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Domenica 04 Dicembre 2016

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Le recensioni degli studenti di Servo per due

Le recensioni degli studenti di Servo per due

Francesco Favino in Servo per due al Ponchielli

CREMONA - Sono 63 gli studenti delle scuole superiori cremonesi e provenienti dal Manin, Aselli, Anguissola, Beata Vergine, Vida e Torriani che hanno deciso di vestire i panni di ‘cronisti teatrali’ per la stagione di prosa 2015/2016 del teatro Ponchielli per la quarta edizione di Diritto di Critica, la palestra di scrittura per spettatori consapevoli promossa dalla Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli e dal quotidiano 'La Provincia'. Ecco le recensioni relative a Servo per due.

CAMILLA PARRINO (3 LICEO MANIN) - Vivace, forte, divertente, allegro e giocoso è lo spettacolo Servo per due, messo in scena il 24 febbraio 2016 al Teatro Ponchielli. Questa rappresentazione è ispirata alla commedia Il servitore di due padroni, scritta nel 1745 dall’autore veneto Carlo Goldoni. Grazie alla magnifica interpretazione e al notevole talento di Pierfrancesco Favino, che ricopre il ruolo di Pippo, l’interazione con il pubblico ha raggiunto un livello davvero elevato, portando addirittura alcuni spettatori sul palco, accompagnati da sonore risate . Un notevole ruolo ha giocato la musica dal vivo dell’orchestra Musica da Ripostiglio, composta da quattro eccellenti cantanti e strumentisti con percussioni, chitarre, un banjo, un contrabbasso. La storia ha luogo nella Rimini degli anni ’30. Pippo, il protagonista, è un uomo semplice, disoccupato, con molti problemi che non riesce ad affrontare e viene assunto da due ricchi padroni contemporaneamente: Rocco, che si scoprirà essere morto e poi sostituito dalla sorella gemella Rachele (Fabrizia Sacchi), e Ludovico (Thomas Trabacchi). I due non sono a conoscenza dell’esistenza l’uno dell’altro e Pippo, inizialmente contento per aver trovato non uno ma ben due lavori, si ritrova invischiato in una situazione complicata. Pasticcione e combinaguai, il protagonista confonde i suoi padroni e i servigi che deve rendere loro. A questo esilarante svolgimento si intreccia la storia d’amore di Pippo con la bella Zaira (Anna Ferzetti) e il suo desiderio di risparmiare per portarla in vacanza. L’alternanza tra recitazione, musica e ballo riesce a catturare l’attenzione perfino degli spettatori più distratti. Il gruppo di artisti risulta così unito che si può percepire il loro stretto rapporto d’amicizia. A ciò si aggiunge una scenografia davvero realistica che riesce a trasformare il Teatro Ponchielli prima in una casa, poi in una via di paese da cui si intravede il mare e infine un’altra volta in una casa con una finestra affacciata su una palma e il cielo all’imbrunire. Uno spettacolo completo e coinvolgente, tre ore che passano in un attimo.

MARCO BELLANDI GIUFFRIDA (5 LICEO MANIN) - Che cosa succede quando un classico del teatro italiano viene rivisitato in chiave moderna? Le possibilità sono due: o il risultato è un capolavoro oppure è un prodotto scadente. Per questo alla compagnia gli Ipocriti va anzitutto riconosciuto il coraggio di aver intrapreso un’operazione assai rischiosa e complicata. Martedì 23 e mercoledì 24 febbraio è andato in scena al teatro Ponchielli Un servo per due, la trasposizione che Richard Bean fece del testo di Goldoni. Interprete e regista d’eccezione, Pierfrancesco Favino nel ruolo del protagonista. Ad intermezzare le scene c’è l’eccellente l’orchestra Musica da Ripostiglio, che esegue piacevoli brani dal vivo, perfettamente in linea con l’ambientazione della storia. La storia è nota. Siamo nel pieno degli anni Trenta. Il servo Pippo (Pierfrancesco Favino) è squattrinato: assunto presso Rocco (Fabrizia Sacchi), non si fa scrupoli di accettare un secondo incarico da Ludovico (Thomas Trabacchi). Nel frattempo l’innocente Clarice (Eleonora Russo) scopre che Rocco, a cui era stata promessa in sposa, non è morto come si pensava e perciò è costretta ad interrompere la relazione con l’amato Amerigo (Luciano Scarpa). Da qui ha inizio una serie di equivoci che porteranno a scoprire che nulla, in realtà, è come sembra. Pierfrancesco Favino nel ruolo di Pippo è convincente: interpreta molto bene l’esagerazione dell’Arlecchino goldoniano. Il suo rompere la scena riesce a creare un filo diretto con il pubblico (alcuni spettatori sono addirittura chiamati sul palco), ma non sempre consegue un risultato ottimale. Perfetta e professionale l’interpretazione degli altri attori. La scenografia curata da Luigi Ferrigno è uno dei punti di forza dello spettacolo: ricrea ineccepibilmente le ambientazioni degli anni Trenta, senza scadere nella banalità né nell’eccessiva ricercatezza. La comicità facile e, per certi versi, bassa è un ottimo espediente per una commedia di Goldoni: spinge il pubblico a quelle stesse reazioni di due secoli fa. In definitiva, lo spettacolo è riuscito e riscontra un grande favore da parte del pubblico.

SANDRO BAROSI (3 LICEO MANIN) -  Frizzante, dinamico ma soprattutto divertente sono le parole d'ordine d'una commedia impeccabile. Servo per due è andato in scena al teatro Ponchielli per due serate consecutive, 23 e 24 febbraio, conquistando una sala gremita. La numerosa compagnia “Gli Ipocriti” , capitanata da Pierfrancesco Favino s'è ambientata nell'Italia dei primi anni Trenta, dove il signor Pippo è disperato, senza soldi né felicità; un Arlecchino quasi classico quello rivisitato da Richard Bean e impersonato da Favino, che ci racconta delle sue peripezie alle prese con due padroni diversi, al fine d'accaparrarsi qualche spicciolo, un po' di cibo e, perché no, la bella Zaira (Anna Farzetti). Un susseguirsi di equivoci e circostanze ambigue, personaggi doppi e doppi personaggi che agiscono insieme in una suggestiva atmosfera boccaccesca. Ogni capitolo è incastonato tra intermezzi musicali del gruppo “Musica da Ripostiglio”(Luca Pirozzi, Luca Giacomelli, Raffaele Toninelli e Emanuele Pellegrini), tipici della rivista da cui i più nostalgici non hanno potuto fare altro che lasciarsi trasportare. La regia di Favino e Paolo Sassanelli ha saputo mettere in gioco una splendida rivisitazione del Servitore Di Due Padroni di Carlo Goldoni, ricca di tutto, traboccante di simpatia, il tutto incorniciato da splendide scenografie che riportano scorci dell'Italia d'allora. Non mancano poi veri e propri colpi di scena (e che colpi!), come un falso incidente sul palco che ha scatenato dubbi ed elucubrazioni da parte di tutti. Coinvolgente anche nella più fisica delle accezioni: il protagonista Pippo/Favino interpella alcuni tra gli spettatori perché lo aiutino a creare la sua scena, il suo mondo, interagendo sul palco. Questa è in sintesi la rivisitazione più che riuscita di un grande classico goldoniano, in una veste nuova, completamente italiana e sicuramente emozionante, dalle tante risate.

CHIARA LUPATELLI (5 LICEO MANIN) - Servo per due, ispirato alla versione inglese di Richard Bean della celebre commedia Servitore di due padroni, è stato messo in scena la sera del 24 febbraio. La rappresentazione, soprattutto grazie alla regia e all’interpretazione di Favino, si è rivelata invece sorprendente sotto ogni punto di vista. Dagli attori alla scenografia, ogni dettaglio è curato con intelligenza. Nella prima scena conosciamo alcuni dei personaggi principali della storia: Clarice, Bartolo e Fulmineo. Clarice, donna simpatica ma dura di comprendonio, sta parlando con Fulmineo, aspirante attore e suo fidanzato. Di lui si è innamorata dopo la morte del promesso sposo Rocco; insieme a loro il padre della ragazza, Bartolo. Ma ecco che suona alla porta un ospite inatteso: è Pippo, servo di Rocco, giunto in città ad annunciare il ritorno del padrone. La notizia innesca la classica catena di equivoci goldoniani, alimentati dal servo distratto e sconclusionato. La vicenda originale è ambientata nel Settecento, ma la messa in scena ci catapulta in una realtà molto diversa: gli anni Trenta del Novecento. Stessa storia ma atmosfera naturalmente diversa; il ritratto di Mussolini, i costumi, ogni particolare ci fa intuire che la commedia di Goldoni è stata strappata dal suo tempo. La rappresentazione è resa pirotecnica dalla genialità del regista e attore Pierfrancesco Favino e dalla sua compagnia teatrale. In una conferenza, l’attore ha sostenuto che lo spettacolo debba stabilire un rapporto con il pubblico, e Servo per due ha confermato le sue parole. Le persone in sala vengono coinvolte grazie alla sua ironia e alla sua capacità di recitazione. E poi le canzoni. Una delle trovate che rendono la commedia movimentata e divertente sono le canzoni di quegli anni. Ci troviamo di colpo in un cabaret, in un musical in stile Cantando sotto la pioggia. Al ritmo di Baciami piccina o di Ma le gambe il pubblico canta insieme agli attori, per ridere “tutti insieme appassionatamente”. I brani sono suonati da un gruppo, Musica da ripostiglio, composto da un chitarrista, un batterista, un contrabbassista e un suonatore di banjo. Quattro ragazzi straordinariamente bravi nel suonare e nel guadagnarsi l'attenzione del pubblico in sala.

PIETRO DIGIUNI (3 LICEO ASELLI) - La sera del 24 febbraio è andato in scena lo spettacolo “Servo per due” tratto da “Il servitore di due padroni” di Carlo Goldoni, regia di Pierfrancesco Favino e Paolo Sasselli. La trama è fortemente basata sugli equivoci: Pippo (Pierfrancesco Favino), un garzone ingenuo e maldestro si trova a dover servire, poiché spinto dalla fame, due padroni: Rocco (Fabrizia Sacchi), ambiguo personaggio, in città per concludere un affare con Bartolo (Bruno Armando), padre della sua futura sposa Clarice, interpretata da Eleonora Russo. La fame è sempre tanta e, appena ne ha l'occasione, di nascosto da Rocco, comincia a dispensare i suoi servigi anche ad un secondo padrone, Ludovico. I due ignorano l'esistenza l'uno dell'altro ma, in realtà, si conoscono molto bene e Pippo, servo ingordo e pasticcione, inizia presto a confondersi e a combinare guai. La vicenda evolve poi con colpi di scena e gag esilaranti che vedono come protagonisti anche persone del pubblico. Lo spettacolo di Favino propone un testo goldoniano in chiave moderna con caratteri retrò ed amarcord, le ambientazioni sono poche ma accurate: le scene sono intervallate da interventi musicali del gruppo “Musica da ripostiglio” che, accompagnati da ballerine in abiti dell’ epoca, avvicinano lo spettatore ai caratteristici anni 30. Lo spettacolo si interrompe con un colpo di scena che lascia basita la platea; al riprendere delle scene, il servo è sazio e si pone un altro obiettivo: conquistare Zaira (Anna Ferzetti), governante di Bartolo la quale ricambia l’ attrazione per Pippo. Favino è il protagonista indiscusso e più acclamato della serata, il suo personaggio è dinamico, in continuo mutamento e lui lo interpreta perfettamente: con la ricerca del cibo poi dell’ amore, il servo incarna la ricerca di se stessi, la ricerca di un posto nel mondo in continuo mutamento che ci lascia spaesati. Pippo è quindi il simbolo dell’ uomo in cerca di se stesso, in lotta per la vita, l’ uomo che cambia e che sogna. L’ indiscutibile esperienza di Favino valorizza la pièce che ricorda molto i varietà italiani: gli intramezzi musicali e le interazioni col pubblico rendono lo spettacolo accattivante e coinvolgente. La numerosa “Compagnia degli ipocriti” ha raggiunto quindi il proprio scopo, quello di rappresentare in chiave moderna un classico di Goldoni proponendo una metafora di vita contornata da risate e divertimento.

FILIPPO BIAZZI (3 LICEO MANIN) - Tra grasse risate, fiamme “impreviste” e musiche dal vivo è andata in scena martedì sera al teatro Ponchielli Servo per due, opera di Richard Bean tradotta e adattata da Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Marit Nissen e Simonetta Solder, tratta da Il servitore di due padroni, capolavoro di Carlo Goldoni e interpretata dall’eccezionale Compagnia degli Ipocriti. La piacevole e spassosa commedia è ambientata in una Rimini degli anni Trenta. I costumi, curati da Alessandro Lai, e la scenografia, di Luigi Ferrigno, trasportano in quella atmosfera di una tipica rivista di quegli anni, anche con l’aiuto di intermezzi di canto, ballo e musica dal vivo: la fenomenale orchestrina Musica da Ripostiglio accompagna, infatti, di battuta in battuta la realizzazione della pièce con celebri brani dell’epoca. In questo contesto un moderno Arlecchino, Pippo (interpretato da Pierfrancesco Favino), avendo perso il lavoro, si ritrova senza un soldo e senza potersi comperare da mangiare. Fortuna vuole che egli trovi la soluzione dei suoi problemi in un tale di nome Rocco, personaggio “ambiguo”, venuto in città per concludere degli affari con Bartolo detto “la faina”, il padre della sua promessa sposa, la bella ma un po’ ingenua Clarice. Pippo diventa così il servitore di Rocco ma, si sa, ciò che si ha non è mai abbastanza, e, quindi, di nascosto, diviene il servitore di un secondo padrone, Ludovico. Rocco e Ludovico, apparentemente degli estranei, in realtà si conoscono molto bene e Pippo, servo pasticcione e ingordo, inizia presto a confondersi e a combinare guai! Lettere scambiate, ricevute mangiate: essere il servo di due padroni non è per niente facile! Lo sa bene Pippo che, grazie anche ai camerieri Alfredo e Gennaro, è sempre più confuso. Tra esilaranti gag, con interventi anche della platea, la trama prosegue, infittendosi, e anche l’amore inizia fare la sua parte… Rielaborato in una chiave assolutamente briosa, l’originale classico goldoniano rinasce in un contesto novecentesco che fa rivivere atmosfere felliniane con bravura e un pizzico di modernità.

LORENZO VERDERI (3 LICEO ASELLI) - Io, Lorenzo Verderi, avrei già scritto le tre recensioni necessarie per partecipare a “Diritto di Critica”, non avrei nessuna necessità di scriverne una quarta; tuttavia mi ritrovo 'costretto' a farlo. Quello che è andato in scena il 23 ed il 24 febbraio al Ponchielli è un autentico e geniale capolavoro. “Servo per Due” è il frutto di un adattamento della commedia “One Man, Two Guvnors” di Richard Bean, una trasposizione inglese Anni Venti di “Il Servitore di Due Padroni” di Carlo Goldoni: la trama è ambientata a Rimini, dove Pippo (affamato e non troppo sagace ragazzo di strada) tenta di racimolare denaro servendo non uno, ma ben due padroni; questo si rivelerà un compito assai arduo per lui, dando origine a una serie di gag estremamente esilaranti. Come se non bastasse si intreccian nella storia gli amori ingarbugliati di Ludovico e Rachele, Fulmineo e Clarice, e lo stesso Pippo e la frivola Zaira. La storia in sé è una complessa e rocambolesca trama goldoniana, di grande valore; ma è l’apporto incredibile di questa compagnia ad aver fatto scaturire un’autentica esperienza di teatro. Il ritmo era incalzantissimo, l’espressività molto efficace, e la geniale presenza del complesso jazz è stata di rilevante importanza per costruire l’atmosfera giusta. Il coinvolgimento del pubblico ha costituito un punto chiave della performance: non solo perché ciò ha portato a episodi inaspettati e ha spinto gli attori a mostrare il loro talento in improvvisazioni, ma anche e soprattutto per l’incredibile escamotage ideato per concludere il primo atto: nessuno avrebbe mai immaginato la finzione di un autentico fallimento teatrale, un finto errore solo alla fine mostrato alla luce del sole. Ciò dimostra non solo il grande talento interpretativo, ma anche una genialità autorale originale e senza precedenti. La comicità così diretta e l’orchestrazione spregiudicata dell’atmosfera e del morale degli spettatori hanno portato a uno spettacolare evento d’arte.

MICHELA GONZIO (4 ITIS) - Uno spettacolo ricco di comicità, vivace e volutamente semplice. Servo per due, tratto da Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni è stato messo in scena nelle sere 23 e 24 febbraio al teatro Ponchielli nell’adattamento del commediografo inglese Richard Bean e rielaborato da Pierfrancesco Favino e Paolo Sussanelli, insieme alla compagnia Gli Ipocriti. La storia è ambientata nella Rimini del ’36; la scenografia contestualizza immediatamente grazie ad un ritratto di Mussolini appeso ad una parete. Pippo, senza soldi e affamato, trova un lavoro come servitore di un tale di nome Rocco giunto in città per incontrare il padre della sua promessa sposa. Allo stesso tempo però Pippo offre i suoi servigi anche ad un altro signore di passaggio per poter guadagnare di più. I due padroni non sospettano dell’esistenza l’uno dell’altro ma in realtà si conoscono molto bene e Pippo inizia presto a fare confusione e a combinare un sacco di guai. Inganni, malintesi e imbrogli sono accompagnati dall’amore che alla fine sarà il vincitore, il lieto fine era d’obbligo in un’opera di questo genere. L’obiettivo indubbiamente raggiunto dei registi e degli attori stessi è quello di coinvolgere il più possibile il pubblico. Per farlo si arriva addirittura ad inscenare terribili incidenti che paralizzano gli spettatori, i quali, ovviamente, non capiscono subito che questi incresciosi fattacci sono premeditati. Prima di arrivare al momento di spannung però la tensione cresce a dismisura creando un’atmosfera ricca di caos tipica del cabaret . Questa tecnica è molto coinvolgente ma per certi versi porta lo spettatore ad essere un po’ deluso alla fine dello spettacolo e quindi può essere non condivisa. Tutti gli attori si sono dedicati allo studio di un animale per entrare meglio nella propria parte, infatti ogni personaggio è paragonabile ad un animale in base alle proprie caratteristiche caratteriali e comportamentali. I personaggi sono semplici e lineari, non subiscono trasformazioni. Parte dello spettacolo sono anche quattro musicisti di altissimo livello. Sono presenti momenti di musical con coreografie e canti tipici degli anni ’30. Uno spettacolo che rappresenta moltissimi generi teatrali in unica serata, miscelati al meglio.

LUCREZIA BARISELLI (4 LICEO VIDA) - Esilarante e giocoso è l’Arlecchino in “Servo per due”, la rivisitazione della famosa opera di Goldoni andata in scena al Teatro Ponchielli il 23 e il 24 febbraio. Pierfrancesco Favino interpreta Pippo, il protagonista che per riuscire a racimolare qualche soldo per mangiare diventa appunto servo di due signori, anche se in realtà il suo personaggio è già schiavo di due padroni: la fame e l’amore. Tra gag e interazioni con il pubblico la commedia si sviluppa intrecciando sempre di più le vicende dei protagonisti che si cimentano anche nel varietà per permettere i cambi di scena, aiutati con la musica dal vivo dall’eccellente band che dal vivo suona ancora prima che lo spettacolo inizi dando la sensazione di trasportare gli spettatori dai giorni nostri indietro nel tempo fino agli anni ’30 e ‘40. Tutti i personaggi si muovono tra le scenografie di Luigi Ferrigno con porte che sbattono aprendosi e chiudendosi e immagini del Duce da cui si comprende il periodo di ambientazione insieme ai costumi di Alessandro Lai.” Esagerazione” è la parola chiave insieme a un pizzico di cattivo gusto nel ridere delle disgrazie altrui ne fanno però il punto debole di uno spettacolo che tuttavia merita di essere visto.Alcune scene troppo ridondanti e dalla seconda metà fin troppo allungato da discorsi di Arlecchino/Pippo che potevano essere tagliati senza interrompere la comicità dell’atto e facendo attendere con molta ansia, quasi agitazione, il finale. Tutta la compagnia degli Ipocriti dimostra vero impegno e dedizione nel portare avanti questo spettacolo, al terzo anno di repliche, con continue modifiche e aggiornamenti alla sceneggiatura e nonostante sia Favino il punto di riferimento, attore, regista e adattatore dell’opera di Richard Bean che a sua volta aveva tradotto il testo per un pubblico inglese, insieme a Sassanelli ogni attore ha una libertà sul palco completamente sciolta dal testo e ciò fa si che ogni replica sia unica e divertente a modo suo, mai uguale a quelle precedenti.

RICCARDO BARONI (4 LICEO ASELLI) - È davvero unico, non c’è che dire,il rapporto che “Servo per due” riesce ad instaurare tra attori e pubblico: non si tratta di una semplice rottura dell’illusione scenica,ma,piuttosto,di una vera e propria simbiosi di arricchimento reciproco e vitale. Se la materia solitamente inerte del pubblico,però,si è trasformata in componente attiva dello spettacolo,è anche grazie all’ abilità di Pierfrancesco Favino,protagonista assoluto nonché regista. È suo,infatti,l’adattamento della commedia di Goldoni che è andato in scena ieri al teatro Ponchielli,così come si è dimostrata superlativa la sua capacità d’interazione con la platea,i cui spunti occasionali si sono trasformati,nelle mani del grande comico,in gag esilaranti. Peccato che,mentre l’improvvisazione del momento si sia rivelata estremamente divertente,non si possa dire lo stesso di tutte le parti dello spettacolo: purtroppo le difficoltà di tenere alto il livello per 165 minuti di rappresentazione ogni tanto si fanno sentire in battute o sketch un po’ incistati e in qualche caso perfino puerili. Si tratta,però,solo di incisi in un quadro di più ampio respiro,che possono facilmente essere messi fra parentesi a fronte di trovate spesso geniali. Lo spettacolo,comunque,non si ferma qui;Favino non è certo l’unico attore in scena,ma risulta affiancato,nel suo destreggiarsi esperto,da un cast d’attori interessante e soprattutto dall’orchestra ‘’Musica da ripostiglio’’,un quartetto ben calato,per abbigliamento ed espressività,all’interno del ruolo di musicisti degli anni ’30,in cui l’adattamento è ambientato. Senza componente musicale,del resto,la rappresentazione sarebbe snaturata senza rimedio: è solo grazie agli intermezzi suonati e cantati che la tensione scenica si allenta del tutto,rendendo vivace e gioiosa una recitazione altrimenti sovraccarica e quasi petulante nei propri picchi di buffonesca esagerazione. Alcuni difetti sono,dunque,innegabili,ma la loro integrazione nell’architettura complessiva dello spettacolo è tale da rendere possibile solo un’accettazione od un rifiuto in blocco di questo grande motore di risate,che si accende e si scalda solo con l’incendiaria complicità del pubblico; una complicità che,del resto,è ben difficile negare.

SOFIA RAGLIO (5 LICEO MANIN) - Il pubblico risponde con l’entusiasmo che solo i grandi attori italiani sanno portare in sala a Servo per due, in scena al Teatro Ponchielli il 23 e il 24 febbraio. Tratto da Il servitore di due padroni di Goldoni, One man, two guvnors è il testo di Richard Bean tradotto e riadattato magistralmente per la tournée italiana di Pierfrancesco Favino, protagonista e regista insieme a Paolo Sassanelli. Si fondono in scena più comicità: quella goldoniana, basata sulla fisicità, la ripetizione e l’equivoco, quella inglese con la sua sottile ironia, e quella della terza riscrittura, ricca di attualizzazioni e giochi metateatrali, basati sul commento al testo in scena e sul dialogo col pubblico. L’ambientazione dal fascino irresistibile, curata in ogni dettaglio, dalle splendide scenografie fino alla scelta dei costumi e degli oggetti di scena, è una Rimini anni Trenta che crea un’atmosfera suggestiva e coinvolgente. Fondamentali in questo sono i quattro straordinari musicisti di Musica da Ripostiglio che hanno intrattenuto il pubblico durante lo spettacolo e negli intervalli dando prova di grandissimo talento. L’anima dello spettacolo è quella della commedia dell’arte. Gli attori, di straordinaria bravura e con un evidente lavoro minuzioso alle spalle, hanno indossato maschere alla Goldoni nel delineare i loro personaggi eccentrici e caricaturali, divertendosi in virtuosismi tanto coreografici quanto canori e nella sperimentazione vocale con complessi scioglilingua. Della commedia dell’arte resta anche l’idea di un canovaccio da reinterpretare e arricchire di improvvisazioni così da creare uno spettacolo nuovo ogni sera, facendo sentire il pubblico coinvolto e speciale. Il personaggio di Pippo, l’Arlecchino della tradizione, è particolarmente interessante per i suoi molteplici livelli di lettura. Favino, infatti, è davvero servitore di due padroni: la Compagnia degli Ipocriti sulla scena e il pubblico dall’altro lato del palco. Con un’ingenuità solo apparente fa credere agli uni e agli altri di essere i soli e nel frattempo continua a giocare sul confine tra realtà ed illusione scenica, creando un’ambiguità impenetrabile e prendendosi gioco dello spettatore in quel modo che ogni pubblico ama. Il risultato è uno spettacolo estremamente godibile e ben fatto, con una regia attenta, un’estetica sorprendente e degli ottimi interpreti, in cui nulla viene lasciato al caso.

IRINA TEODORA GURALIUC (2 LICEO ASELLI) - Ricca di sorprese è stata la rappresentazione andata in scena il 24 Febbraio presso il teatro Ponchielli. Si tratta di un'originale reinterpretazione di "Il servitore di due padrone" di Carlo Goldoni, ad opera del commediografo inglese Richard Bean. A metterla in scena è la "compagnia gli ipocriti", la quale è riuscita con "Servo per due" ad eccellere da ogni punto di vista, a partire da quello scenografico fino a quello coreografico e musicale. Molto bravi gli attori che, attraverso i gesti e senza l'utilizzo di troppe parole, sono stati perfettamente in grado di definire il carattere dei loro personaggi. Tra questi spicca la figura di Pippo, protagonista dell'opera, caratterizzato da una grande abilità nel confondersi facilmente e da una fame insaziabile, a cui tenta di porre fine trovando un lavoro, ma non contento, ne accetta anche un'altro. A causa di tale fatto accadono numerose scene comiche che provocano il riso del pubblico. Sorprendente la prontezza e la rapidità di Pierfrancesco Favio nel rispondere, improvvisando con battute assai efficaci, agli interventi del pubblico. Particolare di quest' opera è, infatti, il grande coinvolgimento degli spettatori che diventano essi stessi parte dello spettacolo. Nonostante sia gradevole ed estremamente comico, riesce a toccare anche temi importanti come, per esempio, quello del fascismo, essendo ambientato nel 1930, atmosfera ben ricreata anche dai costumi e dalla musica. Si potrebbe dire, in conclusione, che, tralasciando la trama, "Servo per due" sia un'opera che merita di essere vista in quanto le sue due ore e quaranta vengono completamente riempite con carine coreografie, canzoni eseguite anche senza strumenti e, soprattutto, attori molto abili capaci d'ingannare il pubblico.

05 Marzo 2016

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