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Martedì 06 Dicembre 2016

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Le recensioni degli studenti di Frost/Nixon

Le recensioni degli studenti di Frost/Nixon

Frost/Nixon in scena al Ponchielli di Cremona

CREMONA - Quinto appuntamento con Diritto di critica, l’iniziativa di Fondazione Ponchielli e del quotidiano La Provincia che è giunta alla sua terza edizione. Manin, Torriani, Aselli, Anguissola e Vida sono le scuole che hanno aderito, grazie alla disponibilità dei rispettivi dirigenti e all’intermediazione degli insegnanti. Gli studenti dovranno vedere e recensire almeno tre spettacoli della stagione di prosa 2014/2015 e inviare gli articoli entro 48 ore dallo spettacolo recensito. Le varie recensioni saranno pubblicate sui siti del quotidiano e del teatro, poi a fine stagione le migliori critiche avranno la pubblicazione sull’edizione cartacea de La Provincia.

 

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Ecco le recensione degli studenti relative a Frost Nixon

 

SOFIA POLITI (4 LICEO CLASSICO MANIN) - Il 30 gennaio 2015 il teatro Ponchielli di Cremona si è trasformato in un grande schermo televisivo che ha ospitato lo spettacolo FROST/NIXON di Peter Morgan,con regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani. Una resa cinematografica che ha visto come interpreti principali i due registi,nelle vesti rispettivamente di David Frost,uomo di televisione attivo in Inghilterra e Australia,alla ricerca di successo in America,e Richard Nixon,presidente degli Stati Uniti dal 1953 al 1961,coinvolto in prima persona nello scandalo Watergate. Lo spettacolo è incentrato sulla narrazione delle interviste svolte da Frost a Nixon nel 1977 per estorcere al presidente l'ammissione della propria colpa nelle vicende avvenute il 17 giugno 1972. Queste le principali e generalissime linee guida;in realtà la rappresentazione ha un sguardo molto più ampio. Dopo due ore,si esce da teatro cercando di distinguere il sottilissimo filo,sempre che esista,che tiene separato finzione e realtà. La non concretezza della televisione si allontana infatti radicalmente dalla verità,convincendo ad accettare illusioni. Uno strumento pericolosissimo,che ha consentito,in questo caso,al presidente Nixon,di mentire senza troppi ostacoli,oscurato da un finto specchio sulla realtà. A rompere l'incanto e a mettere in luce quanto politica e show business si equivalgano è Frost,che si rende conto della doppia faccia della televisione. Se da un lato essa facilita la corruzione della politica,dall'altro può essere utilizzata come un'arma a doppio taglio,togliendo la maschera a questa pratica. Il tutto è narrato con una chiarezza e una intuitività tipica del cinema,che permette ad ognuno di rivivere con precisione quegli avvenimenti. La verosimiglianza ricercata dai registi è proprio il punto forte dell'opera,che cerca anche nello schema compositivo di portare avanti il proprio ideale di chiarezza e trasparenza. Scenografia efficacissima,degna di una voluta “americanata”. La recitazione nel complesso buona,salvo qualche errore nella separazione delle parole che è risultata al pubblico come un mormorio soffuso. Il teatro non pieno come questo spettacolo si meritava. Peccato,si sono persi un bellissimo film.

 

CRISTINA MORRA (5 LICEO SCIENTIFICO) - Politica e mass-media, due mondi che non provano vergogna a scendere a compromessi, che esaltano l’inutile e il superficiale, due mondi che nascondono dietro parole e sorrisi la verità dei fatti, che peccano, in egual modo, di arroganza e che pensano di poter andare oltre ciò che è loro concesso: sono temi molto attuali quelli portati in scena da Ferdinando Bruni e Elio de Capitani con Frost/Nixon (30 gennaio al teatro Ponchielli), una pièce teatrale incentrata sul famoso confronto – o sarebbe meglio definirlo scontro- tra il giornalista inglese e l’ex-presidente americano, conclusosi con la confessione di quest’ultimo del suo ruolo nello scandalo Watergate. Una rappresentazione rapida della tortuosa vicenda, un’ inchiesta giornalistica sotto le spoglie di uno spettacolo televisivo - o forse sarebbe meglio definirlo uno spettacolo televisivo sotto le sembianze di un’inchiesta giornalistica? -, dei retroscena della realizzazione del programma, delle interviste e della preparazione dei due contendenti: media e politica, due realtà tanto simili, in questa occasione si affrontano senza esclusione di colpi e tra i due che ne fanno le veci uno solo ne uscirà vivo, a uno toccheranno le luci della ribalta, all’altro il ritiro forzato dalla scena. Nessuno dei due personaggi, tuttavia, può essere interpretato come l’eroe della situazione, entrambi sono mossi dallo stesso ignobile e tracotante istinto di ambizione personale. Nonostante la sapiente costruzione delle varie scene, ottenuta con un taglio cinematografico dato alla loro successione e con una scenografia essenziale –con delle semplici sedie e pochi altri oggetti di scena si spazia dallo studio televisivo ai convegni presidenziali, dalla stanza d’hotel in America all’aereo dall’Australia e così via –, la lunga durata e la densità dei fatti che hanno caratterizzato la vicenda reale si infrangono duramente con i limiti dell’ambiente teatrale e così momenti di tensione vengono accolti con ironia, passaggi chiave appaiono frettolosi e banali e la risoluzione arriva così velocemente da lasciare un senso di sgomento nelle mani dello spettatore. Rimangono però da apprezzare le grandi interpretazioni di Bruni/Frost e de Capitani/Nixon e il loro coraggio nel portare in scena qualcosa che rompa con i soliti schemi della tradizione, un accenno di novità.

 

CRISTINA SIVIERI (5 CLASSICO MANIN) - Incalzante, chiaro, a tratti ironico. Lo spettacolo Frost/Nixon assume l’aspetto di un documentario di stile giornalistico. L’estrema chiarezza nella descrizione e nella messa in scena dei fatti ha permesso di sventare il rischio che questo genere di rappresentazione corre, ovvero quello del “non ci ho capito niente”. Anzi, tutti coloro che la sera del 30 gennaio al Teatro Ponchielli hanno assistito a questo spettacolo, ora possono dirsi esperti della famosa quanto controversa vicenda che coinvolse il presidente degli Stati Uniti Nixon (Elio De Capitani) e l’esuberante conduttore televisivo Frost (Ferdinando Bruni): lo scandalo Watergate. L’eterno (e a quanto pare inconciliabile) binomio sincerità-potere è il vero protagonista. L’immagine che emerge non è quella di un presidente subdolo e bugiardo, ma di un personaggio schiavo del sistema del potere, potere che sembra voler cambiare (o cancellare) i limiti tra giusto e sbagliato. Dalla parte opposta del ring ci sta un uomo della TV d'intrattenimento popolare, che quasi per caso si ritrova nel mezzo di un difficile match con probabilità di vittoria alquanto scarse, ma che è animato da una instancabile determinazione. Dello scontro non vengono messe in scena solo le azioni sul campo, ma anche i dietro le quinte, gli allenamenti ai quali i due uomini si sottoposero prima di cominciare a “combattere”: la preparazione delle domande da parte di Frost e delle risposte da parte di Nixon; la raccolta di materiale; i momenti di crisi; la paura di fallire e la consapevolezza di non poterselo permettere. Il confronto assume l’aspetto di un incontro di boxe anche grazie al suono di un gong che scandisce l’inizio e la fine di ogni intervista (intelligente scelta dei registi/attori). Frost/Nixon non finisce con il chiudersi del sipario, poiché insinua nell’animo dello spettatore domande e interrogativi; lo obbliga a riflettere su se stesso e sulla società in cui vive. Il teatro dunque si fa mezzo di informazione e allo stesso tempo di formazione.

 

ENRICO GALLETTI (2 LICEO MANIN) - È il 1977, il 12 maggio per l’esattezza. Frost, famoso anchormen britannico, siede al fianco di Richard Nixon, presidente americano costretto a lasciare la Casa Bianca dopo lo scoppio del famoso scandalo Watergate, per un’intervista a reti unificate. Quel giorno è passato alla storia. E proprio la sequela di quegli attimi cruciali, oltrepassando l’oceano, è approdata, venerdì 30 gennaio, tra le mura del Teatro Ponchielli di Cremona. Dodici schermi televisivi, alcune sedie da ufficio che entrano ed escono dalla scena di continuo e un telefono dell’epoca, questo l’allestimento fisso presente sul palcoscenico, che si fonde con una coreografia sobria e con effetti scenici che si mantengono sopra le righe per l’intera durata dello spettacolo. Sul palco, accanto a Ferdinando Bruni (David Frost), regista oltre che attore insieme a De Capitani, i colleghi Luca Torraca (Swifty Lazar), Andrea Germani (Bob Zelnick) e Alejandro Bruni Ocaña. Sul fronte opposto invece Nicola Stravalaci (Jack Brennan), il portavoce ufficiale di Elio De Capitani (Richard Nixon). Un confronto incalzante, quello di Frost e Nixon, che cattura - quasi ipnoticamente - l’attenzione del pubblico, composto in larga maggioranza da giovani spettatori. Il cambiamento repentino di intensità, una vera e propria climax ascendente di emozioni, si dimostra sin dalle prime battute del testo, stratagemma efficace e decisivo per la buona riuscita della messa in scena. Ed è proprio in questo contesto, che il potere mediatico, quello di Frost, riesce ad avere la meglio su quello politico, detenuto da Nixon. Il Presidente statunitense infatti, durante l’ultima delle quattro interviste registrate, crolla rovinosamente. La verità sullo scandalo Watergate fuoriesce proprio davanti a una telecamera, tra i volti impressionati e increduli del pubblico e degli attori presenti in scena. Il testo, che porta l’indelebile firma del drammaturgo Peter Morgan, non delude le aspettative del pubblico, che apprezza soprattutto il coinvolgimento dal punto di vista emotivo degli attori, impegnati nella narrazione di fatti storici realmente avvenuti, dove il ‘gioco dei poteri’ sfocia nel trionfo assoluto della verità.

 

MARCO PINI (5 LICEO TORRIANI) - Un salto in un recente passato quello avvenuto venerdì 30 gennaio al teatro A. Ponchielli con la messa in scena de “Frost/Nixon” del celebre sceneggiatore britannico Peter Morgan ed interpretato da Ferdinando Bruni e Elio De Capitani. Lo spettatore viene catapultato negli anni ‘70 dove ad accoglierlo troverà il bravo e giovane attore Alejandro Bruni Ocaña, che per l’occasione interpreta Jim Reston, giornalista americano adirato dal comportamento dell’ormai ex-presidente degli Stati Uniti d’America Richard Nixon, protagonista del più grande scandalo americano, il Watergate. La messa in scena ripercorre le turbolente vicende della celebre intervista del 1977, costruita e condotta da un intraprendente David Frost che, non senza difficoltà, portò al popolo americano la giustizia della tanto agognata ammisione di colpa del Tricky Dick (Ric il furbetto). La rappresentazione offre due punti di vista opposti, permettendo una comprensione più ampia di due personaggi forti, pronti a tutto pur di vincere: si, vincere, perchè l’intervista è un vero e proprio incontro di boxe nell’ambito del quale gli sfidanti sfoderano i propri migliori colpi volti a difendere da una parte il nome e la reputazione di un uomo decaduto e corrotto, dall’altra lo showman britannico che vuole la visibilità e il successo oltre oceano. Si susseguono così domande provocatorie e risposte vaghe e dispersive, il tutto volto a sfiancare l’avversario in una sorta di danza dove solo il più determinato e forse, il più preparato, può vincere. Lo spettacolo è arricchito da una messa in scena che ricerca un’impronta prettamente televisiva, donando continuità e coerenza fra ciò che vediamo e ciò che ascoltiamo, al fine di una piena immedesimazione dello spettatore in un ideale uomo americano davanti alla televisione. Frost/Nixon è dunque un’occasione per conoscere e comprendere un pezzo di storia moderna ma anche, e soprattutto, l’uomo e la sua brama di potere e di successo che lo porta ad azioni immorali e prive di qualsivoglia etica; il contesto ci trasmette, enfatizzando, il grande potere mediatico e sociale ottenuto da un ormai affermato e consolidato strumento, quale la televisione.

 

NICCOLO’ BONSERI (3 LICEO CLASSICO) - Frost/Nixon, andato in scena lo scorso venerdì presso il Teatro Ponchielli, ci restituisce con veridicità uno spaccato di storia recente, situazioni molto più vicine alla realtà attuale di quanto pensiamo; la pièce ci dà un’immagine forte delle ampie facoltà di ciò che nella nostra era chiamiamo quarto potere: l’informazione. Che i media forniscano notizie a mero scopo divulgativo o che lo facciano per manovrare la popolazione poco importa, la spettacolarità è il vero cardine di tutto ciò, è importante avere un grande audience per lucrare il più possibile, il messaggio sotteso è che l’unico vero potere è quello economico e che tutti gli altri sono suoi strumenti. In questo contesto viene riportato il primo grande confronto storico tra il potere dell’informazione e il potere politico, un vero e proprio scontro televisivo, che si infiltrò nel privato di molti milioni di persone; il soggetto è l’intervista tra il popolarissimo conduttore di talk show inglese David Frost e il presidente americano Nixon, che si gettò in quest’impresa per risollevare la sua reputazione compromessa a livello internazionale ma che ne uscì più infangato di prima. Un comune studio televisivo degli anni ’70 fa da sfondo all’intera vicenda che si sviluppa nel corso di diversi anni in diversi luoghi, la scenografia si adatta dunque con poche semplici sedie girevoli e altri oggetti di scena a riprodurre la California, Londra e Sidney e molte altre ambientazioni. La drammaturgia di Peter Morgan adattata da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani riesce a far percepire i fatti di quasi quarant’anni fa come attuali, e lo sono. I limiti che l’etica e la morale impongono all’esercizio del potere politico non sono poi così cambiati da allora, e il modo in cui ci vengono comunicati i fatti è sempre lo stesso; la nostra società, in cui la corruzione si fa facilmente strada, è governata sempre di più dalla volontà di profitto, il che induce le classi al potere a violare i principi morali che abbiamo faticosamente fatto nostri. Tutto ciò è considerato lecito in un ottica di segretezza e occultamento rispetto al resto della società, e la maniera più facile per raggiungere questi scopi è la strumentalizzare dei mezzi di comunicazione. Il dramma presuppone una società che si sottomette a queste violazioni, immagine triste ma vera; essa potrebbe essere diversa solo se non volesse essere solo intrattenuta.

09 Febbraio 2015

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