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Lunedì 25 Marzo 2019

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14 febbraio 1954

Centinaia di spose e madri desolate chiedono notizie dei cari di cui non sanno più nulla

Scene strazianti per l'arrivo dei reduci dalla Russia

arrivo dei reduci dalla Russia

UDINE, 13. — Questo che è ufficialmente, per i sovietici, l'ultimo ritorno di prigionieri dalla Russia, è stato il più commovente di tutti. Cominciò stamattina quando però c'era quasi ancora buio, a Villach, la piccola stazione austriaca quasi al confine con l’Italia, dove ad attendere il treno da Vienna c’erano i parenti dei 15 reduci. (Uno della comitiva era infatti rimasto a Vienna perchè ha la famiglia in Austria).

Il treno non era ancora fermo allorché si vide una ancor giovane signora precipitarsi singhiozzando e urlando il nome del marito verso le vetture. Allora da un finestrino sbucò un uomo che vestiva da ufficiale; senza starci a pensare scavalcò il parapetto e si buttò tra le braccia della donna. Un pianto lungo, accorato, mentre gli austriaci che passavano per andare al lavoro si levavano commossi i cappelli.

Quei due poveri esseri scossi da singulti erano i coniugi Joli. Lui, professore di filosofia a Novara, era partito da casa dopo soli 24 giorni di matrimonio. Fu dodici anni fa. Adesso la signora Joli sale sul treno col marito; vicino piangono il gigantesco e barbuto capitano degli alpini Magnani con la moglie ed il figlio e il capitano Musutelli con la consorte. La signora Joli adesso non piange più. Con un luminoso sorriso sul volto, mostra al marito una mezza medaglia d’oro con le parole «la tua attesa è la mia forza. La mia fede è la tua fierezza».

Anime di eroi
Abbiamo voluto viaggiare  coi reduci mentre, con la luce del giorno, veniva loro incontro il volto inconfondibile della nostra Patria. Abbiamo vissuto la pena e la gioia di tutti, guardandoli ad uno ad uno. Anime d'eroi! Ecco il sottotenente medico Enrico Reginato di Treviso: «l'uomo che resuscitava i morti», come lo chiamavano i prigionieri e i russi. Questo uomo ancor giovane (ha appena 40 anni) ha visto morire migliaia e migliaia di compagni di prigionia, ha raccolto le ultime parole di centinaia di soldati e ufficiali italiani. All'anulare della mano destra ha due fedi: sono di due ufficiali deceduti al campo di concentramento. Le porterà alle vedove.

Il sottotenente Reginato ha ora un compito doloroso e delicato. Egli dovrà incontrarsi con alcune centinaia di mamme e di vedove per raccontare loro dei cari congiunti. Questo eroico ufficiale, che centinaia e centinaia di prigionieri di tutte le nazionalità del mondo hanno proposto ai rispettivi Governi per una medaglia d'oro, ha detto che compirà la sua missione, anche se il suo cuore dovesse spezzarsi nel rievocare le mille dolorose vicende. Reginato, come criminale di guerra, era stato condannato a morte, pena che gli fu poi commutata in venti anni di lavori forzati. I capi di accusa erano puerili, infondati.

L'appellativo di «resuscitatore di morti»  gli fu attribuito un giorno che «morirono» cinque prigionieri ungheresi. Reginato chiese e ottenne di fare un ultimo tentativo con un procedimento ignorato dai russi. In meno di un'ora i cinque «morti» si mossero e parlarono.

L'arrivo in Italia La prima «manifestazione» della Patria si è avuta alla stazione di Tarvisio dove si sono rinnovate scene commoventi di incontri, di abbracci, di lacrime di gioia, Poi nel ristorante della stazione di confine i 15 ritornati hanno potuto rifocillarsi. Il Comitato civico ha offerto a ciascuno un mazzo di fiori. Dopo 11 anni i reduci hanno potuto sedere ad una mensa italiana. A incontrare il tenente Reginato c'era la sorella e la nipote venute da Santa Bona di Treviso. Dopo un'ora di sosta a Tarvisio il treno ha proseguito velocemente verso Udine.

Le accoglienze a Udine
Il convoglio è entrato alle ore 8,32 precise alla stazione di Udine affollatissima. Tra le autorità in attesa erano il Ministro della Difesa Taviani, l'ordinario militare arcivescovo Mons. Pintorello, l'alto commissario all'Igiene sen. Tessitori, il sen. Tartufali e l'on. Meda, capo della delegazione italiana per i prigionieri italiani presso l'ONU, il gen. Biglino.

Gli ex-prigionieri sono stati assediati da centinaia di mamme di «dispersi» le quali mostravano loro le fotografie dei loro figlioli. «Ha mai conosciuto questo alpino?». Tutte le risposte furono negative. Usciti sul piazzale, ogni reduce è salito su una automobile che recava il suo nome. In lungo corteo autorità e folla si sono riversati alla Basilica delle Grazie dove l'arcivescovo Monsignor Pintorello, che fu già cappelano dell'ARMIR e prigioniero in Russia, ha celebrato un rito di ringraziamento, impartendo ai reduci la speciale benedizione del Pontefice.

La parola ai reduci
Il tenente colonnello Nicola  Russo, a nome anche degli altri rimpatriati, ha ringraziato delle accoglienze: «Le campane delle nostre chiese — egli ha detto — ci hanno stamane dato il primo saluto della Patria, ed in esse, dopo dodici anni di prigionia, abbiamo sentito l'anima di questa nostra Italia; quell'anima che ci ha seguito giorno per giorno. Così noi abbiamo sentito quando il Governo si è impegnato a fondo per farci ritornare; il nostro vuol essere il ringraziamento di modesti soldati. E ora, permettete signori, che noi reduci di Russia, si possa baciare le medaglie d'oro che sono sulla nostra bandiera ». I reduci hanno poi partecipato ad un pranzo in un albergo cittadino. Alle 15 si sono recati al Distretto per il disbrigo delle pratiche e, quindi, hanno ripreso il viaggio verso casa. In ogni stazione del Friuli — prima sotto la neve, poi sotto la pioggia — si è rinnovato l'affettuoso saluto ai reduci. Le scolaresche delle località toccate dal treno erano allineate nelle stazioni e sventolavano bandierine tricolori, mentre passava il convoglio.

12 Febbraio 2019