avveramento dell’oracolo che tanto aveva te-muto: il figlio del re lo avrebbe ucciso e si sarebbe unito a sua madre dando alla luce dei figli. L’assassino e l’incesto erano responsabilità di Edipo. Nella seconda parte, a Colono, viene dimostrata la conseguenza della rovina della sua vita: ancora gli dei, l’amore immenso per le figlie, la pietà, la dignità e la responsabilità nell’interrogarsi sono le morali. In tutto e per tutto una fedele rappresentazione, chiara anche a chi non ne conosce la trama e molto drammatica ed espressiva.

RUSSO SILVIA ANDREA (2° C LICEO CLASSICO “D. MANIN”) - “IO VOGLIO SAPERE CHI SONO”. Quella riproposta dalla Compagnia Mauri-Sturno in occasione del ventesimo anniversario dal suo primo incontro con l’“uomo che risolse l’enigma della Sfinge”, è l’intrigante storia del re di Tebe Edipo, uno dei volti più drammatici e, allo stesso tempo, affascinanti della mitologia greca. Il palcoscenico del Teatro Ponchielli si tinge di mistero, nelle serate del 26 e 27 Febbraio, e si prepara ad accogliere una nuova versione di due immortali tragedie sofoclee: Edipo Re ed Edipo a Colono. Andrea Baracco e Glauco Mauri, grandi nomi nel panorama teatrale italiano, hanno condiviso la regia, ma solo Mauri ha indossato la maschera tragica di re Edipo. Due punti di vista, due storie, due Edipo, un solo desiderio: scoprire la verità, trovare ciò che viene celato dal destino, irrorare di luce e di vero un passato nascosto. Particolarmente interessante il diverso allestimento delle due tragedie, sia nelle scelte stilistiche sia in quelle scenografiche. Un’ambientazione cupa e moderna, arricchita dalla valenza simbolica dello scroscio della pioggia e dalla dinamicità dei personaggi, rubata ad una forma di teatro contemporaneo, caratterizza l’Edipo Re. Il secondo atto si apre, con un Edipo a Colono improvvisamente catapultato in una compostezza propria di uno stile classico. Predomina la luminosità del bianco in un gioco di essenzialità e di maggiore staticità. Abiti dalle trame antiche contribuiscono a riportare agli occhi e alla mente dello spettatore numerose affinità con l’ambientazione originale della tragedia e la presenza sentita del coro, ridotta, tuttavia, ad un solo componente durante l’Edipo Re, conserva l’immortalità e la sacralità delle rappresentazioni greche classiche. Intrigante è, indubbiamente, il comportamento di quest’ultimo, personaggio ambiguo, spettatore ed allo stesso tempo voce narrante. Nell’Edipo a Colono di Glauco Mauri, il coro è costituito dai volti principali della tragedia i quali, in un continuo svelare e velare il capo con un cappuccio, danno spazio alla propria personalità, per poi tornare ad essere parte indistinta del gruppo. In un modo affascinante, seppur inusuale, la storia di Edipo, ricostruita sulla duplice interpretazione dei registi, ha saputo cogliere l’essenza tragica del personaggio, conferendogli, tuttavia, un aspetto attuale ed immortale.

STERPILLA LISA (3 LICEO MANIN) - La sera del 26 febbraio il teatro Ponchielli rivive il mito immortale di Edipo, capolavoro di Sofocle. Due diverse rappresentazioni, Edipo Re e Edipo a Colono, dirette da due diversi registi: Andrea Baracco e Glauco Mauri. “Qual è l’animale che al mattino ha quattro zampe, al pomeriggio due e alla sera tre?” questo è il famoso enigma della Sfinge, cui solo Edipo seppe dare la risposta corretta: l’uomo, e grazie alla quale vinse il trono di Tebe e la mano della regina Giocasta, vedova del re Laio. Ora la città è colpita dalla peste: l’atmosfera cupa è disegnata da una facciata rovinata del palazzo e da una piscina d’acqua in cui spesso ogni personaggio sguazza. Il re comprende ciò che l’oracolo di Delfi aveva preannunciato e la maledizione che grava sulla sua persona. La disperazione si incarna negli attori, al punto che, alla vista della moglie impiccata al letto nuziale, Edipo si priva della vista per vivere per sempre nelle tenebre. Uno scenario più pulito e spoglio per la seconda rappresentazione: dopo essere stato cacciato dai figli Eteocle e Polinice dalla città di Tebe, intraprende un lungo cammino con le figlie Antigone e Ismene, fino a giungere a Colono, dove trova l’ospitalità di Teseo. Solo alla fine del suo lungo viaggio di sofferenze, Edipo comprende se stesso e il suo destino, raggiunge infatti la pace solo al momento della morte, preannunciata da una tempesta. Sono dunque evidenti i due scenari contrastanti, caratterizzati l’uno dalla comprensione della tragedia e l’altro dall’accettazione del male voluto dagli dei. Se la prima parte dell’opera è maggiormente dinamica e piacevole, la seconda, forse anche a causa dello sfondo povero, non è per niente complice nei confronti degli spettatori, li sfida a prestare attenzione a una scena troppo costruita, chiedendo uno sforzo di comprensione difficile.

TESTA MATTEO - La rappresentazione teatrale “Edipo”, andata in scena al teatro Ponchielli di Cremona il 26 e 27 febbraio 2018 in occasione della stagione di prosa, è tratta dall’omonima tragedia di Sofocle, rivisitata e modernizzata dai registi Glauco Mauri e Roberto Sturno. Lo spettacolo, diviso in due parti, racconta le sventure di Edipo sempre contornate da oracoli nefasti. Il primo atto, “Edipo Re”, tratta dello scandalo compiuto involontariamente dal re di Tebe, il quale uccise suo padre Laio, sposò sua madre Giocasta, sorella del dio Creonte, e con lei generò dei figli. Dopo essere venuta a conoscenza dei fatti, Giocasta, non potendo sopportare tale atrocità, si suicidò impiccandosi; Edipo, vedendo la moglie e madre morta, si forò gli occhi con uno spillo per impedire alla luce del sole di fargli vedere altre oscenità. A fine atto è presente Giocasta a fondo palco che lentamente cammina verso le quinte su una struttura obliqua mentre un drappo le avvolge il collo, questa rappresentazione è traducibile come la metafora della fine della sua vita. Nella seconda parte dell’opera, “Edipo a Colono”, vediamo invece un Edipo cieco, anziano e morente che insieme alla figlia e sorella Antigone cercano re Teseo al quale devono affidare il segreto dell’imminente luogo di sepoltura di Edipo per evitare che venga riportato a Tebe da Creonte. A Colono Edipo rivede il figlio che lo aveva esiliato e lo perdona; è proprio il perdono il tema principale del secondo atto poiché anche Edipo viene perdonato e perdona sé stesso per aver commesso tutti i peccati predetti dagli oracoli. Gli attori hanno formidabilmente interpretato i loro ruoli anche se alcuni dei loro movimenti parecchio vaneggianti uniti ad elementi come l’aggiunta di personaggi superflui come la muta accompagnatrice del profeta Tiresia rendono la rappresentazione leggermente confusionaria ma decisamente piacevole.

12 Marzo 2018