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Domenica 11 Dicembre 2016

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Le recensioni degli studenti di 'Penso che un sogno così...'

Le recensioni degli studenti di 'Penso che un sogno così...'

Beppe Fiorello

CREMONA - Torna Diritto di critica, l’iniziativa di Fondazione Ponchielli e del quotidiano La Provincia che è giunta alla sua terza edizione. Manin, Torriani, Aselli, Anguissola e Vida sono le scuole che hanno aderito, grazie alla disponibilità dei rispettivi dirigenti e all’intermediazione degli insegnanti. Gli studenti dovranno vedere e recensire almeno tre spettacoli della stagione di prosa 2014/2015 e inviare gli articoli entro 48 ore dallo spettacolo recensito. Le varie recensioni saranno pubblicate sui siti del quotidiano e del teatro, poi a fine stagione le migliori critiche avranno la pubblicazione sull’edizione cartacea de La Provincia. Ecco le recensione degli studenti relative a 'Penso che un sogno così, non ritorni mai più...' di Beppe Fiorello.

 

SOFIA RIZZUTI (1 LICEO CLASSICO) - “Penso che un sogno così, non ritorni mai più…” così inizia Giuseppe Fiorello lo spettacolo visto al Ponchielli in apertura della Stagione di Prosa. Si presenta con alle spalle uno sfondo blu, iniziando a cantare la famosissima canzone di Domenico Modugno Nel blu dipianto di blu. Con l’accompagnamento musicale di Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma racconta alcuni episodi della sua vita, intrecciati a quella di “Mimmo”, così lui chiama il cantante, che gli ricorda sempre più suo padre, rimasto a casa per mettere su famiglia, anche se avrebbe voluto fare come Modugno: partire per seguire i suoi sogni. Fiorello si descrive, quand’era bambino, il più timido dei quattro figli, anche se, come il padre aveva capito, lui “teneva” un sogno. E così, passò la sua vita tra una canzone e l’altra di quel grande cantante, amato non soltanto da lui, ma anche dal padre in modo particolare. Ma Giuseppe Fiorello non parla solo della sua vita, cambiata da Modugno, ma anche di Modugno: racconta del suo inizio come cantante, dei i suoi viaggi in America per poi tornare quando nasce suo figlio. Fiorello Descrive i frammenti della sua vita e di quella di Modugno come una cosa sola: dai momenti più importanti, a quelli più semplici e gioiosi della vita negli anni ‘60 e ’70. Racconta dell’amore folle tra sua madre e suo padre, come quello tra Franca e Mimmo, racchiudendo all’interno, tutti i suoi ricordi e le sue “avventure” di quando viveva a Catania con la sua famiglia. Nel bel mezzo dello spettacolo, viene calata in scena la giacca blu, che Modugno usò a Sanremo, un omaggio al successo popolare del cantante. Fiorello fa rivivere con tutto ciò la sua vita, quella della sua famiglia e del grande cantante che sconvolse la musica italiana. Chiude lo spettacolo, per poi continuare a intrattenere per altri minuti il pubblico, con un saluto a suo padre, a sua madre e allo stesso Modugno: ciao.

 

ALESSANDRA AZZINI (3 LICEO SCIENTIFICO) - Giovedì 18 dicembre 2014 Beppe Fiorello ha fatto il pieno al Teatro Ponchielli di Cremona con la messa in scena dello spettacolo "Penso che un sogno così...", nel quale rende omaggio a uno dei più grandi artisti degli anni Sessanta, Domenico Modugno, parlando di lui e cantando alcune delle sue canzoni. Beppe - accompagnato da due grandi maestri della chitarra: Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma - tiene la scena, atteggiandosi sul palco con grande energia e vitalità, stupendo il suo pubblico. Lo spettacolo si apre con Fiorello che comunica con il picciriddu, un ragazzino timido, sempre rosso per l'imbarazzo, che non parlava mai, che solo in seguito si scopre essere lui stesso. Questo, aveva un sogno, quello di fare l'attore o il cantante, sogno che, però, egli non era mai stato capace di rivelare a nessuno per paura di non essere capito. Solamente mentre era in bagno da solo e si guardava allo specchio, sentiva di essere davvero se stesso e, allora, cominciava a cantare. Gli spettatori vengono allora trasportati in un viaggio, nel quale vivono vicende che ruotano attorno a questo picciriddu, riguardanti la realtà dell'Italia meridionale negli anni sessanta. Si alternano, quindi, fatti spiritosi, allegri, nostalgici, che suscitano l'emozione del pubblico. Qui si viene a contatto con vari personaggi, tra cui, di rilevata importanza, vi è il papà di Beppe, che rispecchia la classica figura siciliana, che quasi si fonde con quella di Mimmo Modugno. Sono, infatti, questi due i suoi idoli, ai quali vuole rendere omaggio. Ecco, allora, che si sente la melodiosa voce di Fiorello intonare alcune canzoni di Mimmo, che vengono interpretate parola per parola dai suoi gesti o dalle scenografie. In queste colorate scene di Sicilia, ad attirare l'attenzione degli spettatori è, infatti, anche la scenografia, ricca di effetti visivi, dovuti agli spostamenti in perfetta armonia e coordinazione dei pannelli posti su più piani. Beppe Fiorello conquista così i numerosi applausi e la richiesta di cantare un'altra canzone di Modugno da parte del pubblico. Gli spettatori sono rimasti davvero a bocca aperta, davanti a quell'interpretazione, che li ha riportati indietro nel tempo, e a un Fiorello colmo di vitalità, che ha saputo coinvolgerli nel migliore dei modi, con battute e vicende che hanno suscitato riso ed emozioni.

 

BIANCALISA SGORBATI (3 LICEO CLASSICO VIDA) - Nella cornice dell’elegante teatro Ponchielli di Cremona, Beppe Fiorello ha inaugurato la stagione di prosa, il 18 e il 19 dicembre, con il suo spettacolo: Penso che un sogno così…, scritto dallo stesso attore e da Vittorio Moroni con la regia di Giampiero Solari. Lo spettacolo racconta non solo la grande storia di Domenico Modugno, ma anche l’infanzia di Beppe Fiorello e della sua famiglia, intrecciata a quella dell’Italia degli anni 60, ovvero del boom economico. La prima scena si apre nel buio totale, solo un fascio di luce illumina un uomo: baffetti da moschettiere, capelli brizzolati e sorriso enigmatico sulle labbra, la somiglianza è impressionante, quasi perfetta. Accenna appena una canzone, quella che dà il titolo allo spettacolo, e inizia così la carrellata inesauribile ed emozionante di canzoni popolari e meravigliose che hanno segnato la storia della musica italiana e che il pubblico si ritrova inconsapevolmente a cantare. Beppe Fiorello tiene la scena, senza la minima caduta di tono per due ore, fino ad un finale commovente: la giacca color carta da zucchero, indossata da Modugno al festival di San Remo del 1958, quando cantò a braccia aperte ‘ Nel blu dipinto di blu’, scende dal cielo quasi come un dono. È energico, emotivo, intenso e versatile; ora è se stesso, timido picciriddu, ora suo padre, che si confonde con Modugno di cui è interprete appassionato, ora Domenico, chiamato amichevolmente Mimmo. Una serie di quinte scorrono dietro le spalle di Beppe Fiorello e fanno da puntuale e preciso scenario alle canzoni più famose: l’immagine di una terra arida per ‘Amara terra mia’, una notte stellata che ricorda un quadro di Van Gogh per la canzone ‘Lu grillu e la luna’, le citazioni colte di Pasolini per bocca di Totò in ‘Che cosa sono le nuvole’. Nascosti e svelati alternativamente da questi pannelli, due talentuosi chitarristi fanno da spalla al primo attore, sono Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma. Il vero protagonista di questo show, come rivela al termine della serata Beppe, è in realtà suo padre Nicola, guardia di finanza per lavoro e cantante per vocazione, morto prematuramente. È lui l’alter ego di Mimmo Modugno , lui intona le canzoni che fanno da alternanza ai teneri ricordi dell’infanzia del figlio; lui canta le serenate per conquistare le ragazze del paese per conto degli amici, lui guida la vecchia auto con la famiglia a bordo verso le vacanze al mare cantando ‘La lontananza’. Con Penso che un sogno così Abbiamo ascoltato la meravigliosa storia di uomo che, come tanti uomini del Sud, abbandonò la terra natia e l’infanzia di un bambino che molti decenni dopo ne seguì le orme.

 

CRISTINA MORRA (5 LICEO SCIENTIFICO) - Uno spettacolo – quello presentato da Giuseppe Fiorello nelle serate del 18 e 19 dicembre al teatro Ponchielli – che non è stato semplicemente gradevole, è piaciuto “da morire”. Fiorello ha pienamente atteso alle aspettative del pubblico cremonese con la sua evocativa simpatia e la sua coinvolgente passione: ‘Penso che un sogno così…’ (con la regia di Giampiero Solari) non è solo un omaggio alla musica di Domenico Modugno, è la storia di un Fiorello ‘picciriddu’, timido e silenzioso, che cammina faticosamente verso il suo sogno al fianco del cantante che con le sue canzoni sembra parlare proprio di lui; è la messa in scena di un ricordo carico di familiarità e nostalgia attraverso le parole di Modugno e l’emozione dell’attore siciliano, è l’occasione con cui egli rievoca suo padre, da lui definito ‘il suo migliore attore’, colui dal quale ha ereditato il suo essere sognatore e colui al quale egli deve la sua affezione per Domenico ‘Mimmo’ Modugno . Su una scenografia estremamente essenziale basata su quinte mobili e immagini proiettate, Beppe Fiorello si butta con tutto se stesso in un monologo che si giostra tra canto, comicità e malinconia, egli punta tutto – e vince!- sulla fantasia del pubblico che attraverso l’appassionata e suggestiva interpretazione viene risucchiato nelle sue memorie d’infanzia, nelle vacanze di famiglia, nelle feste di paese … e, a tratti, nelle vicende del cantante che, anche lui inseguendo strenuamente il suo sogno, scala il successo sotto gli occhi incuriositi del bambino siciliano. Uno spettacolo da vedere ma anche da sentire! Grazie alla musica dal vivo (eseguita da Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma) e alla splendida voce di un Fiorello/Modugno diventa anche l’occasione per godersi o per conoscere più a fondo, se ancora non se n’è avuta l’opportunità o la voglia, il repertorio e il ruolo del cantante nella storia della musica, unico per la semplice – eppure mai sperimentata prima- poesia delle sue canzoni. Ed è così che chiedendo direttamente al pubblico se lo spettacolo fosse piaciuto o meno, Beppe Fiorello non poteva aspettarsi che quella risposta: “da morire”.

 

ELENA SGARZI (3 LICEO SCIENTIFICO ASELLI) - La stagione di prosa 2014-2015 al teatro “Ponchielli” di Cremona si è aperta giovedì 18 dicembre con lo spettacolo del frizzante e affascinante Giuseppe Fiorello, “Penso che un sogno così..”, con la regia di Giampiero Solari. Il monologo è un omaggio al padre enormemente stimato e ammirato dall’attore, e, attraverso di lui, un grande omaggio anche a Domenico Modugno, mito indiscusso della famiglia Fiorello. Attraverso le canzoni di Modugno, infatti, l’attore è riuscito a rendere brillantemente gli aneddoti della sua infanzia e la situazione italiana negli anni Sessanta, arricchiti da vicende buffe, tristi e malinconiche. “Le migliori parole sono quelle non dette”, dice il padre del “picciriddu” taciturno per spiegare alla gente i silenzi del figlio sognatore e Fiorello esprime queste parole con le canzoni di “Mimmo”, che “c’era in ogni istante della sua vita”: Modugno, infatti, non rappresenta per lui solamente un ruolo teatrale, ma soprattutto è la “base musicale” della sua gioventù. La semplicità con cui l’artista riesce a rendere gli aneddoti e la quotidianità della sua famiglia sottolinea la sua preparazione teatrale; è quindi un attore completo che non solo si destreggia perfettamente in un set cinematografico, ma anche su un palco. Egli infatti riesce a muoversi in modo eccellente sul palcoscenico, interagisce costantemente con il pubblico, è aperto all’improvvisazione e molto disponibile. La scenografia essenziale e il gioco di luci e immagini sono di forte impatto per il pubblico, che rimane fortemente coinvolto per tutta la durata dello spettacolo. Alla chiusura del sipario, dopo il desiderato e incentivato “bis”, il pubblico, entusiasta e carico di energie, è uscito lentamente dal teatro canticchiando allegramente tutto il repertorio musicale di Modugno.

ELISA MEI (3 LICEO SCIENTIFICO ASELLI) - Grande successo per lo spettacolo “Penso che un sogno così” che vede protagonista Giuseppe Fiorello al Teatro Amilcare Ponchielli. Questo recital è dedicato alle persone che hanno maggiormente influenzato la vita del protagonista: il padre, Nicola Fiorello, e Modugno. Fiorello offre un ritratto inedito sia del grande artista sia dell’Italia degli anni Sessanta. Il protagonista si trova da solo in scena, ma in realtà è accompagnato da un “picciriddu”, che rappresenta lui quando era bambino. Beppe era il classico fanciullo timido e taciturno, che non riusciva a esternare le proprie passioni, molto simili a quelle di Modugno. Un ragazzo del sud che inseguiva il sogno del cinema, del teatro e della musica. Lo spettacolo prosegue con la narrazione di vicende personali e familiari come l’incontro con il temuto lupanaro, le vacanze estive trascorse a casa della nonna e il lungo tragitto che le precedeva.. Ogni evento è scandito e accompagnato da canzoni, alcune più note, altre meno, di Modugno, che Fiorello ha saputo interpretare con grande maestria. Il giovane e introverso Beppe, che inizialmente desiderava enormemente raccontare storie, lentamente cresce e trova il coraggio che non aveva avuto, grazie anche ai numerosi applausi di un pubblico entusiasta. Giuseppe Fiorello sembra nato per esibirsi sul palco, sa esattamente quando e come muoversi. Riesce sia ad interagire con il pubblico sia a farlo partecipare. Ogni volta che Fiorello canta, infatti, la platea canta con lui e la fine del brano era sempre seguita da un lungo applauso. In conclusione si può affermare che lo spettacolo abbia superato le aspettative di molti e che sia stato un grande successo.

 

ELISABETTA SOMENZI (3 LICEO ASELLI) - Quest’anno la stagione di prosa del Ponchielli si è aperta con il tutto esaurito, con il grande successo riscontrato da “Penso che un sogno così…”, Giuseppe Fiorello torna sui palchi dei principali teatri d’Italia. Il titolo dello spettacolo è ripreso dal testo di una delle canzoni italiane più famose al mondo:“Nel blu dipinto di blu” cantata da Domenico Modugno. La scena si apre con Fiorello al centro del palco che ,intonando l’inizio della canzone, apre il suo monologo. Tutta la rappresentazione è un omaggio al padre attraverso Modugno e le sue canzoni, contemporaneamente un ricordo della sua infanzia, del suo paese, della Sicilia e dell’Italia degli anni ’60. L’attore inizialmente si muove in una scenografia spoglia che lentamente prende vita attraverso il gioco di sipari, foto, luci e proiezioni. Allo stesso modo si vivacizza la sua interpretazione per mezzo dell’ironia, della musica e del dialetto che spesso strappano sorrisi al pubblico. Beppe Fiorello parla a se stesso da piccolo e riporta anche una frase di sua madre che difende il bambino timido, introverso e silenzioso: “Lascia stare il ‹‹picciriddu››, non lo sai che le parole migliori sono quelle che non si dicono?”. Proprio queste parole, accompagnate dalla musica e dalle canzoni del cantante pugliese, scandiscono la sua vita e allo stesso tempo quella di tutti gli italiani. Lo spettatore si può immedesimare in lui e rivivere gli anni di questo passato non troppo lontano. E’ uno spettacolo che risulta moderno, mai banale e apprezzato anche dai giovani che conoscono i testi delle canzoni di Modugno grazie alle generazioni precedenti. L’entusiasmo, la mimica e l’energia della recitazione rendono il racconto coinvolgente come si evince anche dalla partecipazione attiva del pubblico che non ha resistito ad accompagnare le canzoni con il battito delle mani e naturalmente lo spettacolo si è concluso con fragorosi e lunghi applausi.

 

LEONARDO SAULLE (5° ITIS TORRIANI) - Un' ondata di bei ricordi e di buon umore ha invaso ieri sera il teatro A. Ponchielli, attraverso le tante voci di Giuseppe Fiorello. “Penso che un sogno cosi..” racconta la Sicilia degli anni Sessanta-Settanta visti dagli occhi di un giovane 'picciriddu', timido ma sognatore, cresciuto ascoltando i classici di Domenico Modugno. Fiorello ripercorre i propri passi, dialogando con il pubblico, ma anche con se stesso ai tempi delle scuole elementari: racconta del padre, della numerosa e alquanto rumorosa famiglia, delle feste e degli esilaranti personaggi della propria infanzia. Il racconto è accompagnato dalle più famose canzoni di Mimmo Modugno, musicate e cantate seguendo fedelmente i testi in dialetto originale, attraverso la voce di Giuseppe, che deve al padre Nicola la propria passione per il cantante. Il sole e la spiaggia tanto amati dai personaggi dei ricordi di Fiorello diventano però lo sfondo di una realtà che apre gli occhi su un panorama tanto grande quanto invisibile agli occhi del mondo: la povertà e la disoccupazione di un Sud sempre piu affamato, e che viene deturpato dalle industrie siderurgiche. Nulla di tutto ciò sembra riuscire a togliere il sorriso all' attore siciliano, che compie un tuffo nel passato riportando alla luce quel senso di serenità che non ha mai abbandonato gli italiani, ed è descritto da una sola parola: “Volare”. Nonostante la drammaturgia semplice, Giuseppe Fiorello, accompagnato dai due Maestri di chitarra Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma, riempie il palco senza lasciare spazi vuoti, grazie anche all' impiego di luci efficaci e di quella mimica che lo ha reso l' ottimo interlocutore teatrale che è oggi. La passione con cui ricorda il padre arriva a sfiorare le corde dell' anima del pubblico che, in fermento, ha accompagnato in coro Fiorello sulle basi di “Meraviglioso” e “Vecchio Frack”. Insomma, si è assistito ad una grande prova teatrale, divertente e ricca di emozioni.

 

PIETRO DIGIUNI (2 LICEO SCIENTIFICO) - Lo spettacolo di Fiorello su Domenico Modugno è straordinario. L' attore siciliano, con aneddoti e storie d' infanzia, paragona la propria vita a quella del cantante attraverso la sua inconfondibile presenza scenica con la quale sa sicuramente come far “volare” e divertire lo spettatore. Il monologo di Fiorello accompagnato da due chitarristi, è la prova del genio dell' autore che riesce ad immergere il pubblico nel profondo della vita di Domenico sottolineandone molti aspetti fondamentali che pochi prenderebbero in considerazione. Coinvolgente e bravissimo nell’interpretare i grandi successi di Modugno, Fiorello racconta della sua timidezza da bambino; chiuso in se stesso, soffriva nel non poter esprimere le proprie passioni, che erano poi le stesse di Modugno: un ragazzo del sud che desiderava inseguire il sogno del cinema, del teatro e della musica. Si può capire da subito che Giuseppe Fiorello ha studiato a fondo Modugno sotto tutti i punti di vista, sopratutto dalla particolarità delle storie che racconta, dalle movenze sul palco e dallo stile canoro tipico dell’artista. Sono molto frequenti anche gli omaggi ai molti uomini di spettacolo che hanno vissuto con Domenico Modugno e che hanno contribuito a creare la sua figura. Gradualmente il bimbo introverso Beppe, che desiderava raccontare storie, cresce e si riscatta, sostenuto da una attenta platea, regalandoci perle della musica italiana come Lu pisci spada e Malarazza: un’ulteriore conferma dello studio intenso da parte di Fiorello. È dato anche molto rilievo al lato psicologico del cantante che si trova a dover affrontare un bagno di folla inaspettato lontano dalla propria casa. La scelta scenica di introdurre la giacca usata da Modugno a Sanremo dall' alto è l' unica nota negativa per la sceneggiatura, la scesa infatti risulta spoglia e squallida. Nonostante ciò, lo spettacolo è stato stupefacente, la capacità di Fiorello di comunicare col pubblico e di trasmettere emozioni è difficilmente eguagliabile. Questo spettacolo è sicuramente da consigliare ad un appassionato di Modugno, che Fiorello è riuscito ad elogiare, confermando la sua fama di grande interprete teatrale.

 

SARAH RODINI (4 LICEO LINGUISTICO MANIN) - Giovedì 18 dicembre il Teatro Ponchielli ha aperto la stagione di prosa con lo spettacolo “Penso che un sogno così”, protagonista Beppe Fiorello che ha raccontato la sua infanzia ponendo particolare attenzione sul rapporto che c’è stato fra la sua vita e quella di Domenico Modugno. Le loro storie sono state sempre intrecciate dal momento in cui gli è stato regalato un 45 giri con le canzoni di Modugno e certe volte sembrava addirittura che alcune di quelle canzoni parlassero della vita dell’attore. Fiorello ha raccontato anche episodi della vita di Modugno, come la nascita della canzone più famosa, “Volare”, la vittoria a Sanremo o il successo negli Stati Uniti. Commoventi, poi, i passaggi in cui ha raccontato del padre, che aveva il sogno di diventare un cantante ed è stata forse la figura più importante nella vita di Fiorello; il tutto intervallato da momenti in cui lui stesso ha cantato le canzoni più famose di Modugno. Non c’è stato un attimo di pausa: la narrazione era molto dinamica e Fiorello continuava a muoversi anche mentre cantava, coinvolgendo il pubblico che si mostrava divertito e interessato. Particolare la scelta, durante la narrazione, di parlare di Modugno rivolgendosi a lui come se fosse lì, come a sottolineare l’importanza del cantante nella vita di Fiorello. Anche le scenografie hanno aiutato ad accrescere il dinamismo dello spettacolo: molti elementi, come la struttura su cui sedevano i musicisti, erano in continuo movimento e sono stati proiettati filmati e fotografie. Oltre ad essere un racconto di vita vissuta, nello spettacolo sono stati messi in luce anche altri elementi, come per esempio il legame che c’era nella famiglia di quel tempo, la festa del patrono del paese d’origine di Fiorello e il periodo di fidanzamento fra i suoi genitori. Lo spettacolo è stato apprezzato moltissimo dal pubblico, che alla fine ha richiesto un bis e si è alzato in piedi per una standing ovation.

 

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02 Gennaio 2015

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