il network

Lunedì 24 Settembre 2018

Altre notizie da questa sezione

Blog


SCUOLA

Prof, non suggerite. I ragazzi vi stupiranno

I 'consigli' dell'antropologa Angela Biscaldi nel periodo degli esami di maturità

Prof, non suggerite. I ragazzi vi stupiranno

L'antropologa Angela Biscaldi

Ci sono un’immagine e un ricordo fastidiosi nella mia esperienza prima di studentessa di liceo, poi di insegnante delle superiori, infine di presidente di commissione degli esami di stato: un docente che, durante le prove scritte, si aggira tra i banchi, bisbiglia e suggerisce di continuo agli studenti, indica, complice, una parola sul dizionario, si curva prodigo sui banchi. Non appena l’insegnante inizia la sua missione soccorritrice, nell’aula dove prima c’erano silenzio e concentrazione decine di mani si alzano per chiedere un chiarimento, una spiegazione, un aiuto. Questo scompiglio a volte si trasforma in leggende amplificate da una vox populi che non perdona: quella del professore che dettò la versione di greco perché ‘troppo difficile’; quella del docente che impostò alla lavagna lo svolgimento del secondo esercizio di matematica per poi fermarsi perché era così complesso da non esserne capace. In un gesto semplice, all’apparenza benevolo, si dissolvono legalità, meritocrazia, equità, responsabilità educativa, autorevolezza. Non sorprende che la maggior parte degli universitari associno l’esame di Stato al senso di ingiustizia. Tanti sostengono di aver conseguito un voto inferiore a quello che meritavano. Dicono di essere stati penalizzati. E’ inevitabile: quando si alterano le regole del gioco, nessuno ha vinto e nessuno ha perso. Sono due i motivi per i quali il ‘suggerimento’ durante le prove d’esame, micro-pratica sociale dell’illegalità, è detestabile. In primo luogo, col suggerimento la rappresentazione del candidato non è quella di un adulto ‘capace’, chiamato, in autonomia, a mettersi alla prova, a dimostrare, anche con fierezza, il meglio di sé (‘sapere aude’). Ma è quella di un bambino ancora dipendente da materni gesti di protezione, deresponsabilizzato fino all’ultimo rispetto al suo percorso di studi e alle sue effettive conoscenze e capacità. Non è una persona che — come in tutti i riti di passaggio — affronta in solitudine una prova, ma ingranaggio di una macchina che, anziché perseguire una finalità educativa e un’equità nella valutazione, ha altri scopi: accontentare i genitori, evitare ricorsi, rivaleggiare coi colleghi, costruire consensi o clientele, esprimere ostilità nei confronti del sistema. In secondo luogo, la rappresentazione del sapere che si disegna nella aule in cui i docenti suggeriscono è una burletta, destinata a culminare nella fuga di notizie sulla terza prova e nell’asta dei voti dello scrutinio finale. La schiena china del docente nell’atto di suggerire (ben lontana dall’immagine fiera di Robin Williams in piedi sulla cattedra ne L’attimo fuggente) rappresenta deitticamente la parabola discendente della scuola italiana: nella passione educativa, nella trasmissione del valore del Sapere, nel prestigio sociale, nel potere d’acquisto dei suoi salari. Alla vigilia degli esami di Stato, rivolgo un appello ai professori. Tranquilli. Nell’anno avete svolto i programmi e catturato l’attenzione più dei fatidici venti minuti? Avete interrogato, concesso il recupero, poi il recupero del recupero? Avete consolato, sostenuto, asciugato le lacrime di mamme e papà ai colloqui? Adesso state al vostro posto, in cattedra, a testa alta. Considerate i vostri studenti capaci, chiedete loro di essere all’altezza, aspettatevi qualcosa. Potrebbero sorprendervi.

Angela Biscaldi (antropologa, Università Statale di Milano)

19 Giugno 2015