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Domenica 18 Novembre 2018

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14 ottobre 1961

I russi processano gli italiani

Pubblicato a Mosca il terzo volume della Storia della Guerra

I russi processano gli italiani

Molte affermazioni gratuite; la propaganda inventa anche inesistenti trattative diplomatiche - La spietata "liquidazione,, dei nostri prigionieri

È uscito a Mosca il terzo  volume della «Storia della guerra patriottica» edita a cura del Comitato Centrale del Partito Comunista sovietico dall'Istituto Marx-Lenin. Come al solito molta propaganda, parecchie «epurazioni» di personaggi (a cominciare da Stalin), molte menzogne. Il volume, che narra gli avvenimenti svoltisi dal novembre 1942 al dicembre 1943, dedica alla caduta del fascismo e alla resa italiana un capitolo di 14 pagine, illustrate anche da alcune fotografie di partigiani. Agli sviluppi della politica estera dell’Italia fascista del tempo sono dedicati larghi brani nel testo.  A pagina 66 si legge che, dopo la sconfitta di Stalingrado, il Governo romeno propose all'Italia di stabilire contatti con gli anglo-americani per fare, con essi, una nuova coalizione antisovietica. Mussolini, convinto della necessità di una pace separata, avrebbe però, a differenza degli altri alleati della Germania, voluto concluderla con l'Unione Sovietica anziché con l'America e la Gran Bretagna.  Dice il volume: «Nell'aprile di quell'anno, durante l'incontro con Hitler, Mussolini sostenne la tesi che era impossibile vincere l'Unione Sovietica. Sarebbe stato meglio, secondo lui, concludere una pace a Oriente e liberarsi così le mani per continuare la lotta a Occidente. Ovviamente le proposte di Mussolini erano dettate soltanto dal desiderio di difendere gli interessi dei circoli imperialistici italiani».   

IL TIRANNO IN DIVISA
A lungo andare doveva succedere: anche Sergievich Nikita Kruscev, l'ex-minatore panciuto, Io scanzonato protagonista di certi incontri «borghesi» con la gente di New York o di Chicago, ha finito per salire sul piedistallo della potenza militare. L'ultimo volume della storia sovietica dell'ultimo conflitto lo attesta: Kruscev è considerato il più grande condottiero militare di tutte le Russie; la disfatta nazista si deve al suo cervello di stratega. I «generalissimi», da Stalin a Zhukov, non contano più.

Il dittatore è ormai in divisa. L'abbiamo visto all'ultima riunione del Soviet Supremo: probabilmente lo rivedremo all'imminente sessione del XXII Congresso del PCUS. E' fatale: prima o poi i tiranni moderni ambiscono la divisa, le decorazioni, la spada. Altro che abolire il «culto della personalità»! E, ciò che più a noi italiani interessa, altro che inquadrare nei reali termini storici la grande tragedia del passato conflitto.

I nostri poveri prigionieri di guerra? Neppure esistiti. Uccisi dai tedeschi o «distrutti dal fuoco». E le statistiche del 1913 allora? E le documentazioni sui campi di lavoro coatto? E gli elenchi pervenuti dalla Croce Rossa tedesca? E gli «appelli» incisi nelle betulle o inviati con i piccioni viaggiatori? Tutto dimenticato, tutto inesistente. Per Sua Maestà lo Zar Rosso Nikita Kruscev, tenente generale-stratega, vale soltanto il gesto di Brenno con la frase: «Guai ai vinti!». 

11 Ottobre 2018