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Venerdì 21 Settembre 2018

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Le recensioni degli studenti di Sogno di un'Italia

Le recensioni degli studenti di Sogno di un'Italia

Andrea Scanzi e Giulio Casale

CREMONA - Ecco le recensioni degli studenti di Sogno di un'Italia

FABIO FAVERZANI- 4 LICEO VIDA - “La speranza è una trappola, è infame”, pontificava Monicelli in un'intervista a “Servizio pubblico”, il 19 marzo 2010: video riproposto al teatro Ponchielli in apertura allo spettacolo “Il Sogno di un'Italia – Vent'anni senza andare mai a tempo”, in replica mercoledì 14 dicembre, ore 20.30. Sul palcoscenico, Andrea Scanzi, che presta la penna a testate come “Il Fatto quotidiano”, e Giulio Casale, scrittore e cantautore. Coppia collaudata nel 2012 con “Le cattive strade”, sulla carriera di Fabrizio de André. Faranno tappa con “Il Sogno di un'Italia” al teatro comunale di Alessandria e al teatro Carcano di Milano, chiudendo il 20 maggio al piccolo auditorium di Cagliari. Il tour, ispirato al saggio “Non è tempo per noi” di Scanzi, edito nel 2013, conta una trentina di messe in scena. Vi si alternano un monologo spregiudicato, dissacrante, cinico, graffiante e alcune performance musicali: “È una notte in Italia” di Ivano Fossati, “Liberi liberi” di Vasco Rossi, “Hallelujah” di Leonard Cohen … Un tavolo, un paio di sedie e un pannello con la sagoma dello Stivale son quanto è bastato ai due interpreti per regalare un'ora e mezza di battute e riflessioni brillanti a un pubblico (giovane e meno giovane) che ha dato prova del proprio gradimento, fra applausi e sincere risate. “Non ve lo dovrei dire, ma se faceste un applauso più lungo, mi dareste la possibilità di riprendere un attimo fiato”. Le immagini proiettate sul fondale e i toni e le tinte delle luci (molto “dinamiche”) segnalavano efficacemente il passaggio da un “capitolo” della serata al successivo. Il sugo della storia? Siamo “gabbiani ipotetici”, incalza Scanzi, riprendendo Gaber. Sentendoci soli, abbiamo cercato una compagnia che ci fosse simile in sogni, ambizioni … Fu il deserto. Troisi, Berlinguer e Borsellino … Uomini che, di fronte a un bivio, a un passo dalla fine, decisero di rimanere “in pista”. “Siamo stati abbandonati da chi generava un senso di appartenenza: nel cinema, nella tv, nella politica, nello sport … Si finì coll'idealizzare, col ballare fuori tempo”. La speranza è una trappola? “Se fosse vero, stasera non si parlerebbe del sogno di un'Italia, ma di un'autopsia”. La musica degli anni 1984-2004, denuncia l'autore, “silenziava e tranquillizzava le coscienze. Fa capire molto della contemporaneità”: che abbiamo fatto in questi anni? Per dirla con de Niro, siamo andati a letto presto.

RICCARDO BARONI – LICEO SCIENTIFICO - Questa non è una recensione, perché “Il sogno di un’Italia”, in scena il 13 e il 14 novembre al teatro Ponchielli non è uno spettacolo di teatro. La recitazione innaturale di Scanzi, le battute iniziali fredde e cosparse di una comicità meccanica e vuota non sono certo incoraggianti, né sembrano essere d’aiuto il comparto musicale sovrabbondante, ricco di canzoni superflue che lasciano troppo spesso uno spiacevole senso di inutilità. Eppure, se si ha pazienza di sopportare l’inizio fiacco e a tratti noiosamente nostalgico, si può essere lautamente ricompensati. La ricostruzione storica del ventennio 1984-2004 presenta lacune e qualche goffaggine per la grande quantità di spunti, soprattutto iniziali, lasciati a marcire nella loro solitudine, ma le carenze da questo lato sono compensate da uscite geniali, iconiche o di riflessione. Una palla da calcio estratta al momento opportuno, una lunga fila di piccioni proiettati su un grande schermo, un discorso filosofico e politico che chiama in causa tutti, come italiani e come uomini, spingendo verso una riflessione spinosa, ma necessaria, sono solo alcune delle ottime idee adeguatamente sviluppate. Peccato che, nel complesso,  esse finiscano spesso per diventare gli unici appigli attraverso cui evadere da una struttura monotona e schematica, troppo didascalica nella sua alternanza tra testo e canzone; una struttura che, comunque, nonostante la sua ripetitività, non riesce sempre ad organizzare nel modo più lineare i contenuti. Un difetto, quest’ultimo, che può trasformarsi in pregio vizio a seconda dei punti di vista e della conoscenza di chi guarda, ma che può forse pregiudicare il fine ideale della rappresentazione: galvanizzare la coscienza politica addormentata degli italiani. È facile lasciarsi coinvolgere dalle idealizzazioni di personaggi come Berlinguer o Caponnetto, ma per cogliere il messaggio della rappresentazione nella sua essenza bisogna andare oltre ad una rievocazione nostalgica fine a se stessa, per gettare le basi di una nuova appartenenza politica.

LUCA ORADINI – 4 LICEO ASELLI - Martedì sera presso il teatro “Amilcare Ponchielli” è andato in scena alle ore 20:30 “Il sogno di un'Italia: 1984 – 2004 vent’anni senza andare mai a tempo”. Il regista A. Generali ha messo in scena uno spettacolo alternativo, puntato sulla riflessione e rivolto a un pubblico adulto, non per le azioni ma per la complessità riflessiva che solo chi ha vissuto in quegli anni può capire fino in fondo. Andrea Scanzi, il narratore, insieme a Giulio Casale, l'interprete, racconta di un'Italia straziata dalla mafia e riunita da Caponnetto, dalla morte di Berlinguer alle elezioni del 1994, dalla coppia Troisi-Benigni alla morte di Pantani, un'analisi moderna e profonda ma, al contempo, alleggerita da intervalli musicali cantati in maniera eccellente da G. Casale. Questo spettacolo ti conduce a riflessioni così profonde che portano, in certi casi, anche alla commozione, ma per rendere l'interpretazione più leggera e apprezzabile Scanzi, che dichiara lui stesso di aver aggiunto delle vere e proprie “bastonate” volendo far reagire gli spettatori, ha creato un testo ricco di satira politica e non, generando le risate grottesche del pubblico. Si nota immediatamente quanto lavoro c'è dietro alla preparazione di questa rappresentazione e di come Scanzi e Casale si siano impegnati per creare uno spettacolo innovativo e più completo possibile, citando le persone che hanno fatto la storia del ventennio 1984-2004, sia quelle note a tutti, sia quelle molto spesso dimenticate ma che hanno compiuto loro per primi il cambiamento. Molto bello e ben realizzato, un'ora e 40 di puro piacere e bravura. Ho apprezzato molto la scelta di alternare fasi di narrazione con fasi musicali, così come la scelta di non raccontare i fatti in maniera passiva ma mettendoci la faccia e dichiarando apertamente le proprie posizioni politiche, ma ancor prima, morali. Scanzi voleva suscitare una reazione e, secondo me c'è riuscito. Lo consiglio.

VIRGINIA FIAMENI - 3 - Quello portato in scena da Andrea Scanzi il 13 dicembre al Teatro Ponchielli è un vero e proprio viaggio nel tempo sulle note della musica leggera del ventennio 1984-2004. L'accompagnamento della voce calda di Giulio Casale riempie il palco semi-spoglio. Questo cammino attraverso il passato della nostra nazione è probabilmente mirato a riscattare il significato negativo di speranza presentato all'inizio dello spettacolo dalle parole di Monicelli che, sarcasticamente, dipinge gli italiani come un popolo destinato ad essere sottomesso. La speranza è vista quasi come una giustificazione al non agire, al rimanere indifferenti di fronte e quelle scelte cruciali ,che sono proprie di ogni periodo culturale, definiti da Scanzi come i "match-point" della nostra storia. Vengono sommariamente ripercorse l'eroiche gesta dell'Italia con figure come quelle di Berlinguer,di Borsellino e di Troisi ,che sono indubbiamente state un simbolo ed un punto di riferimento per l'intera società, che hanno insegnato a credere nei propri ideali,a lottare fino in fondo anche a costo della vita e che , una volta scomparsi, hanno lasciato la popolazione senza punti di riferimento politici e culturali, unita solamente da un fragile senso di comunità. Questo percorso di autoanalisi mostra una generazione,quella degli odierni quarantenni,che sembra aver fallito, rassegnata ad una condizione politica e sociale da cui l'Italia faticherà ad uscire. Ed è proprio a causa di questa apparente condizione di sopportazione che Scanzi invita invece i giovani ad agire, a portare avanti il 'sogno di un'Italia' nuova. Il che, però, risulta molto difficile al giovane pubblico che non ha vissuto le situazioni di cui parla l'interprete senza soffermarsi sulla narrazione storica degli avvenimenti. Il monologo così sembra invitarli a basare le loro speranze su qualcosa che non riescono pienamente a comprendere e che viene presentato loro in modo molto soggettivo, tanto che non risulta chiaro su cosa si debba realmente fondare questa nuovo sentimento , se su emozioni soggettive quali quelle che l'attore ci presenta o su qualcosa di razionale come pareva invece essere per l'opinione di Monicelli. Nonostante l'intesa tra i due sia fenomenale, così come la recitazione, sembra però non essere realmente perseguito l'obbiettivo della rappresentazione, come evidenziano i brevi applausi della scarna platea.

29 Dicembre 2016