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Martedì 18 Dicembre 2018

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13 novembre 1952

S. Omobono, Santo in terra

Dormono Duomo le ossa del Santo Patrono, veglia il suo spirito in cielo sulle sorti dei cremonesi

S. Omobono, Santo in terra

Moltiplicava il pane e l'acqua mutava in vino: il giusto che sempre prepose l'altrui alla propria felicità

Nato da un mercante di antica e nobile famiglia longobarda decaduta, non si conoscono di Lui né il nome del padre, né quello della madre, né, con esattezza l'anno di nascita. Si sa però che morì il 13 novembre 1187, e poiché i resti mortali fanno presumere che sia deceduto verso i sessantanni, si può approssimativamente calcolarne la nascita al 1137 o giù di lì.

Unici beni di famiglia erano la casetta nella parrocchia di S. Egidio (ora S. Omobono) ed un campicello fuori la città, e ben presto il padre fu costretto ad associare il figlio alla propria attività di mercante, divenuta poi per Omobono occupazione stabile e definitiva.

Incerta risulta tutta la sua vita. Unici documenti attendibili son quelli che nella testimonianza del vescovo Sicardo risultano gli «Atti della vita e dei miracoli di S. Omobono».

Successivamente nella letteratura agiografica cinquecentesca e seicentesca prevalgono gli elementi edificanti e leggendari e non è ancora stato possibile accertare se il santo abbia fatto parte, o meno, dell'ordine degli «Umiliati», fiorente a quell'epoca, anche negli ordini minori aperti ai laici. Postulati dell'ordine erano: la lotta contro la rilassatezza dei costumi, e contro gli eretici; una devozione particolare al Crocefisso ed una larga pratica dell'elemosina: «Date elemosynam et ecoe omnia munda sunt vobis». Militano a favore dell'appartenenza di Omobono agli «Umiliati» il fatto che nel Messale dell'Ordine, stampato a Milano nel 1594, egli figura tra i santi di tale congregazione, quasi a conferma di una vita, che ai dettami di quell'ordine si era conformata.

Ogni giorno egli difatti si recava, secondo le regole della Congregazione, ad assistere alla Messa nella sua chiesetta di S. Egidio, e quando, dopo la morte del padre, rimase padrone delle sostanze e delle attività familiari, prese a distribuire tutto ciò che gli era superfluo ai poveri, ai bambini, agli ammalati, al punto che tutti coloro che ricorrevano a lui per soccorso ne traevano aiuti concreti e parole di conforto.

Della carità per il prossimo egli fece davvero la ragione prima della propria vita, visitando e curando gli infermi nei lazzaretti e negli ospedali, raccogliendo contributi presso i ricchi, i benestanti e gli amici, ed intervenendo con la sua parola pacificatrice ogni qual volta ne fosse sorta necessità.

La sua bontà era proverbiale, e fu cantata a lode nei secoli.

Un piccolo codice trecentesco della biblioteca estense di Modena dice di lui: «Era Homo bono de tanta semplicità et vita pura che quando andava per la via, vedendo qualch'uccello in terra posato camminava da parte per non dare a quello molestia».

In tale inesausta opera dovette però lottare contro le continue rimostranze della moglie. Nessun biografo ha saputo dire quando e con chi S. Omobono si fosse sposato  ma tutti sono concordi nel dipingere la consorte come donna avara e litigiosa perennemente in contrasto con quel marito che le vuotava ogni giorno la dispensa per donare le vivande] ai poveri, e che non aveva mai un soldo in tasca per le continue beneficenze.

Ed in tutti i miracoli dalla tradizione concordemente attribuiti a S. Omobono, la figura della moglie è presente quale elemento alternativo: ostacolo all'iniziative del marito finché raggiunta anch'essa dalla grazia divina, vinta dai miracoli, dalla pazienza e dalla mansuetudine del coniuge, non mutò infine il suo atteggiamento.

Sono questi i miracoli più noti del santo: nella primavera del 1195 in epoca di carestia, mentre veniva portata a casa di Omobono una cesta di pane, i poveri che stazionavano davanti alla sua porta si gettarono sul paniere e ne sottrassero le forme. Omobono che era presente ne provò gioia benché paventasse i rimbrotti della moglie ma accadde che all'ora della cena la dispensa fosse piena di candido pane al punto che la moglie neanche sospettò quel che era accaduto. Un'altra volta Omobono, mentre stava portando del vino ai contadini che lavoravano nel suo campicello fuori città, fu avvicinato dai poveri che gli chiesero da bere Egli cedette quanto aveva, e quando, sopraggiunta la moglie, questa diede la stura ai suoi rimbrotti, egli riempì il fiasco d'acqua, la benedì e con ciò la trasformò in vino. Sempre in altri episodi i poveri e la moglie, sono presenti a far vivo il contrasto tra egoismo e bisogno, che tempera il Santo col suo illuminato intervento. Nel corso del processo di canonizzazione d'Omobono Oberto prevosto di S. Egidio, e per 26 anni suo confessore, raccontò sotto il vincolo del giuramento a Papa Innocenzo III, di aver trovato più volte al mattino Omobono intento alla preghiera nella sua chiesa senza potersi render conto di come vi fosse entrato poiché aveva avuto cura di chiuderla e alcun altro poteva averne la chiave. Le porte si aprivano dovunque davanti alla, carità ed alla devozione di Omobono.

12 Novembre 2018