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Mercoledì 24 Aprile 2019

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14 aprile 1991

Catastrofe ecologica - Nel golfo di Genova scatta l'allarme rosso

La Cee è pronta a intervenire

Nel golfo di Genova scatta l'allarme rosso

ROMA — Quindici mezzi navali stanno  lavorando intorno alla petroliera cipriota «Haven» ed altri due mezzi disinquinanti stanno arrivando da Livorno per scongiurare quella che è stata definita «una potenziale catastrofe ecologica». «Si tratta di vascelli disinquinanti, 'supply vessel' e rimorchiatori — spiegano alla Centrale operativa del ministero della marina mercantile — che servono a tenere sotto controllo la situazione».

Intanto sono state stese circa 4-5 chilometri di panne per cercare di arginare la macchia di petrolio. La «Haven» è stata trainata su un fondale di 70 metri, un miglio a sud del Capo Arenzano. «In questo modo — spiega il comandante Telmon della Centrale operativa — se affonda, i sommozzatori ci potranno lavorare intorno e tamponare le falle».

Anche «Greenpeace » è d'accordo su questa manovra. «Anche se la decisione è rischiosa — sottolinea Gianni Squitieri presidente dell'Associazione —, è dettata da buone intenzioni ». «Infatti, se la nave affonda, recuperare i serbatoi è essenziale per evitare la minaccia di fuoriuscite incontrollate di greggio. Poi, l'avvicinamento a riva non aumenta il rischio per le coste».

La petroliera per il momento è ancora in fiamme. «Non si sa — sottolinea Telmon —quanto petrolio sia finora bruciato. Una stima di massima è che ne siano bruciate circa 40 mila tonnellate. Questo significa che, sulla nave, ne restano ancora centomila». I residui grumosi della combustione sono intanto arrivati al largo delle coste savonesi. Questi grumi di petrolio, spiegano alla centrale operativa, potranno essere raccolti da terra. Per il resto — osserva Telmon — si dovrà agire con mezzi meccanici di raccolta, ncn saranno quindi usati solventi perché inquinanti.

Il metodo immediato di intervento è quello di circoscrivere con le panne la macchia di petrolio, poi risucchiare il petrolio con gli «skimmer» e metterlo in cisterne. Se tutte le 140 mila tonnellate della «Haven» finissero in mare si tratterebbe, per quantità, del secondo disastro petrolifero del mondo, dopo quello delia «Amoco Cadiz », che nel 1978 riversò in mare davanti alle coste delia Bretagna 230 mila tonnellate di greggio.

Questo è comunque il terzo incidente petrolifero che avviene nelle acque di Genova dal 1977 ad oggi. Nel '77, secondo una tabella di «Greenpeace», una nave kuwaitiana ha sparso 5-12 mila tonnellate di greggio, nel 1981 l'esplosione di una nave giapponese causò la rottura in un condotto petrolifero, nello stesso anno la rottura di una conduttura fece riversare in mare 280 tonnellate di petrolio.

Sul disastro di Genova, potrebbe anche intervenire la Cee. E' stata infatti data — osservano al ministero della Marina mercantile — la disponibilità ad inviare la «task-force» dei «Dodici» se la situazione dovesse aggravarsi.

Intanto, il bilancio delle vittime si è ulteriormente aggravato. Da due le vittime certe sono infatti salite a tre, mentre dei tre dispersi non si è trovata ancora traccia. Un marittimo greco, Joannis Dafhis, è morto venerdì notte.

12 Aprile 2019