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Giovedì 15 Novembre 2018

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7 novembre 1954

"O consegni 50.000 lire o sono guai,,

Un tentativo di estorsione ai danni della signora Lia Sacchi

"O consegni 50.000 lire o sono guai,,

La giovanissima autrice delle lettere minatorie sorpresa in flagrante dagli agenti della squadra mobile - Ha detto che voleva fare uno scherzo

Alcuni giorni or sono, la signora Lia Sacchi ved. Ruggeri era intenta, nella sua abitazione di via Arisi 3, a sfogliare la corrispondenza che le era appena stata consegnata, quando notò, una lettera proveniente dalla città e con lo indirizzo scritto da persona sconosciuta. Incuriosita l'aprì prima delle altre ed ebbe la sorpresa di leggere press'a poco: «Gentile signora, o lei entro oggi depone nel tal posto 50.000 lire, o sono guai».

La signora Sacchi non dette troppo peso alla cosa pensando che..non si trattasse che di uno scherzo. E' vero che cinquantamila lire sono una sommetta discreta, ma è altrettanto vero che non sembra possibile che una persona voglia correre il rischio di essere arrestata per una cifra così relativamente di lieve entità. Però, nel corso della giornata, la signora Sacchi pensò ancora a quella lettera. E se la misteriosa persona che l'aveva scritta avesse pensato davvero di intascare la cifra indicata? E se invece di un semplice scherzo, si fosse trattato di un tentativo di estorsione? La cosa era possibile, del resto: nella lettera, infatti, era chiaramente indicato che la somma doveva essere depositata nel cortile di una casa ben determinata in una ora in cui nel cortile stesso non vi era nessuno: dalle 21 alle 22. La signora Sacchi parlò della faccenda con alcune amiche, e, alla fine, decise di fare uno scherzetto al misterioso autore della lettera.

Prese cinque foglietti di carta, bianca, su ognuno di questi, con una matita colorata, tracciò a grandi lettere le parole «Buono per diecimila volte scemo» li infilò in una busta che poi, all'ora indicata, fece depositare in quel tal cortile. «Così — pensò la signora — se è uno scherzo avrò risposto con uno scherzo; se quel tale aveva invece intenzioni serie, comprenderà che con me non vi è nulla da fare».

Ma non erano trascorsi tre giorni, che la signora Sacchi scorgeva, fra la corrispondenza del mattino, un'altra lettera dalla busta e dalla scrittura identica a quella precedente. Il testo era anche più perentorio: «Lei ha creduto di scherzare, ma io no. Se entro le 22 di questa sera non avrà depositato la busta contenente le 50.000 lire, se ne pentirà». Ed era precisato che in quel tal cortile, vi era una lunga cassetta per le lettere, divisa in scompartimenti, tanti quanti sono gli inquilini. Nella sua parte estrema, la cassetta non è appoggiata al muro, ma distaccata di due dita. In quello spazio, doveva essere messo il plico contenente il danaro.

Seccata, la signora Sacchi si recò in Questura; e il dirigente della squadra mobile, le dette il solito consiglio: mettere in una busta alcuni fogli e andarla a depositare nel luogo indicato. Però il pacchetto doveva essere completato con due minuscole scatole di latta, avvoltolate nella busta: nel momento in cui l'autore delle lettere minatorie avrebbe ritirato il plico le scatole sarebbero cadute; il loro rumore avrebbe richiamato l'attenzione degli agenti opportunamente appostati nel cortile e il misterioso malvivente sarebbe stato colto sul fatto.

Verso le 22,30 dell'altra sera, infatti, tutto era disposto per la sorpresa. Gli agenti, nascosti nell'ombra, udirono il rapido ticchettio di tacchi femminili, udirono una persona fermarsi un istante udirono il rumore prodotto dalla caduta delle scatolette. Allora balzarono fuori e alla luce della lampada che illuminava la rampa delle scale, videro una graziosissima signorina, vestita con eleganza che si accingeva a salire. La chiamarono, dovettero insistere perchè lei non accennava a voltarsi, le rivolsero qualche domanda. Perchè mai aveva quella lettera fra le mani? La risposta fu pronta: passando l'aveva notata, messa lì fra la cassetta e il muro e perchè non andasse smarrita, aveva pensato di ritirarla.

Naturalmente; la risposta ingenua non convinse gli agenti, che accompagnarono la ragazza in questura e la portarono nel gabinetto del Commissario.

Poi cominciò l'interrogatorio. Prima la ragazza di 19 anni confermò la sua dichiarazione, negando recisamente d'aver mai scritto lettere contenenti minaccie. Poi il commissario, stanco di sentirsi raccontar frottole, pensò a un piccolo strattagemma: «Signorina, non ho con me gli occhiali. Favorisca scrivere lei stessa su questo foglio le sue generalità». Una volta in possesso dello scritto, il funzionario potè constatare l'assoluta identità delle due scritture: la calligrafia con la quale erano redatte le due lettere minatorie, era la stessa, senza neppure un tentativo di contraffazione, con cui erano state scritte le generalità. Messa di fronte alla evidenza la ragazza finì con l'ammettere che non era stato altro che uno scherzo: voleva semplicemente divertirsi un poco e intimidire la signora Sacchi. Non la conosceva che di vista è vero, tanto da non saper nemmeno dire perchè avesse prescelto proprio lei. Ma naturalmente la giovane è stata arrestata: ma non è da escludere che sarà al più  presto affidata a uno psichiatra affinchè accerti le sue condizioni mentali.

06 Novembre 2018