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Lunedì 19 Novembre 2018

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1 agosto 1956

In pensione il vecchio "ferribotto": un ponte sullo Stretto!

Taccuino africano di Adriano Gerevini

In pensione il vecchio "ferribotto": un ponte sullo Stretto!

L'opera dovrebbe congiungere la Sicilia con il Continente attraverso lo stretto dì Messina, mediante un ponte modernissimo, due piste stradali, una doppia passerella pedonale centrale e nel sottopiano viabile la ferrovia a doppio binario

Da qualche tempo si parla di un bellissimo ponte sul canale di Sicilia; e di tanto in tanto l'argomento torna di attualità; sembrava anzi ad un certo momento che i lavori fossero imminenti con l'apporto di capitali americani. Senza dubbio l'opera è particolarmente suggestiva, specie dal lato architettoni co. Essa dovrebbe appunto congiungere la Sicilia con il continente, attraverso lo stretto di Messina, mediante un ponte modernissimo che dovrebbe contenere, secondo la progettazione da noi esaminata, due piste stradali, una doppia passe rella pedonale centrale, e nel sottopiano viabile la ferrovia a doppio binario. Se si pensa che si t r a t t a di una gettata, tra una riva e l'alt r a del Canale che congiunge il mar Tirreno con 'lo Jonio, della ragguardevole lunghezza di trentartè chilomet r i , l'impresa può acquistare certamente ai nostri occhi anche in questi tempi di quasi incredibili realizzazioni scientifiche, qualcosa di veramente suggestivo. ...

Dall'Africa mantenevo rapporti scritti con la professoressa Luisa Gerevini, allora residente a Cava ed ora a Sesto. Non v'è fra noi legame di parentela, entrambi però siamo figli della « t r i bù » di agricoltori cremonesi: premessa per una stima reciproca. Dotata di una mente magnifica, questa dorma ha saputo spogliarsi dei molti difetti comuni a tutta la tribù, mantenendore integre le doti di tenacia al lavoro, senso del risparmio, vita frugale, forza d'animo nelle avversità, amore sconfinato per la nostra terra: le doti insomma che da sé sole garantiscono la esuberante vitalità delle rudi genti del Po. A ciò aggiunge negli affari una statura mentale ed una rapidità di decisione da industriale milanese. Inchiodata ora all'immobilità da malattia che dura da mezzo secolo, ha osato in tempi non lontani, con ottimo esito, affari agricoli, degni dell'uomo più ardito. Quelle mie lettere africane a lei, servono ora da traccia a me per questi racconti: su me, l'effetto dei suoi scritti era sedativo, con conseguente attenuazione dell'asprezza naturale che caratterizzava le mie lotte, inevitabili in quell'ambiente dei tropici. A lei avevo inviato da Tuca, nel maggio '38, una lunga lettera; un riempitivo per me delle solitarie ore nostalgiche della sera, dopo le movimentate giornate del mio soggiorno in quell'eden (che però mi regalò con le sue acque una malattia quasi mortale). ...

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31 Luglio 2018