il network

Giovedì 23 Maggio 2019

Altre notizie da questa sezione

in corso:

Blog


15 gennaio 1986

Nel 1886 si è spento a Milano il compositore cremonese Amilcare Ponchielli

Nel 1886 si è spento a Milano il compositore cremonese Amilcare Ponchielli

Le ultime ore di dolore del cremonese tra il 15 e il 16 gennaio 1886

Il 16 dicembre, alle 11,35,  moriva a Milano Amilcare Ponchielli. Quest'anno si commemorano i cento anni della morte, ma non saranno tanti i teatri che ricorderanno il musicista di Paderno.

Una polmonite trascurata, residuo anche di freddo preso in Russia nel 1884 per la prima di «Lituani» a Pietroburgo, gli fu fatale.

Per Ponchielli erano anni febbrili e Giulio Ricordi lo teneva sotto pressione per un'opera che doveva essere rappresentata alla «Scala».

Nell'agosto 1885 il maestro si trovava a Recoaro per una cura. Si lamentava di non digerire bene e i disturbi intestinali gli rendevano la giornata insopportabile. Nel mese di dicembre, sempre del fatidico 1885, aveva voluto andare a Piacenza per «Gioconda» che si stava preparando al Municipale con Teresina Brambilla come protagonista. La moglie lo aveva sconsigliato di restare molte ore sul palcoscenico all'addiaccio, ma Ponchielli non volle ascoltare né i consigli della consorte, né quelli degli amici piacentini.

A Piacenza vi ritornava, dopo 20 anni, ma in tutt'altra veste. Ormai il direttore di banda era morto da molto tempo e Ponchielli si era presentato ad un banchetto in onore anche della moglie come «il celebre, invidiato e glorioso musicista». Il banchetto si era concluso tardi e Ponchielli aveva dimenticato in teatro la pelliccia. Ritornato al Municipale col solo abito scuro aveva sentito un gelo alla schiena che divenne molto più forte durante il viaggio in treno per Milano. Il termometro segnava diversi gradi sotto lo zero e per tutta la settimana successiva il malessere ai bronchi era diventato gravissimo. Ponchielli rantolava nel respirare. Pensava però di ristabilirsi, tanto che 18 gennaio, all'apertura del conservatorio dopo le vacanze natalizie, si era presentato a scuola febbricitante e con urta forte tosse.

Teresina Brambilla non lo aveva potuto seguire dopo la festa a Piacenza perchè il contratto la obbligava ancora per qualche settimana. Ponchielli dovette arrangiarsi da solo e di sua iniziativa fece anche un'applicazione di sanguisughe. La portinaia, preoccupata dal cattivo stato di salute del maestro, pensò bene di chiamare il medico curante Sacchetti il quale, con Todeschini e Fraccaroli, fece un consulto. Non c'era dubbio: Ponchielli aveva una bruttissima broncopolmonite. Veniva avvertita anche Teresina che giungeva di corsa a Milano svincolandosi dalla scrittura piacentina. La febbre era altissima ed oscillava tra i 40 ed i 42 gradi. I bollettini, che venivano diramati dai medici curanti, erano drammatici e quello delle prime ore del pomeriggio del 15 gennaio 1886 non dava più un filo di speranza. Veniva chiamato il parroco della vicina chiesa della Passione per l'estrema unzione e Ponchielli chiedeva di confessarsi rimanendo a colloquio con il sacerdote per un paio d'ore. Poi cadde in delirio pronunciando frasi sconnesse, chiedendo alla moglie notizie sugli affari, sugli impegni teatrali che non lo potevano ormai più interessare.

Alle 10,30 del giorno successivo il maestro si svegliava dal torpore, chiedeva qualche cosa a fior di labbra, ma nessuno riuscì a capire quale fosse il suo estremo desiderio. Gli fu data una boccetta di cordiale per inumidire le labbra. La scena era straziante perchè nella stanza tutti piangevano ed i due figlioletti, disperatamente, chiamavano il loro papà. Alle 11,35 il trapasso, fra una montagna di guanciali, mentre stringeva convulsamente la mano di Teresina, gli occhi fissi verso Giulio Ricordi ed i due fedelissimi amici cremonesi: Bortolo Piatti e Giovanni Corbellini.

14 Gennaio 2019