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Giovedì 27 Aprile 2017

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"Nessi", le recensioni degli studenti

 "Nessi",  le recensioni degli studenti

CREMONA - "Nessi": ecco le recensioni degli studenti.

Virginia Fiameni – 3 Liceo Aselli - “Nessi”, andato in scena martedì 21 marzo, indubbiamente non è uno spettacolo comico. O meglio, non si può certamente negare che questo ne sia l’aspetto di facciata, ma la sostanza è tutta un’altra. Il monologo, straordinariamente interpretato e diretto da Alessandro Bergonzoni, sebbene porti le riflessioni su un piano fortemente umoristico, parla dell’uomo, del circo della vita, del cerchio della vita. Parla di connessioni, di energia messa in circolo, parla della morte che ci accerchia. In questo costante gioco di parole e doppi sensi, ogni vocabolo diviene un ponte verso il successivo, in un avvicendarsi di argomenti apparentemente incompatibili tra loro, che conservano un unico sottilissimo filo conduttore. L’ intento dello spettacolo sembra allora essere quello di portare l’uomo ,in quanto opera d’arte “operante e operabile”, a diventare un uomo agens, a fare nesso “in ogni luogo e senza precauzioni” , spronandolo a proiettarsi nella dimensione dell’agire, a scrivere libri anzichè leggerli,a rincorrere la vita che ha apparentemente ancora tutta davanti fino ad arrivare ad organizzare funerali per i vivi per poter dire loro tutto ciò che pensa. Mira dunque diversamente a rileggere l’intera esistenza umana sin dall’ istante della nascita, immagine simbolicamente incarnata da una scenografia essenziale costituita da tre incubatrici vuote; per poi trasportarci nell’analisi del momento della prematurità e della paternità con quell’ironia sarcastica che cattura costantemente il pubblico. L’agire diviene dunque per Bergonzoni un nuovo metodo di espressione, di interazione. E’ il bisogno di una comunicazione diversa, in un’ epoca sempre più segnata dall’influenza dei social e dei mezzi di divulgazione di massa, in cui si ha la necessità di tornare ad una forma più umana di condivisione, che non minimizzi un sentimento quale il piacere ad un click , dandogli un sapore di inutile vacuità.

Riccardo Baroni - VA Liceo Scientifico Aselli - Ogni patrimonio di conoscenze è un linguaggio codificato. Un insieme di elementi fondamentali, irriducibili che la mente collega, monta smonta e rimonta per comprendere e risolvere i problemi che le sono posti. Che si tratti di poesia, di matematica o di lingue straniere non fa nessuna differenza: le competenze specifiche differiscono tra loro, gli elementi fondamentali pure (non si può certo paragonare un’emozione al concetto di integrale, ad esempio), ma il modo in cui esse sono usate si discosta poco da una disciplina all’altra. Sì, tutto molto interessante, ma qual è il nesso con “Nessi”, lo spettacolo in scena ieri al teatro Ponchielli? È molto semplice: Alessandro Bergonzoni parla una lingua tutta sua, barocca ed energica, incontenibile. O, forse, sarebbe meglio parlare di linguaggio, dato che a parte qualche comica e fittizia incursione nel russo e nel giapponese egli utilizza di norma solo l’italiano. Ciò che rende affascinante lo spettacolo, comunque, è senza dubbio la creatività istrionica del suo protagonista, in grado di inseguire, senza una pausa o un respiro, gli infiniti appigli fornitigli dal flusso incessante dei suoi pensieri. Attraverso giochi di parole, fraintendimenti verbali, improvvisazioni inaspettate, gli elementi chiave del suo linguaggio personale, lo spettacolo si sviluppa in modo analogico, divergente, costringendo lo spettatore ad un’attenzione forzata, ma piacevole a patto, ovviamente, di lasciarsi travolgere dalla carica di energia quasi frenetica che pervade lo stesso Bergonzoni. In ogni caso “Nessi” non è uno spettacolo di mero diletto: esso possiede sì una nutrita vena comica, che può essere apprezzata, però, solo adattandosi alle regole imposte dal suo stesso protagonista. Solo così si può carpire il cuore dello spettacolo: esso non vuole suscitare il riso, il divertimento, in ogni caso inevitabile, del pubblico; le risate che scoppiano tra una frase e l’altra non sono niente più che una semplice conseguenza di un gioco forse un po’ retorico, ma arguto, che tratta allo stesso modo serio e ridicolo, perfettamente parificati dai suoi stessi meccanismi interni. Il tutto senza togliere, anzi si direbbe quasi aggiungendo magicamente, profondità ai temi più significativi che sono stati toccati: peccato solo che essi, per quanto icastici fossero, siano stati quasi sommersi da una serie di divagazioni forse un po’ troppo esuberante.

Fabio Faverzani – V Classico Liceo Vida - È un autore che per molti versi sfugge. Si ha, dapprima, l’impressione che non voglia mostrarsi: il sipario non si alza che dopo diversi minuti di buio totale sulla platea, la sua voce fuori campo a inondarla di una prima raffica di giochi di parole (alcuni dei quali disorientano e lasciano perplessi, talmente sono assurdi). Al sollevarsi del “velo di Maya”, ecco la sua sagoma stagliarsi sul palco, i riflettori dietro di lui a proiettare una luce tale da costringere molti spettatori a chiudere gli occhi, a tornare per alcuni attimi nell’oscurità. Sembra poi che non sempre parli per essere capito, quanto piuttosto per dare sfogo a un proprio “daimon”, al proprio estro creativo: la sua bocca è una mitraglia, una parola di seguito all’altra, senza soluzione di continuità. Si tratta di Alessandro Bergonzoni, al Ponchielli martedì 21 marzo con il monologo “Nessi”, diretto insieme a Riccardo Rodolfi. Sono gli “equilibrismi semantici” di Bergonzoni a dettare l’andamento della serata. “Nessi, ovvero connessioni ma anche fili tesi e tirati, trame e reti, tessute e intrecciate per collegarsi con il resto del pianeta”, si legge nel programma di sala. Il pubblico è coinvolto in un gioco del quale l’autore soltanto conosce regole e finale. Non si capisce “cosa” davvero condizioni “cosa”, se le “distorsioni linguistiche” dell'autore offrano il pretesto per i suoi “pensieri a tuttotondo” oppure viceversa. È un testo che si sottrae con successo a qualsiasi tentativo di inquadrarlo entro riferimenti noti, orizzonti teatrali già concepiti. Ecco Bergonzoni allora deridere gli “uomini tarzan”, quelli che non fanno che “citare, citare”... “Platone ha detto... Come scrisse Seneca... Ma tu cosa dici?”, chiede provocatoriamente, le mani in un'incubatrice, diventata pratico leggio e icona di quel binomio vita-morte che fa da leitmotiv della serata. Il pubblico brulica in platea e in galleria e prende d'assedio l'ingresso artisti al calare del sipario. Poco partecipe, forse, all'inizio, non ha potuto poi che premiare con risate a cascata e una pioggia di applausi questa singolare prova d'artista.

Dario Dester - “Nessi” o “con”nessi? Di sicuro durante lo spettacolo che si è svolto martedì sera a teatro il filo che ha legato e condotto il pubblico all’artista sul palcoscenico è stato tutt’altro che immaginario. Un’attrazione stabilita sin dall’inizio della maestria di questa voce nel buio che cattura l’attenzione e ti lega all’attesa continua della parodia, della battuta, dell’umorismo ma che poi ti porta e ti strappa i plausi perché ti pone davanti alla vita, alle sue difficoltà, alle difficoltà dell’uomo, alla guerra, all’impegno civile, ai rapporti interpersonali e fra le generazioni ( genitori figli, marito moglie, uomo Dio). Il mettersi in gioco deve diventare l’impegno personale diretto in prima linea: i concetti sono gridati e sbattuti in faccia e dentro la coscienza di ognuno di noi. Le parole sono “giocate”, sono “tirate”, “spezzate, “spaccate” e nell’abile salto del contesto assumono di volta in volta significati diversi che attraverso l’attrattiva umoristica e l’attesa di quale sarà l’abilità del ragionamento e del discorso ci conducono per mano. Il tutto avviene attraverso un sottile ma continuo filo di collegamento: un “Nesso” logico e con espressioni onomatopeiche, suoni gutturali di lingue straniere influenzate e guidate dagli stati d’animo e dall’ebbrezza delle persone… L’abilità onomatopeica dell’artista è eccelsa, sempre supportata ed accompagnata da una fisicità di movimento che infonde colore, coinvolgente in un contesto scenografico monocromatico ma che non risparmia abbagli di luce. Le mani sono dentro queste “urne2 fonte di idee dalle quali attingere fino a diventare sostegno. Non ci sono riferimenti o storici: l’oggi, il domani e il passato non sono diversi se visti con lo stesso gioco di parole legato come un lungo treno che gira intorno a un grande cerchio. Fate molta attenzione perché “potrebbe essere il tutto oppure niente”.

Chiara Stringhini - 3 Liceo Manin - Lo spettacolo inizia col sipario abbassato. Si sente un dialogo surreale, ad una sola voce, tra due personaggi : il primo sembra intrappolato in un luogo buio e fumoso, l’altro cerca di aiutarlo dandogli suggerimenti caotici che suscitano subito l’ilarità del pubblico. Poi la scena si apre, luci abbaglianti colpiscono gli spettatori e in piedi in mezzo al palco, avvolto da un denso fumo, appare Alessandro Bergonzoni, attore e regista di “Nessi”. Tiene le mani inserite in una incubatrice che custodisce il copione del suo spettacolo, i cui fogli cominciano a volteggiare al ritmo incalzante delle sue battute. Come un abile giocoliere delle parole, il comico bolognese crea accostamenti imprevedibili, sfruttando assonanze per stravolgere il significato di frasi comuni ed ottenendo immancabilmente un effetto esilarante. Tanti gli argomenti trattati, dal legame tra la nascita e la morte, al rapporto tra padri e figli, ai collegamenti o nessi che uniscono i vari aspetti della vita degli uomini e delle altre creature. La tendenza dell’uomo all’autogiustificazione per azioni non agite viene svelata in situazioni assurde con oggetti, animali, luoghi e persone: il pronto soccorso diventa o-missione di soccorso, le api regine sono più intelligenti dei re uomini, il “fare lo straordinario” diventa il fare l’impossibile, i partiti sono gli s-partiti musicali, gli attestati di frequenza corrispondono a un lavoro sul suono. L’importante è captare le onde e i segnali. E’ tutta una questione di musica, di arte, di preservare la parte artistica che tutti abbiamo, di salvare l’etica. Una comicità non banale, né fine a se stessa, che stimola lo spettatore a riflettere e ad osservare le cose da un punto di vista non scontato.

Camilla Caponi - 3Acl liceo D.Manin - Giochi di parole, storie intrecciate e salti verbali: Alessandro Bergonzoni usa la parola con ingegno e stupisce gli spettatori divertendoli in una rappresentazione, piuttosto differente di Nessi portato in scena dall’attore nel 2014 al Municipale di Piacenza, calorosamente applaudita e apprezzata dal pubblico del Ponchielli. Una comicissima e allo stesso tempo profonda riflessione sulle connessioni di un mondo oggigiorno costantemente ‘online’ e che di primo acchito può sembrare connesso, ma nel quale, in realtà, regnano la chiusura e l’isolamento dai veri legami dei quali ci parla Bergonzoni. Un monologo col quale l’attore si fa portavoce delle necessità e delle mancanze di un’umanità, ancora in un’incubatrice, che tarda a nascere, a mettersi in gioco davvero e a entrare in contatto con ciò che la circonda. Reali connessioni che fanno capire quanto l’essere umano sia indissolubilmente legato a ogni suo simile e come i fili di ciascuno di noi si intreccino irrimediabilmente tra di loro: con quelli delle persone vicine, ma anche coi fili di quelle che ci possono sembrare lontane. Bergonzoni fa ridere il cuore e aprire la mente sulla dignità della vita e della morte, sulla nostra esistenza che necessita di un’unione con altre per potersi realizzare pienamente. Le sue parole, personalissime, portano la speranza di un ‘noi’ universale, che supera le distanze e l’egoismo per un desiderio comune di riscatto. A Bergonzoni, per dimostrare l’efficacia della parola e per sostenere un coinvolgente dialogo con il pubblico, bastano solo tre incubatrici nelle quali egli tiene le mani e sfoglia un copione e la presenza in aria di un cerchio, quello della vita. Le luci puntate sugli spettatori all’inizio e alla fine dello spettacolo rendono, non solo metaforicamente, Nessi un monologo che abbaglia e illumina il destino comune a tutti e la sovente mancante connessione con l’intero mondo che, invece, i nessi Bergonzoniani riescono a farci vivere per un’ora e quaranta. Una fonte d’ispirazione e di connessione assolutamente geniale che diverte e tocca nel profondo.

Barbara Pedroni, 3A Liceo classico Manin - Il sipario è ancora chiuso, il Ponchielli buio. Alessandro Bergonzoni comincia il suo spettacolo raccontando una storia, quella di due amici di cui uno è intrappolato da qualche parte, solo, mentre l’altro dà consigli su come salvarsi. Un dialogo pieno di doppi sensi e giochi di parole funge da introduzione ad un’esibizione originale e geniale, piena di spunti riflessivi ma anche di comicità. Il solo Bergonzoni basta a rendere viva la scenografia, consistente in un cerchio, quello della vita, appeso in alto e da tre incubatrici illuminate da luci verdi. Il comico, come un ostetrico, con le mani all”interno di una di queste, sfoglia un copione, porta avanti un discorso apparentemente senza senso, pieno di divagazioni e battute che a volte si fatica a seguire, tanto sono improvvisate e acute. Bergonzoni conduce il pubblico in un inverosimile viaggio, un viaggio che parla di morte ma soprattutto di vita, di possibile e di impossibile. Ma tra credenti e non-creduti, malpensanti e benpensati, monologhi in russo-croato o in cinese, si nasconde una nota quasi malinconica, che, con frasi del tipo “Hai tutta la vita davanti, raggiungila!”, abbaglia il pubblico. Proprio come le luci in fondo al palcoscenico che, all’inizio e alla fine dello spettacolo, illuminano con prepotenza gli spettatori, mentre Bergonzoni raggiunge i punti clou del suo discorso. Ed ecco che il termine Nessi acquisisce un senso: nessi tra persone, che si creano inevitabilmente appena ci s’imbatte in altre vite, trame intricate attraverso cui l’uomo entra in relazione con il mondo. Il discorso di Bergonzoni, come il comico stesso ammette, pare non seguire un filo logico, fino a sembrare quasi improvvisato, ma nella sua assurdità riesce a colpire il pubblico, continuamente stimolato nella comprensione di un travolgente ed incalzante domino di parole. Con il suo inconfondibile timbro vocale l’attore riesce a trasmettere con vivacità i propri pensieri, alleggerendoli con continui e spiazzanti cambi di rotta: che cos’abbia a che fare un cane dell’Honduras con un motociclista texano che investe un cinghiale riccio è difficile da capire. Ma Bergonzoni con le proprie capacità dialettiche pare non porsi questo problema e affronta qualsiasi argomento con ostentata semplicità, che di semplice, in realtà, non ha nulla. E infatti alla fine piovono applausi meritatissimi.

Andrea Colla – 4 Ghisleri - Questa sera, mentre tentavo di redigere la recensione dello spettacolo, domandavo fra me e me: come potrei iniziare? Presto la risposta: semplice, con un NESSO! Un collegamento logico e allo stesso tempo totalmente irrazionale, dipende dai punti di vista. Infatti, “Nessi” è il nome della rappresentazione tenutasi al teatro Amilcare Ponchielli di Cremona martedì 21 marzo, interpretata dall’attore televisivo e teatrale Alessandro Bergonzoni, che ne ha curato anche la regia coadiuvato da Riccardo Rodolfi. Un monologo. Un lungo e divertente monologo, basato su continui scambi di battute, con un solo tema centrale: il nulla. Perfettamente nulla. Quel “niente” che al suo interno contiene quel “tutto” di un mondo in continuo unione, frattura e perenne confusione. Giochi di parole e diversa interpretazione dei vari significati di esse hanno caratterizzato la serata: attraverso questi fattori l’attore 58enne è riuscito a far ridere di gusto un pubblico, potrei dire, poco abituato a questo genere, portando in scena il suo essere scherzoso e il suo modo unico ed irripetibile di vivere la realtà. Un modo che potremmo identificare nella parola “bergonzoniano”. Gli argomenti trattati? Beh, dai più disparati e vari. Per fare un esempio, nel giro di alcuni secondi si passava da “i sentimenti che la morte lascia negli uomini” al “cane delle Honduras”, più volte citato durante la rappresentazione. Accanto a questi vi è stato un occhio attento sul tema della battaglia contro le mafie, che in quel giorno trovava lauta celebrazione. Analizziamo ora i vari fattori tecnici. Come già enunciato sopra, la recitazione magistrale dell’attore ha dato un colore vivace ad una fredda sera di marzo: a lui vanno i miei più cari e sinceri complimenti. Inoltre va preso in considerazione un altro aspetto di madornale importanza: la scenografia e il gioco di luci. Con un inizio immerso nel cosiddetto “buio tecnico”, Bergonzoni ha attirato tutta l’attenzione sulla sua voce; con una scena spoglia tutto sulla sua persona. Con un inizio immerso nel cosiddetto “buio tecnico”, Bergonzoni ha attirato tutta l’attenzione sulla sua voce; con una scena spoglia tutto sulla sua persona. Un giudizio? Pur non essendo uno spettacolo “classico”, ho avuto modo di apprezzarlo fino in fondo: l’ho trovato per questo un qualcosa di nuovo, che possa cambiare un teatro che va sempre più bloccandosi.

10 Aprile 2017