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Martedì 06 Dicembre 2016

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Le recensioni degli studenti di Chi ha paura di Virginia Woolf?

Le recensioni degli studenti di Chi ha paura di Virginia Woolf?

CREMONA - Sono 63 gli studenti delle scuole superiori cremonesi e provenienti dal Manin, Aselli, Anguissola, Beata Vergine, Vida e Torriani che hanno deciso di vestire i panni di ‘cronisti teatrali’ per la stagione di prosa 2015/2016 del teatro Ponchielli per la quarta edizione di Diritto di Critica, la palestra di scrittura per spettatori consapevoli promossa dalla Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli e dal quotidiano 'La Provincia'. Ecco le recensioni relative a Chi ha paura di Virginia Woolf?

CLAUDIA PEDRONI (3 LICEO MANIN) - Il dramma delle coppie. Il 9 e il 10 Febbraio è andato in scena al teatro Amilcare Ponchielli di Cremona Chi ha paura di Virginia Woolf?, dramma di Edward Albee che debuttò per la prima volta a Broadway nel 1962 con grandissimo successo. Nel cast Arturo Cirillo e Milvia Marigliano nei panni dei protagonisti Martha e George, insieme a Valentina Piciello e Edoardo Ribatto, che interpretano Honey e Nick, invitati ad una serata dai risvolti imprevedibili. Il sipario si apre e compare la scena e vita stessa di Martha e George, una coppia di mezza età che viene accolta nella propria casa, dopo un sabato notte trascorso ad un’altra inutile festa, da una distesa di bicchieri e bottiglie di alcool, messa in bella mostra, al centro del salotto, come fosse anch’essa parte integrante del quadro. I due coniugi invitano per una serata Nick e Honey, i quali si trovano travolti su un ring, non solo immaginario, dove si mostra la lotta senza esclusione di colpi di una coppia di sposi maturi di fronte agli occhi di una coppia più giovane ma che già si mostra avviata, senza speranza, sulla stessa strada di incomprensione. Durante il corso della nottata la vecchia coppia si rinfaccia le cose più orrende, passando dagli insulti alle recriminazioni, sotto lo sguardo allibito dei due giovani. Durante lo spettacolo si assiste a un lungo gioco al massacro senza esclusione di colpi; i personaggi sono portati al limite, provati, si distruggono a vicenda, fino a diventare delle maschere terribili, private quasi del tutto della loro umanità. Una battaglia psicologica che non ha né vincitori né vinti e dove i carnefici e le vittime si scambiano i ruoli in un intreccio che a volte si aggroviglia e a volte sembra placarsi. Emerge la forte capacità di esprimersi della protagonista, Milvia Marigliano, completamente calata nella parte di Martha, la figlia del rettore dell’Università, donna infelice e frivola che annega il suo disagio nell’alcool, mentre la sua voce sfida il marito George, che conduce la vicenda, rilancia le provocazioni della moglie e colpisce i due giovani testimoni della loro battaglia, quasi a voler proiettare su di loro tutto l’odio che si tiene dentro. Insieme ma divisi, marito e moglie ma distanti, due coppie completamente agli antipodi. L’attesa e la tensione crescente catturano l’attenzione dello spettatore dalle prime battute fino alla chiusura del sipario.

IRINA GURALIUC (2 LICEO ASELLI) - Gli spettatori escono dal Teatro Ponchielli, dove si è tenuta la rappresentazione di “ Chi ha paura di Virginia Woolf?”, con un gran mal di testa, fatto assai normale dopo aver assistito ad un ora e quaranta di grida. Persino la musica di sottofondo a tratti era troppo alta, tanto da apparire fastidiosa. Tuttavia potremmo giustificare tutto ciò attribuendo al regista Arturo Cirillo dei problemi d’udito. Piacevoli, invece, i personaggi della storia che hanno tratti caratteriali definiti, marcati e forti, quasi quanto le loro voci. Martha e Gorge sono una coppia di mezza età che ha invitato a casa Honey e Nick, due giovani da poco sposati che hanno incontrato quella sera ad una festa. L’atmosfera, priva di tensione quasi di cordialità, nel corso della serata, aiutata anche dalla complicità della notte e del alcool, si trasforma in una di confidenza, fino ad apparire come una versione perversa del “gioco della verità”. Non ci sono vincitori, solo vinti: ognuno è vittima e carnefice. Pare quasi una sfida collettiva alla distruzione di sè e degli altri a colpi di verità. Queste rivelazioni vengono esposte come solo ad un estraneo si può fare: con la massima crudeltà e ironia. Curiosa la maniera in cui George sceglie di svelare il segreto della moglie, la quale non può avere figli, ma che racconta sempre di averne uno. Egli dice di aver ricevuto un telegramma che annuncia la morte del suo presunto figlio. Leggendo la lettera egli ripete esattamente il modo in cui morì il padre, di cui aveva parlato poco prima, rivelando a tutti la realtà. In conclusione la storia in sé potrebbe risultare piacevole ed interessante, ma viene storpiata dalle voci degli attori che si sovrappongono e da alcune scene prive di senso logico.

CAMILLA BOCCHI (4 LICEO ANGUISSOLA) - Si apre il sipario su un ring, una scena destinata a distruggersi, a spezzarsi, proprio come i personaggi stessi di Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee e messo in scena da Arturo Cirillo. A condurre questo gioco del massacro sono Martha (Milvia Marigliano) e George (Arturo Cirillo), una coppia di coniugi avanti negli anni, devastata dal lento declino del loro amore in una forma di perversione, odio, follia immaginaria, complicità cattiva e maliziosa. E ad esserne trascinati dentro sono invece Honey (Valentina Picello) e Nick (Edoardo Ribatto), giovani, freschi di matrimonio, lui arrogante insegnante di biologia presso l'università; lei fragile, quasi assente dalle conversazioni degli altri se non nella forma evanescente del suo dolore. I due vengono invitati per un drink nella casa di Martha e George e sotto l'effetto dell'alcol la situazione degenererà fino a lasciare che si palesi la realtà. Una realtà marcia a causa di tutto il tempo che è stata nascosta e soffocata. I personaggi si spogliano con repentina violenza delle loro maschere, smantellano le loro illusioni, le loro menzogne e portano alla luce l'orrore, la vergogna, il più basso patetismo, la viscerale paura, la delusione. Questo ring, questi conflitti tra le due coppie, questo abbandono alla verità (e lo si può dedurre dopo aver sentito parlare gli attori di persona) diventano così inaspettatamente credibili proprio perché sono gli stessi interpreti che giungono ad arrendersi ai propri personaggi, ai propri ruoli. Nell'esatto modo in cui Martha e George decidono di accogliere il loro dolore, Milvia e Arturo accolgono Martha e George. Tutto lo spettacolo è una lotta estenuante, la geometricità della scenografia come lo specchio deformante del mini-bar permettono di capire la palese e precaria illusione in cui si costringono a vivere, l'assenza di amore in cui bramano di poter continuare ad affogare, nella quale vogliono morire. Un'illusione in cui cercano di immettere dell'amore sano, nuovo, pulito, finto ma lontano da ogni contaminazione di dolore. Un'illusione che, contro la loro natura, a causa di continue provocazioni e smascheramenti, saranno costretti ad uccidere. Dunque chi ha paura di Virginia Woolf? Ammettere di averne lascerà spazio, alla fine, ad uno spettacolo di struggente dolcezza.

LUCREZIA BARISELLI (4 LICEO VIDA) - Tra i frammenti di un bicchiere rotto e di cuori infranti si è svolta la vicenda di “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, con la regia di Cirillo. Tra battute e scherzi si nasconde sempre la verità, lo sanno bene i protagonisti di quest'opera che tra urla, balli e bicchieri di Wiskey raccontano la loro vita fino a narrare i segreti più oscuri partendo dal lavoro fino alla morte. Temi profondi, narrati tra quelle che possono sembrare accoglienti pareti di una casa, ma in realtà sono le ragnatele di una vita, di avvenimenti mai raccontati che emergono nelle ore più buie della notte. Quella che fino alla fine sembra essere la coppia meno legata, Martha e George, con più litigi ed incapacità di comunicare si rivela poi essere quella più unita perchè in fondo, si comprende, quanto sia importante comunicare ed ognuno ha il proprio modo. Honey e Nick, che si sono sposati da poco, al contrario sono una coppia in cui è l'uomo a decidere, la ragazza non può permettersi di sbagliare e questo li porta inevitabilmente a distruggersi a vicenda tra un tradimento e verità rivelate. La scenografia presenta un bancone da bar, pieno di bicchieri e bottiglie, due divani che poi vengono divisi e allontanati, come una metafora di ciò che accade ai personaggi nella vicenda, un quadro che pende e pareti fatte di corde nere che si ingarbugliano al passaggio dei protagonisti quasi che non potessero più andarsene da quella casa. La musica è poca ma forte e suggestiva, veloce e d'impatto, tra le prime e le ultime battute viene citata una canzone “Chi ha paura di Virginia Woolf?” che presenta già in questo modo un'incomprensione: infatti Martha non capisce si parli di una scrittrice bensì, tornando alla stesura in lingua originale del testo, del grande lupo cattivo delle favole.

MARCO BELLANDI GIUFFRIDA (5 LICEO CLASSICO D. MANIN) - Chi ha paura di Virginia Woolf, composto nel 1962, è diventato un classico a tutti gli effetti. Martedì 9 e mercoledì 10 febbraio il testo di Edward Albee è andato in scena al teatro Ponchielli con la regia di Arturo Cirillo: una trasposizione appassionante unita ad un’interpretazione densa di significati. Sono le due di notte quando a casa di George (Arturo Cirillo) e Martha (Milvia Marigliano), due coniugi ormai in crisi, si presentano i giovani sposi Honey (Valentina Picello) e Nick (Edoardo Ribatto). C’è l’incomprensione che domina il rapporto tra i padroni di casa, che si lanciano accuse reciproche sulla loro infelicità. E poi c’è l’alcool, che in un breve tempo trascina i personaggi in situazioni spiacevoli e li spinge a confessioni imbarazzanti sul passato. Quando i due uomini rimangono da soli, si scoprono talmente simili da detestarsi: hanno intrapreso un matrimonio di interesse con due donne che non amano e da cui non sono amati e hanno un passato a tratti oscuro. Nick si è rifugiato nella meschinità, mentre George in una cinica indifferenza, che non cessa nemmeno di fronte all’ospite che si fa sedurre da sua moglie. George e Martha fingono tra di loro di avere un figlio: è l’unica forma di complicità in un rapporto altrimenti completamente logoro. Quando George viene a sapere che Martha ha rivelato anche a Honey del fantomatico figlio decide di metterne in scena la morte. Tutto sembra ormai caduto, ma l’amaro finale rivela il ritorno ad una quotidianità, che solo in apparenza potrà essere meno tragica. Il dramma di Albee mette in scena le pieghe più recondite dell’anima di personaggi. Il tocco elegante di Arturo Cirillo ne fa una tragedia sui devastanti effetti provocati dalla mancanza d’affetto. In fondo, è l’amore che cercano Martha, George, Honey e Nick. Continuamente ed invano.

BIANCALISA SGORBATI (4 LICEO VIDA) - Dopo lo ‘Zoo di vetro’ di Tennessee Williams in scena lo scorso anno e ‘La gatta sul tetto che scotta’ attualmente in teatro a Milano, Arturo Cirillo firma la regia di un altro classico della drammaturgia americana del dopo guerra: ‘Chi ha paura di Virginia Woolf?’ di E. Albee, raccogliendo la sfida di interpretare ,a suo modo, le passioni, le violenze e gli abbandoni della società americana degli anni sessanta, apparentemente datata, in realtà drammaticamente attuale. Cirillo ha dichiarato di non aver visto il celebre film del 1966 in bianco e nero di M. Nichols che valse l’Oscar ad una potente e carnale Elizabeth Taylor nella parte di Martha ed una nomination al non meno carismatico marito Richard Burton nella parte di George. La scena si apre nel salotto poggiato su una pedana mobile, che si trasforma in un vero e proprio ring su cui due coppie, Martha e George( Cirillo e Marigliano), Mike ed Honey (Ribatto e Picello) coprono alternativamente e fra loro i ruoli di vittima e carnefice, complici la notte e l’alcool, rivelando così il lato oscuro della loro anima, ma anche svelando pubblicamente le altrui fragilità. George subisce le angherie di Martha, che lo considera un inetto ed un fallito: insegna Storia grazie all’intercessione del suocero. Cirillo tratteggia un personaggio ricco di contrasti, apparentemente debole, in realtà conduttore del jeux au massacre nei confronti della moglie e dell’altra coppia. Dispensa superalcoolici raccogliendo le richieste di Marta whisky-dipendente e con la stessa disinvoltura la colpisce crudelmente attraverso la violenza dei ricordi. La Marigliano convince assai meno, aggressiva vocalmente e sopra le righe nell’atto scenico. I due giovani Nick e Honey sono interpretati da Ribatto, che non aggiunge nulla al suo personaggio e da Valentina Picello, resa bene dalla sua minuta fisicità, ma di fatto evocante la Piseddu nel ricordo degli spettatori che assistettero allo ‘Zoo di vetro’. L’invenzione di un figlio da parte di Martha ed il commovente racconto di come l’ha allevato, la gravidanza isterica di Honey, rendono le donne protagoniste, eroine sconfitte e dolenti, in grado di farsi portavoce di emozioni umane universali. Forse Cirillo-regista avrebbe potuto avvicinare i suoi attori in modo più consapevole alla realtà americana, ora come allora naufragata in fiumi di alcool e rapporti matrimoniali allo sfascio.

CAMILLA PARRINO (3 LICEO MANIN) - Un salotto illuminato, due divani, un bar, un quadro stravagante. Le luci si spengono, il Teatro Ponchielli tace, la sera del 10 febbraio. Tutti gli occhi sono puntati sul palco, i protagonisti della serata fanno ingresso dal buio della platea: George e Martha, interpretati rispettivamente da Arturo Cirillo e da Milvia Marigliano. È questa l’apertura del dramma teatrale Chi ha paura di Virginia Woolf?, opera dell’americano Edward Albee che ha debuttato nel 1962 a Broadway. Immediatamente ci si rende conto della frustrazione della donna e di una certa superiorità del marito. Lui professore di storia, lei figlia del rettore dell’università dove lavora il coniuge. Questi strambi personaggi si ritrovano a dover fare i conti con una giovane coppia apparentemente normale e felice, da poco conosciuta, composta da Nick (Edoardo Ribatto) e Honey (Valentina Picello). Un po’ per colpa dell’alcool, un po’ per la tarda ora, presto la situazione degenera: Martha si ritrova a ricordare a George il suo fallimento lavorativo come direttore dell’università, quest’ultimo l’accusa di essere viziata. George ne ha per tutti: è infatti invidioso della relazione sentimentale e dei successi personali degli ospiti, tanto da cercare con tutti i mezzi di mettere loro i bastoni tra le ruote. Nasce così una lotta, in un metaforico ring illuminato, che porterà verso una pace finale. Con sostenuta convinzione, gli artisti, che hanno indossato con successo i loro ruoli, sono riusciti a coinvolgere il pubblico e a divertirlo nonostante l’angoscia che la scenografia e la storia potevano provocare. Per le sue caratteristiche, Chi ha paura di Virginia Woolf? ha portato il regista, Mike Nichols, a trarne nel 1966 un film che ha come protagonisti Richard Burton ed Elizabeth Taylor. Insomma, drammaticità, sogni, problemi di coppia, un figlio immaginario, una non-gravidanza, lotta, gelosia, alcool, seduzione: l’accompagnamento musicale segue da vicino i personaggi, mentre George e Martha ripetono il ritornello Chi ha paura di Virginia Woolf? “Giorgino, tu hai paura di Virginia Woolf?” “Sì, Martha, ho paura di Virginia Woolf”

MICHELA GONZIO (4 ITIS) - Possono coesistere forza e debolezza in una stessa persona? Può l'amore declinarsi in una forma perversa di cinismo, alcolismo e odio? Chi ha paura di Virginia Woolf?, lo spettacolo messo in scena al teatro Ponchielli nelle sere 9 e 10 Febbraio, costringe a fare i conti con la vera natura umana, molte volte nascosta. Sul palco si vedono due coppie impegnate in un massacro senza fine, ogni personaggio è carnefice e allo stesso tempo vittima, non c'è tregua fino a rendere l'atmosfera piena di tensione e quasi insopportabile. I temi presenti nel testo, alcuni solo allusivi e non espressi chiaramente sono moltissimi e tutti molto cupi: possibili parricidi; una donna che si causa volontariamente degli aborti per esorcizzare il dolore che ha dentro; un figlio immaginario col quale riempire il vuoto che circonda la coppia... La secchezza e la forza della parola vanno ad associarsi ad una scenografia prorompente. I muri della stanza sono creati con dei tendaggi che lasciano vedere anche dietro in modo da creare un gioco di dentro-fuori molto penetrante. Verso la fine dello spettacolo la scenografia si spezza, la stanza si divide in due e insieme ad essa si spezza anche la forza che sorreggeva i personaggi. Ecco che si manifesta la paura, sempre presente ma prima ben nascosta dalle maschere. Entrambe le coppie, seppur in maniera opposta, hanno un orribile rapporto con la maternità; nonostante ciò alla fine partoriscono insieme qualcosa: la verità. Uno spettacolo che colpisce, quattro personaggi equivalenti: un uomo considerato un fallito con la moglie che dimostra di non essere l'ultima arrivata ma che la vita ha portato ad essere un'alcolizzata, un esuberante professore universitario di biologia legato solo all'interesse e la coniuge molto debole e vittima di un matrimonio sicuramente non d'amore. Personaggi pieni di mostri che subiscono una trasformazione sotto agli occhi del pubblico. Bisogna armarsi di coraggio e di resistenza alle provocazioni ma non bisogna perdersi un'opera talmente sublime.

ILARIA VICARI (4 ITIS) - Il 9 e il 10 febbraio al teatro Ponchielli è andato in scena “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, con Milva Marigliano, Arturo Cirillo, Valentina Picello e Edoardo Ribatto. Lo spettacolo ruota attorno a Martha e George, una coppia di mezza età, e i loro giovani ospiti, Nick e Honey, sposati da poco. Il rapporto tra Martha e George è in costante tensione: lei lo accusa di aver deluso le proprie aspettative (tra cui quella di fare carriera), lui gioca sui suoi punti deboli in modo sottile ma tagliante. Tra Nick e Honey c’è un legame apparentemente più calmo, ma che in seguito si rivela altrettanto instabile. Insieme le due coppie trascorrono una notte tra i fumi dell’alcool in cui ognuno gioca al “lupo cattivo”, svelando i segreti celati dagli altri. Il confronto tra i quattro personaggi ne mette in luce le debolezze, i difetti e le preoccupazioni che ognuno cela dentro di sé: ognuno vuole far affondare l’altro, cercando di tenersi a galla allo stesso tempo. In questo modo le maschere che portano cadono, e poco alla volta si rivelano le loro vere identità. Litigi, i rimproveri e i rimpianti spingono i personaggi al limite della sopportazione, creano un clima opprimente agli occhi di chi li osserva ma che rappresenta per essi la realtà quotidiana, da cui non possono scappare. Vengono così messi alla prova i legami che li uniscono: le due coppie, pur non trovando un punto di incontro, si rispecchiano l’una nell’altra ma allo stesso tempo si distinguono risultando totalmente differenti. Lo spettacolo mette così in mostra il lato più violento e crudele dell’amore senza abbellimenti, rappresentando la cruda realtà della psiche umana. La pièce coinvolge lo spettatore attraverso le emozioni portate in scena dagli attori, talvolta al punto di risultare un po’ pesante, ma è anche sdrammatizzata da momenti di ironia pungente, che rendono l’insieme divertente e drammatico allo stesso tempo.

FRANCESCA SCAZZOLI (3 LICEO CLASSICO) - Martedì 9 Febbraio è andato in scena al teatro Ponchielli “Chi ha paura di Virginia Woolf?” diretto da Arturo Cirillo. Il titolo prende il nome da una canzoncina cantata più volte dai protagonisti dello spettacolo Martha (Milvia Marigliano) e George (Arturo Cirillo). Essi dopo aver invitato a casa loro una coppia di novelli sposi, Nick(Edoardo Ribatto) e Honey(Valentina Picello), si ritrovano tra un bicchiere di superalcolico e l’altro a mettere ‘a nudo’ tutti i loro segreti. Durante la serata i componenti delle coppie si rinfacciano gli errori commessi nel passato, in modo particolare i padroni di casa quando si ritrovano da soli. Martha sostiene che George abbia una carriera come professore alla facoltà di storia solo grazie al padre di lei, rettore dell’università. Al contrario egli dice che la moglie è una viziata che non fa nulla tutto il giorno. Anche la giovane coppia non si astiene dal conflitto creatosi, infatti Nick quando si trova da solo con George gli svela che ha sposato Honey solo per la gravidanza isterica che ha avuto e per la grande somma di denaro ereditata alla morte del padre di lei. La serata si conclude in modo cupo e triste a causa dell’arrivo di un telegramma dove si annuncia la morte del figlio, immaginario, dei padroni di casa in un incidente e i due piangono per la sua morte. Tutti gli attori recitano perfettamente il loro ruolo, a partire da Arturo Cirillo e Milvia Marigliano che si confrontano agilmente in un continuo scambio di botta e risposta dove esprimono la loro frustrazione per il matrimonio ormai distrutto e la mancanza quasi totale di amore. Anche la giovane coppia formata dalla bellissima Valentina Picello e dall’affascinante Edoardo Ribatto si muove con destrezza sul palco e coinvolge il pubblico in un vortice di emozioni e di paure. Essi infatti sono intimoriti dal matrimonio e da ciò che comporta e non sono sicuri delle scelte fatte. Un magnifico spettacolo che, grazie alla bravura degli attori, scorre rapidamente. Semplici e essenziali, ma allo stesso tempo efficaci gli oggetti di scena e i costumi.

RICCARDO BARONI (4 LICEO ASELLI) - L’occidente,fondato su alleanze traballanti e su una moralità troppo rigida per adattarsi al mutare degli eventi,è destinato a crollare”. Con queste solenni parole, in un’uscita teatralmente accompagnata da una musica d’impatto,si chiude una delle scene più significative di “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, spettacolo in scena al teatro Ponchielli,accortamente diretto e interpretato da Arturo Cirillo. Sono proprio i vizi e i difetti,le debolezze nascoste degli uomini,che si annidano sotto le false apparenze di un’esteriorità costruita,ad emergere prepotentemente dalla rappresentazione,attraverso un serrato e spietato dialogo tra le due coppie sposate protagoniste dello spettacolo. Tutta la narrazione,infatti,non è altro che un continuo rivelarsi di segreti,un doloroso schiudersi di mezze verità,che mettono progressivamente a nudo,in un ordine implacabile,le fragilità,i dolorosi errori del passato,le ferite del presente e il più grande nemico di tutti:il nulla,tacitamente insito nell’indifferenza,nella banalità e nelle orme di vite sprecate e non più recuperabili. George,ormai vecchio,è “nella facoltà di Storia”,ripete continuamente la moglie Marta(splendidamente interpretata da Milvia Marigliano),utilizzando un potente linguaggio simbolico,che trascende la mera occupazione professionale,esprimendo appieno il fallimento completo di una vita che ormai,con la stessa ineluttabilità del passato,può essere solo amaramente rimirata e interpretata. Nella cruda analisi,nel fosco resoconto di un innegabile crollo personale,che travolge con il proprio fascino perverso ed irresistibile tutti i personaggi,non ci può essere spazio alcuno né per le menzogne, né per le illusioni, prima fra tutte l’amore. la potenza positiva del sentimento è così grottescamente ribaltata in un chiuso egoismo,fatto di finzioni ed autoinganni,brutalmente smentiti,ma talmente potenti da legare in un laccio di ferro lo spettatore fino al loro,inaspettato,scioglimento. Al di là di qualsiasi limitata imperfezione(come l’utilizzo di un linguaggio forse un po’ troppo,ingenuamente,scurrile),”Chi ha paura di Virginia Woolf?”resta uno spettacolo dalle straordinarie capacità espressive,capace di sintetizzare l’ ambivalente anima di tetra comicità cinica e nudo disincanto.

SOFIA FERRARI (3 LICEO MANIN) - “Chi ha paura di Virgina Woolf?” di Edward Albee è andato in scena martedì 10 Febbraio al teatro Ponchielli di Cremona nell’allestimento della compagnia Tieffe teatro Milano con la regia di Arturo Cirillo. Il titolo trae in inganno: Virginia Woolf non c’entra nulla, ma è solo un gioco di parole che richiama la canzoncina inglese “Who’s afraid of the big bad wolf?” cantata in più occasioni dai protagonisti durante la rappresentazione. La scena si svolge nel salotto di Martha e George, una coppia di mezza età a notte inoltrata. I due, reduci da una festa, invitano una giovane coppia di sposi, Honey e Nick, che hanno appena conosciuto. Martha (Milvia Marigliano) è una donna dal carattere molto forte e dalla personalità irrequieta che annega il suo malcontento nell’alcool. Suo marito George (Arturo Cirillo) è un professore universitario, che si destreggia tra le continue provocazioni della moglie. I due ospiti sono Honey (Valentina Picello), donna molto fragile e insicura e Nick (Edoardo Ribotto) professore di biologia nella stessa università di George, dove il rettore è il padre di Martha. Nel lungo dialogo tra i protagonisti complice l’alcool che scorre a fiumi, emergono aspettative deluse, insoddisfazioni, rabbia e inquietudini, in un intreccio che vede i personaggi a volte vittime e a volte carnefici. Il salotto di Martha e George diventa un ring immaginario dove la coppia matura combatte, sotto agli occhi dei due giovani che da semplici spettatori vengono via via coinvolti in questo gioco al massacro. La scenografia a cura di Dario Gessati è stata studiata appositamente per una scena in cui tutto è in movimento ed è dominata da un grande mobile bar di specchio intorno al quale i protagonisti si ritrovano per bere. La regia di Arturo Cirillo guida i personaggi in un crescendo di tensione emotiva.

18 Febbraio 2016

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