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Sabato 10 Dicembre 2016

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DIRITTO DI CRITICA

Le recensioni degli studenti di Al Cavallino Bianco

Le recensioni degli studenti di Al Cavallino Bianco

Al Cavallino Bianco al Ponchielli

CREMONA - Sono 63 gli studenti delle scuole superiori cremonesi e provenienti dal Manin, Aselli, Anguissola, Beata Vergine, Vida e Torriani che hanno deciso di vestire i panni di ‘cronisti teatrali’ per la stagione di prosa 2015/2016 del teatro Ponchielli per la quarta edizione di Diritto di Critica, la palestra di scrittura per spettatori consapevoli promossa dalla Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli e dal quotidiano 'La Provincia'. Ecco le recensioni relative a Al Cavallino Bianco.

FABIO FAVERZANI (4a LICEO VIDA) - Tre pannelli a fare da pareti col profilo di un cavallo a dominare il palco ed ecco la hall. Un paio di staccionate ed ecco la stalla. Un paio di panchine con le sagome di pochi alberi per uno spazio all’aria aperta. Quel tanto che bastava a una simpatica galleria di personaggi per dare prova della propria vis comica. “Al cavallino bianco” ha presentato un microcosmo popolato da maschere che hanno garantito due ore di risate a un teatro Ponchielli gremito di spettatori anche nel pomeriggio di santo Stefano. Il cameriere Leopoldo è l’innamorato non corrisposto, Gioseffa la dispotica proprietaria dell’hotel, Sigismondo il dongiovanni “bello e impossibile”, Pesamenole il ricco industriale, Claretta la giovane stralunata e dai buffi difetti di pronuncia. L’intreccio cui rimangono avvinghiati sembra al di là della loro portata: Leopoldo ama Gioseffa, che però è interessata all’avvocato Giorgio Bellati, attratto da Ottilia, figlia di Pesamenole. Ottilia si dovrebbe fidanzare con Sigismondo, rivale in affari di Pesamenole, per chiudere una causa fra i due. Sigismondo sembra avere occhi solo per Claretta, in soggiorno presso l’hotel insieme al padre. Quest’ultimo riesce infine a ricomporre il puzzle. La compagnia di Corrado Abbati ha presentato un adattamento che non ha tradito nella sostanza l’operetta originale di Hans Müller ed Erik Charell. Non sono mancati riferimenti all’attualità. I tradizionali costumi tirolesi si alternavano a un abbigliamento contemporaneo. Ecco allora Bellati presentarsi con trolley, zaino e scarpe sportive, Sigismondo a bordo di un monopattino, con tanto di trombetta sul manubrio e casco in testa. Due giovani avventori immortalavano il proprio arrivo con un selfie. Leopoldo veniva informato di una rievocazione storica che avrebbe fatto tappa presso “Al cavallino bianco” con una telefonata sul cellulare. Il mattatore della commedia, Giovanni Pesamenole, interpretato dallo stesso Abbati, intervallava i propri interventi con parole in dialetto cremonese. Anche il pubblico sembrava far parte delle affascinanti coreografie. Dalla platea e dai palchi, molti accompagnavano i famosi motivetti e battevano le mani a tempo di musica, recependo il senso della storia: “L’uomo non si deve allontanare troppo da sé”, insegna il padre di Claretta. Il lieto fine, che pareva così lontano, è invece alla portata di tutti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

05 Gennaio 2016

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