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Mercoledì 19 Settembre 2018

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10 luglio 1944

70 anni fa Cremona veniva bombardata dagli americani.

I morti furono 132, di cui 119 civili. L’allarme suonò mentre cadevano le prime bombe

70 anni fa Cremona veniva bombardata dagli americani.

Bastarono una decina di minuti a portare morte e distruzione in città

Così scriveva Il Regime fascista diretto da Roberto Farinacci all'indomani del drammatico bombardamento che colpì la città di Cremona.

REGIME FASCISTA, 11 luglio 1944 - Nella mattinata di ieri, aerei nemici hanno sganciato bombe sulla nostra città. Sono stati gravemente colpiti quartieri popolari. Numerosi gli stabili demoliti dalle bombe dirompenti. Una parte del Cimitero è stata devastata; una chiesa quattrocentesca ha subito danni. Si lamentano numerosi morti e moltissimi feriti, in gran parte donne e bambini.

 

Il 10 luglio 1954, dieci anni dopo il bombardamento, invece Fiorino Soldi rievocò quel tragico giorno, dando voce alle storie di alcune delle vittime.


L’obiettivo degli aerei americani B17 Fortezze Volanti era la stazione, ma furono pesantemente colpite anche parecchie zone vicine: porta Milano e via Palestro, il cimitero, il mulino Rapuzzi al bivio della strada per Piadena-Olmeneta, i campi di mais oltre la Cremonella, via Sauro, la Cavalli e Poli, via San Francesco. Il bilancio fu pesantissimo: i morti furono 132 (compresi tredici militari tedeschi), i feriti almeno un centinaio. Tra le vittime ci furono anche dei bambini: Fioretta Doria, che di anni ne aveva 5 come Enzo Pradella, e Gianfranco Rossi di 10, e i fratellini Lino e Ivana Camozzi, sei mesi lui, che fu trovato senza segni di ferite e il dito in bocca come quando dormiva, e 4 anni lei.
Il ricordo del bombardamento del 10 luglio del ‘44 è rimasto indelebile nella memoria di chi lo ha vissuto. Le urla dei feriti, le macerie, i corpi dilaniati, l’odore acre, il fumo e la polvere, quella strana nebbia che sembrava avvolgere ogni cosa, il cessato allarme che venne suonato solo intorno alle 13, con i bombardieri che continuarono a fare incursioni, mancandolo, contro il ponte sul Po. E poi l’angoscia di aver perso qualcuno, di dover correre a casa senza sapere chi e cosa si sarebbe trovato. Settant’anni dopo resta la memoria di una ferita collettiva.

 

09 Luglio 2018