il network

Mercoledì 07 Dicembre 2016

Altre notizie da questa sezione

Blog


#DIRITTODICRITICA

Le recensioni degli studenti di Non ti pago

Le recensioni degli studenti di Non ti pago

Non ti pago al Ponchielli di Cremona

CREMONA - Sono 63 gli studenti delle scuole superiori cremonesi e provenienti dal Manin, Aselli, Anguissola, Beata Vergine, Vida e Torriani che hanno deciso di vestire i panni di ‘cronisti teatrali’ per la stagione di prosa 2015/2016 del teatro Ponchielli per la quarta edizione di Diritto di Critica, la palestra di scrittura per spettatori consapevoli promossa dalla Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli e dal quotidiano 'La Provincia'. Ecco le recensioni relative a Non ti pago.

DARIO MANCUSO (3 LICEO MANIN) - Un epilogo che non lascia con amaro in bocca, neppure i più esigenti, perché a dare l’arrivederci al cartellone della prosa del teatro Ponchielli è stato un classico del teatro italiano. Gli applausi, il teatro gremito, la chiusura in bellezza, l’estrema sintesi di un Non ti pago che convince davvero. La piece andata in scena Lunedì 21 marzo al teatro Ponchielli non solo diverte il pubblico con la sua straordinaria comicità, ma lo fa riflettere anche sui principali temi edoardiani presenti: la superstizione, la fortuna, il gioco. La trama è molto semplice. Ferdinando Quagliolo, oltre ad essere il gestore di un botteghino del lotto a Napoli, è un accanito giocatore, eccezionalmente sfortunato. Al contrario, Mario Bertolini, suo impiegato e futuro genero, interpretando i sogni, colleziona vincite su vincite: un giorno, dopo aver giocato i numeri suggeritigli in sogno dal padre defunto di Ferdinando, gli capita di vincere una ricca quaterna. Accecato da una feroce invidia, Don Ferdinando si rifiuta di pagargli la vincita e rivendica il diritto di incassare la somma per sé. Egli sostiene che lo spirito di suo padre avrebbe commesso un involontario scambio di persona, recandosi per errore nella vecchia abitazione della famiglia Quagliolo dove ora risiede il giovane Bertolini. La commedia si sviluppa intorno ai vari tentativi di Don Ferdinando di appropriarsi del biglietto vincente con esasperate contese, dispute surreali e bizzarre maledizioni. Sono queste le sfumature che rendono così speciale quest’opera, definita dal De Filippo: “La commedia più tragica che abbia mai scritto.” Una riflessione più che mai azzeccata. Il neorealismo di questa rappresentazione lascia nello spettatore, oltre che la vivace comicità dei personaggi, la complessità dei drammi borghesi trattati, quali la credenza spudorata nelle maledizioni, nel gioco d’azzardo e nel denaro. Potremmo parlare per ore delle sfaccettature di quest’opera, ma preferisco analizzare la figura pragmatica di Don Ferdinando, interpretato da un ottimo Gianfelice Imparato. Questo personaggio rappresenta l’essenza del dramma sul quale si svolge tutta la vicenda: una figura orgogliosa, invidiosa, che soffre nel vedere i successi degli altri, e gode nel vederli soffrire. Tutte queste tragedie interne vengono però mascherate dalla splendida comicità dell’opera che la rendono una delle tragicommedie italiane più belle di sempre.

FABIO FAVERZANI (4 LICEO VIDA) - “Non preoccuparti: i personaggi spesso arrivano tardi e sono quelli giusti”. In questo modo Luca de Filippo rasserenò, una volta, un’attrice che non si sentiva in grado di interpretare la propria parte. “Mi ha insegnato la pazienza e un forte senso della misura. Mostrava sempre una straordinaria capacità di essere vero”. Non si trova spazio per le macchiette nel suo teatro: così è stato raccontato l’attore ai Dialoghi intorno al teatro del 22 marzo, ore 18.00, al foyer del ‘Ponchielli’, con Igor Esposito, drammaturgo, e la compagnia di Luca de Filippo. Sono considerazioni che valgono anche per quanto riguarda la sua ultima, sapiente regia, “Non ti pago”: commedia messa in scena il 21 e il 22 marzo al Ponchielli, ore 20.30. Il testo, in tre atti, è quello scritto dal padre nel ’40, in un dialetto napoletano comprensibilissimo anche per i cremonesi. Carolina Rosi, per una decina d’anni moglie di Luca e attrice, con lui, nella compagnia, ha interpretato Concetta, la protagonista femminile della commedia. A sostituire l’attore scomparso lo scorso novembre all’età di 67 anni, ecco Gianfelice Imparato nel ruolo di Ferdinando Quagliuolo: gestore di un banco del lotto, si crogiola nell’invidia nei confronti dell’impiegato Mario Bertolini, baciato dalla fortuna. Quando questi gioca una quaterna vincente da 4 milioni di lire, don Ferdinando cade in una spirale di follia e realtà. È il dramma che incontra la commedia: i numeri sono stati suggeriti in sogno a Mario dal padre del suo datore di lavoro, venuto a mancare un paio d’anni prima. Il protagonista prende questo racconto a pretesto del fatto che non debba essere il giovane a incassare la somma, ma la famiglia Quagliuolo. Da qui una serie di equivoci e contese. Ecco infine il matrimonio fra Mario e Stella, figlia di Ferdinando. La dote? 4 milioni di lire. A popolare il palco, la cui scenografia riproduceva il salotto di casa Quagliuolo, personaggi che non son rimasti, nel corso dello spettacolo, uguali a sé stessi. Mario era lo iettatore paradossalmente amato dalla dea bendata e un po’ vanesio, le cui sorti sono andate, però, ribaltandosi in poco più di un’ora e mezza di spettacolo. Il sipario si è rialzato per gli applausi, alla fine della commedia, almeno quattro o cinque volte. Il pubblico ha mostrato così di apprezzare un’opera che Eduardo de Filippo definì “la mia commedia più tragica”.

MARCO CHERIF (4 ITIS) - Il teatro di Eduardo De Filippo sul palco del Ponchielli: un evento che ha richiamato un folto pubblico martedì 22 marzo. La compagnia del compianto De Filippo è rappresentata da : Carolina Rosi, Viola Forestiero, Nicola Di Pinto, Federica Altamura, Andrea Cioffi, Gianni Cannavacciuolo, Giovanni Allocca. Il gruppo teatrale è stato in grado di portare in scena uno spettacolo divertente e spontaneo come è d'altronde la trama dell'opera. Ferdinando Quagliolo, gestore di un botteghino del lotto a Napoli, nonostante innumerevoli tentativi, non riesce mai a vincere nessuna somma di denaro. Al contrario il suo impiegato Mario Bertolini, nonché suo futuro genero, incassa giocata dopo giocata grandi vittorie e ricchezze. Tutto questo non fa altro che alimentare l'invidia di Quagliolo verso il giovane che chiede prepotentemente la mano della figlia al suo datore di lavoro. La faccenda però degenera quando Bertolini, sognando il padre di Quagliolo, gioca un biglietto che si rivela milionario e che fa vincere al giovane 4 milioni di lire. Così Quagliolo decide di rubare il biglietto e di impedire a Bertolini di incassare la vincita. Da qui il titolo dello spettacolo "Non ti pago", perché il vecchio bottegaio non vuole assolutamente cedere la vincita sostenendo, nonostante l'assurdità evidente della situazione, che i numeri vincenti li ha dati suo padre e che quindi sta a lui la vincita milionaria. In questa fase si può apprezzare la colorata vena comica di De Filippo che mette in mostra tutti i sentimenti dell'animo umano che vanno dalla felicità alla disperazione. Lo spettacolo risulta molto piacevole e veloce e può essere consigliato a chiunque voglia passare una serata spensierata all'insegna dei sogni. Brillanti gli interpreti.

MARCO BELLANDI GIUFFRIDA (5 LICEO MANIN) - La stagione di Prosa 2015/2016 del teatro Ponchielli si chiude con la rappresentazione di Non ti pago, la celebre commedia di Eduardo De Filippo, con la regia del compianto figlio Luca, andata in scena lunedì 21 e martedì 22 marzo. La pièce mette in scena la vicenda di Ferdinando Quagliuolo (Gianfelice Imparato), gestore di un banco del lotto a Napoli e marito di Concetta (Carolina Rosi); benché egli sia un assiduo giocatore, la fortuna non lo assiste, né sono vincenti i numeri che gli suggerisce Aglietiello (Nicola Di Pinto). Il suo nemico è Mario Bertolini, aiutante al banco e pretendente della figlia Stella (Carmen Annibale), che si rivela invece un giocatore assai fortunato. Un giorno Mario si presenta a casa Quagliolo, affermando di aver vinto quattro milioni grazie alla quaterna di numeri ricevuta in sogno dal padre di Ferdinando. Da qui ha inizio una controversia tra Mario e Ferdinando; quest’ultimo rivendica la vincita per sé e si impossessa del biglietto di Bertolini, rifiutandosi di pagarlo. Nella contesa intervengono anche il prete Don Raffaele Console (Gianni Cannavacciuolo) e l’avvocato Lorenzo Strummillo (Giovanni Allocca). Il finale risolve la matassa in modo piuttosto originale. Gli attori della compagnia si dimostrano validi sulla scena ed eccellenti nelle loro parti. A sostituire Luca De Filippo, scomparso lo scorso novembre, nel ruolo di Ferdinando Quagliuolo c’è il celebre Gianfelice Imparato, che dà prova della sua professionalità. Incisiva anche l’interpretazione di Carolina Rosi, vedova del regista, che sembra incarnare alla perfezione la parte. Si apprezzano in modo particolare anche Nicola Di Pinto, Gianni Cannavacciuolo e Carmen Annibale. Molto debole, invece, Viola Forestiero, nel ruolo di una poco credibile cameriera. Sebbene la scelta di porre l’intervallo dopo l’atto I faccia perdere dinamicità allo spettacolo, il Non ti pago andato in scena è stato ottimo in quasi tutte le accezioni. Merito anche della lodevole scenografia di Gianmaurizio Fercioni e dei realistici costumi di Silvia Polidori.

NICHOLAS MAZZETTINI (3 LICEO ASELLI) - Non ti pago. Questo il titolo dello spettacolo andato in scena la sera del 22 Marzo al Ponchielli di Cremona, sul palco oltre al sipario un fronte-scena raffigurante schedine del lotto, le piccole grandi protagoniste di questa commedia tutta all'italiana di Eduardo de Filippo. Si viene subito catapultati, da una musica dal ritmo inconfondibilmente meridionale e da luci soffuse, nella Napoli anni quaranta dove vive il nostro protagonista Ferdinando Quagliuolo: signore di mezza età da sempre gestore di un banco lotto nel quale, ogni settimana, tenta la fortuna cercando il favore di una stella, di un segno del fato, di un santo e via dicendo; sempre nel banco lotto lavora il giovane Mario, oggetto dell'invidia del suo datore di lavoro ( in quanto fortunato nel gioco) e infatuato della figlia del suddetto. I presupposti non sembrano nulla di particolare, e stranamente quello che può sembrare un punto debole viene reso un punto di forza dai personaggi stessi, caratterizzati in maniera esemplare; infatti non appena Mario vince ben quattro milioni di lire grazie, a suo dire, al padre di Ferdinando venutogli in sogno quest'ultimo non va su tutte le furie, come ci si aspetterebbe, ma rimane agganciato alle sue caratteristiche iniziali quali superstizione e cocciutaggine senza accennare a cambiare idea; riflettendo un po' la mentalità di parecchie persone. Altra grandezza della rappresentazione sta nella sua piccolezza, la maestria con cui la trama viene sciolta e presentata ci fa immaginare non solo un quartiere, ma una città intera, nonostante la scena non cambi mai e rimanga sempre fissa sul salotto della casa del protagonista; inoltre il tutto è condito da una comicità che definire pura è dir poco, è facile far ridere il pubblico con sceneggiate estreme e al limite dell'ordinario, qui si è fatto tutt'altro: piccole azioni comiche tra un gesto quotidiano e l'altro sono state capaci di suscitare un poco di ilarità anche al più fermo degli spettatori senza uscire mai una volta dal contesto trattato. Altro elogio è quello dell'immediatezza con cui l'opera si presenta, nonostante sia infatti in parlantina napoletana è estremamente scorrevole e comprensibile; anzi..ho visto spettacoli più brevi talmente pesanti da durare il doppio.

SAMUELE CASAROTTI (3 LICEO MANIN) - Lunedì 21 Febbraio è andata in scena "Non ti Pago" di Eduardo de Filippo; la pièce mantiene la solida regia del compianto Luca de Filippo, sostituito nella recitazione da Gianfelice Imparato. Il sipario si apre, Concetta e Stella, rispettivamente madre e figlia, sono sedute al tavolo in cucina. L'arrivo repentino di due vicini le interrompe, sono infuriati per la morte del loro cane avvelenato dal marito di Concetta, Ferdinando, stanco per il fastidio che il cane gli procurava. Ferdinando è gestore sfortunatissimo di un botteghino di banco lotto a Napoli, gioca con accanimento, ma non indovina mai un numero. Al contrario Bertolini, suo impiegato e futuro genero, interpretando i sogni in modo opportuno colleziona vincite su vincite. L'episodio intorno al quale ruota la commedia sarà la quaterna di Bertolini, ottenuta grazie ai numeri dati in sogno dal padre di Ferdinando. Da questa situazione la tensione fra i due uomini raggiungerà l'apice: Ferdinando infatti sostiene che lo spirito di suo padre avrebbe commesso uno scambio di persona recandosi nella loro vecchia abitazione dove ora invece risiede il giovane Bertolini. Ferdinando si rifiuta di saldare la vincita, rivendicandone la proprietà. Non soddisfatto però Ferdinando rivolgerà una maledizione nel caso di ritiro della vincita da parte di Bertolini. Siamo di fronte ad una piccola tragedia famigliare che spesso usa toni e battute di grande divertimento; proprio come accade nella vita spesso da una situazione alquanto paradossale scaturiscono momenti di ilarità. Sicuramente il dialetto napoletano parlato in scena accentua e caratterizza i modi leggeri della commedia. Personaggio chiave, Ferdinando Quagliolo è uomo ricco di sfaccettature, pronto alla battuta, sanguigno e tenace in ogni situazione. Ben calibrata la recitazione di Bertolini che riesce sempre a tenergli testa, senza cedere mai ai suoi ricatti. Nonostante la trama si svolga intorno al loro dialogo, la commedia è corale e coinvolge tutta la famiglia. La scena stessa ha tono familiare, uno spaccato della casa tra cucina e salotto. Il carattere imprevedibile di Ferdinando ha fatto sì che il pubblico rimanesse sempre curioso, in attesa di nuovi e inaspettati avvenimenti, dal sogno, alla rivoltella, alla maledizione senza mai un attimo di incertezza o di pausa.

GIULIA OLINI (4 LICEO G.VIDA) - «Così si fa il teatro. Ma il cuore ha tremato sempre tutte le sere! E l'ho pagato, anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato.» Eduardo De Filippo, tra i più importanti esponenti della cultura italiana del ‘900, esprimeva così il proprio mestiere, la propria vita. Il figlio Luca, anch’esso attore e regista, recentemente scomparso, ha voluto far battere il cuore ancora una volta al padre, portando in tournèe nazionale “Non ti pago”, commedia tra le più caratteristiche del repertorio “eduardesco”. La solidità della regia di Luca De Filippo ha fatto sì che in scena si articolasse una storia esuberante e incontrollabilmente vivace, capace far smarrire a ogni spettatore il senso della realtà. Messo in scena al teatro Ponchielli nelle sere del 21 e 22 marzo ha registrato un ampio ed eterogeneo pubblico che ha dimostrato il proprio gradimento dell’inizio alla fine. La trama è lineare ma incredibilmente accattivante: Ferdinando Quagliolo (Gianfelice Imparato), accanito giocatore in cerca di vincite ma uomo fatalmente sventurato, possiede un banco lotto al quale lavora un dipendente, Mario Bertolini (Massimo De Matteo). Quest’ultimo paradossalmente è contraddistinto da una fortuna travolgente che porterà Quagliolo ad andare su tutte le furie e scatenerà un’inevitabile tempesta. Un intricato gioco di sogni, verità e bugie nato dal carattere turbolento del protagonista si sviluppa per tutto il corso della commedia e si riflette su una scenografia unica e irresistibile. Cartoline da Napoli che accostate a delle nuvole incombenti trasportano in una realtà tanto fittizia quanto familiare: questo il tema sviluppato su un ampio telo da cinema che copre inizialmente l’intero palco e che sembra richiamare alla memoria il padre Eduardo. Vorticosamente trasportato negli anni ’40 il pubblico si ritrova in uno spazio domestico semplice e arredato all’italiana, contraddistinto da molteplici finestre che si affacciano su un cielo che fa presupporre l’arrivo della tempesta. Un’opera che incarna i principi della società che tiene tra le sue braccia anche noi. La sorte apparentemente determina le mutazioni della realtà e la crescita interiore dei personaggi ma la pura verità sta nella consapevolezza che è la virtù a dominare la fortuna stessa. Uno spettacolo ammaliante e imperdibile che rende omaggio a due uomini il cui cuore non potrà mai smettere di battere.

BIANCALISA SGORBATI (4 LICEO VIDA) - Non lo si vede nè sul palco nè sulla locandina, eppure traspare dall’atmosfera, dai personaggi, dalla Compagnia del figlio Luca. È Eduardo, presenza costante (come il padre del protagonista Ferdinando Quagliuolo) che dall’aldilà vigila attento sulla sua tragicommedia. Il suo volto, una maschera scolpita, scavata, sofferente, incombe astrattamente sulla scena, osservando quello che fu il suo personaggio alla prima dell’8 dicembre 1940 al teatro Quirino di Roma insieme ai fratelli Titina e Peppino nelle parti di Concetta e Procopio-Mario in Non ti pago. Sullo sfondo del palcoscenico, nuvole azzurrine simboleggiano i sogni, le superstizioni e le ‘missioni notturne’ sui tetti di Ferdinando con Aglietiello per immaginare i numeri da giocare. 1-2-3-4 è la quaterna vincente dettata in sogno al fortunato Bertolini dal defunto padre di Ferdinando per un errore di indirizzo. Il pater familias visionario, roso dall’invidia, rivendica per sé la vincita intascando il biglietto sotto gli occhi allibiti di tutti, accecato da un interesse egoistico (la vincita di 4milioni di lire) e disposto a passare sul cadavere di chiunque. La moglie Concetta considerata da Ferdinando ‘scocciante, consapevole e recidiva’, si oppone radicalmente alle scelte del marito, favorendo il fidanzamento della figlia con Bertolini. Carolina Rosi, moglie di Luca, unica erede artistica di una tale dinastia teatrale, dà un’intensità verace al proprio personaggio. La storia dai contenuti universali, espressi in dialetto napoletano, nasconde contrasti, fantasie paradossali, logiche squinternate, litigi familiari. Eduardo, autore-attore, rappresentò l’irragionevolezza raziocinante di Ferdinando salendo dai toni che suscitano il riso a quelli che sfiorano il dramma. La regia di Luca, pur nel rispetto della tradizione paterna, si è emancipata, la sua fantasia di regista e attore ha una connotazione elegante e precisa. Ferdinando, impersonato da Gianfelice Imparato ha assimilato la mimica eduardiana: commuove tacendo, rivelando, con un niente, che è tutto, quanto gli ribolle nell’animo. Potenza narrativa dei personaggi, dramma, commedia, dialetto come lingua primigenia sono gli elementi portanti del testo teatrale di Eduardo, e Luca ne ha fatto una regia sensibile e poetica. È bello pensare che per la prima volta padre e figlio siano tra il pubblico ad applaudire il loro spettacolo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

02 Aprile 2016

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 1000