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12 febbraio 1947

A Trieste, Fiume, Briga e Tenda campane a morto e proteste ai governanti

La tragedia delle città separate dalla patria

Trieste, Fiume, Briga e Tenda

Sulle saracinesche dei negozi: “Chiuso per lutto nazionale”

ROMA. 11 febbraio. Commoventi notizie giungono da tutte le città condannate dall'ingiusto trattato ad essere separate dalla Patria. Da Trieste, a Gorizia, a Monfalcone, ieri sono sfilate folle cantando inni italiani. Tutte le bandiere italiane esposte ai balconi erano ornate di nastri neri in segno di lutto. Gli operai hanno sospeso il lavoro ed i negozi avevano abbassato le saracinesche su cui è stata affissa una striscia con sopra scritto: Chiuso per lutto nazionale. Tutti i teatri ed i cinema della Venezia Giulia sono rimasti chiusi.

Il dott. Giovanni Dalma ed il dott. Attilio Pecorari, delegati del C. L. N. di Trieste e della Venezia Giulia presso le Nazioni Unite, hanno invitato il Senato degli Stati Uniti a rifiutarsi di ratificare il Trattato di pace italiano nella sua forma attuale, facendo presente che «il Senato degli Stati Uniti non dovrebbe dare il proprio consenso morale e giuridico ad un simile ingiusto documento che rappresenta soltanto il seme di inquietudini a di insoddisfazioni future».

Il documento conclude presentando un breve riassunto dei motivi etnici, geografici ed economici per cui Trieste non dovrebbe costituire un libero territorio. «In considerazione dei fattori sopra esposti — conclude la lettera, il trattato di pace italiano non potrà mai essere accettato dalla popolazione della Venezia Giulia, dato che esso costituisce un'umiliazione ed un'ingiustizia nei confronti dell'Italia».

L'on. Riccardo Zanella già deputato podestà eletto e presidente dello Stato libero di Fiume, ha inviato a Parigi ai ministri degli Affari Esteri e ai rappresentanti delle Nazioni Unite un telegramma di protesta in cui rileva che l'attribuzione arbitraria di Fiume alla Jugoslavia decretata senz'alcuna legittima o plausibile ragione, senza alcun onesto pubblico esame e senza nessun formale e meritorio verdetto: «è una gravissima ripetizione in senso inverso dell'atto di sopraffazione violenta e di forza commesso dal fascismo e che le Nazioni Unite impegnando la propria firma e la propria fede hanno solennemente dichiarato di dover condannare.

Il piccolo ma fiero popolo italiano di Fiume non accetta la iniqua inumana sentenza con la quale viene condannato alla schiavitù. Al servaggio esso preferisce la miseria e le sofferenze dell'esilio, in attesa che un immancabile risveglio della miglior coscienza delle Nazioni Unite gli renda la giustizia che voi gli avete siffattamente negata»

Commosse cerimonie si sono pure svolte ieri a Briga e Tenda, ove durante la manifestazione di cordoglio tutte le campane hanno suonato a morto diffondendo i loro rintocchi tra il silenzio accorato delle popolazioni.

Gli abitanti di Briga e Tenda hanno inviato un appello all'onorevole De Gasperi: «Con animo angosciato rinnoviamo a voi capo del Governo italiano il nostro disperato appello. Noi abitanti di Tenda e di Briga che il Trattato di pace condanna a separarci dalla Madre patria affermiamo con questa protesta il nostro attaccamento all'Italia, l'amore e la devozione al nostro Paese, alla nostra lingua, alle nostre tradizioni, a tutto quanto spira e sa di italiano. Noi abbiamo subito bombardamenti, distruzioni, fame, rapine, lutti; ma nulla per noi è più doloroso che perdere la nostra nazionalità e passare sotto un Governo straniero. Rammentate onorevole al Governo francese le sagge parole pronunciate dall'eminente uomo di Stato Lèon Blum: «L'amicizia dell'Italia vale assai più di Tenda e di Briga». Sia il Trattato di pace rettificato in modo che trionfi l'equità, la giustizia, la libertà dei popoli onde esso possa effettivamente garantire al mondo una pace duratura».

11 Febbraio 2019