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Domenica 11 Dicembre 2016

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Le recensioni degli studenti di Il giardino di Gaia

Le recensioni degli studenti di Il giardino di Gaia

CREMONA - Sono 63 gli studenti delle scuole superiori cremonesi e provenienti dal Manin, Aselli, Anguissola, Beata Vergine, Vida e Torriani che hanno deciso di vestire i panni di ‘cronisti teatrali’ per la stagione di prosa 2015/2016 del teatro Ponchielli per la quarta edizione di Diritto di Critica, la palestra di scrittura per spettatori consapevoli promossa dalla Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli e dal quotidiano 'La Provincia'. Ecco le recensioni relative a Il giardino di Gaia.

MARCO BELLANDI GIUFFRIDA (5 LICEO MANIN) - Mercoledì 3 febbraio è andato in scena al Ponchielli Il giardino di Gaia, un esperimento teatrale unico nel suo genere, curato dalla celebre Fonderia Mercury. L’obiettivo della compagnia è stato trasformare il teatro per una sera in una sala di registrazione, rappresentando un audiodramma simile a quelli che un tempo si trasmettevano in radio. All’entrata del teatro ciascuno spettatore è stato dotato di un’audiocuffia con cui ascoltare le voci dei personaggi sulla scena. Lo spettacolo si apre con la voce di Massimo Carlotto, autore della pièce, che invita il pubblico al silenzio assoluto. Poi entrano i personaggi: ognuno di loro resterà fermo nella sua postazione per tutta la durata del breve spettacolo. Viene raccontata la storia di Gaia Convento Bruni (Cinzia Spanò), una donna affascinante e possessiva, sposata con Lorenzo (Daniele Ornatelli), un uomo ricco che ha appena accettato una mazzetta dal politico locale, Alfio (Nicola Stravalaci). La coppia è in crisi: Lorenzo e Gaia vivono da tempo delle relazioni extraconiugali che non riescono a confessare apertamente. Enrico (Dario Sansalone), il figlio ventenne, è fidanzato con Jennifer (Linda Caridi), una ragazza piuttosto ambiziosa che incontra da subito le antipatie di Gaia. Tutta la trama è dedicata al percorso compiuto da Gaia per individuare l’amante del marito; quando scoprirà che è la carissima amica Carla (Eleni Molos), una donna giovane sposata con un uomo manesco, la vendetta sarà terribile. La storia, di una quotidianità forse un po’ banale e prevedibile, è discreta. Nel complesso, però, l’esperimento non è riuscito: il teatro non è adatto a diventare uno studio radiofonico, specie quando l’audio è disturbato qua e là da un fastidioso fruscio, imputabile sicuramente a un difetto della cuffia e non a uno sbaglio del fonico. Dunque, ottima l’idea ma mediocre la realizzazione: resta il fatto che con qualche accorgimento in più e con una storia meno esile, lo spettacolo avrebbe potuto essere qualcosa di molto interessante.

CAMILLA BOCCHI (4 LICEO ANGUISSOLA) - Quando mettete piede nel teatro non vi aspettate che le maschere vi porgano l'opuscolo e un paio di cuffie. Non vi aspettate di vedere, dal vostro palchetto, la platea al buio punteggiata di lucine verdi e non vi aspettate di trovarvi davanti ad una vera e propria sala di registrazione. Il giardino di Gaia, per un'ora buona e molto intensa, ci rende ciechi. Gli attori si allontanano dal microfono quando sono nell'atto di cambiare stanza oppure si coprono la bocca per simulare una conversazione telefonica, armeggiano con tazzine e cucchiaini al tavolo e camminano per il palco parlando da soli se devono rendere l'idea che ci si trovi in un posto affollato. Vedere il trucco dietro la magia, il noumeno dietro il fenomeno fa rizzare i peli. E' quasi doloroso rendersi conto della costruzione che sta dietro questo radiodramma noir. Massimo Carlotto, con la sua storia, fa sì che gli spettatori possano chiudere gli occhi ed immaginare senza addormentarsi, rimanendo quasi in allerta. La storia è semplice ma intensa e l'adattamento di Sergio Ferrentino permette di sentirne il rapido, violento e ansiogeno crescendo. Gaia Conventi Bruni è moglie, madre e nella sua casa detta le regole. Suo marito è un politico debole immischiato in loschi affari. Gaia è determinata, calcolatrice, vendicativa, spietata, fredda. Nulla sfugge al controllo di questa donna, disposta a tutto affinché nessuno si frapponga tra lei ed i suoi obiettivi. Carlotto e Ferrentino, assieme, sono riusciti a dar vita al suono, a crearne una scenografia, un qualcosa di concreto, di vicino allo spettatore ma intoccabile. Il radiodramma permette forse di calarsi ancor di più nella vicenda, di immergercisi non da spettatori ma da ascoltatori, come fossimo tutti lì ad origliare di nascosto. L'idea di rappresentarlo in teatro, per quanto affascinante, ha minato leggermente al realismo della storia. Ad occhi chiusi, infatti, si viene rapiti dalle voci degli attori, mentre guardare il palco potrebbe in effetti costituire una distrazione e far crollare il giardino di Gaia che stava andando costruendosi nel nostro immaginario. Nel complesso, però, direi che il metodo “Ferrentino-Stanislavskij” (parole dell'attore Dario Sansalone) ha avuto successo e il risultato è stato la concretizzazione del noir di Carlotto in un sogno spaventoso.

15 Febbraio 2016

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